Di scarpe, si sa, ne esistono tanti tipi. Elencarli tutti sarebbe un'impresa improba, anche perché ogni tipo è contraddistinto da numerose varianti. Tante volte, poi, proprio queste varianti portano la scarpa ad assomigliare sempre più ad un'altro modello. Non contenta, infatti, della bellezza di ciò che è semplice, la moda ha imposto numerosi ornamenti ed accessori alle scarpe, dapprima contenuti e via via sempre più complessi da fare assomigliare le scarpe a vere e proprie opere d'arte, complicando, a volte, la vita a chi le indossa. Vedremo in seguito di cosa sto parlando.

Oltre a ciò si deve aggiungere l'estrema varietà di pellami e di forme in uso in questi anni, a partire dal classicissimo capretto, passando per le scarpe in vernice, arrivando a modelli in velluto, in canneté, in raso. Ed ancora: in rettile, in cotone, in plastica, trasparenti, in acciaio e così via, con la punta a V, o arrotondata, o squadrata, scollata o, al contrario, molto accollata, in un crescendo di tonalità di colori che solo fino a pochi anni fa era impensabile avere a disposizione.
Come se non bastasse, i tacchi sono numerosi e spaziano dal tacco inesistente (i mocassini, classiche scarpe a tutta suola) al tacco altissimo, attraverso una variegata gamma di tipologie.

Per questo motivo, come avrete capito, è praticamente impossibile elencare ogni singolo dettaglio di tutte le scarpe in commercio. Nella prima parte di questa pagina cercherò quindi di descrivere le grandi famiglie di scarpe esistenti sul mercato, descrivendo solo verbalmente le numerose varianti.
La seconda parte è invece dedicata alle differenze tra i vari tacchi. Usualmente si chiama tacco a spillo tutto ciò che è alto, affusolato e con una base d'appoggio molto piccola, mentre in realtà le differenze tra i vari modelli sono notevoli.

Per fare alcuni esempi, in questi tempi si assiste ad una eccessiva generalizzazione della voce Décolleté: con essa, erroneamente, si indicano in genere almeno tre famiglie di scarpe ben distinte; mentre con "tacco a spillo" si intende, scorrettamente, tutta una serie di tacchi che hanno un loro preciso nome e che trovano una loro giusta collocazione nella moda femminile. In buona sostanza sembra che adesso esistano solamente: Décolleté, sandali e stivali (o stivaletti) tutti con: tacco a spillo, a campana o con la zeppa.

Non potrebbe esserci nulla di più sbagliato: la realtà è ben diversa ed ora ve lo dimostro.




Le Scarpe

È davvero difficile trovare un accessorio che rappresenti la femminilità contemporanea meglio dei tacchi a spillo. Li trovano irrinunciabili schiere di donne anche famose, tra le quali vi è chi le trova più utili per meglio figurare, per sembrare più alte, come ad esempio Paola Ferrari, giornalista sportiva della RAI, la quale ammette candidamente di essere piuttosto bassa e che i tacchi alti contribuiscono a renderla più alta e slanciata. Altre donne le preferiscono per la loro estrema eleganza anche se normalmente vestono in maniera più tranquilla. È il caso di Lucrezia Lante della Rovere che in un'intervista ad un noto settimanale femminile ha dichiarato di aver abbinato più di una volta minigonne cortissime con scarpe dai tacchi a spillo di 15 cm.

Una donna che ha fatto del tacco a spillo il suo stile di vita è la madre di Lucrezia, Marina Lante della Rovere, la quale nel suo film autobiografico ha fatto sapere al mondo intero di non avere mai, nella sua vita, indossato nulla di inferiore ai 10 centimetri, nemmeno da sola in casa.

Ma non solo loro sono sostenitrici del tacco alto. Tra loro vi è anche Claudia Koll, che quando appare in occasioni mondane o televisive, sfoggia sempre scarpe con tacchi mai inferiori ai 12 cm, mostrando una grazia stupefacente nel camminare, quasi fosse la cosa più naturale del mondo. Due donne apparentemente agli antipodi come Alba Parietti, donna graffiante e Milly Carlucci, garbata presentatrice, ambedue donne dello spettacolo italiano, confessano entrambe di avere un vero e proprio rapporto di amore con i tacchi a spillo.

Potrei continuare così per molto tempo, ma mi limiterò a ricordare personaggi come Simona Tagli, Claudia Gerini, Valeria Marini, Simona Ventura, Francesca Dellera e tante altre ancora, italiane e straniere. Loro, insieme a noi ed a voi che siamo la maggioranza silenziosa, contribuiscono e contribuiamo a fare la fortuna del tacco a spillo, a garantirne così una vita lunga e duratura.

Entrimo nel dettaglio e vediamo assieme quali tipi di scarpe esistono normalmente in commercio:

Décolleté

Star.jpg (4533 bytes)Si pronuncia decoltè ed è la scarpa col tacco per eccellenza, base di partenza per tutte le varianti esistenti sul tema. Rigorosamente altissima, slanciata e sinuosa, quasi a formare una "S", esiste in tutte le varietà di altezza. È infatti disponibile a partire da tacco zero (ma a quel punto prende il nome di "ballerina" o "flat shoe") fino ad arrivare a tacchi impossibili come quelli di cui a questa foto.

La Décolleté, negli Stati Uniti è detta "pump", vocabolo erroneamente associato ad altre diverse calzature. Nei restanti paesi anglosassoni è chiamata "court shoe"; in Italia, molto più semplicemente "scarpa scollata". Ha una linea semplice, avvolge completamente il piede, comprese le parti laterali, lasciandone scoperto solo il dorso. Può presentare scollature diverse, a cuore, arrotondate, a U aperta o molto chiusa e, per essere proprio una Décolleté in senso stretto, deve essere assolutamente priva di lacci, di cinturini alla caviglia o sul dorso del piede.
L'applicazione di questi particolari (senza contare le varianti che riguardano pellame, colore e tipo di finitura), producono un numero amplissimo di varianti, tra cui ogni ragazza potrà scegliere il modello più adatto a suoi giusti, da quelli più sobri e lineari, a quelli un po' pazzi, senza però scadere mai nel cattivo gusto.

Nella foto che apre questo paragrafo vediamo una Décolleté di capretto nero, con un tacco da 12,5 cm, che rappresenta un eccellente traguardo per tutte le ragazze che vogliono indossare i tacchi a spillo.Questa scarpa rappresenta un must, un oggetto a cui ogni donna non dovrebbe mai rinunciare. Ognuna di noi dovrebbe averne almeno un paio, nella propria scarpiera. Personalmente ne possiedo un modello molto simile a quello raffigurato, e vi assicuro che camminare con delle simili meraviglie ai piedi dona delle sensazioni che ogni ragazza dovrebbe provare.
Certo, non sono propriamente da indossare tutti i giorni, ma per qualche serata particolare o per osare un po' sono veramente l'ideale.

Facili da trovare praticamente in ogni negozio, si possono presentare in una marea di materiali, ma i modelli più diffusi sono in capretto, facili da indossare in tutti i momenti della giornata o in vernice ed in raso per le occasioni più speciali.

La Décolleté non teme confronti con praticamente nessun altro modello di scarpa: data la enorme varietà di tipi esistenti, può essere indossata praticamente con tutti gli abiti, dai leggeri abiti estivi con gonne fiorite e camicette in tema, ai severi tailleurs da donna in carriera, con gonne lunghe o con gonne corte.

L'ideale (come recita una nota pubblicità) sarebbe "gonna corta - tacco alto". Ovviamente, nulla ci obbliga a seguire questo consiglio, e nonostante molti affermati stilisti preghino a gran voce di rinunciare all'accostamento tacco alto - pantalone, io non lo trovo né inelegante, né disprezzabile.
Se non siamo proprio sicure delle nostre gambe (o semplicemente se amiamo questo tipo di accostamento), possiamo tranquillamente abbinare i tacchi a spillo con un pantalone di buon taglio, molto semplice, e che non scenda più giù della caviglia. Si ottengono ottimi risultati anche con un modello stretto in fondo (per far risaltare il piede e la scarpa) ma ampio e comodo dal polpaccio in su.

E i blue-jeans ? Ovviamente nulla vieta di portare i tacchi a spillo con questo tipo di pantaloni, ma si tratta di un accostamento che richiede qualche attenzione in più. Il momento ideale per abbinarli è quello delle vacanze al mare, dove spesso e volentieri facciamo a meno delle nostre abitudini di tutti i giorni, ed il desiderio di "osare" qualcosa di inconsueto può farsi assai forte. Dobbiano tuttavia prestare attenzione al colore delle scarpe, poichè una tinta contrastante o assai vivace può creare una macchia di colore troppo stidente, con risultati sgradevoli.

Ancora più difficile abbinare il tacco a spillo con i blue-jeans molto attillati o addirittura elasticizzati. Lo possono sostenere solamente ragazze bellissime, estremamente alte, senza un filo di grasso e dal corpo praticamente perfetto. Per quelle di noi che non si riconoscono in questa fotografia (me compresa) e se proprio non vogliamo rinunciare al pantalone, allora scegliamone uno di taglio convenzionale.

Décolleté aperta

Del tutto simile al modello precedente, si caratterizza per avere la punta aperta, sì da lasciare intravedere le dita. Ha un utilizzo prevalentemente primaverile/estivo ed è da consigliare più alle donne mature, che non alle ragazzine, poiché un poco più impegnative della relativa scarpa chiusa.

Nell'indossare questo modello, abbiate cura di osservare i vostri piedi ed i particolare le dita: esse devono essere perfette, con le unghie ben curate e senza screpolature. La presenza dello smalto o meno ha un'importanza relativa. Se non vi sentite di affermare che i vostri piedi sono in queste condizioni, meglio rinunciare e passare al relativo modello chiuso. Questo suggerimento vale per tutte le scarpe aperte in punta o al tallone.

D'Orsay

Una variante della Décolleté, ma si tratta sempre di una scarpa che in genere si trova con tacchi altissimi. Nata come scarpa poco scalfata sui fianchi con taglio a V, così chiusa è caduta oggi in disuso, ma esiste solo in modelli che lasciano molto aperto il fianco del piede. Prende il nome dal dandy francese Alfred Guillaume Gabriel d'Orsay, che la progettò nel 1838, bassa, come calzatura da sera.

Molto bella a vedersi, possiede sicuramente un effetto estetico notevole, è tuttavia estremamente difficile da trovare nei negozi ed altrettanto impegnativa da portare al piede. Anzitutto non si presta facilmente a qualsiasi tipo di abbinamento, ma va praticamente indossata con vestiti adeguati, praticamente solo modelli da sera, neri o grigi scuri, possibilmente interi o con una gonna ampia di lunghezza oltre il ginocchio. In secondo luogo, proprio per questa sua particolare forma, tende a rimanere poco aderente al piede ed a sfuggire soprattutto da dietro, o comunque a svirgolare all'interno o all'esterno del piede.

Quando acquisteremo un paio di d'Orsay, peraltro molto costose a causa della loro rarità e dei materiali pregiati che vengono impiegati per questo tipo di scarpa, ci accerteremo che il contrafforte sia parecchio rigido, ma soprattutto molto chiuso. Potrà dare l'impressione che il tallone con un rinforzo così chiuso non possa entrarvi, ma è solo un'impressione dovuta a questo particolare. In realtà il piede entrerà benissimo ed il contrafforte stretto servirà a garantire una maggior presa della scarpa sul piede, altrimenti priva di qualsiasi tenuta. Una d'Orsay di bassa qualità, tenderà a sfuggire dal piede e a comportarsi come una ciabatta ad ogni passo; facciamo molta attenzione a questo particolare se vogliamo entrare in possesso di calzature così impegnative. Ancor più difficili da reperirsi sono le d'Orsay aperte in punta.

Chanel

Detto a volte impropriamente "sandalo" è invece un'altra variante della Décolleté. Prende il nome dalla famosa stilista francese di metà secolo Coco Chanel, i cui fasti dell'omonimo atelier di moda continuano ancora oggi ad anni di distanza dalla sua morte. Scarpa elegante e raffinata, al pari della Décolleté si trova a partire dai modelli a tacco zero, fino ai classici 12,5 cm e si presenta come una scarpa chiusa in punta ed aperta dietro a mo' di sandalo con una cinghietta che passa poco sopra il tallone. Questa chinghietta, in genere dello stesso materiale del resto della tomaia, può anche essere fissa, ma nella maggioranza dei casi, per meglio assicurare la scarpa al resto del piede si presenta elasticizzata o dotata di una fibbia per poter essere allacciata alla lunghezza giusta. Anche questa è una calzatura molto bella, la cui destinazione principe era come scarpa estiva "impegnata", da sera. Tuttavia in questi ultimi anni, l'uso che si è fatto di questa scarpa, anche in frangenti piuttosto normali e meno mondani, hanno fatto diventare la Chanel un modello meno impegnativo, da indossare anche in occasioni tranquille, quali possono essere una normale serata con il proprio partner, un'uscita al cinema, quattro passi sul lungomare.

L'accostamento è più arduo per i modelli con il tacco alto che non per le Chanel basse. Data l'intrinseca eleganza delle Chanel, non si può fare a meno di abbinar loro un vestito altrettanto elegante. Da notare che per "elegante" non intendo necessariamente qualcosa di sofisticato o di elaborato; ricordo infatti che è un modello prevalentemente estivo e come tale deve sposarsi bene con vestiti leggeri. Una bella gonna ampia anche non in tinta unita, con una bella camicetta in seta, ed un paio di scarpe come quelle della fotografia sopra (ovviamente di una tinta che ben si sposi con l'abito) formeranno un quadro veramente gradevole e pieno di fascino.

Se in qualche modo la Décolleté per alcune di noi è indossabile anche con i blue jeans, con la Chanel scordatevelo, qualunque sia il fisico che avete. Una scarpa come la Chanel accanto ad un vestito non all'altezza dona un idea di sciattezza indicibile. Nota finale: normalmente le Chanel si indossano senza calze o collants; è accettabile in alcuni casi una calza velatissima, ma che deve essere praticamente invisibile e assolutamente senza il rinforzo sul tallone. La Chanel va evitata comunque se avete il tallone incallito o screpolato.

Chanel aperta

Non vi è molto da dire in più rispetto alla Chanel chiusa in punta, di cui rappresenta una variante. Anche questo modello va indossato sicuramente solo d'estate ed è da lasciare alle donne più mature che lo porteranno con più eleganza piuttosto che alle ragazzine o a quelle di noi alle prime armi, le quali si troverebbero sicuramente a disagio con modelli così impegnativi.
Come per le Chanel chiuse, queste scarpe vanno indossate senza calze, o al limite con le stesse di cui parlavo prima.

Sandalo chiuso

Negli Stati Uniti si può trovare con il nome di "Ankle strap d'Orsay", che significa: "d'Orsay con cinturino alla caviglia". In effetti sembrerebbe che il concetto della d'Orsay sia molto estremizzato; ricordo infatti che quest'ultima era nata come scarpa poco scalfata sui fianchi con taglio a V, mentre adesso è più diffusa nel modello maggiormente aperto ai fianchi.

Personalmente non mi trovo d'accordo con la denominazione statunitense e preferisco chiamarlo sandalo chiuso. La scarpa che vedete raffigurato qui a fianco è in particolare il modello "Lulu" di Classic Pumps e, come si può sicuramente notare, è di una squisita eleganza. Tuttavia il sandalo chiuso ha avuto poca diffusione in Italia, se si eccettua un piccolo periodo a cavallo dei primi anni Ottanta, ed è caduto praticamente in disuso poco dopo, probabilmente a causa della notevole difficoltà ad abbinarlo ad abiti di tutti i giorni. Io stessa non ne possiedo neppure un paio, anche se l'idea di acquistarle mi solletica molto. Se infatti da un lato riconosco il notevole charme del modello, da un altro devo onestamente riconoscere che non saprei facilmente come abbinarlo.

Con ciò non voglio assolutamente dire che non ne dovrete mai comprare un paio, tuttaltro. Ma sta solamente a voi giudicare se tra gli abiti che possedete, ne avete qualcuno da sposare facilmente a questa calzatura.



I Tacchi

Come dicevo prima, usualmente si chiama tacco a spillo tutto ciò che è alto, affusolato e con una base d'appoggio molto piccola. In realtà in questa descrizione entrano diversi tipi di tacchi, vediamo quali.
 

Tacco a spillo

E' lui. L'oggetto a cui è dedicato l'intero sito. E' in genere un tacco molto alto, tipo Luigi XV (il seguente), sottile, affilato verso il basso e terminante con una superficie di appoggio molto piccola, che può essere di gomma ma anche di metallo, per meglio sopportare la elevata pressione che genera l'appoggio a terra di questo tipo di tacco. Si presenta in genere arrotondato nella parte posteriore (dal contrafforte) e molto arcuato nella zona della gola del tacco, per poi terminare piatto e praticamente verticale nella parte anteriore (sotto la suola). Un tacco che si possa definire a spillo non ha mai un'altezza inferiore agli 8-9 cm, potendo raggiungere altezze di tutto rispetto, di 12-12,5 cm.

Non ha mai sofferto di veri momenti di crisi esistenziale: i calzaturifici, chi più e chi meno, gli hanno sempre dedicato una nicchia lasciando una parte della produzione, più che altro per le tutte le donne che, nonostante i venti delle mode soffiassero impetuosi in tutte le direzioni, hanno sempre trovato un posto nel loro guardaroba per questo tacco, giudicato da molte bellissimo ed impossibile. Se proprio si vuole trovare un periodo di crisi per il tacco a spillo, questo lo si può collocare a cavallo tra il 1970 ed il 1974-5, negli anni della contestazione e del femminismo radicale.

Si può trovare su tutti i tipi di scarpe, poiché si accompagna bene a qualsiasi modello. Semmai potrebbe essere il modello stesso che può essere caduto in disuso, lui no. Il tacco a spillo è e rimane un punto fondamentale della storia della calzatura.
 
 

Tacco Luigi XV

Detto anche tacco "a coda" si differenzia dal tacco a spillo per essere decisamente più inclinato in avanti, per avere la gola molto incavata e ricoperta da un prolungamento della suola (la coda, appunto). La sua altezza si mantiene a valori inferiori ai 10 cm, proprio a causa della sua accentuata inclinazione: se fosse più alto, le forze che si creano potrebbero spezzarlo.

E' un tipo di tacco che ha goduto di maggiore fortuna a cavallo degli anni '50 e '60, negli anni della "Dolce Vita", visto soprattutto ai piedi di grandi attrici quali Sofia Loren, Audrey Hepburn, nelle commedie o nei drammi in bianco e nero di buona memoria. Praticamente caduto in disuso da allora, non ha mai avuto un vero revival, se non in alcune sfilate di moda dove alcuni stilisti lo hanno utilizzato per tornare un po' indietro negli anni e presentare un tipo di moda un po' retrò.
 
 

Tacco Italiano

E' un tacco molto alto, che può raggiungere altezze pari a quelle del tacco a spillo. Si differenzia da questo per un maggiore spessore, che gli conferisce più robustezza e termina con una base d'appoggio un po' più ampia, dell'ordine del centimetro quadrato. E' inoltre piuttosto chiuso e fortemente arrotondato da tutti i lati.

Praticamente "inventato" dopo la Seconda Guerra Mondiale, ha avuto larga diffusione proprio nel dopoguerra, preferito dalle donne italiane perché permetteva loro di far rinascere la loro femminilità, uccisa o ferita negli anni della guerra. In quegli anni, infatti, non c'era spazio per manifestazioni come la moda, la bellezza, la femminilità. La ricostruzione, non dimentichiamolo, ha contribuito anche ad un rinascere della moda, del gusto di piacersi. Il tacco italiano in tutto questo è stato salutato come una sorta di liberazione dalla guerra. Con esso le donne italiane rinascevano a nuova vita e chiudevano definitivamente un capitolo triste della storia recente.

Ad oggi, benché la sua diffusione non sia eccezionale e venga spesso scambiato per il tacco a spillo (come del resto potrebbe accadere per il Luigi XV) è comunque molto presente nell'industria calzaturiera italiana. Del resto è molto venduto tra quelle di noi che lo preferiscono al tacco a spillo per quell'aria di maggior sicurezza che infonde e perché in genere si trova in altezze meno ragguardevoli, dell'ordine dei 7-8 cm, ideale per essere indossato tutto il giorno.
 
 

Tacco a cono

Tacco alto, a forma di cono rovesciato, con inclinazione più accentuata nella parte posteriore. Estremamente difficile da trovare oggi, ha goduto di una certa notorietà in mezzo agli anni '80, peraltro applicato a calzature piuttosto economiche, poiché la sua forma ed il suo design molto semplice gli permettono una certa economia costruttiva.

Queste prerogative, unite al fatto che non possiede una gola arcuata od incavata, ma forma un angolo quasi retto con la suola, non lo hanno mai introdotto con convinzione, non lo hanno fatto diventare un "must" fra le donne che lo hanno presto abbandonato e dimenticato.
 
 

Tacco cubano

Tacco alto, in genere di cuoio o rivestito di cuoio, di forma quasi semicilindrica. In genere sul mercato viene venduto ad altezze comprese tra i 6 e gli 8 cm, ma in alcuni casi si può trovare anche di 9 cm; si presenta con un'ampia base d'appoggio. L'etimologia è dubbia, ma sembra che sia stato voluto dalle donne cubane che lo trovavano più sicuro, comodo e stabile per i tipici balli latini e sudamericani, da loro sicuramente più in voga che da noi.

È riapparso recentemente in questi anni, grazie ad un ritorno delle scarpe dalle linee grosse e pesanti, che ne hanno un po' snaturato la sua destinazione principe, visto che in origine era destinato a scarpe robuste, ma dalle linee sobrie ed eleganti.
 
 

Tacco a campana

Detto anche tacco svasato, non va confuso con il tacco a rocchetto. Non molto alto (normalmente non supera i 7 cm) presenta una superficie d'appoggio (inferiore) maggiore di quella superiore. Tornato di gran moda in questi anni grazie ad un revival di calzature a mio giudizio orribili, appartenenti più ad un passato italiano da dimenticare (gli anni settanta, le grandi crisi, il terrorismo, ecc.) gode tuttavia di ottima salute, grazie proprio a questi zatteroni che si vedono in giro ultimamente. Personalmente lo trovo pesante, sgraziato e sicuramente ed assolutamente inelegante, ma si sa, tutti i gusti .....

Non si presta affatto ad essere accompagnato ad un bel vestito lungo da sera, così come nemmeno ad un classico tailleur, mentre d'altro canto gli si può accordare una certa praticità nell'essere indossato soprattutto dalle giovanissime (e non), a tutte le ore del giorno.
 
 

Tacco a rocchetto

Tacco alto, dalle superfici concave, svasato in basso. Benchè quello rappresentato in figura sembri grosso e sgraziato, oltrechè basso, il tacco a rocchetto si trova normalmente in altezze di tutto rispetto, a partire dai 7 cm in su, più frequentemente di misure sugli 8-9 cm. Si tratta di un tacco che ha goduto di una grandissima fortuna soprattutto nei primi anni '60 e comunque in quasi tutto quel decennio. La sua diffusione era pari se non superiore al tacco Luigi XV, ed in genere i tacchi a roccetto erano pure più alti di questi ultimi, raggiungendo in quegli anni altezze quasi impensabili, di dieci-undici centimetri.

In quegli anni il tacco a rocchetto raggiunse degli estremi mai più toccati: si rastremava lentamente a partire dal tallone diventando estremamente sottile quasi come un ago verso il punto d'appoggio, per poi riaprirsi improvvisamente come in un'esplosione, in fondo, dove il tacco presentava a quel punto un gommino estremamente sagomato, di sezione trapezoidale e con una superficie abbastanza ampia, dell'ordine del centimetro quadro.

Ritornato in auge in questi anni, sia pure senza gli eccessi degli anni '60, si presenta con delle svasature sicuramente meno accentuate che spesso e volentieri, ma guarda un po', lo fanno scambiare ancora una volta per il tacco a spillo.




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