Fiuggi Platea Europa

La prima volta – Erotismo e scrittura

Fiuggi, 16-17 settembre 2000

 

           

Il primo contatto con il convegno l’ho avuto, appena entrato al Palazzo della Fonte, attraverso la persona di Stefania Rocca. Bella, bellissima, quel tipo di torinese che ti chiedi in quale diavolo di recesso di Torino si possa annidare visto che ragazze così col cavolo che le incontri per strada, talmente bella ed elegante che l’ho scambiata per una hostess congressuale, e invece era una delle invitate. Solo dopo ho visto e scoperto che oltre ad essere una scrittrice erotica è anche una top-model.

            Poi ho incontrato un’altra donna meravigliosa (…probabilmente diverrò monotono, ma avverto subito che in questo pezzo abuserò di termini come “bellissima” o “meravigliosa”…), Rosye alias Monica Maggi, la giornalista del Messaggero che ha organizzato tutto, anche lei autrice di piacevoli racconti erotici. Pochi giorni fa, aveva spedito su Internet una sua foto in abito da sera; quando le ho risposto (scherzando) che stava facendomi venir voglia di partecipare mi ha detto: vieni, sarai nostro ospite! telefonandomi poi gentilissimamente sul treno, quando ero dalle parti di Bologna, per dirmi in che albergo dovevo scendere.

Poi Maya, alias Barbara Pellegrino, altra ragazza eccezionale, brillante e simpatica brunetta romana, autrice di svariati racconti e di un romanzo recentemente uscito, “Nick Maya – sexy, bella, disponibile”, con la quale ho avuto una piacevole corrispondenza telematica, e che mi ha chiesto di scrivere per lei un racconto erotico che la avesse come protagonista (ora leggibile sul mio sito).

C'era anche Una Chi (Bruna Bianchi, di Milano), quella che io considero la scrittrice erotica più brava e più interessante, data l’intensità e lo spessore emotivo della sua scrittura. Sono stato felice di poterla conoscere di persona, dopo aver divorato tutti i suoi libri.

             Mentre aspettavo l’inizio del convegno, tra la gente si aggirava una giornalista di “Anna”, devo dire con un’aria piuttosto strana. Belloccia, anellino ad una delle dita dei piedi ma testa preoccupatamente infossata nelle spalle, si guardava intorno con aria di sufficienza e con eccessiva e scontata sicurezza di sé. Quando le sono stato presentato da Rosye, lei le ha detto per prima cosa “veramente, mi interessano di più le scrittrici donne” e poi, quasi più per senso del dovere che per reale interesse, mi ha fatto qualche domanda prendendo vaghi appunti.

            Quando il convegno è cominciato, la prima a prendere la parola è stata proprio Silvia Rocca. Molto consapevole del suo ruolo di scrittrice-fotomodella-psicologa-strafiga, ha illustrato il suo libro “Esperimenti pericolosi”, un thriller erotico ambientato negli Stati Uniti. Ha raccontato qualcosa della storia, dell’editore che l’ha invitata a inserire anche qualche elemento di stampo saffico (cosa che lei aveva dimenticato e che ha prestamente fatto), di quello che ha significato per lei scrivere questa vicenda, dato che è laureata in psicologia criminale.

            Ho poi comprato il suo libro, che era in vendita al convegno, e lo sto leggendo. Va bene, è un’accozzaglia di luoghi comuni. Va bene, dev’essere stato scritto con un dizionario di duecento parole, lo stesso della Collezione Harmony, con una trama ingarbugliata e poco credibile. Va bene, i sentimenti messi in gioco sono descritti con frasi del genere “Carmen si alzò dal tavolo e si diresse verso il bagno. Aveva bisogno di respirare”. Va bene, il gioco che Silvia Rocca ha fatto, nel modellare la protagonista del suo romanzo su stessa, è fin troppo palese, visto che tutte e due sono splendide e fotomodelle. Va bene, di sesso poi ce n’è poco e descritto in maniera banale, un po’ come quelle odiose riviste che ti sbattono una squinzia nuda in copertina ma che poi dentro hanno solo pubblicità di jeans e profumi e poco più. Va bene, il mondo che emerge dalle sue parole è un mondo abitato esclusivamente da esseri belli, ricchi, affascinanti, forti, potenti; salvo i delinquenti, che comunque hanno pure loro una specie di fascino animale, tutti gli altri non esistono. Va bene, va bene, VA BENE!

Ma io devo dire la verità: questa visione del mondo perfettibile e superficiale stile Max, Capital o Class in qualche misura mi affascina, perché è semplice, elementare, ovvia, non affaticante; così falsa da essere vera, soprattutto per chi non ne fa parte. Mi viene in mente Pennac, quando in un suo romanzo Malausséne diceva che avrebbe voluto per una volta non affogare nelle angustie del buonsenso e della ragionevolezza che dubita di tutto,  a cominciare di se stessa, ma darsi a poche e rassicuranti certezze, quelle condivise acriticamente dalla gente comune. Una come la Silvia Rocca, che nel suo mondo di certezze da rotocalco ci sguazza evidentemente alla grande, a rigore avrei dovuto guardarla quanto meno con sarcasmo; e invece la guardavo con ammirazione, con simpatia, quasi con tenerezza: dove diavolo trova l’energia e il coraggio di crederci?. Boh, forse sarà stata la sua bellezza, che dava la sensazione che lei fosse un'emissaria di quel mondo ipotetico e che le faceva perdonare la miriade di luoghi comuni in cui la sua narrazione affogava. E, ed è proprio questa la cosa curiosa, anche la sua bellezza – un completino bianco scollatissimo e firmatissimo, scarpe dai tacchi altissimi, seni rotondissimi esplodenti sotto la camicetta, reggiseno? no grazie, capelli biondissimi, labbra sensualissime – è un luogo spaventosamente comune. Ma funziona. E mi piace. E mi eccita. Sarò superficiale, ma sono abbastanza onesto da ammetterlo.

             Sono poi intervenute altre scrittrici, raccontando i loro esordi (Teresa Giulietti, Monica Bisighini, Liliana Gimenez, Francesca Mazzuccato – anche quest’ultima, che ho già letto, esperta in narrazioni piene di giovani top manager e di avvenenti giornaliste; ma inaspettatamente una persona molto concreta dall’intelligenza molto reattiva) e poi due sceneggiatrici di films hard, Silvia Rossi e Marisa Longo, anche loro splendide donne di una bellezza molto raffinata. Mi è piaciuta moltissimo la risposta della Rossi, quando una donna del pubblico le ha chiesto che bisogno aveva, all’interno delle vicende che raccontava, di inserire sempre e comunque episodi di amore lesbico; lei, con sufficienza vagamente seccata, le ha risposto che nella sua vita ha avuto relazioni affettive e sessuali con altre donne, anche se adesso è sposata e ha un figlio, e che quindi non le pare affatto strano parlarne all’interno dei suoi racconti.

            Una donna che mi ha fatto un’ottima impressione, e di cui leggerò sicuramente il suo romanzo, “Le due età”, è Teresa Giulietti. Mi è sembrata una ragazza di idee molto mature e molto consapevoli. E poi, cosa curiosa, ha detto che il suo editore (Marsilio) le ha censurato delle parti troppo esplicite. Questo è strano in quanto sembra che la spinta degli editori sia nel senso di approfondire il discorso hard, perché fa cassetta.

Ad un certo punto della giornata, una donna del pubblico ha mosso una critica alla scrittura erotica delle autrici lì presenti, dicendo che parla sempre e soltanto di uomini e donne belli, giovani, prestanti. Che spazio possono avere in tutto questo, le persone più o meno normali? Teresa Giulietti, che in quel momento non era sul palco, si è alzata, ha percorso con poche falcate del suo corpo molto bello e delle sue scarpe aperte dai tacchi alti i metri che la separavano dal palco, ha afferrato un microfono e, guardando l’interlocutrice attraverso i suoi occhialini rotondi sotto un bel caschetto di capelli biondi, le ha detto, in maniera alquanto irata e assai appassionata, che se la fantasia erotica è alla base della scrittura erotica, e se nelle sue fantasie ci sono solo soggetti di questo genere, lei, per forza di cose, non può parlare di nulla di diverso. E’ stata applaudita intensamente.

             In realtà, nella letteratura erotica non ci sono solo persone belle, ricche e prestanti. Ci sono anche altre situazioni e altre descrizioni. Come capita, ad esempio, con Una Chi , che ha preso poco dopo la parola.

Lei, che sta intorno ai cinquanta, vestita alla ex-femminista, con dei capelli lisci un po’ trascurati e piuttosto bianchi, ha fatto un discorso amaro e un po’ provocatorio (Maya, discorde, lo ha definito vetero-femminista), ma che nessuno o nessuna ha avuto il coraggio di contraddire pubblicamente. In breve: non stiamo tanto a raccontarci storie, sul fatto che le donne finalmente stanno tirandosi fuori da uno dei vari ghetti in cui sono state confinate, riprendendosi gli spazi che competono loro, compreso il diritto alla fantasia erotica scritta o vissuta. Diciamoci la verità: nascere donna, ieri come oggi, è una sfiga bestiale (ha usato proprio queste parole. Il buffo è che qualcuno, tra il pubblico, ha capito “sfida”, invertendo il segno del discorso… in effetti qua stiamo a Roma; Milano e i suoi modi di dire è lontana… qua "sfiga" si dice “iella”), per tutta una serie di ragioni. E un eros femminile non esiste. A causa di questo motivo, le donne sono costrette, per godere, ad adattarsi all’eros maschile, e solo in tal modo possono assicurarsi un diritto al piacere. E la sua, ha detto, non è una letteratura erotica, ma è un’analisi piuttosto spietata della condizione femminile del piacere.

E questo avviene, aggiungo io, con una ferocia agghiacciante; le sue protagoniste (che parlano in prima persona, quindi si suppone che ci sia una mimesi molto forte con l’autrice) sono, soprattutto negli ultimi romanzi, donne non più giovani, che si confrontano con la menopausa, con emorragie inestinguibili, con lo sguardo terrorizzato sulla data di scadenza del proprio corpo, che si sottomettono passivamente, dato che non hanno altra scelta, alla perversione e al senso del piacere dei loro uomini, perché non ne posseggono uno loro. Lei, ha detto, rifiuta l’etichetta di “donna”; preferisce definirsi “non-uomo”.

            Alla sera, una signora anche lei non giovanissima, ma tutt’altro che brutta o “scaduta”, bruna, altissima, capelli corti e viso dai tratti molto forti ed espressivi, gambe lunghe, dritte ed abbronzate, mi diceva: io, quando leggo un romanzo erotico, voglio godere. I libri di Una Chi mi rattristano e mi angosciano, non li considero affatto erotici.

            Personalmente non posso non comprendere il suo punto di vista. Ma dal mio punto di vista, che è quello di un maschio, a me quei libri piacciono da morire, li trovo super-erotici (la prima volta che ne lessi uno, mi prese talmente tanto – in tutti i “sensi” – che, dalla sera in cui lo aprii, non riuscii a chiuderlo fino alla mattina successiva, tanto che ero talmente fuso che non riuscii nemmeno ad andare al lavoro). E poi sono scritti bene, c’è una sintassi fortemente emotiva, periodi lunghissimi senza punteggiature, un uso creativo delle parole e dei vocaboli… Per me Una Chi è una grande scrittrice. Parere non condiviso da un amico, Xlater, un altro autore di racconti erotici, col quale su questo argomento puntualmente ci attacchiamo.

             Due ultime considerazioni tratte da questo pomeriggio di interventi. La prima, una sentenza pronunciata da non ricordo bene chi: “La scrittura (qualsiasi scrittura), o è un atto erotico o non è”.

            La seconda, fatta da una scrittrice, non ricordo quale. Si lamentava del fatto che nella testa degli interlocutori e dei lettori delle scrittrici erotiche ronza comunque la domanda: ma loro, tutte queste cose che scrivono, le avranno veramente fatte e vissute?

Rispondo io: fatto salvo il diritto alla fantasia di chi scrive ma anche di chi legge o di chi vede le scrittrici a un convegno e ci fantastica sopra; e preso atto che sotto il profilo linguistico una narrazione è comunque una narrazione, sia che racconti cose accadute, sia che accadute non lo siano, rendendo  quindi la domanda perfettamente inutile… devo dire che almeno alcune delle scrittrici presenti (diciamoci pure la maggioranza) si presentavano in un modo, come abbigliamento, make-up e modo di fare, che non poteva non invogliare radicalmente a porsela, questa domanda!

             Dopo cena, sono tornato al Palazzo della Fonte, dove ci sarebbe stato un concerto e la lettura di alcuni brani tratti dai libri delle scrittrici. E qui sono entrato, affettuosamente e gioiosamente, nella seconda parte del convegno, quella su scrittura erotica e Internet…

            Ero in terrazza, stavo parlando con una signora bionda della mia esperienza telematica e della mia scrittura, quando mi sono accorto che vicino a me c'era gente conosciuta. Finalmente ecco persone con le quali c’è già stato tempo o spazio per incontri telematici, per essere reciprocamente complici nell'individuare obiettivi comuni (…fondamentalmente, il piacere), ma che non avevo mai visto prima; con le quali, gradualmente e in maniera quasi inconsapevole, si è creata una sottile e gradevole intesa. Così ho incontrato Xlater, un simpaticissimo autore romano de Roma (ha scritto anche dei gustosissimi sonetti in romanesco); Abel Wakaam; Antique Camel, un intelligente e sensibile avvocato di Padova; Dacia Valent, con la quale non avevo ancora mai avuto contatti telematici, pur conoscendola di fama (ex poliziotta, poi parlamentare di Rifondazione ed oggi attivissima sul fronte della tutela delle prostitute), ma di cui molti mi avevano parlato – e a ragione – come di una persona eccezionale, di una ricchezza culturale, emotiva ed affettiva immensa, di una simpatia e un umorismo da sbellicarsi, oltre che splendida donna di colore; una sua amica, Stefania Vecchia “Cookie”, altra psicologa padovana, assieme a cui ha creato un sito divertentissimo e demenziale, www.figaplanet.com.

E poi, soprattutto, la straordinaria Francesca Ferreri Luna, una donna che adoro per il suo coraggio e la sua forza. Una donna che, davanti alla noia del suo matrimonio, ha reagito cercando nuovi sogni e nuovi amori tramite il fermo-posta (a quei tempi, cinque o sei anni fa, Internet lo usavano solo quelli della NASA e pochi altri), vivendo esperienze belle e altre orribili, scrivendo poi ed elaborando tutto questo in due libri, e infine avviando il fondamentale e bellissimo sito Progettoxé, dedicato all’erotismo narrato. L’ho vista per la prima volta: praticamente una Laurie Anderson più giovane e più carina, dolcissima, timidissima, tenerissima… Ci siamo seduti tutti in terrazza, felici di poterci finalmente parlare e vedere. Quando le ho fatto i complimenti per tutto quello che ha realizzato, che è qualcosa di grandioso, lei si è sporta verso di me e mi ha baciato. Beninteso: mi ha dato due baci veri, appoggiandomi la bocca sulle guance. Non come fanno tante ragazze che ti avvicinano la faccia a sfioramento, orripilate dall'intimità di un contatto per loro eccessivo, e poi hanno pure il coraggio di chiamarli baci…

            Così la serata è andata avanti. Curiosamente, si è creata una separazione molto netta tra le scrittrici “cartacee”, che stavano dentro il Palazzo della Fonte e avevano tutte un atteggiamento molto sulle loro, e noialtri, uomini e donne di Internet, in terrazza, più casinisti, caciaroni, volgari… Siamo rientrati dentro solo quando è stato il momento di cominciare le letture.

            Una Chi ha letto un suo pezzo. Poi Silvia Rossi (anche lei bellissima, of course) ha letto una sua sceneggiatura: parlava di una ragazza che si rivolge a una psicologa e le racconta di un sogno erotico con un'altra sua amica, con dovizia di particolari, tipo strofinarle il sesso sul naso, orinarle sulle labbra, eccetera… Alla fine, la psicologa consiglia: se lei pensa di essere omosessuale, faccia l’amore con un uomo e una donna insieme, e decida cosa preferisce. Consiglio molto pragmatico… Questa lettura è stata accolta da un silenzio eccitato e attento, qualcuno ha visto dei tavolini sollevarsi…

            Poi ha letto qualcosa la splendida Silvia Rocca. In realtà quello che lei leggeva in prima battuta, veniva ripetuto con appropriata inflessione retorica da un altro ospite, non ricordo il suo nome ma molto simpatico: un tipetto piccolo e brutto, ma quel genere di tipetti piccoli e brutti che hanno un successo pazzesco con le donne. Aveva detto di aver anche recitato con Strehler e probabilmente era vero, perché la dizione disastrosamente piemontese della Rocca (avrà pure girato il mondo come top model, ma l’accento natìo le è rimasto attaccatissimo) veniva da lui accuratamente reimpostata.

Ho scambiato qualche parola con un’altra persona molto interessante, tale Skorpio, curatore dell’area “Tabù” del sito www.clarence.com . Personaggio originalissimo pure lui, molto sopra le righe: profondamente calato in un ruolo ferocemente provocatorio; indiscutibilmente bello, tutto vestito di nero con una mise esplicitamente sadomaso, si dispiaceva che Isabella Santacroce (doveva esserci anche lei) non fosse venuta, in quanto voleva chiederle, visto che ultimamente porta un collarino, se quel collarino è solo una posa o ha un esplicito significato s/m. Una persona provocatoria al limite del grottesco, quel tipo di soggetto che vuole stare sempre al centro dell’attenzione, che quando parla cerca di far cadere i suoi interlocutori in contraddizione facendo loro domande capziose per costringerli, dall’alto delle sue sicurezze, ad ammettere il loro torto e la sua ragione. Uno così dovrebbe essermi ferocemente antipatico, così come è stato preso rapidamente sulle palle da molti dei presenti; ma non c’è niente da fare, questi soggetti, così sicuri di loro e delle loro sicurezze (finte e fallaci finché si vuole, ma per loro reali e presenti, nella misura in cui riescono a convincere gli altri della loro giustezza, o almeno a costringerli a rinunciare alle loro) mi affascinano profondamente. Di più: vorrei essere come loro, avere la medesima capacità di ragionamento provocativo e crudele. Quando ci siamo salutati, alla fine del convegno, Skorpio mi ha detto: “Mi dispiace che tu ti sia prostituito”. Sicuramente si riferiva al mio intervento. Evidentemente ha cercato una frase storica per suggellare il nostro incontro. Ma era talmente fuori contesto, visto che non avevo assolutamente nulla per cui prostituirmi, che mi ha fatto ridere, anzi, vedermi attribuire dinamiche mentali di "scambio" (cosa sulla quale invece sono totalmente incapace) è stato per me quasi un onore.

            Già, intervento. Perché quando sono passato a salutarla prima di andare via, Rosye mi ha detto di prepararmi un intervento per domani. Cazzo, e dirlo prima!? Nessuno mi aveva detto che io avrei dovuto parlare (anche se qualche dubbio mi era venuto quando gli amici di Udine, i mitici Manu e Vale, mi avevano telefonato in treno, per farmi gli auguri come “conferenziere”. Evidentemente erano più informati di me). Intervento su cosa, poi?

             Dopo una notte piuttosto agitata (…ma non per l’inquietudine dell’intervento; per l’overclipping da emozioni, direi) sono tornato nel Palazzo della Fonte per il secondo giorno, dedicato all’esperienza narrativa erotica su Internet. Ha preso la parola, ovviamente, la dolcissima e timidissima Francesca Ferreri Luna, che ha parlato di sé e del suo sito; sono poi intervenuti altri gestori di siti analoghi, la cosa è stata molto interessante e piacevole. Poi sono stato chiamato io, per fortuna Rosye mi ha fatto lei poche ed appropriate domande alle quali non mi è stato difficile rispondere, e inoltre, essendo il programma già un po’ in ritardo, la cosa non è andata per le lunghe (a parte un’incomprensibile domanda di Dacia Valent alla quale ho dato una risposta probabilmente altrettanto incomprensibile).

             Sono poi intervenute Dacia Valent, appunto, e Stefania Cookie, che hanno presentato il loro sito. Non lo conoscevo, ci sono stato dopo essere tornato a casa: micidiale, sarcasticissimo, provocatorio al limite dell’osceno, spaventosamente intelligente. Assolutamente da non perdere. www.figaplanet.com .

            Poi un etologo ha fatto un intervento sulla sessualità degli animali, piuttosto fuori constesto ma interessante, e ha portato una simpatica puzzola (resa inoffensiva con opportuna operazione) che ha continuato per tutto il tempo del suo intervento a passeggiare sul tavolo degli oratori e a tentare di mordicchiare il collo a Rosye, interpretando degnamente i desideri di tutta la platea, maschile o femminile che fosse.

            E’intervenuto anche l’editore della nota casa editrice erotica Es, che pubblica i libri di Una Chi oltre a svariati classici dell’erotismo. Ha parlato della difficoltà, del tutto insospettata da parte del pubblico congressuale, come avrai capito formato quasi esclusivamente da pervertiti come me, di vendere libri erotici: in quanto la gente li vede in libreria, li prende, li sfoglia e poi li lascia lì perché si vergogna di presentarli alla cassa. Meglio va con le vendite per corrispondenza. Pazzesco! E pensare che a me piace da morire, quando sono sul bus, sventolare copertine inequivocabili sotto il naso di perplessi passeggeri…

            La giornata è stata conclusa da un intervento dell’avvocato Camel, l’unico che ha fatto una interessante relazione da congresso “vero”, in cui ha cercato di dimostrare che il virtuale non esiste, partendo da una serie di assiomi giuridici (…i rapporti che si creano via Internet sono veri e propri rapporti giuridici, quindi riconoscibili e regolamentati; tutto quello che sembra “virtuale” in realtà non lo è affatto). Purtroppo ha avuto pochissimo tempo a disposizione (ma per fortuna mi aveva già dettagliatamente illustrato il suo intervento a colazione), e dopo di lui c’è stata l’assegnazione del premio “Dolcetta d’oro” alla migliore scrittrice erotica, ovviamente Una Chi (La “dolcetta”, secondo D’Annunzio, è l’organo sessuale femminile).

             Dopo un rinfresco di saluto è stato il momento di congedarsi. Grandissima tristezza, dover dire ciao a persone così belle e piacevoli, alcune delle quali già conosciute, altre scoperte sul momento, come la meravigliosa Rosye, la dolcissima e tenerissima Francesca Ferreri Luna, l’intrigante Maya, il simpaticissimo Xlater, l’intelligente Camel… Veramente c’è stata un’appendice decisa sul momento. Io, Camel, Xlater, Dacia Valent e Cookie, oltre ad altri due ragazzi, siamo andati a mangiare in una trattoria lì vicino. Dopo aver fatto una serie di manovre folli stile telefilm poliziesco americano sulle tortuose strade ciociare con due macchine, di cui una un’enorme decappottabile guidata dalla spettacolare Dacia, alla ricerca del posto giusto, siamo ivi approdati verso le tre e mezza. Il personale era sgarbato, il posto sgradevole, la disorganizzazione imperava. Ma in compenso abbiamo mangiato degli antipasti e una grigliata di carne divini. Poi siamo rientrati a Roma.

             Mentre ero a Fiumicino in attesa dell’imbarco, mi hanno telefonato Manu e Vale, che volevano sapere com’era andato il tutto. Il loro interessamento mi ha fatto un sacco piacere.

             E’ tutto. Vabbé, gli intellettuali – specie che detesto assai, fin dai tempi oscuri quando erano l’unica categoria di gente che frequentavo, ma che ora riesco a tollerare illudendomi di non essere uno di loro – c’erano. Ma dobbiamo essere grati a loro, la cui presenza ci ha consentito di accedere ad un sacco di cose che altrimenti ci saremmo sognati (il Palazzo della Fonte, le spese pagate, la risonanza della stampa, eccetera) e ha permesso a noialtri, gli sperimentatori folli di parole e di emozioni, di incontrarci.

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