La Signora e la Ragazza

 

 

                Ci sono due donne.

 

                La prima deve avere più o meno 45 anni. E’ bruna, i capelli crespi, piuttosto corti. Ha un viso espressivo, gli occhi scuri, le sopracciglia sottili. Tutto quello che indossa è una gonna nera, lunga fino alle caviglie. I suoi seni nudi hanno una dolcissima forma a goccia. Anche i suoi piedi sono nudi. In realtà non sono propriamente nudi, dato che indossa delle cavigliere e di piccoli anelli al secondo e al quarto dito di ciascun piede. Da ogni cavigliera si dipartono sottili catenelle dorate, che arrivano fino agli anelli. Su di esse sono agganciati dei dischetti di metallo, che tintinnano quando cammina. Ha anche degli orecchini e dei bracciali, dello stesso stile. La chiameremo la Signora.

               

                La seconda è molto più giovane; non deve avere più di venticinque anni. E’ bionda, capelli lunghi e lisci riuniti a coda di cavallo, occhi azzurro scuro, bocca carnosa. E’ appena meno snella della Signora. A parte qualche anello alle mani non indossa gioielli. E’ vestita di una sottile camicia bianca, abbottonata sul davanti, che occulta vagamente due seni piuttosto grandi, e di una gonna pure bianca. Indossa scarpe dai tacchi molto alti, che coprono le punte dei suoi piedi lasciando il resto completamente nudo, fissate alla caviglia con dei lacci annodati. La chiameremo la Ragazza.

 

                Io e te siamo nudi, seduti vicini sul divano. Loro sono inginocchiate davanti a noi. La Signora mi sta succhiando il sesso. E’ brava ed attenta. La sua bocca sale e scende, arrivando fino alla radice; e quando è lì, a volte, ha come un fremito, un sussulto, e poi risale. La Ragazza, invece, sta leccando il tuo sesso, che ti sei fatta accuratamente depilare qualche giorno prima. Io ti bacio, ti accarezzo i seni, ti lecco dolcemente il collo. Sei bellissima, così aperta, divisa tra il piacere e l’imbarazzo. Cerco di rassicurarti, di metterti a tuo agio, di farti sentire che il piacere clandestino che stai provando in realtà viene da me ed è solo puro piacere. Mi piace accarezzarti i seni e sentirli pieni sotto le mie mani.

 

                La Signora è molto consapevole di sé, del suo corpo e di quello che sta facendo. Ogni tanto, senza mai staccare per troppo tempo la sua bocca dal mio sesso, guarda ora me ora te, sorridendo. Guarda anche la Ragazza al suo fianco, come per controllare se stia facendo bene il suo dovere. Di tanto in tanto le appoggia una mano sulla testa, come per accarezzarla o perfezionarne i movimenti.

 

                Poco prima, mentre eravamo a tavola, l’ha definita “la mia allieva”. Non sappiamo se con questo intendesse che sia veramente, o che sia stata sua allieva a scuola (ci pare di capire che è una professoressa), o se sia sua allieva di qualcos’altro, in qualche altro senso. Ad esempio in quello che sta facendo. Ogni tanto si prendono per mano.

 

                Certo è che sono tutte e due molto belle e molto complici. Così come io sono eccitato di vedere la Ragazza leccarti con una passione e un’attenzione che contrastano quasi con la sua giovane età, tu non puoi staccare gli occhi dalla Signora, e dalla sua bocca che sale e che scende lungo il mio pene, riflettendo il mio piacere e forse anche il suo.

 

                Ma ovviamente non voglio venire, ancora. Scosto la sua bocca dal mio pene, lentamente, con gentilezza, lei capisce, si stacca, mi sorride. Io ti bacio, ti bacio i seni e poi mi inginocchio, sollevo il tuo piede destro, lo lecco lentamente, partendo dalla caviglia e scendendo lungo il dorso fino alle dita, le cui unghie ti ho smaltato qualche ora prima, mentre aspettavamo le due donne. E’ bello e tenero come sempre, e nello stesso tempo mi piace farlo, aggiungere piacere a piacere, mentre la ragazza continua a leccarti. Tu chiudi gli occhi, volgi la testa all’indietro, schiudi le labbra e cerchi di resistere. Io bacio i tuoi piedi e intanto mi beo di guardare i piedi della ragazza, a qualche decina di centimetri dalla mia testa, ingentiliti dalle scarpe dal tacco altissimo. Sul dorso di uno di essi, il destro, c’è un piccolo tatuaggio, il segno zodiacale dello scorpione, identico a quello che ha la signora, ma sul seno destro, appena sopra a sinista del capezzolo. Probabilmente un simbolo della loro complicità, o forse della loro appartenenza.

 

                Anche la Signora si avvicina, dall’altra parte rispetto a me, e avvicina il suo viso a quello della Ragazza. Con un’espressione di profonda serenità guarda con attenzione ciò che sta facendo, come se ne valutasse la capacità e la tecnica, e intanto con una mano si accarezza i seni nudi, pizzicandosi leggermente i capezzoli, piccoli e carnosi. Io non mi fermo, continuo a baciarti il piede, poi mi sollevo, appoggio il pene, ancora bagnato dalla saliva della Signora, sul tuo piede, mi avvicino al tuo seno e lo bacio, poi ti bacio ancora in bocca, la tua lingua sporge gentile dalle labbra e incontra la mia.

 

                La Signora, poi, decide di cambiare posizione, e si sdraia per terra, infilando la testa sotto la gonna della Ragazza, probabilmente per restituirle quello che ti sta dando. E’ molto bella, così allungata, il viso coperto, i seni nudi e ovviamente i piedi ingentiliti dai monili tintinnanti. Non possiamo vedere, ma possiamo immaginare la sua bocca e la sua lingua che sotto la gonna stanno facendo quello che la Ragazza sta facendo a te. Il viso della Ragazza si arrossa, lei sospira, per qualche istante si stacca da te, le sue labbra carnose si arrossano. E’ una fortuna che il suo piacere la distragga dal tuo, così puoi prendere tempo, il tuo orgasmo si allontana e il tuo piacere durerà ancora.

 

                Dopo un po’, la Signora si sfila da sotto la gonna della Ragazza. Si accosta a lei, la bacia leggermente sul viso, sulle labbra che si aprono, sfiora leggermente la lingua con la sua. Poi la spinge leggermente, costringendola ad appoggiarsi sul divano. La Signora, inginocchiata, le solleva la gonna e le scopre le coscie e le natiche. Tu ti sei alzata, ti sei accostata, sei anche tu inginocchiata per terra. Io vengo dietro di te, mi accosto e ti afferro i seni, stringendoli delicatamente. Poi ti bacio sul collo. Il mio pene, eccitato, vellica il solco in fondo alla tua schiena, e ti piace. Senza distrarti troppo da quello che stiamo guardando, volti indietro la testa e mi baci. Io ti bacio e ti accarezzo la schiena.

 

                Ci accorgiamo che le natiche della Ragazza sono coperte da alcune sottili striature rosse. La Signora, compiaciuta della nostra sorpresa, ci spiega che la Ragazza, qualche giorno prima, si è masturbata senza chiederle preventivamente il permesso, e quindi lei l’ha dovuta punire. Ci spiega, fintamente seccata ma in realtà contenta, che dopo la confessione, avvenuta la sera al telefono, è stata costretta ad andare dalla Ragazza in piena notte, in quanto il loro patto prevede che le punizioni corporali possano aver luogo solo dalle due alle quattro. Lei la stava aspettando. Dopo averla fatta spogliare, l’ha frustata e poi ha dovuto fermarsi a coccolarla fino al mattino, e il giorno dopo, al lavoro, era uno straccio, mentre la Ragazza ha potuto dormire felice e soddisfatta fino alle dieci, accidenti a lei. Mentre racconta queste cose, la Ragazza sorride, forse un po’ vergognandosi, forse un po’ compiacendosi. Certo è che se non avesse confessato la sua colpa, non ci sarebbe stata nessuna punizione.

 

                La Signora fa scorrere il dito lungo i segni rossi, con evidente piacere. Poi accosta la bocca, e riprende il suo lavoro, facendo scivolare la lingua per tutta la lunghezza del solco, dal sesso fino al buco sottile e sensibile, in cui, poco dopo, insinua anche un dito ben umettato, facendo gemere la Ragazza. Io, appoggiato dietro di te, la imito, facendo scorrere il medio della mia mano destra dentro di te, mentre la sinistra è padrona del tuo sesso e lo impasta lentamente e teneramente. Il lavoro della Signora dura molto a lungo. La Ragazza geme, si scuote e poi viene. Mi accorgo che la sua eccitazione si trasmette anche a te, devo essere molto cauto per non farti venire.

 

                Sono molto eccitato, sento il bisogno di qualcosa che tu sai e che capisci. Ti alzi, apri un cassetto e prendi ciò che ti serve e che sappiamo: una corda e due morsetti. Io mi siedo sul divano, ti volto la schiena incrociando i polsi dietro la schiena e tu me li leghi. Ora sono loro due, la Signora e la Ragazza, che ci guardano. La Ragazza si è anche lei seduta sul divano, a un metro e mezzo da me, dopo essersi fatta ricadere la gonna sulle gambe; la Signora è invece seduta sul tappeto davanti ai suoi piedi, le gambe ripiegate di traverso davanti a lei, tiene la Ragazza per mano, e ci osservano curiose.

 

                Dopo avermi legato i polsi, ti inginocchi sul divano dietro di me. Io sono sempre seduto un po’ di traverso, rivolto verso la Ragazza. Da dietro mi accarezzi il petto, mi solleciti i capezzoli, e poi mi applichi i morsetti, due fermacapelli, prima l’uno e poi l’altro. Mi piace da morire, il dolore che provo è infinitamente erotico, e tu te ne accorgi e, baciandomi sul collo, accarezzi la mia erezione. Io faccio lo stesso con il tuo sesso, con le mani legate dietro la schiena.

 

                Vedo la Signora attrarre verso di sé la Ragazza, che si china in avanti, e sussurrarle qualcosa all’orecchio. Lei fa un leggero cenno di assenso, e sorride. La Signora ti chiede se ti avanzano altre corde e altri morsetti, tu dici di si, sono nel cassetto, può prenderli. Lei si alza, va a prendere quello che le serve, e poi si avvicina alla Ragazza, che si volta e incrocia spontaneamente le mani dietro la schiena, come ho fatto io poco prima. Lei gliele lega, poi la fa voltare, si siede per terra, le slaccia e le toglie le scarpe – così possiamo finalmente vedere interamente i suoi piedi, le cui unghie sono laccate con uno smalto trasparente -, le fa incrociare le caviglie e le lega anche i piedi. Mentre io guardo e mi beo di quelle splendide immagini, tu tiri ulteriormente i morsetti, come per punirmi del mio piacere, dandomi ancora più piacere.

 

                La Signora, inginocchiata davanti alla Ragazza, le sbottona lentissimamente la camicetta, guardandola negli occhi con intensità, e poi ne scosta i lembi. Appaiono per la prima volta anche i seni della Ragazza, straordinariamente grandi, appena meno dei tuoi. La Signora glieli accarezza, lentamente e appassionatamente, sorridendole; poi si accosta, glieli bacia, alza il viso, le bacia la bocca. Infine, le applica i morsetti: per lei ha scelto due mollette da bucato, che so essere molto stette. La Ragazza apre le labbra come per gridare, ma non emette alcun gemito. La Signora, infine, si accosta dietro di lei, in maniera speculare rispetto a noi due, e guardando noi che guardiamo loro, con i morsetti stimola il piacere e il dolore della Ragazza.

 

                Per me sta arrivando il momento. Tu lo capisci, mi fai alzare e stendere sul tappeto. Poi ti inginocchi sopra di me e mi accogli dentro di te. La Signora aiuta la Ragazza ad inginocchiarsi sul tappeto, dato che lei ha anche i piedi piacevolmente legati, senza toglierle le mollette, che ondeggiano assieme ai suoi seni quando si muove. Si fa cadere la gonna, rimanendo completamente nuda; poi si mette dietro la Ragazza, continua a stimolarle i seni, la ragazza spesso ha dei brividi, sussulta, ad un tratto pare quasi singhiozzare, poi si torce, si impadronisce della bocca della Signora e la bacia a lungo. Sicuramente la Ragazza con le mani legate sta facendo al sesso della Signora quello che poco fa io facevo al tuo. Tu tu muovi sopra di me, senza smettere di sollecitarmi i capezzoli, sei bellissima, ti chini, mi baci in bocca e sul collo, sento qualcosa dentro di te che mi stringe e mi rilascia, continui a toccarmi e a sollecitarmi. Il tuo sguardo scivola ripetutamente da me alla Donna e alla Ragazza che si stanno amando al nostro fianco, finché, con un brivido ed un grido, vieni.

 

                La Signora ti viene vicino, ti accarezza i capelli, ti aiuta a sfilarti da me. Poi aiuta me ad alzarmi e mi scioglie i polsi, lasciandomi i morsetti. Tu sei inginocchiata sul tappeto, io mi avvicino a te, punto il mio pene sui tuoi seni e mi masturbo lentamente. La Signora e la Ragazza si sono accostate ai tuoi due lati, e guardano attentamente. Allungando una mano tra di noi, la Signora continua a tirare e a torcere le mollette applicate ai seni della Ragazza, che gradisce. Con l’altra mano si masturba, a gambe aperte, finché non viene, chiudendo gli occhi e schiudendo le labbra, senza un gemito. Subito dopo stacca i morsetti dai capezzoli della Ragazza, che ha un brivido e un gemito. Si china e la bacia leggermente sulle labbra, poi si staccano e si rimettono a guardare i miei movimenti, con un’attenzione magnetica. Poi, finalmente, vengo. Il mio sperma bagna abbondantemente i tuoi seni. La Signora e la Ragazza si chinano e lo leccano, ad un tempo rendendo omaggio ed attenzione, con questo gesto, a te e a me.

 

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