I films di genere "Gonzo"

 



Care allieve e cari allievi! Oggi parleremo dei film di genere "gonzo".

 Cosa significhi effettivamente "gonzo" non lo so. In italiano, secondo il dizionario, questo termine qualifica una persona credulona e sempliciotta, ma, dal momento che tale parola, per ciò che riguarda i films XXX, è entrata nel lessico internazionale, non credo proprio che l'etimologia corretta sia questa.

 Che cosa succede nei films "gonzo"? E' presto detto. Ogni episodio comincia con un incontro casuale tra un uomo, opportunamente attrezzato di videocamera a mano, e una ragazza: questo incontro può avvenire per strada, in un negozio, in metropolitana, alla fermata di un bus… Sempre, comunque, in un contesto urbano, molto "reale" e concreto. L'uomo fa capire alla ragazza, senza mezzi termini, le sue intenzioni, che ovviamente non sono di portarla fuori a cena; lei, sorridendo un po' imbarazzata ed esitante, a mezze frasi e parole fa capire di essere d'accordo.

 La sequenza successiva ci presenta lui e lei in un interno casalingo; la casa di lui, o quella di lei. Bene, diciamo subito che qui siamo lontani mille miglia dai raffinatissimi contesti californiani a cui altri films (vedi le mie precedenti conversazioni) ci hanno abituato. Ecco qui, invece, case disordinate, arredate in maniera economica e approssimativa, con pessime e vecchie tappezzerie alle pareti, perdute in fumosi e piovosi sobborghi industriali… Tuttavia questo interessa assai poco ai personaggi, l'uomo con la macchina da presa e la ragazza. I quali, dopo qualche approccio, qualche parola di conversazione, talvolta qualche esitazione si lanciano in amplessi solitamente molto appassionati. La videocamera viene tenuta in mano sempre dall'uomo, o appoggiata su un supporto fisso; oppure compare un terzo - solitamente un amico - che si presta cortesemente a fare da operatore. Dopo tutte le dovute varianti - rapporti orali, masturbazioni, penetrazioni vaginali e anali - la sequenza si conclude con la consueta eiaculazione sul viso della ragazza, che gradisce assai. Nell'episodio successivo, il nostro uomo è già alle prese con la seduzione di un'altra ragazza.

 A questo punto, sorge spontaneo domandarsi: qual è il rapporto tra realtà e finzione di questo genere di film? E' ben difficile pensare che a un tipo, peraltro neanche troppo avvenente, che se ne va in giro con una macchina da presa nei sobborghi di Londra o di un'altra città industriale, capiti di incontrare, con straordinaria frequenza, ragazze disponibilissime a congiungersi carnalmente con lui, oltre tutto davanti a un obiettivo curioso e con la prospettiva di finire in breve in tutte le videoteche XXX del mondo. Quindi, non saremo tanto "gonzi" da credere che le cose succedano realmente come ci vengono descritte. Peraltro, non si può non pensare che questi films si collochino in una posizione intermedia tra le storie fortemente narrative, fortemente "sintetiche", di autori come Andrew Blake, Michael Ninn o Paul Norman (di cui parleremo ancora), e il cinéma-verité degli amanti che si auto-riprendono con una videocamera, facendo di questo non necessariamente qualcosa di più di un semplice gioco erotico, o dei films di Rocco Siffredi in cui lui (proprio lui, non un suo personaggio) va a fare i "provini" alle fanciulle di Budapest e dintorni.

 Qui, dicevamo, siamo in una specie di posizione intermedia. Da una parte, è evidente ed inevitabile che un accordo preventivo, tra le parti, ci debba per forza essere; ma dall'altra è altrettanto evidente che siamo mille miglia lontani dallo star system dei film XXX californiani. Le ragazze che partecipano a queste riprese spesso sono molto belle, talvolta si "danno" con una generosità straordinaria in orgasmi che sicuramente (Sally permettendo - quella del film "Harry ti presento Sally") non sono simulati, in penetrazioni doppie, triple (quando entrano in gioco anche altri amici dell'uomo con la macchina da presa), ma si vede benissimo che non sono affatto professioniste (e questo è un pregio). Non fingono affatto di essere scafatissime dive dell'hard, ma al contrario il loro comportamento è profondamente "naturale", esattamente quello che ci si aspetterebbe da una ragazza con cui ci troviamo per la prima volta a far l'amore, come sono naturali i loro abbigliamenti, il loro make-up, i loro sorrisi, le loro incertezze. A volte, poi, non sono affatto "belle", ma evidentemente sono risultate attraenti per chi le ha scelte; e anche questo è un fatto di naturalezza.

 E adesso facciamo qualche nome e cognome. Direi che, a mia conoscenza, sono soprattutto tre i nomi da prendere come riferimento: Rodney Moore, Steve Perry (alias Ben Dover) e Jennifer Dior..

 Il primo, americano, ha girato una quantità conigliesca di films, distribuiti in Italia sotto titoli di grande fantasia (…ma sull'estro e l'intelligenza dei nostri distributori abbiamo già avuto modo di pronunciarci) tipo "L'ingoio 1, 2…" eccetera e "Vienimi in bocca 1, 2…" eccetera. In effetti non conta molto il titolo, dato che oltre tutto il genere è sempre lo stesso (con qualche incursione in territorio fetish, peraltro, di cui parleremo ancora); l'importante è che sulla cassetta ci sia il nome del regista. Tra l'altro, Rodney Moore sembrerebbe l'inventore della "Rodnievision", in cui - affermandolo con titoli elettronici fantasmagorici - gira tutti i suoi films; sostanzialmente si tratterebbe, come già abbiamo detto, di tenere in mano la videocamera, e di girare quindi nella soggettiva di chi è direttamente coinvolto nella scena. In parecchi dei suoi films Rodney Moore è affiancato da Nadia, una splendida ragazza dai tratti vagamente mediterraneo-orientali, sua partner in sequenze straordinariamente "calde" e sua complice nella "seduzione" di terze ragazze. Notevole anche la sua capacità di accogliere l'abbondante sperma di Rodney in bocca, e sul suo meraviglioso viso.

 Ben Dover, ovvero Steve Perry, è l'autore della serie distribuita in Italia come "Le porno inglesine vogliose e porcelline", ed arrivata attualmente al numero 13. E' da rimarcare, in questi films, la naturalezza e la bellezza delle ragazze che vi partecipano; oltre tutto l'Inghilterra si è solo recentemente affacciata al mondo del cinema hard, in quanto, fino a non molti anni fa, la pornografia era un reato punito con sanzioni pesantissime. In effetti fa piacere scoprire che il fatidico "niente sesso, siamo inglesi" non è altro che un eufemismo; dalla nostra abbiamo esperito francesi, tedesche, scandinave (anche se queste ultime hanno un po' perso colpi ultimamente), italiane (due nomi per tutte: Moana e Selen), slave e californiane; l'Inghilterra proprio ci mancava. Ora - grazie a Steve Perry e anche a Viv Thomas, di cui parleremo altrove- possiamo dare il benvenuto anche alla sorprendente bellezza delle fanciulle d'oltremanica nel magico mondo dell'hard.

 Per concludere, vorrei parlare ancora di una persona, i cui film, non lontani dal genere "gonzo", meritano una menzione e un plauso speciali: la bionda e alta Jennifer Dior. Ecco, lei potrebbe essere considerata, e la consideriamo, la risposta femminile all'approccio "macho" di Steve Perry e di Rodney Moore a questo genere cinematografico. Jennifer Dior - di cui non so altro che il nome, ed il fatto che è slava - gira i suoi films con un armamentario, se possibile, ancora più "povero" di quello dei suoi colleghi maschi: una videocamera fissa, degli interni molto modesti, neanche isolati acusticamente (si sentono perfino passare tram, suonare cellulari); la colonna sonora, quando c'è, è fornita da una radio lasciata accesa (…che parla in italiano: evidentemente sono girati in Italia!). I titoli di testa e di coda sono ridotti al minimo. Ma allora cos'è che rende memorabili i suoi films?
 E' presto detto: la straordinaria tenerezza e partecipazione che lei ci mette. Jennifer fa l'amore (e qui voglio scientemente usare proprio queste parole: "fa l'amore") con le sue partner con un'attenzione, una dolcezza, un trasporto che non ho mai, e ribadisco mai, visto in nessun altro film di genere lesbo. Senza alcuna fretta, senza altro desiderio che quello di dare piacere, indugia con baci, carezze, colpi di lingua su tutto il corpo delle sue amanti. Le spoglia lentamente, guardandole negli occhi. La sua bocca accarezza loro persino i piedi, la sua lingua si insinua persino sotto le loro ascelle. Interrompe un'azione "sessuale" per indugiare in appassionati baci, bocca a bocca. Le penetra e si fa penetrare con le dita o con piccoli vibratori. E non smette finché non ha donato loro il più intenso degli orgasmi.
 In una breve intervista, rilasciata all'inizio di uno dei suoi films (e tradotta in francese dall'intervistatore), Jennifer spiega proprio il fatto che ha voluto realizzare qualcosa di diverso dalla media dei film hard di genere lesbo, generalmente interpretati da professioniste che vivono appunto come un fatto "professionale" la loro sessualità. Al contrario, lei cerca e propone solo ragazze non professioniste che amino per davvero fare l'amore con altre ragazze, e non necessariamente davanti a una videocamera. E direi che i risultati si vedono… Potremmo dire, parafrasando lo slogan di "Pizzo nero", che qui abbiamo a che fare con films girati da donne per le donne. (…Va bene, io sono un uomo, ma devo dire che, se fossi nato donna, sarei sicuramente stato una lesbica). Peraltro, in questi contesti "poveri" fanno talvolta la loro comparsa, come "guest stars", delle principesse del cinema "alto": una volta Silvia Saint, un'altra nientemeno che Léa Martini, straordinaria diva già vista all'opera per Andrew Blake!!! E qui, meno truccate ed acconciate di come le conosciamo abitualmente, si lasciano andare alle amorevoli attenzioni di Jennifer con un trasporto e una partecipazione, probabilmente, molto più autentiche…

Ecco i titoli degli unici tre film di e con Jennifer Dior che ho reperito, ma spero caldamente che ne esistano, o ne escano, degli altri: Danza di Lesbo, Venere di Lesbo, Lesbiche. Sono tutti distribuiti da una certa Pink'o e, come dicevo, ritengo che siano stati prodotti in Italia (…anche se non si capisce bene.)

Arrivederci a tutti, alla prossima.

Anacreonte

Post scriptum: oggi (2006) quello "Gonzo" è diventato un genere a sé stante, riconoscibile e diffusissimo, forse addirittura maggioritario rispetto ad altri generi più curati. Le caratteristiche sono quelle sopra elencate: riprese e montaggio apparentemente amatoriale, grande uso del grandangolo che distorce grandemente immagini e prospettive (io lo trovo rivoltante, ma evidentemente a qualcuno piace perché gli dà una profonda sensazione di "esserci dentro"), situazioni fintamente improvvisate. Oggi il problema è trovare qualcosa che sfugga a questo tipo di estetica...
 

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