Da: William Rossi, Erotisme du pied et de la Chaussure, 2003 Paris (edizione originale: The Sex life of the Foot and Shoe, William Rossi, 1976)
Capitolo VIII - Le ragioni sessuali delle calzature
Portiamo calzature soprattutto con una conscia o inconscia finalità di attrazione sessuale. E scegliamo stili particolari, adattati ai messaggi sessuali che vogliamo esprimere. Che questi messaggi siano positivi ed aggressivi, o negativi e passivi, essi riflettono le attitudini psicosessuali che ci riguardano, e che riguardano ciò che vogliamo trasmettere agli altri. In una parola, la personalità psicosessuale di un individuo e la sua immagine personale, in generale, si riflettono nelle calzature che porta.
Inoltre, uno studio delle calzature che portiamo permette di decifrare il nostro carattere. Qualche anno fai il Research Institute of America mostrò che l’ottanta per cento dei funzionari, quando assumono un venditore, giudicano le sue capacità e la fiducia che gli si può accordare dal suo aspetto esteriore. Quattro su cinque quadri dicono di guardare le scarpe del venditore – se sono pulite e brillanti o se hanno dei tacchi consumati. Osservano anche lo stile delle scarpe. Il genere ostentatorio non ha nessun successo. Le calzature semplici e classiche denotano il carattere non aggressivo dell’impiegato. Lo stile d’avanguardia indica che l’uomo è senza dubbio un play-boy, leggero e irresoluto. I punti migliori sono attribuiti alle calzature «maschili»
All’università del Nevada, vennero proposti dei test agli studenti di psicologia per identificare il lavoro delle persone mediante la loro personalità, interpetata attraverso i visi e le calzature. Gli studenti pervennero a risultati molto esatti : uomini d’affari, casalinghe, play-boys, giornalisti sportivi, attori, avvocati, commercianti, call-girls, operai di fabbrica, segretarie. Un test analogo apparve nella rivista Life (4 dicembre 1950); fu chiesto ai lettori di indovinare la professione delle persone di cui si mostrava soltanto il viso e le calzature. Si ebbero moltissime risposte, di cui molte esatte.
«La calzatura è un oggetto particolarmente espressivo, che permette di identificare i ruoli e le situazioni», scrive Marilyn Horn. Ciò indica il bisogno non solo di portare buone calzature, ma il desiderio di seguire la moda: questo desiderio presuppone un carattere giovane ed attivo, consapevole di sé e consapevole sessualmente. L’esempio seguente ne è un’illustrazione: un psichiatra riceve una paziente. «Adesso» dice «mi parli del sogno che ha fatto».
«Ho sognato che camminavo nella strada senza null’altro su di me che le mie scarpe».
«E se ne vergognava» ?
«Si, terribilmente. Erano le mie scarpe dell’anno scorso».
L’attrazione sessuale è veramente la ragione principale per cui portiamo calzature? Il pudore, la necessità di una protezione e la nostra situazione sociale con c’entrano per nulla ? Esaminiamo dunque questi motivi più da vicino.ù
Pudore
Nessuno specialista serio in psicologia o in storia del costume crede che il pudore giochi un ruolo importante nel fatto di portare calzature e vestiti. Clovis Hirning esprime questa opinione generale: «La maggior parte dei pareri autorevoli ammette che il bisogno di coprirsi e il ruolo del pudore sono molto secondari, e non spiegano perché portiamo dei vestiti».
Non è per pudore che copriamo il nostro corpo con i vestiti, ma per attirare l’attenzione sessuale su ciò che non si vede. Come ha detto Montaigne, «ci sono certe cose che vengono nascoste apposta perché ce le si mostri». La moda è un conflitto incessante tra il desiderio di avere aspetto nello stesso tempo vestito e svestito, una lotta costante tra il vestirsi e lo svestirsi. La sociologa Marilyn Horn dichiara, in La seconda pelle: «L’abbigliamento ha questo di paradossale, che lo si utilizza non per coprirsi ma per esercitare un’attrazione (…). L’origine dell’abbigliamento oscilla tra la teoria del pudore ed il suo contrario, l’esibizionismo».
Nelle culture occidentali è esistito un «pudore» del piede nudo esposto in pubblico. Ma questo pudore è ipocrita. Se ricopriamo certe parti erogene, non è per nasconderle, ma per attirare l’attenzione su di esse. E’ per questo che le calzature sono essenzialmente dei rivestimenti sessuali. Ed è la ragione per cui la moda della scarpa è un’arte podoerotica.
La specie umana è una delle rare specie presso le quali l’appetito sessuale dura tutto l’anno. Per conservare e stimolare questo appetito facciamo appello al pudore, artificio abile che utilizza la moda per magnetizzare l’attenzione su ciò che pretende di nascondere. E’ per questo che le donne, che possiedono più vantaggi erogeni degli uomini, portano toilette più leggere, più curate, più sensuali. La natura stessa ha dotato le donne di membra più carnose per permettere loro di esporre i loro corpi. Il vero pudore gioca in conseguenza un ruolo minimo nel portare la calzatura ed il vestiario.
Protezione
Nella sua opera The Psychology of Clothes, considerata come un capolavoro nel suo genere, Flugel scrive : «Sono molto rari coloro che sostengono che la preoccupazione di proteggerci sia all’origine del vestirsi». Ci sono alcune eccezioni: il bisogno di vestirsi caldamente quando fa freddo, o di adattare i vestiti a questo o quel lavoro. Ma anche qui appaiono delle contraddizioni. Perché gli Esquimesi, la cui principale preoccupazione è di sopravvivere, decorano le proprie abitazioni con perle, pellicce e sculture ? Perché l’infermiera esige anche lei scarpe alla moda ? Perché indossiamo vestiti quando fa caldo, allorché non dobbiamo più proteggerci dal freddo ?
Ma non abbiamo forse bisogno di proteggere i nostri piedi dalle pavimentazioni dure, dai terreni rocciosi o contro le infezioni ? No, il piede «naturale» non ne ha bisogno. In alcune parti del mondo, gli indigeni camminano a piedi nudi su suoli duri e rocciosi. I loro piedi hanno acquisito una sorta di protezione naturale e sono in perfetta salute.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, il dottor Shul-man ha esaminato circa quattromila cinesi che non avevano mai portato scarpe, tra i quali si trovavano numerosi conduttori di risciò di Shangai. Il cento per cento degli uomini che tiravano i risciò avevano piedi sani e solidi. Eppure la maggior parte di essi aveva fatto negli anni una media di venticinque o trenta chilometri al giorno con piedi nudi o sandali, nelle vie lastricate.
Havelock Ellis trae una conclusione molto netta: «L’abbigliamento non è stato concepito per nascondere o proteggere il corpo, ma per renderlo sessualmente attraente». Lo stesso vale per il piede e la calzatura.
Status personale
Un gruppo di uomini (o di donne) nudi, gli uni a fianco degli altri, in una sala da bagno, non hanno alcuna identità, alcuno statuto. Sono della medesima casta. Se rifiutiamo la nudità, non è per pudore, ma poiché ci spoglia di qualsiasi identità, di ogni statuto e ci lascia come un membro insignificante del gregge. L’abbigliamento ci salva dall’anonimato. Dunque, scegliamo certi generi di vestiario e di calzature per esprimere la nostra personalità e per darci un’identità psicosessuale. "I vestiti che portate" dice il Dott. Joyce Brothers "rivelano spesso ciò che vi augurate che si pensi di voi".
Sebbene in democrazia si reclami l’uguaglianza, poche persone vogliono avere un’aria "uguale". Le calzature e i vestiti hanno sempre avuto lo scopo di indicare lo status economico, la posizione sociale, la professione, il rango, la classe o la casta, l’età, il sesso e le origini geografiche o culturali.
Ma ancora più che la preoccupazione dello status sociale, le ragioni di richiamo sessuale sono determinanti nella scelta dei vestiti e delle calzature. Questa scelta ha per scopo di dare di noi stessi un’immagine favorevole. Questa immagine favorevole a chi si indirizza?
Se facciamo impressione sul sesso opposto, ciò non può accadere se non per motivi di attrazione sessuale. Se questa impressione tocca i membri del nostro stesso sesso, è ugualmente per motivi psicosessuali: per dare un’impressione di successo, di importanza, di vigore, di giovinezza, ecc. In un caso come nell’altro, trasmettiamo un messaggio che si può tradurre così: la libido sta bene e la virilità conserva tutto il suo ardore.
Richiamo sessuale
Nella scelta dei vestiti, il richiamo sessuale gioca un ruolo molto più importante che i tre altri motivi enumerati qui sopra. «In tutte le società l’abbigliamento ha per scopo il richiamo sessuale», dichiara Robert Riley. John Taylor, redattore di Tailor & Cutter, dice : «La sensualità è la motivazione fondamentale di ogni abbigliamento, sia che l’applicazione ne sia diretta o indiretta».
Non è sufficiente agli esseri umani di essere muniti di organi erogeni. E’ necessario ravvivare questo carattere erogeno con degli ornamenti. E’ per questo che gli uomini hanno inventato la moda, fin dai primi balbettii della civiltà. Il piede, organo erotico, aveva bisogno di un rivestimento sessualizzato, e la calzatura fu una delle prime forme di abbigliamento. Da allora, la razza umana non ha mai smesso di intrattenere rapporti amorosi con la calzatura e la moda.
Il Dott. Renbourn scrive : « Le donne e i giovani dei due sessi si vestono e seguono la moda per narcisismo: per il piacere, derivante da una condizione psicologica, di contemplare il proprio corpo in uno specchio, o di esibire il costume che lo ricopre. Le donne portano tacchi alti o stivali, non per il confort, ma unicamente per darsi il piacere dei Narciso, con la speranza che gli uomini (e le donne) si volteranno al loro passaggio e le contempleranno con ammirazione».
Il pelo degli animali, come gli abiti degli uomini, concorre all’attrazione sessuale. La sola differenza è che il piumaggio o la pelliccia degli animali è naturale tanto quanto l’abbigliamento degli uomini è artificiale. La nudità completa non è mai esistita in nessuna società, per quanto primitiva essa fosse. Nelle società tribali stesse, dove si vive assolutamente nudi e si indossa appena un coprisesso, si indossano specifici abiti e decorazioni per le danze cerimoniali che sono destinate ad eccitare sessualmente il sesso opposto. Questo conferma l’opinione di Burton, in Anatomy of Melancoly : «Le più grandi provocazioni alla lussuria vengono dalla nostra «parure».
Le persone non si «vestono» che dove esistono rapporti sociali. Gli eremiti dimenticano totalmente l’aspetto che possono avere. Ci si preoccupa poco della toilette nelle regioni rurali, o quando i cittadini vanno in luoghi isolati. Le persone si vestono per impressionare gli altri, per rimarcare la loro situazione, la loro identità, e particolarmente per esercitare un’attrazione sessuale. Coscientemente o incoscientemente, noi scegliamo le nostre calzature e i nostri vestiti per trsmettere gli appelli sessuali del genere e del grado che vogliamo.
«L’umanità», scrive lo storico dell’abbigliamento Lawrence Langer, «che ha lottato per elevarsi al di sopra del desiderio della carne, è divenuta una delle creature più erotiche a causa dei suoi vestiti». La riflessione di un giovane soldato americano illustra bene l’interesse accresciuto che l’abbigliamento dona al sex-appeal. Quando vide una giovane indigena dal seno nudo su un’isola dei mari del sud, gridò: «Caspita ! Sarebbe straordinariamente graziosa se portasse un maglioncino aderente! »
Le industrie della scarpa e dell’abbigliamento annunciano di quando in quando, con squilli di tromba, una moda «funzionale». E’ un’assurdità. Non solo la moda non è mai stata funzionale, ma non è nemmeno mai stata destinata a questo. Che cosa ci può essere di funzionale nelle scarpe strette, nei tacchi alti, nelle suole spesse e appuntite, nei sandali a lacci e nelle scarpe ricche di ornamenti ? Tutto ciò non ha alcun senso dal punto di vista funzionale, ma significa qualcosa sotto il punto di vista sessuale. La moda è essenzialmente un afrodisiaco. Ben Franklin ha riassunto questa verità con un’osservazione acuta: «Colei che dipinge il suo viso, pensa alla sua coda ».
L’erotismo della calzatura serve da sostituto all’erotismo del piede. Goethe era ben ispirato quando disse: «Che bel piccolo piede! esclamiamo, allorché vediamo una scarpa graziosa». Per ricoprire gli aspetti nudi della natura, abbiamo fatto ricorso alla moda, rinforzo artificiale delle nostre illusioni. Imbroglio necessario e che si applica a tutte le parti erogene dell’anatomia, compreso il piede. Havelock Ellis scrive : «Nello stato attuale della nostra civiltà, il simbolo sessuale è costituito più frequentemente dalla calzatura che dal piede stesso; niente di stupefacente in ciò, visto che non si vedono spesso i piedi nella vita quotidiana».
La calzatura contribuisce all’attrazione sessuale ben al di là del piede, poiché essa erotizza le gambe, le anche, il posteriore, la camminata e l’andatura. Essa ha degli effetti sensuali su tutta la persona. Mi è stato recentemente citato un matrimonio che era sul punto di rompersi. La coppia non aveva praticamente più rapporti sessuali. Il marito cominciava a ricercare la compagnia di altre donne e la sposa non sembrava soffrirne. «Mio marito non mi ispira più alcun desiderio», si lamentava con il consigliere coniugale. E lui dichiarò : «Farei altrettanto bene l’amore con un robot». Poi, bruscamente, allorché il loro consigliere coniugale aveva l’impressione che qualsiasi riconciliazione fosse impossibile perché tutti i rimedi avevano fallito, la coppia riprese i rapporti sessuali, con più ardore che mai. Che cos’era accaduto ? Il marito lo spiega: «Fu un caso, una fortunata coincidenza. Una sera d’estate eravamo insieme. Faceva così caldo che mia moglie non portava calze. Quando siamo rientrati a casa si spogliò per mettersi a letto; si tolse tutti i vestiti, ad eccezione dei suoi sandali a lacci e tacchi alti. Si mise a girare, tutta nuda, con le sue scarpe sexy. E all’improvviso mi apparve cone la più sexy delle donne. Mi scatenai, e le feci l’amore con una passione che non avevo mai provato fin dalla nostra luna di miele».
La moglie aggiunse: «Ora è tutto tornato come una volta. Non mi disturba che Howard voglia che io cammini tutta nuda, con i miei sandali a tacchi alti, prima di andare a dormire. Non compro altre calzature. Più è sexy, meglio va».
Caso eccezionale? Niente affatto. Ricordiamoci i commenti di Gypsy Rosé Lee a proposito degli spettatori delle prime file, che la vista delle sue scarpe sexy rendeva folli. L’immagine magica non è dovuta solamente alla calzature sexy, ma anche all’effetto operato sullo spirito degli uomini da calzature che danno alla donna un’aria più sensuale.
«Le calzature possono provocare piacere più che un semplice comfort passivo», dice Renbourn. «Il piacere è una sorta di stato emozionale che può dipendere dall’impatto di una parte particolare del corpo sullo spirito […]. La vista di un piede o della sua calzatura, il rumore di un passo o il ticchettio di un tacco alto, l’odore naturale del vestito o della pelle incitano molte persone a una condizione di piacere erotico. Se il comfort è una impressione sensoriale, il piacere è sensuale».
Immagini sessuali per via pubblicitaria
Uno dei più antichi annunci pubblicitari risale circa a duemila anni fa. Per vendere la sessualità, esso ricorreva al piede. Nel corso di recenti scavi nell’antichissima città di Efeso, venne scoperta una strada lastricata. All’inizio, una placca di marmo rappresentava un’impronta di piede ed a fianco la forma nuda di una bellezza femminile. Un messaggio informava il passante che se era alla ricerca di piaceri sessuali, non aveva che da seguire l’impornta dei passi che lo avrebbero condotto a ragazze voluttuose in una casa chiusa sul fianco sinistro della via.
Ciò non aveva niente di straordinario. Il piede ha sempre avuto un ruolo simbolico nel linguaggio. Nella scrittura ideografica azteca l’impronta del piede indicava le strade. Nei geroglifici egiziani il piede e la gamba indicavano la lettera B.
Nel corso dei decenni, negli Stati Uniti, gli annunci pubblicitari erano monotoni, mancavano di immaginazione e consistevano in frasi banali come: «Per camminare confortevolmente», «La moda è in movimento», «Fabbricazione superba», ed altri dello stesso genere. O i fabbricanti di scarpe rifiutavano per puritanesimo di considerare le realtà erotiche inerenti al piede, o ignoravano del tutto la loro esistenza.
In seguito, essi hanno cominciato ad abbandonare questa castità commerciale e a scoprire ciò che le donne e gli uomini sanno da secoli : che la maggior parte delle calzature vengono comprate per ragioni di attrazione sessuale. Essi al presente aggiungono più intenzioni romanzesche e di realtà sensuale alla loro pubblicità. Per esempio, nel 1974, un fabbricante di calzature femminili ha tentato un esperimento. Scelse quattro dei suoi modelli più graziosi. Per farli conoscere, lanciò una campagna a Filadelfia, un’altra a Chicago. Ad entrambe fu attribuito lo stesso budget.
A Chicago, l’annuncio era così formulato : « Entrate nella primavera con eleganza » e comportava foto di scarpe, prezzi, ecc. A Filadelfia, la formula pubblicitaria era la seguente : «Che questa moda sensuale faccia che la primavera sia per voi sexy». La vendita fu cinque volte più rimarchevole che a Chicago. Oggi, moltissime marche di calzature portano nomi italiani per dare loro un’aria esotica : Cellini, Italiano, Da Vina, Pallizzio, Tappani, Bandolino, Andiamo, Rossini, De Angelo, Medici, d'Antonio, Capezio, Paparelli, Boccaccio, Amalfi, etc. Nessuna di questa calzature è fabbricata in Italia. Poco importa. Ciò che conta, è che gli Americani (e non solo) associano le calzature italiane con il flirt, con qualcosa di seducente e di libidinoso.
Alcuni fabbricanti americani provano anche ad introdurre un elemento sensuale (come si fa per i prodotti di bellezza) nella loro etichetta: Micino, Carezza, Letto di piume, Vagabondo, Fruscio d’Angelo, Stringimi forte… Cominciano quindi timidamente a muovere i loro piedi nel mare dell’erotismo e a prendere le distanze dai marchi che esistono ancora e che hanno l’aria di essere stati confezionati dalle figlie della Rivoluzione americana – e che si chiamano Confort dell’arco, Posizione equilibrata, Passo morbido, Croce Rossa, Stile di Dama, Dolce cammino.
Alcuni fabbricanti di calzature da uomo rischiarano ugualmente i loro annunci con una luce sessuale. Per esempio, Bare Foot Gear lancia questa pubblicità: «Sensualità in calzature sportive». Le calzature Crosby Square: «Supermaschile». After Six Formai Wear presenta scarpe di cuoio con nodi di grana grossa: «Se le portate in ufficio, preparatevi a essere seguiti da una quantità di bisbigli».
Un annuncio pubblicitario di Weinbrenner Shoe Company ha per titolo : «Elisabetta, la Regina Vergine, non si è innamorata di un novellino: Sir Walter l’ha sedotta con il suo mocassino Weinbrenner». Volare, che importa calzature italiane, marca il tacco con una V. Al fianco, una donna con un seno enorme oltraggiosamente scollato. Una marca bostoniana esibisce una coppia allacciata. L’uomo porta un pantalone e delle scarpe, e la ragazza è completamente nuda ; il manifesto ha per titolo : «Non amereste forse essere nei suoi piedi?» Una rivista preparata da The Sanders Company Advertising, El Paso, Texas, mostra un paio di calzature da cow-boys – al di sopra una ragazza molto sexy, dai seni nudi: «Ne ho un paio per voi?»
Una pubblicità di espadrillas espone una ragazza in bikini che tocca col suo piede nudo la gamba del suo cavaliere sotto la tavola, mentre bevono dei cocktails sulla spiaggia: «Per quelli che vogliono continuare a divertirsi quando il gioco è finito». In Play-boy, Viner Brother’s mostra una ragazza nuda, i piedi in pantofole maschili, che dice : «Il mio play-boy non porta che queste» . International Shoe Company dichiara : «Con una simile scarpa, è impossibile che lei resista» .
Anche la calzatura da donna entra apertamente sulla scena sessuale. Desco, Shoe’s Shennanigans annuncia : «Le ragazze che portano delle Shennanigans si divertono di più». American Girl lancia i suoi modelli a lacci con suola rinforzata : «Dorsi nudi e posteriore dolce». Williams Shoe Manifacturing Company presenta i suoi stivali importati: «Arrivano gli Europei sexy». Jordan Marsch lancia le sue calzature dalle suole capitonné : «Non amatemi soltanto per il mio corpo. Amatemi anche per le mie suole» . Una pubblicità di Sbicca mostra una donna in un negozio di scarpe che rifiuta ciò che le viene presentato. Il venditore si volta verso il padrone e gli dice : «Vuole un modello più sexy».
Nel numero di Cosmopolitan del marzo 1973, Joyce Shoe Company esibisce una pubblicità in colore, di quattro pagine. Dieci coppie di giovani uomini e donne, totalmente nudi in un giardino dell'Eden il cui prato è disseminato di calzature. « Le calzature Joyce conoscono le buone ragioni che avete di togliervele ».
Tolulouse, rivista di calzature di lusso a Cedarhurst, New York, preparò un annuncio illustrato che doveva figuare sul manifesto di un concerto al Nassau Coliseum. Questo annuncio era redatto come segue : «Sono molti coloro che non si tolgono mai le scarpe comprate da Toulouse » . La direzione del Coliseum la rifiutò : «E’ evidente», disse, «che le gambe alle quali appartengono questi piedi sono in una posizione di copulazione».
Nel 1973, Linda Lovelace, discussa star del film Deep Throat, fece il suo debutto alla televisione in una serie di trasmissioni commerciali per una catena di negozi di calzature a suole spesse; sussurrava: «Sono Linda Lovelace e so ciò che desiderate». Il tema di questa serie commerciale era il seguente : «Per gli uomini che sanno quello che vogliono».
I professionisti della calzatura hanno scoperto che la sessualità non è soltanto una attività accessoria, dopo le ore di lavoro, ma impregna i prodotti che vendono ed i motivi per i quali si comprano e si indossano le calzature. Se essi riconoscono, come hanno fatto i fabbricanti di prodotti di bellezza, che la moda è un’illusione sensuale, vedranno che il consumo di scarpe per ogni persona prenderà uno slancio enorme. Gli stilisti hanno sempre creato un’arte podoerotica che il pubblico ammira. Al presente, i fabbricanti e i dettaglianti possono orientarsi verso la pubblicità podoerotica alla quale i clienti sono sensibili.
CAPITOLO IX - Artisti podoerotici
Si sente spesso dire: «Chi ha inventato, insomma, tutti questi modelli di calzature ridicole?» Ma esse non hanno niente di ridicolo. Le scarpe non sono destinate a soddisfare i capricci dello stilista – sono destinate a vendersi, e per questo occorre che esse siano sessualmente comunicative e che esprimano il silenzioso linguaggio podosessuale e psicosessuale che parla ogni individuo.
Negli Stati Uniti, ogni anno l’industria della calzatura introduce circa 250.000 modelli che presentano differenti varietà di forme, di colore, di materia prima, di tacchi e di ornamenti. Sono stati selezionati tra due milioni di schizzi e di progetti. Circa il 90% di questo flusso torrenziale obbedisce a un solo obiettivo : interessare sensulamente la clientela.
Il successo è indubbio. L’Americano medio – o l’Americana – riconosce che ha un armadio a muro pieno di calzature, ma continua a comprarne di nuove. Dal punto di vista utilitario, due paia a persona e all’anno sarebbero sufficienti. Ma la moda solleva sempre la sua testa sexy e un serpente persuasivo provoca il pubblico a mordere l’esca e a comprare in media più di cinque paia per persona. Ed è esattamente ciò che si augura il pubblico. Questi modelli «ridicoli», li compra semplicemente per soddisfare un insaziabile appetito di afrodisiaci podoerotici.
Eppure gli stilisti non possono mai decretare una moda, o forzare il pubblico a comprare qualcosa contro la sua volontà. Per esempio, le suole appuntite introdotte alla fine degli anni 40 sono state rigettate. Ma, meno di dieci anni più tardi, apparve un nuovo stile di vita e nuove disposizioni sociali, e le suole appuntite conobbero una voga enorme. A dire il vero, i modellisti innovano poco. La loro funzione principale consiste nel riflettere l’umore e lo stile della società contemporanea.
Ciò che viene chiamata nuova moda non è che una nuova pagina del calendario del sex-appeal. La specie umana non può conservare a lungo gli stessi gusti e gli stessi costumi. E’ per questo che abbiamo i cicli della moda. «L’arte produce delle cose brutte, che divengono spesso belle nel tempo. La moda produce delle cose belle che divengono sempre brutte nel tempo», ha detto Jean Cocteau. Così i cambiamenti si producono perché la moda precedente ha perduto la sua attrattiva, ed ha bisogno di altri stimolanti.
Gli stilisti dell’abbigliamento hanno il corpo intero come campo di lavoro. Essi possono modificare la moda e valorizzare tanto questa parte, tanto quella. Ma gli stilisti della calzatura sono limitati solo a una piccola regione erogena. Nonostante ciò, arrivano a fare cose meravigliose cambiando l’altezza del tacco, la forma della scarpa, il taglio della tomaia, le suole sottili o spesse, le punte affilate o arrotondate, l’ingegnoso accostamento dei colori e gli effetti esotici delle ornamentazioni. Per mezzo della loro arte podoerotica essi mantengono l’interesse sessuale della calzatura e dell’organo erotico che essa ricopre.
Ma la calzatura contribuisce anche, in maniera importante, ai cambiamenti della moda in generale e all’interesse erogeno del corpo nel suo insieme. Allorquando la moda sottolinea le natiche, il tacco deve essere alto per accentuarne l’illusione. Se è in volga la silohuette lunga, la calzatura dovrà essere stretta ed appuntita con tacchi come spilli.
Esiste, sembra, una sorta di fenomeno biologico e sociale che provoca periodicamente un cambiamento importante nella moda della calzatura e dell’abbigliamento. In effetti, ogni dieci anni ha luogo una brusca modificiazione della « temperatura sessuale » della società. Queste temperature sessuali si alternano, dal caldo al freddo, con una sconcertante regolarità.
Per esempio, i bollenti anni Venti furono seguiti dalla depressione degli anni Trenta e da una tregua. Gli anni Quaranta, con lo scoppio della guerra, generarono un decennio di grande turbolenza. Poi vennero i tranquilli anni Cinquanta. Gli anni Sessanta, fedeli allo schema del movimento, esplosero in differenti forme di protesta sociale e di violenza. E gli anni Settanta hanno riportato un clima più temperato.
Se si getta uno sguardo sulla moda di ciascuno di questi periodi di una decina d’anni, si percepisce che essa ne riflette le temperature sessuali ed emozionali. Compariamo la moda dei caldi anni Venti con quella dei calmi anni Trenta. Compariamo i costumi e le temperature sessuali di questi decenni. I contrasti sono dirompenti, anche per la moda. I buoni stilisti annunciano di conseguenza il clima sociale. Il loro successo dipende dal fiuto che essi hanno per prevedere i cambiamenti delle correnti sessuali e delle turbolenze della libido.
Spingiamo oltre la nostra analisi. La maggior parte delle nazioni o delle culture appartengono ad alcone categorie di termometro sensuale, che determinano lo stile della calzatura che esse portano. Prendiamo ad esempio i Paesi latini, come l’Italia, la Spagna, il Messico, le Antille, i Paesi dell’America del Sud e dell’America centrale. Presso di essi la calzatura ha una carattere esotico, sensuale, anche nella maniera di portarlo; è più colorata, più visibile. Lo stile riflette il temperamento caloroso, vibrante, il sentimento estetico. I Paesi latini hanno sempre insistito sull’aspetto virile degli uomini e sulla sensualità delle donne, Non è per caso se la più gran parte delle innovazioni nel dominio della calzatura ci vengono dall’Italia, dalla Spagna o da altri Paesi meridionali. Essi associano la libido alla loro calzatura. L’esempio seguente è particolarmente sorprendente.
Subito dopo la Seconda Guerra mondiale l’Italia era, tra gli altri Paesi d’Europa, in una situazione economica disperata. Erano numerosi coloro che camminavano a piedi nudi, o con delle scarpe in pessime condizioni. Gli Stati Uniti inviarono due cargo di buone scarpe americane, solide e pratiche. Il governo italiano fu imbarazzato e, esprimendo il suo rammarico, fece sapere di essere in obbligo di restituire il generoso dono. A dispetto delle sue difficoltà, la popolazione rifiutava di portare queste calzature americane, robuste e senza sesso ; esse erano contrarie al gusto della loro cultura ; essi preferivano ancora andare a piedi nudi.
Al contrario, se prendiamo i Paesi freddi come l’Inghilterra, la Germania, la Russia o la Scandinavia, vi troviamo uno stile di calzatura monotono, senza immaginazione, riflesso di un temperamento riservato e di un livello nettamente più basso del termometro sociosessuale. Gli stili denotano qui un’inibizione degli stati emozionali. Esistono differenze di temperature sessuali, e di conseguenza di stili nello stesso Paese. In Canada, per esempio, si portano dei modelli molto più esotici e fantasistici nel Quebec francese piuttosto che nell’Ontario britannico.
E qual’è l’aspetto della calzatura in America ? Essa ha tradizionalmente tendenza ad avvicinarsi alle culture «fredde» piuttosto che alle culture «calde». Ma essendo la popolazione poliglotta, ne risulta un miscuglio di culture diverse. I gruppi etnici (che sono importanti) conservano le loro preferenze distintive, mentre gli Americani «anglicizzati» pendono verso gli stili classici e tradizionali. Chi sono gli stilisti che creano ogni anno questa sovrabbondanza di scarpe di marca? La maggior parte sono uomini, non solo in America ma nel mondo intero. Questo è dovuto non al fatto che essi hanno più talento delle donne, ma alla tradizione. A dire il vero, gli uomini hanno il desiderio psicosessuale di vestire e di svestire le donne dai piedi alla testa. Se, per mezzo delle loro toilettes, le donne vogliono attirare gli uomini, lo stilista considera come un diritto ed un dovere disegnare e scegliere ciò che esse indossano per piacere a lui. E la maggior parte delle donne ne sono soddisfatte.
Questi stilisti maschi non sono misogini, e non hanno desiderio di punire le donne prendendosela con i loro piedi. Essi sono dei fantasisti podoerotici che sono felici di trasformare le loro illusioni sulla bellezza del piede in realtà sensuali. Mi ricordo di una conversazione che ebbi negli anni ’50 con André Perugia che per venti anni fu considerato come il più eminente calzolaio d’Europa. "Quasi tutte le donne", mi disse, "sono non solo coscienti dei loro piedi, ma ne sono coscenti sessualmente. Esse sanno che un bel piede è un elemento della bellezza femminile. Ma siccome il piede è quasi sempre nascosto., è la scarpa che crea l’illusione sensuale. Il vero segreto della creazione del modello è di accentuare il potere sensuale del piede".
La creazione dei modelli non è un fenomeno esoterico o bizzarramente capriccioso. E’ una forma d’arte. Soltanto che questi artisti devono fare i conti con le realtà commerciali. Una creazione può essere originale e bella; se essa non vende, è senza valore. E per vendersi, bisogna che essa abbia caratteristiche sessualmente attraenti. Lo stilista non è dunque un semplice artista, ma un artista specializzato nell’arte podoerotica.
Tutti gli stili delle calzature hanno un’origine sessuale
Come un piccione viaggiatore che, messo in libertà, ritorna istintivamente alla sua destinazione naturale, ogni modello sprigiona un carattere sensuale per adempiere la sua missione che è di trasmettere richiamo sessuale.
La parola inglese shoe viene dall’anglosassone sceo, che voleva dire «coprire». Con l’apparizione della civiltà, l’idea di coprire prese un senso sessuale. Era ricoprire una parte erogena, nello stesso modo in cui il vestirsi serve a circondare il corpo di mistero e ad accentuare l’attrazione sessuale. E ogni modello di calzatura è semplicemente una sorta di rivestimento particolare o di illusione sensuale per l’organo erotico che gli sta sotto.
Ora, ironia e paradosso, i milioni di «nuovi» modelli di calzature che escono ogni dieci anni rispondono tutti a otto categorie fondamentali : stivaletto, Oxford o scarpa da città, sandalo, mocassino, scarpino, ciabatta, scarpa a berretta, zoccolo. Inoltre, la meno antica di queste otto categorie da cui sono usciti tutti i nostri modelli attuali, data più di trecento anni. Si resta stupefatti di fronte all’ingegnosità apparentemente infinita degli stilisti che presentano milioni di versioni differenti di queste otto categorie di base, e che donano così alla moda della calzatura una freschezza stupefacente e costante.
Queste otto categorie furono, all’origine, concepite dagli uomini e per essi. Non una sola fu disegnata da essi per una donna.
Di primo acchito sembra che vi siano più di otto categorie di base: ma al di fuori di queste tutto non è che adattamento o varietà. Per esempio, gli stivaletti allacciati sono i germogli dell’Oxford (scarpa da città), lo scarpino ha generato la calzatura a berretta, o a cinturino sul collo del piede o sul posteriore, le calzature a suola rinforzata e spessa sono tutto sommato delle galosce, le calzature senza contrafforte con tacchi alti sono delle varietà dell’antica ciabatta.
Ma se tutte queste categorie sono state in origine concepite dall’uomo per l’uomo, le donna gli ha succeduto, e ha mostrato ciò che può fare l’ingegnosità. Essa era d’altra parte in vantaggio, poiché il piede femminile è molto più erotico del piede maschile. Si impadronì delle fiere creazioni dell’uomo, le femminilizzò e dette ai suoi modelli dei poteri sensuali molto più grandi. Dopo di allora, l’uomo ha gli occhi fissi sui piedi che lui ha calzato.
Gettiamo uno sguardo rapido sull’origine di queste otto categorie tipo, e vediamo se dei motivi sessuali sono stati determinati all’inizio, o acquisiti in seguito.
L’OXFORD (CALZATURA BASSA A LACCI)
Questo stile vide la luce a Oxford, Inghilterra, nel 1640 – è il più "giovane" delle otto categorie tipo. Ma esso non conobbe una grande voga, finché i "dandies" e gli studenti dell’università non l’adottarono nel 1740 (non fece la sua apparizione negli Stati Uniti che nel 1898).
Quest calzatura era destinata a servire in qualche modo come corsetto per il piede, che pareva più piccolo, nello stesso modo in cui il corsetto offre l’illusione di una taglia sottile e giovane. E’ in realtà il corsetto a lacci che ha inspirato la calzatura Oxford, avendo l’una e l’altra come scopo di rinserrrare una parte particolare dell’anatomia per darle un aspetto più piccolo, più giovane, più arcuato.
IL SANDALO
Il sandalo è sempre stato uno dei modelli più sexy, specialmente nella versione molto femminile con tacchi alti. Esiste da seimila anni. La radice del termine viene da sanis, che designava una piastra di cuoio alla quale era attaccata una semplice correggia per tenerla al piede. Talvolta un sassolino o granelli di sabbia si infiltravano tra il cuoio e il piede. In latino, scrupulus voleva dire "sassolino". I Romani comparavano i rimorsi di coscienza con la presenza di un sassolino nel sandalo – da cui il termine "scrupolo".
LO STIVALE
Questa forma esiste da 4.500 anni. All’origine era una calzatura con cui si portavano gambali separati. Più tardi i gambali vennero attaccati alla calzatura, che divenne lo stivale. Poi si pensò di decorare e di svasare la parte superiore, che assomigliava a un secchio. I Francesi gli dettero il nome di butt (che vuol dire "secchio d’acqua"), parola che divenne boute e finalmente boot. Nel diciannovesimo secolo, i marinai che scendevano a terra riempivano i loro stivali di merci proibite. Da cui il termine bootlegger (contrabbandiere).
IL MONK (Sandalo del monaco)
E’ una scarpa bassa, ampiamente aperta, con una grande linguetta e una correggia che attraversa il collo del piede, attaccata a una boccola sul fianco. Questo stile popolare tra gli uomini fu inventato in un monastero delle Alpi nel XV secolo ; fu portato principalmente dai monaci attraverso l’Europa. Ma quando fu adottato dalla popolazione civile, essa lo sessualizzò : fu ornato di boccole visibili, di ricami colorati e di gioielli. La linguetta era pieghettata o attorcigliata, per evocare il fallo. La larga correggia che serrava il collo del piede lo faceva sembrare più piccolo e più sensuale. Così i monaci stessi sono stati incapaci di conservare alla loro calzatura l’aspetto del celibato ecclesiastico.
IL MOCASSINO
E’ il più antico rivestimento che piede che si conosca. La sua origine rimonta a quindicimila anni fa. La sua forma primitiva consisteva in una semplice striscia di cuoio grossolanamente conciata, che avviluppava il piede – ma non conservò a lungo la sua semplicità.
I mocassini delle tribù indiane del Nord e del Sud dell’America erano e sono ancora decorate da perle, frange, conchiglie, intagli e decorazioni. La maggior parte dei primi mocassini avevano suole molli. La morbidezza del cuoio dava al piede una sensazione tattile gradevole. Pochi mocassini oggi hanno un uso puramente utilitario. Si dona loro «stile» con decorazioni variate, che attirano l’occhio.
LO SCARPINO
Esso risale a parecchi secoli fa ed è ancora in voga. Inizialmente fu una semplice pantofola che si portava in casa – persone poco curate si misero a portarla per uscire, cosa che era piuttosto malvista, da cui l’espressione « trascinarsi in ciabatte ».
Nel 1836, in Inghilterra, vennero inventari i soffietti elastici, che permisero alla calzatura di aderire al piede e di avere una linea più elegante. Vennero aggiunte, poco per volta, corregge, bottoni, boccole e nodi. E li si fabbricò con pelli esotiche. Per gli uomini come per le donne venne accresciuta l’altezza del tacco. Così divenne una calzatura che abbelliva il piede e gli donava un aspetto sensuale.
Lo scarpino aveva ora una grande seduttività, poiché essendo ben aggiustato accentuava i contorni del piede. Molto scollato, permetteva una vista molto suggestiva delle dita del piede. Lo scarpino d’Orsay, molto svasato sui fianchi, esponeva l’arco plantare e i movimenti sinuosi del piede. Fu disegnato e concepito dal conte Alfred Guillaume d’Orsay, dandy europeo della prima metà del XIX secolo. Le donne adottarono questo scarpino delicato che resta ancora oggi uno dei modelli più sexy, particolarmente quando è portato da una donna elegante che lo mette in valore.
LA MULE (Pantofola)
Semplice pantofola, agli inizi, piatta, senza contrafforti, portata dai Sumeri. Essi la chiamavano mulu, ovvero « calzatura da interni ». Numerosi secoli dopo, gli italiani le aggiunsero un tacco sagomato. Il piede era così posato su un piedestallo e a metà scoperto. Sotto questa forma, questa calzatura continua ed essere portata nel mondo intero e spesso in abito da sera. Talvolta si aggiunge una staffa che regge il tallone. A metà aperta e a metà chiusa, essa obbedisce allo stesso principio di un vestito trasparente.
LA GALOSCIA (zoccolo)
E’ una forma di origine antica. Nella sua versione originale, essa riposava su una suola di legno sopraelevata, nello scopo di innalzare colui e colei che la portava, ovvero di aumentare la sua importanza e il suo richiamo sessuale.
In Giappone era conosciuta nei secoli con il nome di géta, con una suola da cinque a venticinque centimetri. In Europa, viene chiamata sabot (zoccolo). All’inizio della rivoluzone industriale in Europa, gli operai francesi e belgi insorsero contro le macchine che minacciavano il loro pane quotidiano. Lanciarono i loro zoccoli contro queste macchine per distruggerle e renderle inutilizzabili – da cui il termine «sabotaggio». Le galosce restano alla moda, e spesso tra le giovani donne, a cui «allungano» le gambe e alle quali danno un’aria sexy.
E’ impossibile dissociare la sessualità dalla calzatura. La cintura di castità aveva una funzione utilitaria, la si spiegava con la sessualità. E’ la stessa cosa per la calzatura. Essendo il piede un organo erotico, la calzatura che lo ricopre deve avere uno scopo simbolicamente sessuale. Il ruolo dello stilista è dunque quello di creare l’arte podoerotica.
Ma non tutte le calzature esprimono un simbolismo erotico. L’attrazione sessuale della calzatura deve rispondere alla personalità psicosessuale dell’individuo. E’ la ragione per cui c’è una moltitudine di generi e di stili. Per ciò che concerne la donna, vi sono differenti tipi di calzature: sexy – senza sesso – neutre – bisessuali. Per l’uomo – sensuali – ostentatorie – eunuche – mascoline e virili. I due capitoli seguenti vi permetteranno di determinare la categoria che risponde al meglio alla vostra personalità.
CAPITOLO IX - Calzature sexy, senza sesso, neutre e bisessuali
Ogni calzatura femminile appartiene ad una di queste quattro categorie: sexy – senza sesso – neutra – o bisessuale. Ognuna tra esse risponde a una personalità psicosessuale. Accade che una donna operi un capovolgimento completo delle sue disposizioni naturali in particolari occasioni, e di conseguenza nella scelta delle sue calzature. Per esempio, se ella porta abitualmente calzature neutre, metterà calzature sexy per una serata in cui avrà desiderio di essere particolarmente elegante. Ma le le calzature che porta correntemente indicano con certezza la sua vera personalità e il suo comportamento psicosessuale.
Qual’è il catattere distintivo di ciascuna di queste categorie? E delle persone che le portano? Cosa ci rivela ciascuna di esse sulla donna?
Calzature sexy
Le calzature sexy manifestano il desiderio di essere ammirate sensualmente. Circa duecento anni fa un certo modello francese era stato battezzato Veniteci a vedere. Il contrafforte era tagliato e ornato di gioielli, e il tacco dipinto di color vivo. Questo stile era destinato ad attrarre lo sguardo dell’uomo e ad incitarlo a seguire la donna dopo il suo passaggio. In tutta l’Europa delle donne adottarono questo stile briccone che regnò a lungo. Oggi, le calzature senza contrafforte e a tacchi alti, in genere decorate, si ispirano alla medesima idea. Esse esprimono il medesimo messaggio : « Seguitemi, signore ».
I fabbricanti evitano abitualmente di utilizzare il termine sexy o da «cacciatrice di sguardi » nella loro pubblicità, e preferiscono termini più riservati. Le donne portano calzature sexy unicamente perché gli uomini le trovano sessualmente attraenti. Il fabbricante di scarpe Harold Quimby lo ha detto in versi:
«C’era una ragazza a Sandy Hook. / Le sue caviglie erano civettuole e curate. / Portava calzature rosse allacciate / per eccitare i ragazzi. »
Ma le calzature sexy non sono appannaggio esclusivo di call-girls, cacciatrici di sguardi e ninfomani. Se ne vedono ogni giorno nelle vie centrali o in periferia.
«Una delle dame più di classe che io conosca» dice lo stilista Herman Delman «sceglie un sandalo molto scollato, che lasciava il piede quasi nudo, rosso, verde o di altro colore vivo. E’ quello che si definirebbe una calzatura sexy. Ma, bizzarramente, quando questa cliente porta simili modelli, ha sempre l’aria di una dama perfettamente di classe». Di conseguenza, una persona che ha classe può portare calzature sexy e provocanti senza per questo assomigliare a una cacciatrice di sguardi. E’ il caso di milioni di donne, ogni giorno. Se la calzatura accresce il fascino sexy dell’immagine, è necessario che colei che la porta sappia
valorizzarla. Alla fine degli anni 50, nel corso di una trasmissione molto popolare, «You bet your Life», Groucho chiese a un venditore :
«Qual’è la cosa più sessualmente eccitante nella calzatura femminile, oggi?»
«Brigitte Bardot», gli rispose il commerciante.
Qu'est-ce qu'une chaussure sexy? La célèbre modéliste Beth Levine en donne la définition suivante : « C'est une chaussure qui indique la personnalité de celle qui la porte, ainsi que sa sensualité. C'est l'effet que produit la chaussure sur le cou-de-pied, la cambrure. La hauteur du talon et le toucher des matériaux sont importants. » Et elle ajoute : « Quand la chaussure est sexy, les affaires vont bien. »
II y a différents degrés dans la sensualité d'une chaussure. Les chaussures sexy sont subtilement erotiques tandis que les chaussures d'allumeuses sont outrageusement sexuelles. Jayne Mansfield, symbole sexuel des années 1960, en choisissant ses deux cents paires de chaussures, n'avait qu'une idée en tête, la valeur de leur sex-appeal. Pour elle, elles étaient sexy mais non provocantes. Comme toute parure, les chaussures, déclarait-elle, «doivent suggérer la sexualité mais ne pas la hurler ».
Che cos’è una calzatura sexy ? La celebre stilista Beth Levine ne dà la seguente definizione : «E’ una calzatura che indica tanto la personalità di colei che la porta quanto la sua sensualità. E’ l’effetto che produce la calzatura sul collo del piede, l’arco. L’altezza del tacco e la tattilità dei materiali sono importanti». Ed aggiunge : «Quando la calzatura è sexy, le cose vanno bene».
Vi sono differenti gradazioni nella sensualità di una calzatura. Le calzature sexy sono sottilmente erotiche, mentre le calzature delle donne provocanti sono oltraggiosamente sessuali. Jayne Mansfield, simbolo sessuale degli anni ’60, scegliendo tra i suoi duecento paia di scarpe, non aveva che un’idea in testa, il valore del loro sex-appeal. Per lei, esse erano sexy ma non provocanti. Come ogni parure, le calzature, diceva, «devono suggerire la sessualità ma non urlarla».
Don Lopez, stilista-creatore di Hollywood, fa questo commento: "Non c’è nulla di così attraente per un uomo di una caviglia ben tornita ed un piede meravigliosamente calzato. La calzatura è il quadro di una delle grazie più irresistibili della donna, i suoi piedi".
Rita Lydig, che occupò un posto importante nella società ricca del primo quarto del XX secolo, e che era conosciuta per la stravaganza delle sue toilettes, aveva centinaia di paia di calzature, quasi tutti sexy e tra cui alcuni modelli erano stati creati per lei. Collezione talmente straordinaria che nel 1970 il New York Metropolitan Museum ne presentò un’esposizione. La signora Lydig poneva questo principio: "Secondo me, la sessualità comuncia comincia con il piede. E’ a partire da esso che una donna comincia ad ornarsi. Una calzatura che non ha sex-appeal è come un albero senza foglie".
Saul Steinberg, che fu a lungo un caricaturista celebre sulla scena contemporanea, ha fatto ricorso a modelli voluttuosi per presentare le donne. "Le calzature", dice, "sono sempre sessualmente aggressive".
Quali sono i dettagli particolari che danno un aspetto sexy alla calzatura femminile?
IL TACCO
Più il tacco è alto, stretto e ritorto, più esso è sexy. In tal modo il piede pare più piccolo, l’arco più pronunciato, la gamba più lunga e più sagomata, le anche e le cosce hanno movimenti più bilanciati.
IL PROFILO
Le calzature sexy hanno un profilo aderente che accentua la forma del piede e il suo movimento sinuoso.
I MATERIALI
Alcuni materiali hanno un aspetto sensuale per chi guarda, e danno un’impressione sensuale a colei che indossa la calzatura. Alcune pelli hanno in particolare questa qualità, come la pelle di capretto, di vitello, di lucertola, di serpente, certi tessuti trasparenti.
I COLORI
Alcuni colori hanno degli effetti sensuali sulla calzatura, in modo particolare le tinte vive e crude che "urlano" perché si senta il loro richiamo sessuale.
LA FORMA DELLA PUNTA
Appuntita o conica, è un simbolo fallico indiscutibile. Le punte quadrate, arrotondate o tozze, anche se sono alla moda, desessualizzano il piede della donna. E’ il motivo per cui le calzature femminili hanno, quasi sempre e quasi ovunque, punte affusolate. Snelliscono e sessualizzano il piede.
SEMI NUDITA’
La calzature sexy sono spesso scoperte. Esempi: sandali allacciati, scarpine a tallone scoperto, scarpine d’Orsay molto aperte sui lati, pantofole con aperture sul dorso che mostrano la separazione delle dita del piede. Tutti questi generi offrono l’impressione che si sia semisvestiti. Si parla di una calzatura scollata come si parla di un vestito scollato. Il profilo del dorso rimpiazza la linea dei seni, e non esiste che sulle calzature femminili. Come l’abito, la calzatura può essere più o meno scollata, a V, arrotondata o quadrata. Un vestito sexy rende evidente la separazione dei seni. Una calzatura sexy rende evidente la separazione delle dita del piede.
Lo stivale altissimo aderente alla gamba è una delle calzature femminili più sexy .
Kenneth Jay Lane, disegnatore di moda, assistette alle riprese di un film di Greta Garbo in cui lei portava lunghi stivali aderenti. Ebbe, dice, l’impressione di qualcosa di lubrico. Questa reazione è molto più frequente tra gli uomini di quanto non si creda. Alla fine degli anni Sessanta, in un’epoca in cui gli stivali conoscevano una voga straordinaria, a centinaia di migliaia gli uomini trovarono un passatempo erotico nel guardare passare nella strada donne calzate con stivali. Le donne sono ben consapevoli di questa reazione maschile ed è la ragione per la quale questo genere di calzature resiste a tutte le epoche. La tenutaria di un grande e lussuoso bordello di Atlanta esige dalle sue ragazze che portino alti stivali aderenti fino al ginocchio quando sono al « lavoro ». Scrive in un giornale regionale clandestino : «Niente, neanche l’alcool, eccita un cliente, infiamma il suo desiderio, come la vista di ragazze seminude che si pavoneggiano con stivali sexy. Ci sono uomini che confessano di andare in erezione guardandole».
Leathem scrive : «C’è sempre un interessante conflitto sessuale quando qualcuno (in modo particolare un uomo) vede una donna molto femminile adottare alcuni generi di abbigliamento maschile... Gli stivali accentuano la sensualità di una donna, non la sua bellezza. Ogni donna calzata con gli stivali con la loro aria arrogante dà l’impressione di avere in mano uno scudiscio e di invitare a dei piaceri masochisti – più lo stivale e il tacco aono alti e più questa donna sprigiona erotismo. Lei è sadica, le sue vittime sono masochiste e da tutta la sua persona emana una sorta di tensione sessuale in cui si mescolano piacere e sofferenza».
Non è una pura coincidenza se, alla fine degli anni Sessanta, l’enorme popolarità degli stivali alti ed aderenti corrispondeva alla nascita del movimento di liberazione della donna che aveva per motivo non tanto l’emancipazione, quanto un bisogno più o meno inconscio di vendicarsi dello sciovinismo maschile. Nessun articolo di abbigliamento esprimeva meglio questa nuova aggressione femminile, che la moda erotica delle scarpe. Numerosi uomini gustarono allora un segreto piacere masochista.
Chi porta calzature sexy? Ogni donna che voglia avere del sex-appeal ed essere seducente. Jayne Mansfield diceva: "Io scelgo le mie scarpe con la stessa cura dei miei prodotti di bellezza, poiché le mie scarpe attirano l’attenzione sui miei piedi. Più che gli Americani, gli Europei considerano che i piedi della donna, sono parte della sua attrattiva sessuale. Forse perché gli Americani dimenticano che i loro piedi sono una delle loro grazie più potenti".
Una donna che indossa calzature sexy cerca certamente di trasmettere un messaggio sessuale. Ella vuole essere rimarcata ed ammirata per la sua femminilità e la sua sensualità. Le sue calzature rivelano segretamente i suoi sentimenti e le sue attitudini, che ella non oserebbe forse esprimere apertamente. Nel corso dei secoli le donne hanno inviato questi segnali sessuali attraverso l’intermediazione delle loro calzature, e gli uomini non ne sono stati ingannati.
Calzature senza sesso
Le calzature senza sesso sono le calzature dette «confortevoli» o «ortopediche», riservate ai «piedi sensibili», o come le si chiama commercialmente, «di stile corrente per le signore anziane». Che cos’è una calzatura senza sesso ? E’ una calzatura scialba, cupa, senza brillanza, dal tacco piatto, che ha un aspetto mascolino, dall’estremità a bulbo, chiusa, generalmente nera, senza ornamenti, essenzialmente pratica. Sprovvista di personalità e di femminilità, questa calzatura, alla quale è stato tolto ogni carattere sensuale, è per così dire castrata, esattamente come un dente devitalizzato.
Talvolta le cose, a proposito della calzatura senza sesso, sono spinte all’estremo. Per esempio la scarpa «spaziosa» che viene venduta fino a cento dollari il paio. E’ confortevole, certo. Ma si può dire altrettanto dei doposci. Treadeasy Shoe Company le presenta alla clientela con queste parole : «Brutte da vedere ma magnifiche da portare». Questa scarpa «spaziosa» è in genere allacciata sul fianco, ha un tacco piatto e una punta larga – senza colore, e rigorosamente utilitaria. Questo modello è stato probabilmente creato da Dio in un giorno di collera.
Una versione più recente, il modello Earth (Terra) la cui subitanea moda ha fatto nascere più di cinquanta concorrenti di marche differenti. Caratteristica di questa calzatura : il tallone negativo che è più basso della suola.
Dal punto di vista dello stile, il modello Earth (Terra) ha il fascino estetico di un rospo. E’ senza sesso, tuttavia si dice che ha un effetto stimolante su coloro che lo portano.
«Almeno due dei miei malati mi dicono che da quando portano questo genere di calzatura, sono piuttosto stimolati a livello sessuale», mi confidò un medico specialista. «Non so né come né perché questo accada, ma mi stupisce veramente che queste calzature, che mancano apparentemente di sex-appeal, possano avere un effetto sessuale».
Ma questo effetto non ha niente di misterioso, allorché si sa che il piede è divenuto contratto con le dita ripiegate. Le dita e la pianta dei piedi hanno perduto il contatto naturale con il suolo, ma quando il piede è chiuso in una calzatura piatta, la pianta dei piedi e le dita ritrovano questo contatto. I nervi sessuali del piede sono revitalizzati dal ritorno al senso del tatto, che libera un riflesso nervoso attraverso il corpo.
Quali sono le donne che portano calzature senza sesso ? Le donne trascurate, le persone anziane o malate, le religiose di alcune congregazioni, i membri di organizzazioni come l’Esercito della Salvezza, o donne che hanno gravi malattie ai piedi. Infine, coloro che hanno inibizioni psicosessuali e problemi neurologici, e che utilizzano le loro calzature senza sesso come una sorta di cintura di castità per i loro piedi. O ancora le lesbiche che si vogliono mascolinizzare.
Ci sono anche donne che fanno un punto d’onore il fatto di insorgere contro la moda, rifiutano di esserne le schiave, e portano vestiti e calzature decisamente anti-sex-appeal. Un altro gruppo, composto soprattutto di giovani, cede a ciò che James Laver, storico dell’abbigliamento, chiama la «moda sciatta». Esso indossa espadrillas sporche, sfilacciate, grosse calzature da lavoro, sandali usurati, camminano a piedi nudi o adottano una moda senile, che si chiama la moda della «brava mamma».
Non è raro sentire gli uomini ridicolizzare le mode «stupide» e dire alla loro donna di portare calzature «sensate e ragionevoli». Ma se essi vedessero la loro amante con calzature «sensate e ragionevoli» urlerebbero come un gallo ferito. E i medici non cessano di raccomandare alle donne scarpe sensate e ragionevoli.
La parola «calzatura ragionevole» ispira repulsione alle donne. Molto poche tra esse accettano la «desessualizzazione». Harry Golden riassume la questione in Your Entit!: «Una donna dice addio alla sua giovinezza allorché comincia a portare calzature ragionevoli. Allorché il comfort diviene abbastanza importante per obbligarla ad abbandonare tacchi alti come trampoli, è esclusa dal circolo incantato della giovinezza. L’avventura romantica è finita per lei, non la troverà più che al cinema o in qualche allusione a un’amica circa la somiglianza del nuovo commesso di Spegil con Tony Curtis».
Non occorre dire che tutte le donne che portano calzature senza sesso non sono asessuate. Esse ne hanno semplicemente l’aspetto. Da qualche anno il negozio Nordstrom di Seattle, uno dei più grandi degli Stati Uniti, ricevette una lettera da una cliente. «Ho ricevuto le vostre calzature, e sono perfette. Soffrivo ai piedi da dieci anni al punto che nel corso degli ultimi due non potevo più fare l’amore con mio marito. Sono solo due mesi che porto le vostre calzature, ed ora sono capace di fare l’amore con chiunque».
Eleanor Roosevelt portava costantemente calzature senza sesso, era il suo «stile». All’inizio degli anni Cinquanta, ordinò calzature speciali da Fikany, calzolaio ortopedico a Brockton, Massachussets. Spiegò in uno dei suoi articoli che le scarpe «razionali» davano un senso alla parola «confortevole»... Dopo una delle sue visite a Boston dove Fikant venne a prenderle le misure, lui mi disse: «Madame Roosevelt non manca mai di dirmi: Poco importa lo stile, quello che mi interessa è il taglio e il comfort».
Guardai un paio di Oxford dai tacchi piatti e completamente insignificanti che lui stava per spedirle, e gli dissi, facendo una smorfia: «Impossibile capire se sono destinate a Franklin o a Eleanor».
Egli sorrise: «Un giorno le ho fatto un paio più «raffinato». Senza alcuna fantasia, ma un po’ più alla moda, con dei tacchi leggermente più alti. Me li ha rinviati indietro, con un biglietto: «Sono calzature per danzare, non per camminare». Ho allora capito che per la signora Roosevelt ciò che è più semplice è sempre il meglio».
Ma le calzature che hanno un richiamo sessuale non possono essere allo stesso tempo confortevoli?
E’ poco probabile. La moda e il comfort vanno raramente insieme. Quante volte si sente una donna scusarsi di portare scarpe ragionevoli e senza sesso? "Non le ho comprate che per il fatto che sono confortevoli", dice, per spiegare la sua aria impacciata, la sua mancanza di eleganza. L’illusione è la differenza che esiste tra una calzatura sexy e una calzatura senza sesso. La calzatura sexy ha un potere di suggestione e di comunicazione erotica. La calzatura senza sesso è vuota di illusioni e di promessa sessuale. Non cerca alcuna comunicazione sessuale.
Calzature neutre
Queste non sono né sexy né asessuate, né alla moda, né fuori moda. Sono mascolinizzate. La gente del mestiere le ha battezzate marna o muettes. Diciamo che esse sono tradizionali e «conservatrici». Una calzatura neutra ha generalmente un tacco basso o medio, una punta semiarrotondata ed è più chiusa che aperta. Di colore stinto, materiali convenzionali. Dà un’aria di proprietà misurata come per dire «il mio piede è decentemente coperto».
Le calzature neutre indicano una libido tranquilla o in semiattività. Una donna, soprattutto una donna sposata con bambini, prende spesso l’abitudine, oltre i quarant’anni, di portare calzature neutre. Si preoccupa di vestirsi «correttamente» come conviene a una persona di età media, madre di famiglia. Non manda più segnali agli uomini. Tuttavia, se questa donna divorzia o diviene vedova, sarà sulle spine per trovare un nuovo uomo, o un marito, e cambierà rapidamente le sue calzature neutre per altre più sexy.
Quelle che porta riflettono dunque meno le sue facoltà sessuali che il suo desiderio di comunicazione sessuale e la sua attesa.
Nei Paesi in cui si insiste politicamente e socialmente sull’uguaglianza die sessi, le calzature neutre (o perfino senza sesso o bisessuali) fanno parte dell’abbigliamento uniforme degli uomini e delle donne. E’ il caso di Russia e Cina. Da più di un mezzo secolo i russi portano calzature neutre (cosa che non impedisce agli ambasciatori e consoli di portare surrettiziamente calzature europee sexy per le loro donne e le loro amanti). I cinesi applicano questo neutralismo con ancora maggiore rigidità. La sessualità è subordinata al ruolo repressivo dello Stato nei sistemi comunisti. I russi e i cinesi sanno che il modo migliore di smorzare la sessualità è di conservare le calzature neutre. Le calzature neutre non hanno l’aggressività delle calzature sexy ma restano tuttavia fuori dai freddi limiti delle calzature asessuate. Le persone che le portano hanno lo stesso temperamento, le stesse abitudini psicosessuali, non sono né aggressive né inerti sessualmente. Sono modelli passivi per persone psicosessualmente passive.
Calzature bisessuali
Esiste un antico genere di calzature di cui si può dire che è bisessuale o «unisex». Esso fa la sua apparizione di tanto in tanto e non dura che per un momento. Lo abbiamo constatato nel corso di questi ultimi anni tra i giovani, nello stile «unisex» e anche nella moda della fine degli anni Sessanta e dell’inizio degli anni Settanta. Queste calzature sono pesanti, con suola spessa, punte larghe e arrotondate, tacchi bassi e mastodontici e sono fatte di materiali grossolani. Di colore vivo, non avevano praticamente nessun carattere fmminile o maschile, ed erano portate ugualmente dai giovani o dalle giovani. Il numero di febbraio 1973 di Gentlemen’s Quarterly lanciò un consiglio agli uomini di piccola statura che avevano difficoltà a trovare questo stile bisessuale a loro misura nei magazzini per uomini : «Prendete dunque l’abitudine di fare ricerche nei buoni magazzini di calzature per donne, dove troverete calzature tozze, dai tacchi alti, punte protuberanti, esattamente identiche a quelle che vanno di moda per gli uomini». Nello stesso tempo, le giovani donne compravano robusti stivali maschili che erano anch’essi una moda «unisex».
Le calzature bisessuali appaiono generalmente durante i periodi di agitazione sociale. Per esempio, esse predominarono alla fine degli anni Sessanta con l’esplosione della sessualità, la liberazione dei costumi e la contestazione politica. Queste sfide lanciate contro l’Etablishment condussero un’ondata di stile unisex portato sia dalle ragazze che dai ragazzi – capelli lunghi, jeans, vestiti di cuoio, sweaters, camicie scollate, espadrillas, scarpe pesanti, stivali, ecc. L’aspetto bisessuale corrispondeva all’idea di libertà, di eguaglianza e scarpe e vestiti erano insomma l’insegna del «movimento».
Ma non fu questo a creare un precedente. Circa duecento anni fa, durante e dopo la Rivoluzione Francese, merveilleuses e incroyables portavano toilette volontariamente trascurate – lunghi capelli mal pettinati, pantaloni aderanti, vestiti a brandelli, stivali rustici. Sebbene la rivolta sociale contro gli anziani fu di breve durata, la moda bisessuale ebbe la sua importanza per esprimere la sfida e la protesta.
Niente desessualizza l’aspetto di una donna quanto la calzatura di stile unisex – con la sua pesantezza, la suola spessa, le punte arrotondate e gonfie, il tacco tozzo, la grossolanità e le pelli dure. L’effetto desessualizzante viene non soltanto dall’aspetto utilitario di questa calzatura, ma anche dalle suole che obbligano la donna a una camminata che le toglie ogni femminilità.
Allorché i giovani uomini adottano lo stesso stile, suole enormi e tacchi alti, l’effetto ottenuto è simile. Essi hanno allora una camminata femminile. La moda unisex toglie alle donne ogni femminilità, e agli uomini ogni carattere virile.
Nel 1975, la voga dello stile «unisex» ha cominciato a diminuire negli Stati Uniti e a cedere il posto a mode più femminili per la donna e più classiche e più maschili per l’uomo. E per la prima volta da molti anni il tasso di natalità è aumentato. I demografi si aspettano che questa curva ascendente delle nascite si stabilizzi. I segni premonitori della moda annunciano un ritorno verso più femminilità nella toilette e nella calzatura delle donne.
Questa correlazione tra la calzatura e la sessualità è il risultato di una semplice coincidenza? Se lo stile unisex desessualizza l’aspetto e l’andatura di una persona – mascolinizzando la donna e femminilizzando l’uomo – esercita un effetto psicologico sulle affinità dell’uomo e della donna? Soggetto di riflessione spinoso e difficle.
Ma il successo dell’abbigliamento e della calzatura bisessuale è sempre stato di breve durata perché essi non sono nella natura delle cose. «Uno dei più grandi fascini sarebbe perduto» dice Havelock Ellis «e l’estrema importanza dell’abbigliamento sparirebbe immediatamente se i due sessi si abbigliassero nel medesimo modo; ma una tale identità non si è mai prodotta in nessuna popolazione».
Fluge dichiara decisamente: «L’adozione di un abbigliamento particolare per ciascuno dei due sessi ha come scopo fondamentale stimolare l’interesse sessuale». Il Dott. Hirming aggiunge: «La parure è destinata ad attirare l’attenzione sulle differenze sessuali, sulle caratteristiche sessuali secondarie e sulle prodezze sessuali. L’abbigliamento favorisce il risveglio e l’attività sessuale, e sottolinea l’importanza della sessualità».
Gli autori della stessa Bibbia riconobbero l’importanza delle differenze tra l’uomo e la donna. «La donna non porterà ciò che appartiene all’uomo e l’uomo non porterà abbigliamenti di donna perché coloro che si abbandonano a queste pratiche sono nell’abominio del Signore tuo Dio» (Deuter. 22: 5). Uno dei crimini imputati a Giovanna d’Arco nel 1431 fu di portare alti stivali di cuoio – tradizionalmente riservati agli uomini. Era dunque colpevole di violare un tabù sessuale dell’epoca.
La loafer (pantofola di cuoio senza tacco) è una calzatura bisessuale che è sempre in uso. Essa arriva dalla Norvegia negli Stati Uniti verso la metà degli anni Trenta. Portata ugualmente dagli uomini e dalle donne, è semplicemente una variante del vecchio macassino. Questa calzatura non è né femminile né mashile e il suo carattere unisex fa che essa sia un semplice copripiedi ma non una moda vera e propria.
Da un punto di vista strettamente pratico, non ci sono ragioni perché gli uomini e le donne siano differenti. La sola ragione di fare una differenza si spiega con il bisogno di fissare l’identità sessuale. Ognuna delle categorie di base, appena creata, ha subito modificazioni tendenti a mascolinizzarla o a femminilizzarla. Di tanto in tanto la bisessualità della calzatura esiste, ma non fa che una apparizione effimera ed è pochissimo utilizzata. Come l’eunuco, rimane solitamente nell’ombra.
In quali proporzioni la calzatura femminile, in America, si divide nelle categorie sexy, senza sesso, neutra e bisessuale ? Come si può comparare questa divisione con quella tra le culture «calde» e le culture «fredde» ? Ho posto questa domanda a una quantità di stilisti, di fabbricanti e di dettaglianti negli Stati Uniti. In seguito alle informazioni raccolte e le mie proprie osservazioni, sono arrivato alla seguente valutazione:
Che cosa ne è della calzatura maschile ? Ha un carattere erotico e trasmette messaggi psicosessuali ? Si, certamente, altrettanto che la calzatura femminile, ma in maniera differente. In realtà, certi stili maschili, apparsi nel corso della storia, sono impregnati di una sensualità raramente presente negli altri articoli di vestiario.
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America |
Culture « calde » |
Culture « fredde » |
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Calzature sexy |
45 |
75 |
30 |
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Calzature senza sesso |
10 |
5 |
20 |
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Calzature neutre |
40 |
15 |
40 |
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Calzature bisessuali |
5 |
5 |
10 |
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100 |
100 |
100 |
CAPITOLO XIV - Il sadomasochismo del piede
«L’uomo», dice Darwin, «ammira e fa spesso lo sforzo di esagerare quello che la natura gli ha dato». Fin dai tempi preistorici egli adorna ed abbellisce il proprio corpo. Ma nella misura in cui la civiltà progrediva, le generazioni successive ritennero che la parure non bastava per mettere in evidenza l’attraenza sessuale. Allora vennero inventati mezzi ingegnosi per rimodellare il corpo, deformandolo e perfino mutilandolo, persuasi che queste modificazioni anatomiche rinforzassero l’eccitazione erotica. La qual cosa esse, effettivamente, fanno.
Tutte le culture, tutte le società hanno praticato l’arte della deformazione del corpo. Le società civilizzate come quelle primitive, ai nostri giorni come nei secoli passati. Sopportando spesso dei supplizi raffinati, uomini e donne hanno ristretto, ferito, compresso e mutilato la forma naturale del loro corpo – al fine d’aggiungere alla loro persona una dimensione più sensuale e più erotica. Karl Menninger definisce ciò il «suicidio focale» e afferma che nessuno vi sfugge.
In tutte le società che fanno uso della scarpa, il piede ha subito più deformazioni che qualsiasi altra parte del corpo.
Non si tratta di un fenomeno sociale dovuto alla calzatura moderna. I mal di piedi erano altrettanto frequenti nella Roma antica, in Grecia, in Egitto, in Persia, in India e in Cina. Ippocrate indicava dei trattamenti per i calli ai piedi. Anche Galeno, nel secondo secolo d.C, li curava con un miscuglio di polvere di cantaride e d’arsenico. Plinio il Vecchio (23-79 dopo Cristo) trattava i piedi «feriti dalla calzatura» con un decotto di grasso di bue e d’incenso o d’urina d’asino mescolata al fango.
Questi mali sono stati attribuiti alla negligenza e soprattutto alla vanità che spingeva le donne a portare delle calzature alla moda. Ma il vero colpevole risiede nel desiderio perverso di rimodellare il piede per accentuarne il sex-appeal. La calzatura è lo stumento scelto per creare nuove illusioni sensuali modificando la dimensione e la forma del piede. Le donne hanno sempre saputo ciò che facevano deformandosi i piedi, e dal loro punto di vista ciò che i medici chiamano mali o difetti dei piedi sono ferite di piacere o cicatrici sessuali.
Questo non vuol dire che esse cerchino deliberatamente le ferite e i calli ai piedi, ma semplicemente che si rassegnano a sopportare disagio o dolore piuttosto che portare calzature confortevoli ma asessuate.
Per quanto bizzarro possa essere, i piedi deformati sono spesso associati alla sensualità. E’ stato spesso citato l’esempio della claudicazione di Lord Byron, così come il piccolo piede delle donne cinesi che aveva la funzione di stimolo sessuale. «Il masochismo delle donne è più un modo di vita che una nevrosi», dice Clifford Allen, psichatra e sessuologo britannico. La qual cosa spiegherebbe in parte il fatto che esse cedono sollecitamente agli ordini della moda. Ma, comparate agli uomini, devono occuparsi di un ben maggior numero di zone erogene.
«Le persone sembrano tollerare piuttosto bene ogni revisione del corpo, a condizione che essa riceva l’approvazione della società», scrive Symour Fischer in Body Consciousness. «Certe culture sono arrivate perfino a mutilare i piedi delle donne […] e queste pratiche sono state non soltanto tollerate, ma ricercate».
Il termine medico algolagnia (da algos,
«sofferenza» e lagnia, «voluttà») fu inventato dallo psichiatra tedesco
Schrenck-Notzing. E’ una perversione sessuale che consiste nel provare piacere
infliggendo una sofferenza psichica a sé stessi o agli altri… Gli uomini e le
donne, ma soprattutto queste ultime, sopportano svariate deformazioni dolorose
per meglio sedurre il sesso opposto.
Nel corso di tutta la storia si sono rimodellate teste, orecchie, labbra,
nasi, sopracciglia, seni, glutei, gambe, braccia, peni, anche, caviglie e
piedi – in modo particolare i piedi. E sempre per una sola ragione, ovvero
accrescere il magnetismo sessuale. Ogni deformazione del corpo è destinata a
donare un’aria distintiva, una qualità sensuale od erotica. E’ la ragione per
cui ogni moda tanto in una società primitiva, quanto a New York o Parigi, crea
un aspetto particolare.
Ogni deformazione del corpo è una moda e la maggior parte delle forme della moda deformano il corpo, sia come illusione, sia come realtà. L’arte non è mai una copia o una replica della natura, è la medesima interpretazione dell’artista che riforma la natura, in base alla sua immaginazione ed alla sua propria visione. Come forma d’arte, la moda fa lo stesso con il corpo e con il piede per quanto concerne la calzatura.
E’ per questo che uomini e donne hanno accettato in ogni epoca una sorta di «podo-algolagnia», ovvero una deformazione del piede per mezzo della calzatura nell’interesse dell’attrazione sessuale. Siamo noi stessi che facciamo questa scelta volontariamente poiché i piacere supera il disagio e la sofferenza.
Il piede come Dio non l’ha mai concepito
Pretendere che gli stilisti, i fabbricanti o i commercianti di scarpe siano dei sadici è assurdo. Essi obbediscono tutti a una forza irresistibile che sorpassa di molto la loro persona – una massa sadomasochista che esige certe deformazioni del piede nell’interesse dell’attrazione sessuale. Se le calzature si confacessero esattamente alla forma naturale del piede – la qual cosa non accade – il pubblico protesterebbe contro la loro « bruttezza ».
C’è sempre stata sul mercato una certa percentuale di calzature dette «razionali» e ci si potrebbe facilmente sfogare abbastanza. Ma poche persone le comprano, poiché esse sono asessuate, o del tutto antisessuali. Sarebbe forse possibile fabbricare scarpe alla moda che non deformassero il piede ? No, questo sarebbe in contraddizione con il principio stesso della moda, il cui fine è modificare le forme e le dimensioni del corpo.
Per esempio, negli Stati Uniti, fino alla guerra civile, le scarpe non si differenziavano tra piede destro e piede sinistro. Nel corso degli ultimi quattromila anni c’era stato qualche tentativo per distinguere la calzatura del piede destro da quella del piede sinistro, ma era sempre fallito. Si teneva sempre alla simmetria delle due scarpe.
Nel 1822, a Filadelfia, un fabbricante presenta paia di scarpe con un piede destro e un piede sinistro; non ebbero successo. Poi, durante la guerra civile, si fecero delle scarpe militari per piedi destri e piedi sinistri. Dopo la guerra, i vecchi soldati cercarono di portare queste scarpe da civili. Ma bisognò attendere che la domanda fosse sufficiente perché esse apparissero nei negozi. Così, nel corso dei secoli ci si era rifiutati di portare queste « scarpe strane » che erano in contraddizione con il principio estetico della simmetria del corpo.
Seymour Fischer fa un’osservazione pertinente ed interessante : «Il fatto di differenziare il modo di vestire tra i due sessi testimonia l’ansietà cronica che noi proviamo a proposito del problema dell’identità sessuale (…). E’ preferibile evitare l’asimmetria vestimentale destra-sinistra. Dopo serie ricerche, è stato scoperto che le propensioni destra-sinistra del corpo corrispondevano a dei frazionamenti dell’identità sessuale del corpo (per esempio : io sono forse parzialmente maschile e parzialmente femminile ?)» Insistere sulle differenze tra destra e sinistra può sollevare simbolicamente la possibilità di un conflitto in merito « alla classificazione sessuale del corpo e in conseguenza suscitare un’angoscia ».
Oggi, più del 95% delle scarpe che esistono al mondo hanno una forma che non è quella del piede naturale. Alla fine del XIX secolo, quando l’armata giapponese fu modernizzata, vennero distribuiti ai soldati stivali e scarpe occidentali, Nessuno di essi potè portarle, e furono autorizzati a riprendere i loro sandali. La stessa cosa accade attualmente nei nuovi Paesi africani. I soldati indigeni hanno molte difficoltà ad « entrare » nelle scarpe « moderne » copiate dai modelli europei o americani.
Prendiamo l’esempio delle scarpe la cui punta è aperta sulle dita dei piedi. L’apertura per l’alluce si trova sempre al centro, invece di essere dal lato interno, dove sarebbe la sua posizione normale. Le due prime dita sono pertanto spinte verso il centro e l’idea di simmetria è salvaguardata.
Si ha sempre un piede più grande dell’altro (più lungo e più largo). Ma le due scarpe sono identiche. Uno dei due piedi è sacrificato all’altro. Necessità pratica : altrimenti tutti sarebbero obbligati a comprare scarpe su misura.
La maggior parte delle scapre non corrisponde esattamente all’asse dita – tallone. Sul piede, una linea dritta che parte da dietro passa esattamente al centro del tallone, dell’arco e della regione del metatarso ed esce tra il secondo e il terzo dito. Questa stessa linea dritta dividerà la calzatura in due metà ineguali. Il piede è dunque forzato ad adattarsi nella scarpa ad una distribuzione dello spazio innaturale. Nel 1973, un grande fabbricante di scarpe per uomo lanciò la sua pubblicità in molte riviste americane : « Noi diamo alle nostre calzature la forma che Dio ha dato ai vostri piedi ». La scarpa presentata era talmente lontana dal principio della linea dritta che Dio doveva storcere il naso ogni volta che vedeva questo annuncio.
Nel corso del tempo, dice Robert Riley, storico dell’abbigliamento, i vestiti alla moda hanno avuto ogni genere d’impiego e di significato, ma non hanno certo mai avuto carattere pratico… Al di fuori dei problemi ortopedici, la calzatura non ha mai corrisposto alla forma «naturale» del piede. Come l’abbigliamento, la si è sempre utilizzata per creare l’illusione di una forma ideale. Appuntita o «stretta, tonda o quadrata, chiusa o aperta, alta o bassa, le considerazioni di ordine pratico, di confort e di utilità sono sempre state trascurate a favore dell’estetica del giorno».
In tutte le popolazioni del mondo che portano calzature, è impossibile trovare un quarto e un quinto dito diritti. La deformazione delle dita del piede – cipolle, calli, dita storte, unghie incarnite – è il marchio universale delle cicatrici sessuali lasciate dalla calzatura.
Allo stesso modo in cui il bendaggio tradizionale del piede comincia presto in Cina, la moderna deformazione del piede comincia anche molto presto. «Non aspettatevi mai che un bambino si lamenti che una scarpa gli fa male, poiché la deformazione si compie senza sofferenza», dice il Dott. Simon Wikler nella sua opera Take off your Shoes and Walk. Ancora una volta, come è il caso per il piede cinese, non c’è nessuna intenzione di far soffrire, ma solamente il desiderio di aumentare l’attrazione sessuale.
Nelle popolazioni che fanno uso di scarpe, le dita del piede sono messe fuori uso per ragioni estetiche. Per esempio, la capacità che ha il bambino di afferrare gli oggetti con le dita del piede è, proporzionalmente alla sua dimensione, venti volte più grande di quella dell’adulto medio che porta scarpe. Per contro, nelle popolazioni che non portano calzature, questa capacità si sviluppa durante l’adolescenza. Le dita possono separarsi come quelle della mano, mentre gli adulti che portano calzature hanno le dita del piede legate le une alle altre.
La calzature a punta contribuiscono da secoli a deformare il piede. «La deformazione è l’ultima forma di decorazione corporale (…). La scarpa stretta e lunga, che è l’ideale europeo, non corrisponde assolutamente alla forma naturale del piede, ed è pertanto responsabile di molti mali», dice Flugel.
Uomini e donne hanno sempre mostrato una preferenza sadomasochista per le calzature appuntite. Inizialmente, poiché la punta lunga e affilata è un simbolo fallico, di cui la poulaine è l’esempio tipico. In seguito, la lunga punta affilata e il tacco alto e sottile danno origine a un’immagine femminile sensuale che ha un effetto erotico sull’uomo.
Nella sua opera Body Clothes, Brody-Johansen parla delle calzature femminili nel XVIII e XIX secolo. «La calzatura provava chiaramente il desiderio di accentuare la femminilità. E non si faceva nessuna considerazione sulla forma naturale del piede (…). Le donne «come si deve» portavano degli stivali, ma con un tacco alto alla francese. L’effetto prodotto aveva la grazia di una ballerina e la gamba e il collo del piede erano quasi in linea retta». La scarpa a punta dà al piede la linea sottile che le donne cercano per i loro corpi. Le deformazioni dovute alle calzature appuntite non risalgono ad oggi. Undici secoli prima di Cristo, i sandali egiziani avevano già delle punte affilate. Dopo tremila anni, in tutte le epoche e in tutte le culture si sono portate calzature a punta.
Malgrado i suoi inconvenienti, perché la scarpa a punta ha tanto successo? Molto semplicemente, poiché essa dona al piede un aspetto fallico dal quale siamo psicosessualmente attratti. E in particolare è nella donna che si sessualizza il piede. E questo sarà sempre popolare poiché noi siamo sadomasochisti – «più fa male e più piace» - soprattutto se deformazione e sofferenza sono la promessa di una maggiore attrazione sessuale.
Uno psichiatra riporta il caso di una donna di trent’anni che si masturbava con sistemi piuttosto particolari. Comprava paia di scarpe troppo piccole e troppo strette per lei e che, portandole, le provocavano per forza dolore e bruciori. «Questa sensazione di pizzicore e di bruciore sale tra le mie gambe, e poi nella mia vagina. Mi eccita, e mi obbliga a masturbarmi».
«Non può masturbarsi senza portare queste scarpe che la stringono ?» domanda lo psichiatra.
«No, non non è la stessa cosa. Mi manca in tal caso questa sensazione di calore e di pizzicore – che mi fa male e mi procura un profondo piacere. Dopo, mi tolgo le mie scarpe».
Questa situazione apparentemente anormale ha luogo spesso nell’altro senso. Non è raro che degli uomini siano eccitati fino all’erezione guardando delle donne che sono molto disturbate da scarpe troppo strette. Uno di essi confessò: «Il semplice fatto di sentire una donna dire che le sue calzature la martirizzano è sufficiente per provocarmi una erezione immediata».
Dobbiamo deplorare questo sacrificio del piede «naturale» alla moda? Per niente al mondo. Nel momento in cui quelli che portano calzature ricevono una ricompensa psicosessuale, il loro sacrificio trova la sua giustificazione. Gli allarmisti che vedono la salute del piede minacciata ci assillano senza tregua. Una brochure pubblicata negli anni Venti dalla società Brower’s Research di Milwaukee enumerava i mali seguenti, che erano stati guariti dalle sue calzature : insonnia, male agli occhi, sciatiche, torpori, contrazioni del bacino, pesantezza, artrite, spasmi muscolari, costipazione, sincopi, dolori mestruali, nevralgie delle mascelle, eczema, vomito, catarro, mal di testa, vertigini, ecc.
Il Dott. Dennis White, direttore nazionale dell’Accademia Ambulatoria di Chirurgia del Piede, riportò recentemente che uno studio di 1200 membri della Società Internazionale mostrava che una donna su due soffriva di cipolle, unghie incarnite, calli ed altri mali del piede. Egli dichiarò che questi mali del piede erano generalmente causa di «fatica, rughe al viso e borse sotto gli occhi».
La forma della calzatura e la forma del piede sono sempre state mal appaiate. Il disegnatore della calzatura non si è mai sforzato affinché la calzatura assomigliasse al piede, ma al contrario affinché il piede assomigliasse alla calzatura. E’ l’eterna illusione, madre della moda: fare in modo che l’individuo assomigli a quello che non è, ma a quello che amerebbe essere. La moda è l’artigiano universale della mascherata. E’ ciò che vuole la gente, e il ruolo della moda è di offrirle quello che desidera.
Calzatura ben adeguata o calzatura che provoca crisi di nervi ?
A dispetto della nostra passione per la moda, gli Americani fanno una fissazione sul buon adattamento della calzatura, come se ciò fosse una virtù morale. Questa mania fa in modo che le scarpe americane siano uniche al mondo. Nella maggior parte degli altri Paesi, per esempio, non si trovano mezzi numeri, e non si conosce che una sola larghezza. Il piede deve adattarsi.
Negli Stati Uniti c’è una gamma di dimensioni che vanno dall’estremamente stretto all’estremamente largo. Esistono trecento misure che presentano tutte le combinazioni possibili di lunghezza e di larghezza. Nel 1928 si è anche tentato d’introdurre i quarti di numero, che si dovettero forzatamente abbandonare a causa del loro prezzo.
Si cominciò a fabbricare scarpe di differenti misure circa seicentocinquant’anni fa, all’epoca in cui il re Edoardo II d’Inghilterra decretò che tre grani d’orzo piazzati punta a punta rappresentavano un pollice. Tredici grani uguagliavano il piede «normale» più lungo. Oggi lo stesso principio è sempre in vigore in America per misurare i numeri (la maggior parte dei Paesi utilizzano il sistema metrico). Ma il re Edoardo non si occupò né dei mezzi numeri né delle larghezze. Queste non furono introdotte negli Stati Uniti che nel 1887.
A dispetto del fatto che le calzature alla moda deformano il piede, gli Americani sono oggi le persone meglio calzate del mondo grazie all’enorme scelta e anche alla competenza dei calzolai. Eppure e paradossalmente la maggior parte delle calzature non sono adattate ai piedi, per le ragioni che abbiamo esposto sopra.
Quando si può dire che una calzatura va bene ? Ho posto questa questione a migliaia di fabbricanti e di medici degli Stati Uniti e d’altrove. Non c’è accordo generale su questa questione, e i disaccordi sono molto numerosi.
Solo il cliente può dire se la calzatura gli va bene. Eppure non ne sa di più del fabbricante o del medico. Egli sa soltanto se la calzatura lo infastidisce o gli fa male. Ma anche se si sente a proprio agio nella calzatura, ciò non prova che la forma sia perfetta. Un dente può essere cariato e non far soffrire. I piedi della maggior parte delle persone sono stati modificati fin dall’infanzia. Si ci si sente a proprio agio in una calzatura, è semplicemente perché essa si è ben adattata al piede modificato. Un piede torto può avere una calzatura «confortevole».
L’idea di una calzatura perfetta è un vecchio mito. Una calzatura che va bene è una calzatura che prende esattamente la forma del piede. Ma la maggior parte delle persone non vogliono un simile modello; si finisce dunque a un compromesso: se è una calzatura «portabile», essa è sopportabile. Ed è il suo carattere di attrazione sessuale che la rende ad un tempo portabile e sopportabile. Fintanto che le persone troveranno più confort nella sessualità che sessualità nel confort, sceglieranno calzature alla moda, a dispetto delle deformazioni del piede che esse causano.