Antonio Montanari
Tam Tama di Luglio 2003
Sommario
872. Tranelli (27.7)
871. Siccità (20.7)
870. Signore/i (6.7)


Tama 872. Tranelli
Un anno fa il direttore del Corriere della Sera De Bortoli invitò il capo del Governo a mandare in ferie «gli ineffabili pretoriani della Casa della Libertà», cioè quegli «onorevoli avvocaticchi preoccupati più per i loro onorari che per le sorti del Paese». La settimana scorsa l'ex direttore del Corriere ha dichiarato in Tribunale che oggi riscriverebbe l'articolo incriminato «dalla prima all'ultima riga», e che il tentativo di conciliazione non aveva prodotto alcun risultato. Caso raro, De Bortoli ha dimostrato carattere in un Paese in cui prevalgono spesso le sottomissioni dei giornalisti al Potere del momento, mascherate sotto il velo di equivoci espressivi o d'interpretazione.
Di recente l'on. Berlusconi ha spiegato alla stampa estera che non risponde a verità il fatto di aver promulgato leggi in Parlamento soltanto «per sé». Comunque, ha aggiunto, se anche quest'accusa dell'opposizione fosse vera, essa si riferirebbe soltanto a tre leggi su di un totale di 345 tra disegni di legge e decreti legge approvati dal Consiglio dei Ministri. L'argomento è stato ripreso incautamente sul Corriere della Sera da un illustre studioso, il prof. Giovanni Sartori, sùbito smentito dall'on. Paolo Bonaiuti, «Portavoce del presidente Berlusconi», con una lettera in cui si ribadisce il carattere paradossale delle parole del presidente del Consiglio, e non la loro corrispondenza a verità di fatto. Sartori ne ha preso atto scrivendo che Berlusconi, con l'ammettere tre leggi su 345, aveva fatto «una concessione puramente ipotetica e ironica».
L'Italia e Bonaiuti sono fortunati. La Gran Bretagna ed il portavoce del suo governo, ad esempio, hanno altre gatte da pelare, come la morte misteriosa di David Kelly per la storia delle presunte bugie nucleari di Blair, un uomo che non fa gaffe (ha scritto, alludendo, Alessio Altichieri sul Corriere della Sera). A noi è bastato però un semplice periodo ipotetico per mettere in crisi il governo, comodamente seduto sulle granitiche certezze lessicali di Fini ed il rifiuto di ogni regola grammaticale da parte di Bossi, nella cui squadra confondono estremismo con estremità.
La teoria del periodo ipotetico racchiude un tranello: sono identici i modi espressivi dei tipi chiamati dell'irrealtà e della possibilità. Per cui le parole di Berlusconi se potevano suonare come «concessione ironica», alla fine erano un'involontaria confessione proprio perché l'ironia rimanda al contrario di quello che si esprime.
Antonio Montanari [Ponte n. 28, 27.07.2003]

Tama 871. Siccità
Occhi azzurri e sguardo minaccioso. La loro razza rimase pura conservando caratteri propri. Tacito descrive così i Germani, aggiungendo che erano insofferenti della sete e del caldo. Per un contemporaneo, meno illustre di Tacito ma sottosegretario leghista del governo Berlusconi, i loro eredi concludono le rituali bevute di gruppo con un molesto e rumoroso inno alla felicità digestiva. Il sottosegretario, 'dimesso' dal presidente del Consiglio, ignorava che negli stessi giorni le tivù nazionali trasmettevano lo spot di una nuova rivista femminile, che si concludeva con il medesimo inno digestivo, dichiarandone così naturalità e liceità.
Le cronache hanno registrato le reazioni tedesche (cancelliamo le vacanze da voi), ed i preoccupati commenti italiani: se i crucchi stanno a casa andiamo in malora. Nessun connazionale ha superato la geografia del portafoglio, 50 centimetri fra cervello e saccoccia, ed ha pensato che fatto l'euro è l'ora di fare l'Europa non limitandosi a contare gli spiccioli di cassa. I quali sono importanti ma non nascono magicamente sotto gli alberi, bensì da una cultura del reciproco rispetto.
Oltre alla siccità, la nostra estate registra la penuria di materia grigia, se a nessuno è venuto in mente di dire al Cancelliere tedesco che succede nelle migliori famiglie di avere personaggi 'simpatici' ma bizzarri come quel sottosegretario. Il Cancellerie conosce le vicende italiane. Il ministro dell'Interno Scajola aveva definito «rompicoglioni» il defunto Marco Biagi. E pure in quel caso Berlusconi aveva dovuto invitare l'interessato a togliere il disturbo, anche se poi lo giustificò quasi avesse raccontato una di quelle storielle che caratterizzano i discorsi pubblici del nostro capo del Governo. Il quale all'estero ha sostenuto che noi ridiamo di tutto, persino sull'Olocausto.
La questione dei rutti tedeschi è una pagina cretina che aiuta a dimenticare vicende tragiche come quella di Marco Biagi. La cui moglie ha ricordato ai magistrati bolognesi che chi avrebbe dovuto proteggerlo lo trattava come un pezzente. Ora la Giustizia ha deciso: per la sua mancata difesa nessuno è colpevole anche se sono stati commessi «gravi errori». Negli Usa hanno scoperto già dal 15 marzo che il «bidone» iracheno sull'uranio nigeriano è made in Italy, costruito dai nostri servizi segreti militari. La tardiva smentita di Palazzo Chigi non serve. La via italiana alla stupidità s'è già affermata pure all'estero.
Antonio Montanari [Ponte n. 27, 20.07.2003]

Tama 870. Signore/i
La Pubblica Amministrazione è un palazzo di vetro, non una casa chiusa, è trasparente cioè. Noi ne permettiamo l'esistenza, noi pertanto possiamo verificarne il funzionamento, per principio di reciprocità, nel momento stesso in cui essa controlla noi, per accertare se compiamo interamente e con correttezza i nostri vari doveri che la Legge e la Società c'impongono. Fa brutta impressione, passando e ripassando lungo un corridoio piuttosto buio e severo, scorgere all'interno di una stanza la stessa persona in momenti ed in giornate successive, che se ne sta rattristata perché non sa come trascorrere le lunghe ore di apertura ad pubblico che non arriva.
La prima volta (è un lunedì mattina) l'impiegato sottostà dapprima al rito obbligatorio e virile della lettura della Gazzetta dello Sport, che abbandona dopo qualche tempo per affidarsi a giochini fatti manovrando sopra la tastiera di un telefonino come qualsiasi bambino in vacanza triste sul bagnasciuga. Il giorno successivo, niente giornale sportivo, niente giochini al telefonino (forse nel frattempo scaricatosi), ma lettura di una bella rivista patinata di cui però nella penombra non abbiamo potuto leggere il titolo (e, questo fatto, lo dobbiamo ammettere, è una nostra grave lacuna giornalistica).
In altre stanze si lavora alacremente, il pubblico entra ed esce, insomma tutto funziona regolarmente. Caso strano, ma si tratta di uffici dove dietro le scrivanie non seggono maschietti in stress da disoccupazione mentale come l'azzimato lettore della Gazzetta dello Sport di cui abbiamo detto, ma gentili signore che sanno dare indicazioni precise se gliele richiedete, al contrario di gran parte (soltanto gran parte, per fortuna) dei loro colleghi di sesso maschile che ondeggiano fra la navigazione al buio e la meraviglia per le domande che ponete. Sono signore che sanno istruire la vostra pratica senza gli interrogatori da terzo grado come in un qualsiasi vecchio film poliziesco, ai quali sono stati abituati i signori delle porte accanto.
Viene in mente il titolo di un film moderno, «Speriamo che sia femmina», satira del mondo maschile, vanesio ed inconcludente. Dopo la selezione naturale anche la burocrazia dimostra la superiorità delle donne. Al loro sperimentato buon senso affidiamo la speranza che esse possano rieducare i loro colleghi uomini umiliati dalle lunghe crisi provocate da disoccupazione mentale, ed afflitti dall'illusione del comando e del potere.
Antonio Montanari [Ponte n. 26, 6.7.2003]
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809, 2003. Revisione grafica, 02.04.2015