Per intendere la
comunicazione della scienza nella società basata sulla conoscenza, è utile
articolarla su quattro livelli distinguibili in fase di analisi.
1. informazione: la semplice notizia nella quale può
imbattersi l’uomo della strada durante un telegiornale, spesso modulata
dalla spettacolarizzazione (p.es. l’annuncio di una scoperta).
2. divulgazione: le informazioni corredate dalle conoscenze
ragionevolmente sufficienti per un uso semplice e istantaneo nella vita
quotidiana del cittadino bene informato (p.es. notizie sull’inquinamento
e su come comportarsi per diminuirlo).
3. formazione: la competenza dell’esperto, dovuta a un’alta formazione e
training adeguato, con cui si costruiscono dei serbatoi di conoscenza
accessibili dall’intera società secondo modalità specifiche.
4. educazione: la capacità di un cittadino meta-informato di orientarsi, al
di là del suo livello di expertise, nella giungla delle informazioni su un
certo argomento. Egli può, così, valutare le quantità/qualità di fonti e
contenuti in base ad una ragionevole adeguatezza ai propri bisogni di breve e
lungo periodo, tenendo in buon conto le implicazioni di carattere più
generalmente sociale, o delegare ad altri le decisioni che ritiene, alle
condizioni che ritiene.
Siamo sempre più
spesso in presenza di un duopolio della conoscenza, per il quale il
cittadino, sempre più esperto di una cosa di fronte alla società e
sempre meno autosufficiente sulle molte cose della propria vita
quotidiana, deve far ricorso ad altri cittadini esperti nelle questioni che di
volta in volta egli pone nella sua agenda (o che gli si impongono). La
conoscenza, così, si distribuisce in modo non simmetrico rispetto al bisogno di
conoscenza.
Nasce, di qui, il
crescente bisogno di delegare ad agenzie esperte le decisioni della vita
quotidiana che non si vuole e non si è in grado di prendere personalmente. La
condizione perché questa delega non sia fonte di alienazione e totalitarismi
è la creazione di fiducia tra cittadino e agenzie, e, più in generale, di piena
comunicazione tra cittadino e istituzioni di garanzia.
Per un verso,
dunque, la sfiducia nella scienza, che spesso si registra in Europa e
soprattutto in Italia, cela una sfiducia nelle istituzioni della democrazia.
Per altro verso, una
condizione essenziale di democrazia è nel processo di crescita complessiva e di
distribuzione equa e non pregiudiziale delle conoscenze fra tutti i cittadini.
Nella società in cui
viviamo, la comunicazione scientifica diviene sempre più il collante tra
scienza e democrazia.
Educazione alla
scienza ed educazione alla democrazia sono due facce della stessa medaglia:
nella capacità di tenuta del loro collante risiede la qualità del nostro
futuro.