(1) Perché fare lo scienziato e fare l'impiegato sono due mestieri, rispettabili entrambi, ma diversi (chi scrive li ha fatti entrambi):
(2) Perché il modello d'impresa sarebbe quello dell'impresa italiana, e non è un buon modello per il futuro:
(3) Perché la cultura del Paese è troppo arretrata perché un controllo non freni la ricerca:
(4) Perché per rilanciare la ricerca basta accorgersi che gli scienziati semplicemente:
Ricordiamo che l'ultima ricerca condotta in Italia e coronata da premio Nobel è quella del Moplen di Natta di 50 anni fa.
P.S.: Ma perché proprio certi politici in apparenza tanto ostili alla centralizzazione e alla pianificazione statale nelle questioni economiche sono tanto impazienti di controllare la cultura e la scienza a livello politico centrale?
- la creatività contrasta con l'affidabilità delle procedure di routine e, spesso, col rispetto della gerarchia;
- l'automotivazione è l'unica molla della scienza;
- la ricerca di risultati a lungo termine porta a cambiare rapidamente direzione, contrastando con l'attesa delle imprese di avere risultati già a breve.
- l'impresa italiana tipica è troppo piccola per poter investire sul suo futuro (risorse umane, ricerca & sviluppo, qualità dei servizi al cliente, ecc.);
- anche quando è grande, non è a carattere manageriale ma familiare, dunque non promuove i migliori, ma i più fidati;
- opera in settori troppo poco tecnologici (tessile, abbigliamento, arredamento, piccoli elettrodomestici e apparati elettrici) per saper anticipare le linee dell'innovazione tecnico-scientifica nel futuro;
- la locomotiva economica (Lombardia, Piemonte, Triveneto) del Paese ha un tasso di scolarità inferiore alla media nazionale (una nuova questione settentrionale?);
- l'Italia (stato + imprese) investe la metà della media Europea, ma le imprese soltanto un terzo delle loro concorrenti straniere.
- bassa cultura scientifica, pochi laureati in materie scientifiche;
- 1 italiano su 3 è analfabeta funzionale (definizione Unesco: chi non è capace di comprendere né di scrivere 1 pagina di vita quotidiana);
- neppure i laureati leggono libri, ma sono quanti i senza titolo di studio, che probabilmente non sanno neppure leggere;
- abbiamo la metà dei laureati che in Francia, ma le aziende non sanno che farsene, visto che il loro tasso di disoccupazione è doppio.
- in questa situazione è la scienza che deve trainare, e non essere trainata (leggi: limitata).
- sono troppo pochi di numero (metà della Francia, con pari popolazione);
- sono pagati troppo male da essere un mestiere decente (dalla metà a un terzo dei colleghi in Europa), e lo stipendio è quanto un paese valuta il tuo lavoro, come dovrebbero ben sapere uomini d'azienda prestati alla politica;
- sono pagati troppo tardi (10 anni di precariato nell'età in cui massima è la capacità innovative e massima dovrebbe essere la serenità necessaria al lavoro scientifico);
- sono abbandonati senza strutture adeguate (ognuno si deve comprare i libri che gli servono e tenerseli in casa);
- sono ascoltati meno di astrologi, ufologi, numerologi, maghi, fattucchiere, guaritori, sciamani ed esorcisti.
Tutti i premi Nobel scientifici italiani viventi hanno condotto la ricerca all'estero, e nessuno ha vinto un concorso universitario in Italia.
E l'investimento nella scienza, ormai lo sappiamo, rimane il miglior investimento sul nostro futuro.