Il nostro corpo
A differenza dei normali capi d'abbigliamento che vengono
portati sul corpo (gonne, camicette, cappelli), mentre altri vengono fatti
pendere da esso (come le borsette e le sciarpe), i tacchi a spillo impongono che
tutto il nostro corpo appoggi interamente su di essi, condizionando così
totalmente la postura e l'equilibrio. Se dunque la maggior parte
dell'abbigliamento si adatta a noi, i tacchi a spillo impongono che noi ragazze
ci si adatti a loro.
Partendo questa considerazione fondamentale,
svilupperemo una serie di riflessioni sull'argomento per comprendere come cambi
il rapporto con il nostro corpo, ma soprattutto con noi stesse, quando
camminiamo con un tipo di calzature così diverse da quelle che indossiamo
giornalmente.
La prima volta
Indossare i tacchi a
spillo per la prima volta è un'esperienza particolare per la maggior parte delle
ragazze, che spesso genera sorrisi divertiti a chi li indossa, poiché
immediatamente ci si sente goffe e "strane". Tante volte poi, appena ci si alza
in piedi, si finisce nelle braccia di chi sta davanti o addirittura col sedere
per terra, causando l'ilarità generale nostra (se siamo ragazze di spirito) e di
chi ci guarda. Nessuna preoccupazione, dunque; è normale che essendo abituate a
scarpe da ginnastica—o comunque a calzature senza tacco—ci troviamo in genere
impreparate alle particolari sensazioni che questo tipo di scarpe trasmette. Non
sempre questo momento avviene al negozio; molte ragazze lo vivono a casa,
provando ad esempio le scarpe di un'amica o di una sorella. L'importante,
comunque, è procedere con calma, abituandosi gradualmente al nuovo rapporto con
il proprio corpo.
Come regola generale, soprattutto per i mesi caldi, se
non portate calze e non avete i piedi perfettamente riposati, è consigliabile
non indossare subito i tacchi a spillo, ma tenere i piedi all'aria per qualche
momento dopo aver levato le scarpe che si stavano calzando. In questo modo si da
tempo al piede di eliminare il leggero velo di sudore lo ricopre e che causa un
forte attrito con i pellami della scarpa, rendendo così difficile la calzata. Se
siete a casa, potete usare utilmente un velo di talco.
Nessun problema
invece, se portate calze o collant, ricordando a questo proposito che spesso i
negozi sono attrezzati con delle calzine di nylon, da indossare al momento per
effettuare tutte le prove del caso.
A questo punto, potete prendere una
delle scarpe reggendola con la mano nella gola del tacco; infilate le dita del
piede nella punta spingendo finché non lo sentite adattarsi perfettamente allo
spazio disponibile.
Non preoccupatevi se dovete inarcare
molto il piede per adattarlo al profilo della scarpa, controllate piuttosto che
il retro di quest'ultima sia perfettamente il linea con il tallone, magari
aiutandovi con un calzascarpe o, in mancanza di meglio, con le dita come nella
figura seguente.
Quando sentite che il vostro piede si
è adattato alla forma della scarpa, tirate con decisione il tacco verso di voi;
dopo un piccolo scatto questo aderisce perfettamente al vostro tallone e
scoprirete di poterlo muovere come se fosse diventato una parte del vostro
stesso corpo. Alla fine i vostri piedi si presentano come nella figura
seguente.
A questo punto non è consigliabile
alzarsi, ma piuttosto muovere i piedi con piccoli movimenti; in questo modo si
prende confidenza con la particolare percezione del suolo trasmessa da questo
tipo di calzature. Noterete subito che la parte più difficile da controllare è
la caviglia (il tacco la tiene sollevata da terra per diversi centimetri) mentre
le dita non si aprono a ventaglio come in una calzatura normale, ma vengono
accostate le une alle altre dal profilo della punta.
Quando si siete
abituate a queste sensazioni, irrigidite il piede e la caviglia, fate forza
sulla punta (non sul tacco!) e spingetevi in alto con i muscoli delle
gambe.
Aspetti estetici
La prima constatazione è
che le nostre gambe sembrano essersi del tutto trasformate: se vi osservate da
dietro in uno specchio (o se guardate un'amica che indossa questo tipo di
calzature) osserverete come l'appoggio a terra del vostro corpo si modifichi in
maniera radicale.
In condizioni normali, il piede descrive una linea
orizzontale, data dall'appoggio del tallone contro il suolo. Con queste scarpe
invece, l'appoggio al suolo segue una linea obliqua; i tacchi a spillo, le cui
curve si fondono e si legano con quelle degli arti inferiori, contribuiscono a
slanciare ad allungare il profilo delle gambe stesse. Se vi guardate con
attenzione da dietro, attraverso uno specchio a figura intera, vedrete il
profilo del polpaccio restringersi gradualmente verso la caviglia, allargarsi
nel bulbo che accoglie il tallone, ed infine proseguire con le curve sottili ed
affusolate del tacco. Poiché non vi è nessuna soluzione di continuità tra la
gamba ed il tacco (tanto che essi sembrano fondersi l'uno nell'altro) la gamba
sembra allungarsi e slanciarsi in maniera notevole.
Quest'effetto è
particolarmente accentuato se indossate calze con la cucitura mediana, ossia le
classiche "calze con la riga dietro". In tal caso l'occhio percepisce un singola
linea che corre lungo tutta la gamba per terminare sul punto d'appoggio del
tacco. Poiché il tacco a spillo inarca il dorso del piede (che sembra quasi
prorompere dalla scarpa) l'effetto di allungamento è ben visibile anche sul lato
anteriore: inoltre, se calziamo tacchi a spillo con altezze considerevoli (12 cm
ed oltre), l'angolo tra la tibia ed il collo del piede tende ad annullarsi, e
non si percepisce più alcuna soluzione di continuità tra le due parti. In questo
caso l'effetto di slanciamento è addirittura straordinario, specie se visto
frontalmente, poiché alla normale lunghezza della gamba si aggiunge quella del
piede fin quasi alle falangi. La seguente foto non ha bisogno di commenti.
Con altezze ancora superiori, il dorso del
piede non è più allineato, ma forma una specie di arco che sembra sfuggire in
avanti; l'effetto di allungamento è portato all'estremo, tanto che la punta
sembra quasi venir retroflessa. Se volete vedere un esempio particolarmente
eloquente, cliccate qui
L'equilibrio
Dal punto di vista statico,
l'equilibrio del nostro corpo si modifica in maniera sostanziale poiché il
tallone si trova ora considerevolmente sollevato rispetto al suolo, particolare
questo che sposta in avanti il nostro baricentro. Per evitare una caduta
frontale, le ginocchia vengono lievemente flesse arretrando leggermente le
natiche; a questo punto entra tuttavia in gioco un altro meccanismo automatico,
che spinge ad riportare il busto in posizione eretta agendo sui muscoli che
interessano la parte bassa della colonna vertebrale. La nuova posizione della
schiena sostiene efficacemente le spalle e la testa, che si raddrizzano in
maniera apprezzabile, portando in avanti il petto. Quest'ultimo effetto, non
mancherà quindi di sottolineare in modo importante il nostro seno.
Possiamo
accorgerci di questo risultato semplicemente guardandoci allo specchio; non solo
la nostra statura è aumentata in maniera considerevole, ma tutto il nostro corpo
ha ora un aspetto più slanciato, femminile ed aggraziato.
Dal punto di
vista delle percezioni sensoriali la questione è invece lievemente più
complessa. Una volta raggiunta la postura eretta, si provano in genere due
sensazioni ben precise: la prima è quella di sentire il proprio peso sfuggire in
avanti, la seconda di sentirsi mancare il terreno sotto i piedi, proprio perché
la parte di piede a contatto con suolo è considerevolmente più piccola di quella
abituale, ed il tallone (appoggiando sul tacco) non partecipa in maniera
apprezzabile al mantenimento dell'equilibrio.
La prima sensazione è un
riflesso diretto di quanto esposto nei paragrafi precedenti; in genere basta
inarcare la schiena e flettere leggermente le ginocchia per far tornare il
baricentro entro l'area di appoggio, e garantire così un equilibrio stabile. È
tuttavia necessario piegare le gambe in maniera appena percettibile, poiché
altrimenti si rischia di trovarsi nella posizione detta "della sciatrice",
descritta nella sezione tecnica e
stile. Come alternativa, si potrà imparare a stare in posizione eretta
flettendo alternativamente una sola delle due gambe, lasciando l'altra rigida e
verticale, sfalsando quindi i due piedi, uno avanti e l'altro poco più
indietro.
In quanto al secondo inconveniente, si
tratta di un disturbo transitorio, che può essere minimizzato imparando a
bilanciare il proprio peso solo con la punta del piede. La pagina dedicata alla
preparazione
descrive alcuni semplici esercizi preliminare utili allo scopo.
Inoltre,
noterete subito che il piede tende di preferenza a sbandare verso l'esterno. Per
rendervene conto, provate ad afferrare il vostro piede nudo e tastare con le
dita la parte anteriore, immediatamente prima delle falangi. Noterete che la
metà esterna è abbastanza cedevole (tanto che riuscirete a piegarla senza
difficoltà verso l'alto con la sola forza delle mani) mente la metà interna ha
una resistenza notevole, dovuta in massima parte ad un robusto osso che si trova
in corrispondenza dell'alluce. La rigidità del piede in questo punto consente un
appoggio stabile, mentre le numerose articolazioni del lato apposto non
consentono un controllo altrettanto efficace.
Dal punto di vista
fisiologico, altri cambiamenti molto importanti avvengono a livello delle gambe.
Quando indossiamo i tacchi a spillo, la particolare forma di questi tipo di
scarpe ruota il tallone all'indietro con un arco più o meno esteso a seconda
dell'altezza del tacco. Ciò significa che il tricipite surale, cioè il muscolo
che da forma e rilievo al polpaccio, viene forzato ad occupare una lunghezza
minore di quella abituale.
Poiché in tal modo la tensione del tendine
d'Achille diminuirebbe ad un valore tale da impedire il corretto controllo del
tallone, scatta un riflesso automatico che contrae il muscolo in modo tale da
ripristinare il giusto controllo sull'articolazione interessata. L'aspetto più
interessante sta nel fatto che il muscolo diminuisce la sua lunghezza
ritraendosi verso il retro del ginocchio; in questo modo la parte bassa della
gamba si assottiglia in modo considerevole spiegando così lo snellimento della
caviglia tanto apprezzato dalle ragazze che indossano questo tipo di calzature.
Lo schema seguente dimostra chiaramente l'assottigliamento del muscolo ed il
variare degli angoli caratteristici fra tibia e collo del piede:
Indossare i tacchi a spillo significa
anche mettere in tensione delle fibre muscolari che in genere rivestono un ruolo
marginale nella dinamica dell'equilibrio; la necessità di mantenere il busto ben
eretto dona delle sensazioni particolarmente piacevoli a livello dei fianchi e
della zona lombare, che scendono fino ad interessare la parte interna delle
gambe. Attente però a non esagerare trascinate dall'entusiasmo, poichè la
necessità di mantenere contratte queste fibre potrebbe farsi sentire a livello
della schiena, dove cioè le vertebre vengono maggiormente compresse rispetto al
normale. Ne parleremo comunque nei prossimi paragrafi.
Aspetti
psicologici
Le modificazioni nell'equilibrio danno la precisa
sensazione che il proprio corpo si sia completamente trasformato, tanto che per
abituarsi appena un po'alle particolari sensazioni trasmesse dai tacchi a spillo
occorre in genere un po' di tempo. Non dovete stupirvi di tutto questo: quando
indossate scarpe con tacchi molto alti rinunciate consapevolmente a quei
meccanismi di equilibrio che avete appreso fin da bambine, tanto che — da un
certo punto di vista — si tratta quasi di reimparare a stare erette, o comunque
di modificare gradualmente quei meccanismi, ormai divenuti naturali, che ci
hanno accompagnate fin dall'infanzia.
Per acquistare confidenza con il
proprio corpo, provate a guardare verso il basso: vi stupirete certamente di
come il vostro tallone si trovi 10-12 centimetri da terra, ma soprattutto di
come il vostro peso venga sostenuto da una struttura affusolata ed
apparentemente esile com'è il tacco a spillo. In realtà il tacco è perfettamente
dimensionato per reggere il vostro corpo, ma il contrasto fra l'esiguità del
tacco a spillo (ed in particolar modo della sua area d'appoggio) e la sua
funzione strutturale, cioè sostenere il peso, può essere molto solleticante,
specie in certe circostanze. Se poi riuscite a pensare al tacco non come una
parte della scarpa, bensì come ad un'estensione funzionale delle vostre gambe,
siete già un passo più avanti nel far diventare questo tipo di calzature come un
complemento irrinunciabile di voi stesse.
Volendo riassumere le
considerazioni sviluppate fino a questo punto, mi sembra opportuno citare una
lettera scritta da una giovane lettrice. Isabel, questo il nome della mia
corrispondente, ha espresso con molta chiarezza quel particolarissimo rapporto
che si sviluppa talvolta fra una ragazza e questo tipo di calzature, mentre la
sua stessa testimonianza dimostra come non sempre l'approccio ai tacchi a spillo
sia caratterizzato da difficoltà ed incertezze, ma diventi talvolta quasi un
fatto del tutto spontaneo e naturale.
Il mio primo incontro con i tacchi a spillo risale al
1991, anno in cui scoprii in pochi minuti che per me erano una fonte di
soddisfazione, di felicità e addirittura di vero piacere sia fisico che
psicologico. Appena li ho indossati (erano alti 10 centimetri, eleganti ma
niente di speciale) mi è bastato respirare profondamente e rilassarmi un
istante per sentirmi subito a mio agio. In un minuto sono riuscita a
camminarci senza il minimo problema, con equilibrio e disinvoltura e senza
commettere, se non in misura davvero minima, nessuno degli errori che il tuo
sito analizza così attentamente. Sì, i tacchi a spillo sembravano fatti
apposta per me, e mi stupii di non essermene accorta fino a quel momento.
Fin dai primi passi sentii che il mio corpo e le mie gambe erano un
tutt'uno con quelle sottili e affusolate appendici: sembravano davvero un mio
prolungamento naturale, mi davano un portamento e una sicurezza incredibili,
mi facevano sentire straordinariamente bene.
Ricordo perfettamente di aver
fatto un gesto che poi ho ritrovato in una delle tue pagine: restando in
equilibrio su un piede solo ho sollevato all'indietro l'altra gamba, ho preso
con la mano il tacco della scarpa e l'ho tirato verso l'alto per controllare
se la scarpa calzasse nel modo giusto. Beh, ho avuto davvero l'impressione di
avere in pugno tutta la mia gamba, e non solo la banale estremità di una
calzatura. Non avevo ancora compiuto vent'anni ed ero relativamente ingenua,
ma ci misi poco a decidere che sarebbero state quelle, e per sempre, le mie
scarpe preferite.
Queste considerazioni ci perettono di
introdurre un'altro aspetto cruciale, cioè il vero e proprio piacere che un
ragazza riesce trarre dall'uso ragionato dei tacchi a spillo, e questo
nonostante le oggettive limitazioni e difficoltà connaturate a questo tipo di
calzature. Ancora una volta Isabel ha espresso il concetto con molta chiarezza:
Su 13 o addirittura 15 centimetri di tacchi io mi
sento più bella, più donna, più completa e più sexy non soltanto quando esco
ma persino quando sto a casa da sola. Il modo in cui i muscoli e i tendini
delle gambe si adattano alla situazione (e io non ho gambe particolarmente
muscolose: sì, faccio ginnastica, ballo, nuoto e mi piace sciare, ma senza
nessun fanatismo perché odierei rovinarmi la figura con i muscoli in evidenza)
rende la figura più armoniosa ma anche più scattante, più affascinante.
Almeno per me l'effetto psicologico provocato dal semplice fatto di salire
su 13 centimetri di tacchi è uguale a quello di una miracolosa medicina per il
fisico e per l'anima: regala sicurezza e fiducia in sé stesse, oltre a un
corpo più bello e a un modo molto più attraente di camminare, di muoversi e di
vivere. Forse non è molto normale sentirsi bene come mi sento io non appena
salgo sui miei tacchi altissimi e sottili, però sta di fatto che la cosa
funziona.
E a parte la mia passione, che comunque non fa male a nessuno e
tantomeno a me, io mi considero una ragazza normalissima, assolutamente non
volgare, assolutamente non poco seria e per di più con la fortuna di aver
scoperto un modo per sentirmi più bella e, perché no, più seducente.
Fino a questo momento si è parlato di tacchi a spillo con
altezze nella norma. Il quadro della situazione cambia invece in modo radicale
con altezze superiori, poiché dobbiamo impostare tutte le nostre azioni in base
ai limiti imposti da quelle lunghe ed affusolate appendici artificiali su cui
appoggiano le nostre gambe, rinunciando così a quei meccanismi di equilibrio che
abbiamo sviluppato fin da bambine.
In certi casi si finisce quasi per
sperimentare una specie di sintesi fra naturale ed artificiale, tanto che molte
ragazze guardano ai tacchi a spillo non come aggetti inanimati, bensì come a
delle vere e proprie estensioni funzionali del proprio corpo. Indossare
calzature di questo tipo finisce dunque per essere un'esperienza psicologica
prima ancora che fisica.
La testimonianza di Isabel è ancora una volta
esemplare: riporto qui una sua lettera che
illustra con grande chiarezza quanto discusso sopra. Questo scritto rappresenta
il primo nucleo di una futura sezione destinata a raccogliere le esperienze di
noi donne: se volete proporre le vostre testimonianze a riguardo (anche in forma
anonima), scrivete liberamente al mio indirizzo e-mail.
Un altro aspetto
da considerare è che molte di noi trovano molto attraenti le scarpe in vernice,
poiché il gioco dei riflessi di sul pellame laccato contrasta in modo evidente
con le tonalità opache delle gambe, suggerendo pertanto una commistione tra
naturale ed artificiale, tra ciò che fa parte del corpo e ciò che vi è stato
consapevolmente aggiunto. Stesso dicasi per i tacchi a spillo con il puntale
metallico, poiché in tal caso il contrasto gioca anche tra organico ed
inorganico, tra la le gambe e l'acciaio con cui esse appoggiano al suolo. Questa
sensazione è spesso rafforzata dal caratteristico rumore del puntale quando
tocca al suolo.
Sempre guardando verso il basso, noterete senz'altro che non
riuscite più a vedere l'intero vostro piede, ma solo la parte prossima alla
punta. Imparerete subito un movimento istintivo per molte ragazze, cioè quello
di spingere il piede in avanti appoggiando a terra il solo tacco; in questo modo
potrete vedere agevolmente il dorso delle vostre estremità, magari per
controllare le perfette condizioni delle vostre calze.
Il
nostro corpo
Fin qui dunque gli aspetti preliminari: per la corretta
esecuzione delle varie fasi del passo vi rimando alla pagina tecnica e stile,
mentre rimane tuttavia da affrontare la questione di come regisca il nostro
corpo all'uso di queste calzature in condizioni normali, ad esempio dopo un
impiego di qualche ora, quale potrebbe essere quello di una serata o di un'altra
occasione simile.
I punti da considerare con particolare attenzione sono
perlomeno tre; il polpaccio (A), la zona tra il metatarso e le falangi (B) ed
infine le dita del piede (C).
Vediamo ora in dettaglio questi singoli punti:
A Come visto sopra, il muscolo del polpaccio ed i
relativi tendini si accorciano progressivamente per adeguarsi alla nuova
posizione del piede imposta dai tacchi a spillo e mantenere così un adeguato
controllo delle varie articolazioni. Quando invece togliamo le scarpe ed
appoggiamo i piede normalmente, tendini ed i muscoli si allungano d'improvviso,
e questo causa una sensazione sgradevole che va dal retro del ginocchio al
tendine d'Achille. Possiamo rimediare a questo cercando di non stare sempre in
piedi, ma di sederci e di estendere un po' la muscolatura del polpaccio ogni
volta sia possibile. Se poi indossiamo molto spesso questo tipo di calzature,
possiamo utilmente ricorrere ad un po' di stretching fra le mura di casa,
tecnica che fra l'altro può giovare al nostro benessere complessivo.
Questo fenomeno ha dato origine ad una storiella assolutamente falsa che
circola con insistenza su Internet, secondo cui alcune ragazze che hanno portato
continuamente i tacchi spillo si sono viste accorciare i tendini del polpaccio
in maniera permanente ed irreversibile, obbligandole così a calzare solo scarpe
con tacchi di almeno 7-9 cm, pena fitte dolorose. Ovviamente ciò non risponde al
vero, poiché se da un lato è assai importante calzare i tacchi a spillo con
moderazione e criterio, dall'altro muscoli e tendini sono pur sempre delle
strutture elastiche, la cui perfetta funzionalità può essere sempre ripristinata
con una graduale rieducazione.
È senza dubbio vero che molte ragazze portano
i tacchi a spillo in ogni momento della giornata, ma questa scelta è dovuta alle
piacevole sensazioni che trasmettono queste tipo di calzature, e non certo ad
una specie di dipendenza, come sembrerebbe indicare una storia come questa.
Semmai potrebbe capitare di sentirsi goffe ed impacciate camminando con le
scarpe basse dopo aver portato con una certa assiduità i tacchi a spillo, ma
questa sensazione è dovuta all'abitudine ormai acquisita a muoversi con
naturalezza in maniera femminile ed aggraziata, e non a modificazioni
fisiologiche.
B Indossando questo tipo di calzature, la
zona tra il metatarso e le falangi sopporta la maggior parte del peso corporeo;
le articolazioni tra le varie ossa del piede vengono per giunta caricate in modo
anomalo, e questo causa spesso fastidio. Esistono dei morbidi cuscinetti
profilati secondo la sagoma della punta, ma genere si trovano solo nei negozi
più forniti, o nei punti vendita che offrono materiale per calzolai, o ancora
nei negozi di materiali ortopedici. Potete anche fare da voi, sistemando
all'interno della scarpa dei sottili fogli dei neoprene opportunamente sagomati,
o comunque altri materiali di adeguata consistenza, come ad esempio la
gommapiuma a celle chiuse.
Evitate però questi rimedi se decidete di uscire
con sandali o altre scarpe con la punta aperta; l'effetto estetico non è
decisamente dei migliori. In ogni caso, questo inconveniente è destinato via via
a minimizzarsi con il progressivo adattamento.
C In
condizioni normali, le dita del piede giacciono affiancate, ed anzi tendono ad
allargarsi a ventaglio sotto l'effetto del carico imposto dal corpo. Indossando
i tacchi a spillo, le dita vengono compresse verso la punta della scarpa dalla
forma a scivolo della scarpa, e sono forzate ad avvicinarsi l'una all'altra per
effetto del peso scaricato sull'avampiede.
Se la compressione sembra
eccessiva, dobbiamo controllare di non avere le unghie dei piedi troppo lunghe.
Il bordo di quest'ultime (specie se non viene arrotondato e limata con grande
cura) preme talvolta contro il dito adiacente originando così abrasioni e
vescicole.
Se calzate scarpe con la punta chiusa, potrete tentare di ovviare
con piccole imbottiture nei punti critici, ma ricordate che la punta della
calzature tenderà ad allargarsi, e che dunque l'inconveniente è destinato via
via a ridursi.
Come considerazione di massima, oltre alle osservazioni viste
sopra, non dovete mai trascurare altri piccoli segnali (come un affaticamento
della spina dorsale o un lieve mal di testa) che indicano come sia giunto il
momento di "scendere". Cercate sempre di non strafare, magari proprio sull'onda
dell'entusiasmo per questo tipo di calzature.
Abbiate sempre molta cura
dei vostri piedi, specialmente se indossate scarpe a punta stretta, col tacco
alto o meno che siano. Indossare ad oltranza questo tipo di calzature può
causare danni tutt'altro che lievi, dalla deformazione delle dita alla
formazione di callosità, vesciche, unghie incarnite. Questi problemi,
involontariamente alterano l'andatura a volte in maniera impercettibile,
fenomeno che a sua volta provoca posizioni innaturali, che col tempo causa mal
di schiena, mal di testa e, nei casi peggiori, può danneggiare non tanto i
muscoli, come detto prima, ma le articolazioni, il bacino, la colonna
vertebrale. Infine, può influire negativamente sulla circolazione dando origine
ad una inestetica fioritura di capillari, scorciatoia per le vene vericose. Come
se non bastasse, come già ricordato nella pagina sull'acquisto, le scarpe di
materiale sintetico calzate ad oltranza, per il fatto di non far traspirare il
piede sono all'origine di fastidiose forme di micosi.
Per una donna è
comunque importante ricordare che poche cose rendono più stanche e invecchiano
di più come i piedi doloranti. Per correre ai ripari, l'ideale sarebbe una
seduta dal chiropedista una volta al mese, così come si va dall'estetista per la
cura del viso. Se non è possibile, che almeno non vengano trascurate le cure
casalinghe.
I piedi vanno lavati spesso ed asciugati con cura, per evitare il
rischio di funghi e micosi. Se la pelle è secca e screpolata, applicate una
crema emolliente. Come già accennato, tagliate regolarmente le unghie, senza
accorciarle troppo, per non danneggiare la cute sottostante. Tenete le forbici
perfettamente orizzontali e arrotondate leggermente le estremità anche un taglio
scorretto può provocare guai. Ammorbidite la pelle indurita con una soluzione
che si può agevolmente trovare in farmacia e rimuovetela con l'apposito
strumento. Per evitare pressioni dolorose sulle callosità, esistono i già
accennati rimedi in gomma morbida ed adesiva da mettere intorno alla zona
colpita.
Lo stesso dicasi per i fastidiosi ed inestetici ispessimenti sui
calcagni e ai lati del piede, talvolta tanto ruvidi da "tirare" i fili delle
calze. Dopo aver tenuto i piedi immersi a lungo in acqua calda, si mette una
crema apposita; passati circa dieci minuti, si strofina il piede con una
salvietta ruvida e la pelle morta si stacca rapidamente. Se i piedi sono
affaticati e le caviglie gonfie, fate un pediluvio con acqua calda, amido e sale
da cucina. Quando vi coricate, mettete un cuscino sotto i piedi ed uno più basso
sotto la testa: in questo modo migliora la circolazione del sangue e a poco a
poco le caviglie si sgonfiano.
... un po' di fisica e di
matematica!
È abbastanza difficile stimare con esattezza il peso che
viene scaricato a terra dall'estremità del tacco; la massa corporea si divide
fra tacco e punta, mentre considerare anche la dinamica del passo introdurrebbe
delle variabili di difficile valutazione. In linea di massima, si può comunque
ritenere che i tacchi a spillo di una ragazza di peso normale causino una
pressione al suolo di diverse decine di Kg per centimetro quadrato, con carichi
in proporzione più elevati per pesi maggiori.
Le calzature sono in genere
adeguatamente dimensionate per resistere a questo tipo di sollecitazioni, ma
l'aspetto cruciale è tuttavia un altro. Sotto l'effetto di una simile pressione,
la normale percezione del suolo cambia in modo radicale, perché i terreni che in
condizioni normali offrono un appoggio sicuro al nostro corpo, con i tacchi a
spillo si trasformano in delle trappole insidiose. Anche senza citare il caso
della sabbia, che rappresenta per certi versi un caso estremo, basta un vialetto
inghiaiato o un prato soffice per far affondare il tallone in maniera
considerevole. Per superare questi ostacoli, ammesso che non sia possibile
aggirarli in altro modo, è necessario irrigidire la caviglia e portare tutto il
peso sulla punta. In questo modo il tacco sfiora appena il terreno ed è così
possibile evitare una caduta.
Le stesse precauzioni valgono ovviamente per
gigliati, tombini, o altre superfici irregolari, come ad esempio il pavé, ed in
genere la pavimentazioni a piccoli blocchetti. In questi casi tuttavia le
precauzioni sono dettati più dall'irregolarità dell'area di appoggio che non
dalla pressione effettivamente scaricata la suolo.
Nei primi tempi occorre
senza dubbio un'attenzione vigile per evitare con cura questi potenziali
ostacoli; tuttavia, non appena acquisita una sufficiente sicurezza, un simile
comportamento diviene quasi istintivo avendo ormai sviluppato un nuovo rapporto
con il nostro corpo.
Queste considerazioni introducono un altro aspetto
cruciale. Indossare i tacchi a spillo significa infatti imporre consapevolmente
una limitazione funzionale al proprio corpo; non possiamo più correre, saltare,
muoverci scompostamente e dobbiamo invece camminare con passi piccoli ed
aggraziati.
La necessità di dover ricorrere a ritmi e movenze
completamente diverse di quelli abituali, ci ha infatti costretto a reimparare a
camminare, e ancora prima abbiamo reimparato la postura eretta, ripercorrendo
cioè le stesse tappe della prima infanzia, ovviamente in modo più accelerato.
Ciò significa che noi ragazze, quando indossiamo questo tipo di calzature,
accettiamo implicitamente di autolimitarci nella nostra capacità di movimento.
Dobbiamo sempre ricordare che con questo tipo di calzature è possibile
muoversi autonomamente solo su un piano ben livellato, tanto che particolari
normalmente trascurati (come la presenza di grigliati, tombini, pavimenti
sconnessi e simili) diventano ora dettagli che richiedono un'attenzione continua
e vigile. In linea generale, ostacoli che appaiono insignificanti se affrontati
con delle calzature normali (come ad esempio un vialetto inghiaiato, o il
predellino di un treno), diventano ora dei problemi delicati, che spesso
richiedono un aiuto esterno, magari dal nostro partner.
Nonostante possa
sembra vero il contrario, molte ragazze (compresa la sottoscritta) trovano
particolarmente piacevole proprio quest'ultimo aspetto, poiché indossare di
tanto in tanto dei tacchi a spillo estremamente alti diventa quasi un modo per
giocare con il proprio corpo, e sperimentare così delle sensazioni diverse dalla
comune percezione.
Per concludere questa pagina, è il caso di
affrontare un altro argomento particolarmente interessante. Molte persone
ritengono infatti che un tacco (poniamo) da 12 cm aumenti l'altezza di un'eguale
misura. Nonostante si sentano spesso affermazioni di questo tipo, la realtà è
lievemente diversa, come dimostra appunto la figura seguente:
Prendendo come riferimento la cuspide
del malleolo (uno dei punti antropometrici più utili a questo scopo) possiamo
indicare con A l'altezza dell'osso rispetto terra e con B l'altezza del medesimo
punto senza indossare i tacchi alti, quando cioè il nostro piede appoggia al
suolo in maniera normale.
Poiché la cuspide del malleolo è un riferimento
svincolato dalla rotazione del piede in avanti, appare subito evidente come
l'aumento di statura (X) sia dato dalla relazione seguente:
X = A-B
Tale valore non coincide dunque con l'altezza
del tacco misurata secondo l'uso italiano (quota C), ne tantomeno con la misura
"tutto dietro", rappresentata invece dal segmento D. Con una serie di misure
empiriche si ricava infatti che
X = 0,7 C
X = 0,6 D
In altri termini, quando
indossiamo un tacco da 12 cm la nostra altezza cresce di circa 8,5 cm se il
tacco è misurato secondo l'uso italiano (segmento C), e di poco più di 7 cm se
questa parte della scarpa viene indicata secondo la convenzione "tutto dietro"
(segmento D).
C'è tuttavia un altro dettaglio interessante. Poiché l'asse
del tacco e la cuspide del malleolo non sono sulla stessa linea verticale, il
problema dell'aumento di altezza si riduce alla soluzione di un triangolo
rettangolo, con la conseguente necessità di introdurre coefficienti
trigonometrici.
In pratica, indossando un tacco di 2 cm la nostra altezza
cresce di un valore pressoché identico, ma, via via che aumentiamo l'altezza del
tacco, il corrispondente guadagno di statura è sempre minore. Per dirla in altro
modo, quando passiamo da un tacco 0 ad un tacco 2 il nostro piede è ancora
pressoché orizzontale, e dunque il guadagno di statura è paragonabile con
l'altezza del tacco, ma quando passiamo da un tacco 10 ad un tacco 12
l'inclinazione del piede fa sì che i coefficienti di correzione non siano più
trascurabili, come appunto dimostrato dal grafico seguente.
Il diagramma mette in relazione
l'altezza fra il tacco misurato secondo l'uso "tutto dietro" (in blu), quella
misurata secondo l'uso italiano (in viola), ed infine l'effettivo aumento di
statura, elaborato sulla base delle considerazioni fin qui esposte. Si può
notare come l'effettivo aumento di altezza tenda a confondersi con l'altezza del
tacco per i valori più bassi, e risulti via via più sensibile man mano ci si
sposta verso modelli più impegnativi (L'estremo destro del grafico corrisponde
ad un tacco di 12-13 cm).
In realtà, il mancato guadagno in altezza non è in
realtà così pesante. Lo spostamento del baricentro in avanti costringe infatti a
raddrizzare le spalle, alzare la testa ed inarcare la colonna vertebrale,
particolari questi che permettono di recuperare almeno una parte di quanto perso
a causa dell'inclinazione del piede.
A special thanks to my
French friend Roland, for the substantial aid to the developement of this
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