La Signora e le tre Piccoline

 

 

 

            Con noi c’è la Signora e le tre Piccoline.

            La Signora l’abbiamo già conosciuta. Descriviamo allora le tre Piccoline e diamo loro dei nomi.

            Nessuna di loro è più alta di un metro e mezzo.  Sono molto giovani; la loro età potrebbe collocarsi in un punto qualsiasi tra i 20 e i 25 anni, almeno questi sono gli anni che dimostrano.

La prima di loro si chiama Sara, è bionda, ha i capelli tagliati a caschetto, occhi azzurri e un sorriso molto dolce, che mette in mostra dei denti un po’ sporgenti, appena appena.

La seconda si chiama Alessia, è bruna, capelli sciolti leggermente crespi, non troppo lunghi. Gli occhi sono anche scuri, come le ciglia lunghe e le sopracciglia. La bocca è ampia; le labbra piuttosto carnose.

La terza si chiama Loredana, è ugualmente bruna. I suoi capelli, lisci, sono raccolti a coda di cavallo, cosa che lascia in mostra due grossi orecchini pendenti. Le sopracciglia sono sfoltite ad arco, cosa che evidenzia il profilo dei suoi occhi e della sua bocca.

Sono tutte e tre vestite in maniera piuttosto semplice, una gonna lunga fin sopra le caviglie e un top tenuto su da delle spalline sottili, piuttosto scollato; i seni della bionda e della prima bruna sono piuttosto abbondanti, appena più ridotti quelli della seconda bruna. Ai piedi hanno sandali a tacco alto, cavigliere, qualche anello alle dita dei piedi. Tutte e tre hanno bracciali ed anelli.

La Signora, a differenza dell’altra volta, non è a piedi nudi, ma indossa un paio di scarpe chiuse, nere, che tuttavia, a causa dei tacchi molto alti, mettono molto in mostra i fianchi e il dorso dei piedi, segnato da alcune sottili vene in rilievo; una cavigliera dorata, abbellita da una serie di cuoricini, alla caviglia destra. Indossa un paio di pantajazz colorati di rosso, molto aderenti, che terminano ai polpacci, e un top dello stesso color rosso, allacciato dietro il collo, che le lascia la schiena completamente nuda; la sottile stoffa rivela il profilo dei suoi seni e dei capezzoli rilevati e carnosi che già conosciamo. Anche per lei, com’è ovvio, orecchini, bracciali ed anelli. Le sue labbra, ingentilite da sottili rughe d’espressione agli angoli quando sorride, sono colorate di un rosso intenso, lo stesso che esibisce alle unghie delle mani.

Tu indossi una gonna bianca di media lunghezza, e una camicetta ugualmente bianca, abbottonata sul davanti. Un tocco di rossetto, smalto rosso alle unghie delle mani e dei piedi; ai piedi sandali rossi. Sei bellissima, incantata dalle persone e dalla situazione.

Io indosso i miei pantaloni neri, e basta. Anche i miei piedi sono nudi.

Siamo seduti nel salotto, su due divani; sul primo ci sono le tre ragazze, sull’altro noi altri tre, tu al centro, ai lati io e la Signora. L’atmosfera è molto sensuale; io ti accarezzo un ginocchio, l’altra mano la tengo dietro alle tue spalle; la Signora guarda con dolcezza le tre ragazze, che a loro volta sorridono a lei e a noi. La luce è bassa, ma non così bassa da non permettere di vederci bene; in particolare è bello vedere dei piccoli riflessi di luce nei nostri occhi. Di tanto in tanto, tu volti la testa e ci baciamo, senza vergogna, con le lingue.

E’ quasi mezzanotte, quando la Signora dice alle tre Piccoline di andare. Loro si alzano, e ticchettando sui loro tacchi alti – che comunque non fanno che accentuare la tenerezza che la loro modesta altezza muove in chi le guarda – escono dalla stanza.

La Signora dice che adesso decideranno quella che, tra loro, sarà la prescelta della serata, e poi le altre due la prepareranno per ciò che la aspetta e che ci aspetta. Ormai siamo rimasti solo noi, io ti guardo e ti bacio, la Signora si versa un bicchiere di vino, ci guarda, sorridendo con gli occhi.

Occorre poco meno di mezz’ora; poi le tre Piccoline ritornano. Due di loro sono ancora vestite; la terza, che le altre due conducono tra loro tenendola per mano, è invece completamente nuda. O meglio, lo sarebbe, se non fosse per qualche piccolo particolare.

Si tratta di Alessia, la bruna con i capelli sciolti e crespi. La nudità del suo corpo, non proprio magrissimo, spicca tra le altre due ancora vestite, ed è ulteriormente accentuata da alcuni lacci di cuoio intrecciato che lo abbelliscono; uno passa sotto i seni, troppo sottile per sollevarli ma sufficiente per esaltarne la forma e la dimensione; un altro le cinge la vita; uno il braccio destro, l’altro la coscia sinistra. Infine, i suoi polpacci sono racchiusi dentro dei lacci intrecciati simili a quelli propri dei sandali cosiddetti alla schiava, ma i sandali non ci sono, dato che ha i piedi nudi. Semplicemente, i lacci terminano alla caviglia, salvo uno per ogni piede che si prolunga fino ad inanellare il terzo dito. Le unghie dei piedi, come quelle delle mani, sono state appena dipinte di rosso. Anche il trucco del viso è stato rinfrescato. I peli del suo pube sono visibilmente sfoltiti, ma non è completamente depilata.

La Signora si alza, le si avvicina sorridendo, le prende le mani, gliele stringe. La guarda intensamente negli occhi, non dice niente; Alessia, meno alta di lei, anche a causa dei piedi nudi, di una buona quarantina di centimetri, la guarda dal basso verso l’alto. La Signora le prende la testa tra le mani e la bacia teneramente. Poi si stacca da lei e, tenendola per mano, torna a sedersi al tuo fianco. Alessia, come sapendo quello che deve fare, le si inginocchia davanti, si china, comincia a dare piccoli baci a fior di labbra ai suoi piedi, nelle parti che le scarpe lasciano scoperte; poi alle labbra si sostituisce la lingua, teneri colpi che ne percorrono il dorso e le vene sottili. Infine prende la scarpa destra con entrambe le mani e libera il piede. La Signora libera anche l’altro, e, come scusandosi, dice che forse sono sudati. La Piccolina non vi fa caso e continua a baciarli, con una passione crescente, come se non esistesse null'altro al mondo che lei e loro. La sua lingua percorre il profilo dei piedi, si infila tra le dita, dedica particolare attenzione alle due dita per ciascun piede ornate da anellini, a cui la Signora non ha rinunciato nonostante le scarpe dalle punte chiuse. Alessia è l’unica completamente nuda tra noi, i nostri vestiti esaltano la sua nudità totale ed abbronzata. Le altre due si sono inginocchiate ai suoi fianchi e la guardano con attenzione mentre compie la sua opera di adorazione accurata e totale della Signora, o meglio dei suoi piedi che ora riconosco per come li ricordavo, belli, larghi e forti, un quaranta abbondante. Al confronto i piedi della Piccolina, sui cui talloni lei è seduta, sembrano minuscoli, anche se non sono certo più grandi di quelli delle altre due, la cui piccolezza viene però occultata dalle scarpe dai tacchi alti che indossano.

Dopo molti minuti, senza preavviso la Signora recupera con i piedi le sue scarpe, che giacevano per terra lì vicino, e le calza interrompendo l’adorazione che Alessia le stava tributando; sorridendo la prende per il mento, la bacia leggermente sulle labbra e la invita a bassa voce ad occuparsi dei tuoi piedi.

lei si sposta di mezzo metro, mettendosi davanti a te; tu sei un po’ perplessa, ma anche curiosa ed intenerita. Le tue gambe sono accavallate. La Piccolina forse è un pochino intimidita, è evidente che adorare i piedi della Signora è per lei una cosa abituale, mentre i tuoi piedi sono per lei un fatto nuovo; tuttavia non ci pensa nemmeno di sottrarsi al compito, che anzi cerca di compiere nel modo più accurato.

Per prima cosa sfila la scarpa dalla tua gamba accavallata sull’altra, che tu cerchi di non muovere; io ti prendo le mani e te le stringo forte, e intanto ti bacio. Dapprima esitante, poi con più coraggio lei comincia a percorrere il tuo piede con la lingua, come aveva fatto poco prima con la Signora; ma, a differenza di prima, i suoi occhi guardano spesso verso l’alto, verso di te, si soffermano spesso nei tuoi, sono scuri, grandi e teneri. La Signora, intanto, si è alzata e si è accoccolata al suo fianco guardando con grande attenzione, l’impressione è come volesse valutare il suo operato per darle un voto, in realtà più semplicemente è perché le piace.

Dopo aver adorato entrambi i tuoi piedi, ora nudi e lucidi della sua saliva, lei accosta il viso all’orecchio della Signora, vicina a lei, e le sussurra qualcosa, guardandoti. La Signora sorride, ti guarda e dice che Alessia vorrebbe succhiarti i seni, ma si vergogna di chiedertelo direttamente.

Adesso tutte e due, tu e lei, vi guardate sorridendo imbarazzate, siete entrambe arrossite. Capisco che la sua richiesta ti mette a disagio, ma nello stesso tempo vorresti non dirle di no. Ti bacio sul collo, ti chiedo se lo vuoi, tu volti la testa e mi baci in bocca, poi dici piano che va bene, ma mi chiedi di starti vicino, di non togliere le mie mani da te. Allora io comincio a sbottonarti la camicia, te la sfilo, tu ti chini leggermente perché possa slacciarti il reggiseno nero, finalmente le coppe cadono rivelando il tuo seno splendido alla vista di tutti. La Piccolina ti sorride, si drizza pur rimanendo inginocchiata per terra, accosta la bocca al tuo capezzolo sinistro, lo bacia guardandoti negli occhi, poi chiude gli occhi, lo prende tra le labbra, comincia a succhiartelo. Io, come per aiutarla, faccio passare sotto una mano e lo sollevo. La Signora si siede al tuo fianco e continua a guardare con curiosità ed attenzione. Anche le altre due guardano, un po’ più indietro, sorridenti e incuriosite.

Sollevo con le mani entrambi i seni, ne avvicino le punte tra loro. Lei capisce, e comincia a leccare e a succhiare entrambe le punte, passando rapidamente dall’una all’altra; nella sua bocca brillano anche i piccoli denti attraverso cui la lingua sporge e ti solletica. Dall’altro lato, la Signora guarda affettuosa la scena; poi si china, prende a sua volta nella mani i seni della Piccolina, si inginocchia dietro di lei, la bacia piano sulla nuca, fa passare le mani sul davanti, le afferra i capezzoli piccoli e rosati tra il pollice e l’indice di ciascuna mano, glieli stringe delicatamente, poi li strofina. Lei continua la sua adorazione, ti guarda, ti sorride.

Siete splendide, soprattutto quando lei, sempre guardandoti, sporge di poco i dentini e ti dà qualche morsetto affettuoso, che ti fa sobbalzare. Lei stessa poi, con le mani dalle unghie smaltate di rosso, prende i tuoi capezzoli e te li tira piano, come la Signora, dietro di lei, sta facendo con lei. I suoi capezzoli sono rosa, poco rilevati, un po’ meno grandi dei tuoi, io mi godo la scena con piacere, un po’ vi guardo, un po’ ti bacio. Sull’altro divano, le due altre Piccoline sono sedute e guardano anche loro incantate quello che sta accadendo.

La Signora, ad un tratto, abbraccia Alessia, affettuosamente la tira indietro dal suo lavoro e le dice piano in un orecchio: « adesso basta. E’ quasi l’ora, dobbiamo ancora finire di prepararti ». Lei si lascia separare dai tuoi seni, ti guarda sorridendo come per scusarsi, avvicina il viso al tuo e ti bacia leggermente sulle labbra, premendo appena le sue sulle tue. La Signora intanto si è scostata e rialzata, le altre due ragazze  si avvicinano, aiutano Alessia ad alzarsi, una, la bionda, la bacia appena sulla spalla e poi la conducono via tenendola per mano. Le vediamo scomparire oltre la porta, nel corridoio, Alessia nuda cinge le altre due con le mani ai fianchi e loro due cingono lei, sembrano le Tre Grazie in formato tascabile.

Tu approfitti del momento di pausa per rimetterti la camicia, sotto la quale resti senza reggiseno. La Signora si siede di nuovo vicino a noi, è serena e tranquilla, soddisfatta degli avvenimenti. Si versa ancora del vino freddo, lo beve lentamente, poi guarda l’orologio, è quasi l’una. « Andiamo » ci dice, alzandosi e avviandosi verso la porta. Noi ci alziamo a nostra volta e la seguiamo, io ti tengo dai fianchi.

La Signora ci fa strada in un corridoio, fino ad arrivare a una porta chiusa. La apre lentamente, guarda dentro, poi fa cenno verso di noi, ci fa segno di entrare.

Siamo in una grande camera da letto, illuminata da poche lampade a paralume, che danno a tutto l’ambiente un tono arancione, caldo e accogliente. Da un lato un grande letto, ricoperto da un lenzuolo bianco; dall’altro, un divanetto, delle poltrone e un piccolo tappeto, dall’aspetto molto morbido. Nell’aria, un aspro e piacevole profumo di fiori secchi.

Sul tappeto, drizzato in verticale, c’è un telaio metallico, rettangolare, abbastanza ampio perché una persona possa starvi sotto in piedi; assomiglia a una cornice, ma è privo del lato inferiore. Dai due vertici superiori del quadrato pendono due catene, che terminano con quelle che sembrano due polsiere di pelle morbida; alle polsiere è attaccata la Piccolina nuda, di spalle. Altre due catene, che partono dai lati inferiori del quadrato, sono collegate a due cavigliere, simili alle polsiere, che le immobilizzano le caviglie; sono comunque sufficientemente lunghe da permetterle di tenere le gambe unite e i piedi nudi ben appoggiati per terra.

Davanti e dietro di lei, sul tappeto, sono inginocchiate le altre due Piccoline, che la baciano e la leccano affettuosamente; la bionda il sesso, la bruna dai capelli raccolti tra i glutei, allargandoglieli con le due mani per potervi insinuare meglio la lingua.

Ci avviciniamo in silenzio; saliamo sul tappeto, e l’improvviso smorzarsi del rumore dei nostri passi è come se ci introducesse all’improvviso in una dimensione mistica.

La Piccolina, me ne accorgo solo adesso, ha gli occhi bendati. Senza interrompere il lavoro delle altre due ci soffermiamo a lungo a guardarla, respirando piano; la sua bocca semiaperta lascia uscire un respiro appena accelerato, al ritmo del piacere che le altre due ragazze inginocchiate le stanno offrendo. Di tanto in tanto, le loro lingue si incontrano, appena sotto il sesso di Alessia, e si scambiano un rapido bacio.

Io mi metto dietro di te, insinuo una mano dentro la gonna baciandoti il collo e ti tocco: sei bagnata. Volti la testa indietro, ci baciamo una prima volta, poi ancora e ancora, guardando la scena con eccitazione e piacere.

La Piccolina è ormai quasi al culmine del suo piacere, ma la Signora, evidentemente, non vuole che lo raggiunga, perché ferma il lavoro delle due ragazze, appoggiando appena le mani inanellate e dalle unghie dipinte sulle loro spalle; loro la baciano un’ultima volta, si tirano indietro, si alzano e vanno a sedersi vicine sul divanetto, con i loro occhi che brillano nel buio. La Signora si mette di fronte alla Piccolina nuda e bendata, accosta le labbra alle sue ancora schiuse e gliele preme sopra, leggermente ma a lungo. « Sei bellissima », le dice. Lei, rossa di piacere, le sorride leggermente. La Signora la bacia ancora, poi le dice un ‘grazie’ appena sussurrato.

La Signora la bacia un’ultima volta, poi fa cenno anche a noi di fare la stessa cosa; tu ti accosti a lei e le appoggi velocemente le labbra sulle sue, io faccio lo stesso subito dopo e sento le sue labbra caldissime. La Signora ci fa cenno di sederci su un altro divanetto, proprio di fronte al telaio che racchiude il corpo della Piccolina, poi, da un cassetto, tira fuori un corto frustino che termina in una serie di corregge in pelle. Si avvicina a noi, ce lo fa vedere e toccare. E’ morbidissimo, difficile pensarlo come uno strumento di dolore.

Il silenzio è palpabile. La Signora va dietro alla Piccolina, allontana il braccio e poi la colpisce, una prima volta, al centro della schiena. Lei sobbalza, sapeva quello che stava per succedere ma non sapeva quando, dove e come. La Signora la colpisce ancora, poi ancora e ancora. La frusta a corregge fa un rumore secco, come un piccolo scroscio, ogni volta che colpisce il suo corpo, ora sulla schiena, ora sui glutei, ora sulle cosce, mai due volte consecutive sullo stesso punto. La Signora è concentratissima, tra un colpo e l’altro si ferma qualche secondo, come se meditasse dove colpire ancora, e con quale forza. La Piccolina tende a sporgersi in avanti, le braccia aperte e immobilizzate a V sopra la testa, come sporgendo il seno, ancora ingentilito dal cordoncino di cuoio, nella direzione di noi che siamo seduti davanti a lei. Gli occhi bendati impediscono di capire quale sia la sua espressione, la bocca schiusa ai colpi più forti si lascia sfuggire qualche piccolo gemito, ma il suo viso non indugia quasi mai in una smorfia di sofferenza, al contrario sembra molto serena.

Ti guardo: sei affascinata, ma, mi pare, anche molto perplessa, un po’ sorpresa. Ma voglio che quello che stai vedendo resti legato ad un sogno di piacere, per cui ti bacio, poi scendo dal divanetto, ti faccio allargare le gambe, sollevo la gonna, scosto le mutandine e comincio a leccarti teneramente. Sei comunque molto bagnata. Mi piace leccarti, cercare le tue zone più sensibili, sentirti accelerare il respiro e poi rilasciarti, sentirmi padrone del tuo piacere. Ora non vedo più la meravigliosa scena di poco prima, ma sento il rumore dei colpi, il respiro e i gemiti della Piccolina, per il momento questo mi basta, e poco dopo anche qualche altro armeggio: mi scosto un attimo e vedo che, ai miei due lati, hanno preso posto, in ginocchio come me, le due altre Piccoline, ti hanno sfilato i sandali e ti stanno devotamente leccando i piedi. Siete splendide. Ma non mi concedo troppo tempo per guardarvi, ricomincio a leccarti e a gustarti.

Dopo alcuni lunghi minuti, mi accorgo che i colpi di frustino si sono interrotti. Allora mi volto piano, e vedo che la Signora ha tolto ad Alessia la benda; lei ci sta guardando, con i suoi occhi scuri. Gode lo spettacolo di te, aperta davanti a me inginocchiato, delle due altre ragazze padrone dei tuoi piedi, è sudata, tesa ed eccitatissima. La Signora ci guarda anche lei, impugna ancora il frustino con la sinistra, con la destra sollecita il sesso di Alessia, ma piano, con leggerezza, non vuole che si avvicini troppo ad un piacere che la libererebbe troppo presto. La Piccolina cerca di dirle qualcosa, lei accosta la testa, poi sorride guardandoci, anche la Piccolina sorride, stanca e felice, la Signora si stacca un attimo, si avvicina, e rivolgendosi a te dice: « Vorrebbe che tu la baciassi. Ma che lo facessi completamente nuda. Sei d’accordo? »

Anche se io mi rendo conto che la tua risposta è più sì che no mi sembra che faccia un po’ fatica a lasciarsi formulare. Allora ti faccio alzare in piedi, sorreggendoti perché l’eccitazione non ti faccia venir meno, e, inginocchiato davanti a te slaccio la gonna, che cade ai tuoi piedi. Ti sfilo anche le mutandine, mentre Sara ti sbottona la camicia, e Loredana te la sfila dalle spalle. Ora ad essere completamente nude siete in due. Ti avvicini lentamente ad Alessia, che ti sorride, anche tu le sorridi, i tuoi seni toccano i suoi; eccitata da questo contatto, lei li spinge ulteriormente avanti e te li strofina contro; tu accosti la bocca alla sua, a labbra chiuse, lei ti bacia a labbra schiuse, poi si lascia andare a tentare con la lingua la tua bocca, tu sei inizialmente un po’ intimidita ma poi socchiudi appena le labbra, la lasci entrare, senza permetterle di accostarsi di più lasci che la punta della sua lingua tocchi la punta della tua dentro la tua bocca, ma senza giocarci. Dopo pochi secondi ti stacchi, le sorridi, come per scusarti per la misurata intimità che ti senti di concederle al massimo, lei capisce, sporge ancora le labbra chiuse e ti da un ultimo bacio leggero, poi ti ringrazia piano. « Sei splendida », aggiunge ancora, mentre tu ti scosti da lei, sempre guardandola, e ti siedi di nuovo.

Ci sediamo di nuovo sul divanetto; tu rimani nuda, le due altre Piccoline sono sempre vestite, anch’io indosso ancora i pantaloni.

La Signora va al cassetto da cui aveva tirato fuori la frusta, e prende due piccoli oggetti scuri, che riconosco subito come i fermacapelli a pinza, promossi dalle nostre fantasie a oggetti di piacere erotico. Poi si avvicina di nuovo alla Piccolina, la guarda sorridendo, lei le sorride a sua volta ma sembra anche preoccupata da quello che potrebbe accadere; mi aspetto che la Signora le applichi i fermacapelli sui capezzoli, ma accade invece qualcosa che non mi aspettavo. La Signora porta le mani dietro il collo, slaccia il fiocco che lega i cordoncini che le sostengono il top, poi, con misurata lentezza, lo lascia cadere, guardando la Piccolina negli occhi che guarda lei. Appaiono così i suoi seni, la cui morbidezza è evidente, dai capezzoli rilevati e carnosi, che già prima evidenziavano il sottile tessuto rosso. Guardando verso il basso, si applica rapidamente i due fermacapelli ai capezzoli, le labbra schiuse, poi rialza lo sguardo, sorride alla Piccolina che le sorride; e infine, con i capezzoli sempre serrati dai fermacapelli, si scosta un poco, impugna la frusta e ricomincia a colpirla, stavolta davanti. I colpi cadono, dapprima teneri e poi sempre più vivaci, sui seni, sullo stomaco, sulla pancia. La Piccolina è affannata, geme, ma il suo corpo non sembra cercare di sottrarsi ai colpi, al contrario si proietta in avanti, come se desiderasse offrirsi. Anche la Signora è splendida: ora tutto ciò che la veste sono più soltanto i pantajazz aderenti e le scarpe dai tacchi altissimi su cui continua a muoversi con eleganza; i suoi seni stretti dai morsetti ondeggiano ogni volta che il suo braccio concede un colpo di frusta.

Tu mi baci, mi tocchi, la mia eccitazione è sensibilissima sotto i pantaloni neri. Ti sento molto più a tuo agio, ne sono felice, ti abbraccio forte, sono felice di essere qui con te e di star vivendo con te quello che stiamo vivendo. Tu scivoli verso il basso, ti inginocchi nuda tra le mie gambe, mi slacci i pantaloni, tiri fuori il mio sesso eccitato alla follia, lo prendi in bocca, cominci a succhiarlo. Vedo le altre due ragazze alzarsi, avvicinarsi ad Alessia, passare dietro di lei; una le piega la testa indietro e la bacia mentre il suo corpo continua ad essere scosso dagli spasimi; l’altra, di dietro, fa scivolare la lingua tra sesso ed ano. La Signora interrompe il suo lavoro e dice alle due ragazze di tirare le catene. Loro aprono dei moschettoni che fissano le catene ai piedi, le accorciano di modo da costringere Alessia ad aprire le gambe, reggendosi più solo sulle punte dei suoi piccoli piedi. Adesso il suo corpo sembra completamente inscritto nel rettangolo di metallo, è splendida. Le ragazze si chinano, le baciano i piedi, poi si siedono ai lati.

La Signora, dal solito cassetto, prende un altro oggetto: uno scudiscio lungo e flessibile. Senza perdere tempo comincia a colpirla tra le gambe divaricate, segnandole in breve l’interno delle cosce di segni rossi. Alessia adesso sembra che stia veramente soffrendo, si agita, geme, lancia piccoli gridi che riempiono la tranquilla penombra della stanza, ma la Signora non si lascia intimidire, continua il suo lavoro. Io sono eccitatissimo, ma non voglio venire ancora, ti faccio staccare da me e guardare con me la scena.

Che non dura a lungo. La Signora ad un certo punto smette, si avvicina sorridendo alla Piccolina legata e sofferente, la bacia, la tiene abbracciata finchè il suo respiro non sembra essere tornato normale; intanto, le altre due ragazze le slacciano i piedi, che tornano ad appoggiarsi sul tappeto con le piante; poi le sciolgono le mani e, delicatamente, sostenendola, le fanno abbassare le braccia. Lei abbraccia la Signora, appoggia la sua testa tra i seni ancora serrati dai morsetti, la Signora le accarezza e le bacia i capelli. Poi le prende la testa tra le mani, la bacia intensamente e le dice: « Adesso vai a riposarti una mezz’ora. Poi continuiamo. »

Sorretta dalle altre due Piccoline, esce dalla stanza. La Signora, tanto dolce ed eccitata quanto stanca, viene verso il divanetto, le facciamo posto, si siede tra di noi. Per prima cosa, appena seduta, si toglie le scarpe, appaiono così i suoi piedi, segnati ed arrossati.

« Ah… che sollievo » dice. « Mi raccomando, non dite loro che mi sono tolta le scarpe. Il nostro patto prevede che io le debba tenere fino alla fine della nottata… sto contravvenendo alla nostra regola! » spiega piano, con un sorriso.

« E questi? » le chiedo, indicando i morsetti ai capezzoli.

« Lo stesso. Mi aiutano a partecipare di più, a sentire anch’io il dolore, oltre che darlo. Sono tenuta ad applicarli dopo aver cominciato, e poi tenerli fino alla fine, senza toglierli. Tuttavia, hanno un difetto… dopo un po’ che li porto, non li sento più. Bisogna muoverli e torcerli, perché continuino a fare effetto. »

Il suo sorriso sembra un invito. Non resisto, avvicino una mano al seno sinistro, il più vicino a me, e chiedo: « Posso?»

« Deve dirlo lei » risponde la Signora, facendo cenno a te. Io ti guardo. Tu ti metti a ridere. “Se proprio ci tieni” dici, ma vuoi dire: “Certo!”

Con due dita, prendo il morsetto e lo torco leggermente. La Signora rabbrividisce e chiude gli occhi. Tu fai lo stesso con l’altro morsetto.

Rimaniamo così a lungo, in silenzio. La Signora rilasciata sul divanetto, tiene gli occhi chiusi e sorride leggermente. Di tanto in tanto, io o te diamo una leggera torsione ad uno o all’altro seno, lei sussulta e geme un istante, poi lasciamo che la fitta di dolore si esaurisca. Intanto, abbiamo appoggiato i nostri piedi nudi sui suoi.

Non passa molto tempo, che sentiamo dei passi in corridoio. La Signora si affretta a rimettersi le scarpe; appena in tempo, perché le tre ragazze sono rientrate. Alessia, sempre nuda, ha un gradevole profumo, evidentemente le altre l'hanno spalmata con un balsamo lenitivo; adesso ha i polsi legati dietro la schiena. Non sembra particolarmente stanca, al contrario pare di nuovo pronta ed in attesa.

« Preparatele i piedi, per favore » dice la Signora. Alessia viene accompagnata dalle altre due di fronte ad uno sgabello imbottito, molto morbido, che ha preso il posto del telaio metallico rettangolare, di fronte a noi; viene fatta inginocchiare sopra di esso e i suoi piccoli piedi vengono bloccati con le cavigliere, fissate l’una all’altra con una corta catena. Adesso lei è seduta sui talloni, e le due altre Piccoline, sedute per terra sul tappeto, offrono piccoli baci e leccatine alle sue dita ed alle piante. Ci volge le spalle; la Signora si alza, le va davanti, si inginocchia e la abbraccia. «Domani avrai qualche difficoltà a camminare… mi dispiace», le dice, guardandola teneramente. La Piccolina, con le mani legate, le sorride, il trucco le è stato rinfrescato e anche il rossetto le è stato ridato. Sporge la lingua tra le labbra rosse e la insinua tra quelle della Signora, si baciano con leggerezza, sorridendo complici.

La Signora prende dal cassetto uno scudiscio, leggermente più corto di quello già usato, e si accosta dietro di lei, vicino ai piedi, che bacia delicatamente. Le altre due ragazze si sono scostate. La Signora ci fa cenno di avvicinarci, noi ci sediamo per terra sul tappeto, vicino a loro.

La Signora solleva uno dei piedi di Alessia con la mano, fa scorrere lo scudiscio sulle rugosità della pianta. Nonostante la dimensione ridotta i piedi della Piccolina sono ben formati, resi arcuati dall’abitudine ai tacchi alti; la pianta è comunque molto morbida. La Signora passa lo scudiscio da un piede all’altro, come per solleticarli. Alessia tiene gli occhi chiusi, ad ogni nuovo contatto ha un leggero sussulto. Alla fine, la Signora accosta la testa al suo orecchio, e le chiede se preferisce che le colpisca alternativamente i due piedi, o se preferisce piuttosto una serie di vergate ad un piede e poi una serie all’altra. La Piccolina risponde che preferisce la seconda cosa. La Signora la bacia ancora sulla spalla, poi prende la mira e colpisce per la prima volta il piede destro.

Alessia ha un sussulto e geme. La Signora la colpisce ancora, due, tre, quattro, cinque volte. La Piccolina, d’istinto, cerca di nascondere il piede sotto l’altro, ma dura un attimo, poi lo scopre di nuovo per lasciarlo esposto ad altri colpi. Dopo la prima sequenza di cinque, la Signora passa all’altro piede, la Piccolina sussulta ancora. La Signora prende la mira con attenzione, in particolare sembra volerle colpire la parte centrale della pianta o quella anteriore, all’attaccatura delle dita, quelli che, penso, siano i punti più sensibili. Esaurita un’altra serie di cinque, passa di nuovo all’altro piede, e va avanti così per molti minuti, senza fermarsi. Le altre ragazze si sono riavvicinate, Sara fa appoggiare la testa di Alessia sulla sua spalla e le accarezza i capelli, mentre dall’alto guarda il lavoro della Signora; Loredana si è inginocchiata dietro la Signora, le ha fatto passare le mani da dietro verso avanti, sui seni, e, dopo ogni serie di cinque colpi, le torce leggermente i capezzoli ancora stretti dai morsetti. La Signora sospira un attimo, sembra che si fermi, ma ricomincia senza perdere il ritmo.

Finalmente il gioco giunge al termine. La Signora si alza, abbraccia Alessia, la ringrazia, riempie il suo viso di molti piccoli baci schioccati a fior di labbra, mentre le altre ragazze le sciolgono i piedi e l’aiutano a rialzarsi, barcollante. Anche la Signora si toglie i morsetti, li rimette assieme agli scudisci e tutto il resto nel cassetto, che richiude, e infine si toglie anche le scarpe, rimanendo a piedi nudi.

«Vieni, ti resta ancora una cosa da fare» dice, indicandomi. Io sono seduto vicino a te sullo sgabello. Alessia ci viene di fronte, si inginocchia, prende il mio sesso nudo, lo accarezza guardandoci con occhi stanchi e soddisfatti, poi se lo mette in bocca in profondità e comincia a succhiarmelo. Fa scorrere la testa avanti e indietro, le altre due e la Signora la guardano con attenzione. Non occorre molto che il mio piacere sopraggiunga, mentre ti tengo stretta e ti bacio. La Signora e le due altre Piccoline la abbracciano e la baciano in bocca.

«Andiamo adesso», dice la Signora, aiutando Alessia ad alzarsi e conducendola con sé. «Non temere, ho ancora energie sufficienti per farti godere fino al sorgere del sole… te lo meriti. Voi potete dormire qui» dice, riferendosi a noi.

Escono, seguite dalle altre due Piccoline. Noi prendiamo possesso del grande letto, e finalmente possiamo dedicarci reciprocamente a noi stessi, rivedendo nella mente le splendide immagini di questa incredibile notte.

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