EYLIN DE WINTERTratto da "Femminile, sexy, cerco amica..."
Heyne Verlag, München 1993Traduzione di Anacreonte
15 luglio
Amatissima Barbara,
ho ricevuto recentemente la tua lettera e voglio risponderti immediatamente... Perchè hai una paura così panica che io possa non risponderti più? Qualche volta ci vuole tempo... ma in qualche modo ciò innalza anche il piacere, eccita lo struggimento! In ogni caso sono contenta di avere ancora tra le mani dei pensieri tuoi...
Sì, io ho un sensibile piacere nel condividermi con te per via postale, perchè ho consapevolezza dei mo-menti in cui sono costretta a volgere i pensieri in parole. Mi è anche difficile esprimere cosa vivo in me. Le parole sono in realtà solo fragili ponticelli tra persone, più facili ad essere interpretate falsamente che cor-rettamente. Spesso incontro questa tragedia! Ognuno vive nel suo mondo archetipo, costruito di esperien-ze fin dai primi giorni nel ventre materno. Le paure sono la chiave centrale di ogni uomo. Paure originarie, e paure formatesi socialmente. Paure vissute individualmente e sperimentate collettivamente; nella nostra società il non essere amati ha sostituito la paura di morire di fame, di sete, di freddo.
Noi vogliamo essere desiderati!
Anche IO!
Mentre ti scrivo le mie fantasie, ti voglio... e voglio che tu mi voglia. Io voglio che tu diventi lasciva per me... e mi eccito con la tua crescente eccitazione.
Tu sei stressata, lo ho letto molto chiaramente tra le righe. Tu non puoi lasciarti andare in nessun modo... tu sei!
Io dovrò rinunciare per le prossime quattro settimane (!!!) alle tue parole, poichè farò un prolungato viaggio d'affari verso Londra e gli USA (New York e Los Angeles).
Barbara - ti prego, scrivimi nel frattempo.
Assapora la quiete delle tue vacanze. Raccogliti. Abbi nostalgia di me, la tua amica sconosciuta, e scri-vimi di ciò che tu hai vissuto fin qui con le donne. Io ne so così poco... come reagisci, cosa vuoi nei detta-gli, che cosa ti stimola. Scrivimi anche che cosa ti stimola, degli uomini...
Uomini...
Gli uomini sono così diversi... poichè dopo l'orgasmo per loro è finito. Ma l'orgasmo è solo una forma di piacere e non tutto. Certamente lo sento anch'io con molta intensità, quando un pene mi entra dentro e mi stimola profondamente, mi si strofina e al termine mi spruzza dentro il suo calore bagnato. Sento il getto di sperma in me e assaporo qualche volta con il mio piacere anche la soddisfazione di aver strappato que-sta reazione a un uomo.
Un pene maschile stimola in un suo proprio modo, che non può essere rimpiazzato da una donna. Ciò che mi affascina sono le varie forme, i formati e i comportamenti. Ci sono corte banane, consumati mozzi-coni di sigaro o flauti armoniosi, che mi si allungano dentro, ci sono rozzi utensili e strumenti di precisio-ne, ci sono proboscidi piccole e corte, lunghe e grasse, piccole e grasse, lunghe e sottili, che io ricevo alla vi-sta; essi giacciono mollemente arrotolati come chiocciole, sono raggrinziti come vecchie patate, o stanno sull'attenti turgidi davanti a me. Sono circoncisi e spingono in me il glande in piena grandezza, o ne na-scondono il segreto sotto il tenero prepuzio...
Ho già avuto in tutti i modi sul e nel mio corpo, questa verga di piacere, ho assaggiato il seme salato, lo ho lasciato spruzzare sul corpo e spalmato sulla pelle. Si, mi rende lasciva quando i peni stanno turgidi davanti a me, puntano verso di me e mi vogliono. Io associo al maschile molte fantasie ed anche alcune esperienze estreme! Ma è solo una forma di vivere... l'altra è la femminile.
Uomini e donne, due mondi differenti, nei quali ogni singolo uomo ha ancora il suo proprio originario piccolo mondo privato.
Uomini e donne...
Ho già spesso sognato di poter assaporare entrambi i piaceri. Dapprima l'uomo come duro attacco, che mi prende e mi porta in alto, e poi la femmina come compimento estatico. Alcuni anni fa una situazione così si è verificata per caso, un caso estremo, al quale devo pensare adesso... sono assetata...
Con l'eccitazione si quieta anche la stanchezza. Scivolo lentamente nelle mie fantasie, come in un tiepi-do lago di acqua salata, giaccio in una barca eroticamente profumata, sopra di me solo il vento e gabbiani isolati, che gridano.
I problemi del lavoro si annullano, ed io seguo i miei impulsi. Il vino ghiacciato rinfresca, e con il fresco si ravviva il mio corpo. Seguo l'alcool e mi dò alla tenera vertigine...
Ho lasciato la tua lettera sul margine della scrivania. La guardo, lei mi guarda... la leggerò ancora, to-talmente concentrata.
E ora mi concentro sul mio ricordo, per darti uno sguardo, tra i dissidi, sulle mie sensazioni - ed il pia-cere, che io provai...
Scrivo la mia esperienza non come una relazione, ma ancora come una storia, col discorso diretto... poi-chè trovo che la situazione diventi così massimamente reale e con ciò retrospettivamente viva per te nel suo particolare erotismo...
Trovo l'inizio difficile... adesso ci provo, medito e scrivo...Ero stata invitata da un partner d'affari, che conoscevo già da molto tempo. Intelligente, molto accura-to, molto bravo nel lavoro, dunque apprezzato, brillante e di successo... Aveva già flirtato spesso con me, ma io non potevo sapere se lo faceva seriamente o solo per divertimento.
Era tra i trenta e i quarant'anni, e viveva, con sua moglie di dieci anni più giovane, in un bungalow as-sai esclusivo in campagna. Un grande giardino circondava la casa, era stata costruita una piscina coperta con libero sguardo tra i rododendri in fiore. Sul lato posteriore della piscina c'era una sauna ed un sola-rium, con varie basse sdraio.
Ogni cosa era sistemata con gusto, non vistosamente, non esageratamente. Funzionale, e tuttavia con un sottile piacere per l'architettura, per l'ordine degli oggetti, per la scelta dei materiali, per l'accostamento di svariati stili. Un ambiente rilassante.
Sua moglie si chiamava Jeanne, ed era alquanto abbondante di fianchi e di sedere, con seni sporgenti e rotondi, ma complessivamente proporzionati. Mi piacque spontaneamente, e fu una cosa reciproca. Jeanne irraggiava apertamente ciò che sentiva, era naturale, senza complicazioni, senza per questo dare in qual-che modo una cattiva impressione.
Mentre Bob andava nuovamente in città, siedevamo sulla terrazza e assaporavamo la sera imminente. Poi mi invitò nella sauna. Aveva già attivato la stufa, come fosse stata sicura del mio assenso. Saggia-mente tirò le tende, e si spogliò vicino alla sdraio davanti ai miei occhi. Senza alcuna fretta mise da parte il suo vestito, sfilò di sopra le spalle le spalline del suo stretto reggiseno, liberò davanti a me i seni, e si di-vertì del mio sguardo sorpreso, col quale osservai incredula due anelli d'oro perforarle i capezzoli.
Portava gioielli intimi, ed era la prima volta che io avevo avevo occasione di vedere in natura qualcosa del genere. Mi dette un asciugamano, e facemmo la prima sauna. In silenzio. Ci concentrammo sui nostri corpi. Io non vi ero abituata come lei, respiravo a fatica e mi alzai per prima, per liberarmi sotto la doccia del peso del caldo.
Subito lei si infilò con disinvoltura vicino a me, e stemmo entrambe sotto il largo getto di acqua ghiac-ciata. I nostri corpi si contrassero, e i capezzoli si eressero. Involontariamente il mio sguardo cadeva con-tinuamente sui due piccoli cerchi d'oro. Si mise le mani sotto i suoi seni, sollevò un poco le punte erette e mi mostrò i suoi anelli. Era strano, aveva qualcosa di arcaico, come una decorazione presso una tribù di negri. I semplici anelli d'oro davano alle punte un che di sacrale, e lo spettacolo mi eccitò in una maniera molto particolare, a me fin qui del tutto sconosciuta.
Ci avvolgemmo negli accappatoi, ci stendemmo sulla sdraio e tacemmo. Dopo poco lei si alzò e tornò nella sauna, ma lasciò la porta aperta come invito per me, perchè la seguissi.
Si sedette sulla tavola superiore e mi guardò interessata quando entrai. Senza volerlo, il mio sguardo cadde tra le sue gambe leggermente aperte, e io vidi luccicare qualcosa. Portava sicuramente anche lì sotto anelli dorati.
Mi sorrise in maniera del tutto disarmante, allargò completamente le gambe e mi dette una stupefacente profonda visione della sua intimità.
La nera zona del suo pelo pubico era rasata direttamente dalla radice delle labbra fino alla zona sotto-stante. Non c'era più un pelo, e io vidi chiaramente: attraverso ognuna delle grandi labbra era infilato un piccolo anello d'oro.
- Non ti fa male? - chiesi spontaneamente, e mi rannicchiai lontana da lei, sulla panca. - No, non me ne provoca in nessun modo... e mi dà un particolarissimo piacere... di essere abbellita in maniera invisibile per tutti - cercò di spiegarmi. Io ero molto sconcertata.
Poi mi raccontò che si era fatta applicare questi anelli già prima della sua relazione con Bob. In Sri Lanka aveva conosciuto un'americana che aveva un debole per i gioielli intimi. Era adornata con serie di piccoli anelli e catenelle. Nelle grandi e nelle piccole labbra, direttamente nel clitoride, nell'ombelico e nelle punte dei seni.
L'americana conosceva una nativa che abitava sulla spiaggia, e che applicava i gioielli. Uno speciale succo vegetale e bagni quotidiani nell'acqua di mare fecero rapidamente cicatrizzare le piccole ferite... Jeanne mi raccontò ogni dettaglio: come aveva scelto gli anelli, come era stata preparata e rasata, come la nativa avesse localmente anestetizzato i punti sensibili con un alcaloide e come praticasse i piccoli buchi. Non so più cosa io abbia balbettato in questa situazione, mi ricordo solo che accanto all'interesse per la cosa stessa saliva in me una tremenda eccitazione . Una eccitazione che aveva a che fare con il fatto che questa donna mi sedeva nuda davanti ed esponeva piacevolmente alla vista il suo sesso decorato. Sembra-va molto aggressivo, devo ammetterlo.
Jeanne mi raccontò poi come avesse conosciuto Bob in Sri Lanka, come si fossero amati da mattina a sera in una capanna di palme vicino al mare per una settimana, amati e nuotato, amati e mangiato, amati e bevuto. Le descrizioni mi eccitavano. Poi mi dichiarò che loro conducevano un matrimonio aperto, in cui ognuno poteva farsi le sue avventure se lo voleva, e mi chiese se ci avesse già provato con me...
Io ero smarrita nel rispondere. Mi voleva provocare? Voleva sapere? Costringermi in un angolo?
Niente di tutto questo. Guardai nei suoi occhi sorridenti. No, lo aveva pensato in tutta onestà! Che donna insolita... Io risposi negativamente. - Ha flirtato con me e io con lui, un poco, ma nulla di più...! - Questo lo potevo ammettere.
Mi guardò in modo strano, compiaciuta, come se non mi credesse del tutto. Poi ammise che Bob mi tro-vava gradevole, molto brava nel lavoro, molto brava anche nel resto, molto attraente; gli piacevano i miei vestiti, il mio modo di muovermi, di parlare. Io ero sempre più disorientata. Poi venne la domanda repen-tina: - E tu, come lo trovi? -
Semplicemente non sapevo cosa dire, mi resi solo conto che per me faceva insostenibilmente caldo e mi precipitai fuori dalla sauna. Anche l'acqua ghiacciata della doccia non mi potè aiutare. Bruciavo dentro e fuori, mi asciugai, mi infilai in un accappatoio e mi distesi su una sdraio.
Avevo il capogiro. Probabilmente non ero abituata al caldo della sauna e anche al modo in cui una donna totalmente estranea mi aveva rivolto la parola. Voleva accoppiarmi al suo uomo? No, impossibile, nessuna donna lo fa . O cosa? L'idea non era priva di attrattive.
Non so da quanto tempo ero rimasta a sonnecchiare sulla sdraio, quando Jeanne apparve in piedi da-vanti a me, e aveva due cocktails esoticamente decorati nelle mani.
brindò con me, con un gesto incoraggiante: - Allo Sri Lanka... - Bevemmo. Rinfrescante, gelido, saporoso. Un misto di latte di cocco, ananas, limone... Dopo tre sorsi la marea mi avvolse, mi trascinò inesorabil-mente con sé... nel fuoco...
Inalai il profumo leggero, misto all'odore del suo corpo, e avrei potuto invocare subito: - Vieni, baciami, dammi la tua lingua, dammi i tuoi seni, spingiti su di me, dammi il tuo battito del cuore, prendimi...
Lei era in piedi davanti a me, e sorrideva solo. -Rilassati - fu tutto ciò che disse. Mi prese il bicchiere, e io ricaddi senza parole indietro, sulla sdraio. In questo movimento il mio accappatoio si aprì, e le due parti caddero a destra e a sinistra della sdraio. Io giacevo totalmente nuda, rivelata davanti a lei. Un'offerta. Cosa avrebbe fatto? Mi era indifferente, poichè io ero concentrata sul mio corpo. Non mi ero offerta, non mi sentivo oscena, non avevo chiesto niente. Stava solo a lei, interpretare la situazione... Tuttavia, una cosa mi era chiara: sebbene nella sauna e sotto la doccia eravamo state nude, questa era tutt'altra cosa. Io ero scoperta e così apertamente eccitata, che cominciai a tremare, come se avessi i brividi. Jeanne si chinò su di me, mi guardò negli occhi e posò molto delicatamente la sua mano sul mio ventre. Nulla di più. Era la mano sinistra, adagiata tra l'ombelico e l'inizio dei peli del pube. Con la destra mi asciugava il sudore dalla schiena. Io respiravo profondamente. Il mio sguardo scivolava dal suo viso ai seni, e restava attac-cato alle loro punte. Vedevo i piccoli anelli, che perforavano le punte dure e scure. Per l'eccitazione di-menticai di respirare, e subito dovetti inspirare profondamente. Il mio ventre si tese, e la sua mano scivolò casualmente più in basso. Era adagiata proprio sul mio sesso. Mi solleticava, e lei mi guardava negli occhi. La sua mano mi sembrò molto fredda, il mio sesso mi sembrava bruciasse. Io giacevo nuda a poca distanza da lei, incapace di muovermi, di dire qualcosa. Avrebbe potuto prendermi e fare con me qualsiasi cosa. Io attendevo con desiderio, ero pronta. qualcosa doveva succedere, ma lei mi guardava soltanto. Gli anelli d'oro nelle punte dei seni lanciavano piccoli lampi di luce, e il sudore scorreva sul mio corpo.
- Non puoi reggere l'alcool? - chiese preoccupata - Io ne ho messo pochissimo... Non ti senti bene? - O era infinitamente ingenua, o sommamente astuta. Io non ero sicura di poter valutare la situazione. Cosa do-vevo fare? Sentivo prudere tra i seni. Alzai la mano e asciugai via il sudore, mi accarezzai più in basso, finchè non incontrai la sua mano e involontariamente con lo slancio del mio movimento la spinsi del tutto sul mio pube.
Allora mi accarezzò. "Tu hai una peluria così morbida, sembra muschio... - Mi accarezzò ancora senza imbarazzo, mentre il mio sguardo era sempre fisso sugli anelli nei suoi capezzoli. Il sudore correva in pic-cole piste sul mio corpo, e mi solleticava. Involontariamente dovetti pensare alla situazione nello studio fotografico, nel calore dei riflettori, sotto lo sguardo osservatore di Ellen, come io mi sdraiavo e come i miei movimenti venivano catturati dalla pellicola. Mi sentivo bene... così passiva, così fuori da ogni pericolo di essere scoperta. O era questa stessa passività, già di troppo? Avrei dovuto togliere la mano di Jeanne dal mio ventre? No. Perchè? Io ne godevo.
- Ti piacciono i miei anelli? - Aveva notato il mio sguardo.
- Sì, sono eccitanti - mi sentii dire.
- Solo gli anelli? O ti piacciono anche i miei seni ? -
Senza interrompersi con le sue carezze, prese di sotto con la mano destra il suo seno rigoglioso e lo mas-saggiò. Aspettava una risposta.
- Hai dei seni meravigliosi - constatai.
- Si, fu la prima cosa che Bob notò di me, quando ci conoscemmo. I miei seni lo hanno reso totalmente selvaggio... Lo fa spesso, solo coi miei seni...
La guardai senza comprendere, ma mi trattenni dal chiedere.
- Non sai com'è ? - Aveva letto dal mio viso stupore.
- No. Com'è ? - chiesi.
- Beh, io schiaccio assieme i seni, e lui mi mette in mezzo il suo pene. Poi lo massaggio. Questo lo rende assolutamente folle.
- E tu, tu cosa ne hai ?
Lei rise della mia domanda. - Io impazzisco, come impazzisce lui. E poi, quando si è scaricato per la prima volta tra i miei seni, allora lo prendo in me nel mio sesso, così può più a lungo...
Jeanne accarezzava sempre il suo seno destro. Prese l'anello tra pollice e indice, e lo tirò lentamente in avanti. Il capezzolo divenne turgido. - Ah... Io amo questo stimolo - disse, del tutto estasiata. - Una cosa così si può provare solo con gli anelli - . Io tacqui, e la stetti a guardare, estromessa. - Anche tu dovresti lasciarti applicare degli anelli. Tu hai delle punte così marcate... - Jeanne si chinò verso di me, mise en-trambe le mani su uno dei miei seni e lo strinse delicatamente.
La carne si eccitò, ed il capezzolo si eresse. - Meraviglioso. Tu puoi portare anelli più grossi di me. I tuoi ragazzi impazzirebbero a questa vista! - Prese il mio capezzolo tra le dita e lo tirò cautamente. - Come di gonfia! Potresti portare anche un brillante incastonato. Da un lato un brillante, dall'altro una perla. Ciò sedurrebbe anche me. - Mi guardò con un sorriso disarmante. - Cosa pensi...
Io ero eccitata dalla manipolazione al mio seno. Stava ancora giocherellando su di me. - Si... forse. Co-nosci qualcuno che lo fa ?
Lei non esitò un istante. - Certo. Questo non è un problema. Lo vuoi avere solo nei seni o anche sotto?
A queste parole voltò la parte superiore del suo corpo e poggiò le mani sul mio sesso. - Lasciami vedere dove noi ti possiamo ancora inanellare... Vieni, apri le gambe - .
Io tirai le gambe di lato, e piegai le ginocchia molto lontano. Adesso la avevo lì dove la volevo avere, tra le mie gambe allargate. Esattamente come Ellen... una volta.
Lei si chinò profondamente. - Oh, sembri così intensa...- sussurrò. Le mie labbra crebbero. Io sospirai, afferrai con le mani i miei seni e li accarezzai, mentre Jeanne mi esaminava. Era di fianco a me sul ventre, teneva ferme ed aperte con le mani le mie gambe piegate ad angolo, ed io sentivo il suo respiro sulla mia pelle... - Tu dovresti però, prima di venire inanellata, raderti le labbra, ed anche dopo, altrimenti non si vedrebbe affatto il tuo gioiello.-
Una mano si fece strada attraverso il mio sesso, e un dito mi toccò. - Potresti anche farti collocare un anello nelle piccole labbra. - Io inarcavo verso di lei la parte inferiore del mio corpo... - Ed è estremamente attraente anche nel prepuzio sul clitoride! - La proposta mi disorientò. Il suo dito scivolò attraverso il mio sesso ed indugiò sul punto. - Oh, ma tu hai un grosso clitoride... - La sua espressione si mescolò con il mio sospiro. Il piacere divenne insostenibile. Lasciai scivolare le mie mani sul mio ventre e conquistai il suo dorso. Appoggiai una mano alla sua nuca, l'altra vagava sui suoi fianchi
rigogliosi. Lei giocava con il mio sesso, giocava con le labbra, arrotolava i peli... Cosa voleva da me?...
- Tu mi piaci, Eylin... - Con queste parole infilò un dito profondamente in me ed accarezzò le pareti in-terne della mia vagina. Poi sentii il solletico sul mio clitoride. Intenso, implacabile, esigente. Mi baciava? Faceva scivolare la sua lingua umida sulla mia gemma sensibile? Aprii gli occhi. No. La sua testa era troppo alta. La sensazione divenne sempre più forte, l'eccitazione saliva.
Era una lingua che mi leccava. Poteva solo essere una lingua. Immediatamente mi fu chiaro: poteva es-sere solo Bob, che era rientrato, che ci aveva visto, per il quale la situazione era inequivocabile, che voleva essere della partita. Come sempre, io non avevo nulla da perdere. Lo volevano entrambi, e a me erano en-trambi simpatici, sebbene io in questa situazione avrei preferito di più la giovanilmente determinata Jeanne come mia prima donna. Tutto era possibile, e io lo volevo. Ero affamata di questo momento, non avevo avuto rapporti con nessun uomo da settimane.
Ero assetata di contatto corporeo, di carezze, di eccitazione, di orgasmo e di più... di tutto ciò che viene dopo il primo orgasmo. Così concessi ciò che non vedevo, scivolai nella sensazione di essere desiderata da entrambi... e gustai.
Mentre sognavo, non percepivo nulla dei cambiamenti attorno a me. Io credevo di sentire ovunque mani che mi abbracciavano, mi accarezzavano, giocavano con il mio corpo... poi una lingua scivolò tra le mie labbra, si spinse attraverso i miei denti, nella mia bocca. Lasciai gli occhi chiusi.
Erano labbra forti, ed una lingua forte. Fresca, succosa. Assaporai il gusto del cocktail. Era Jeanne, che mi baciava, che mi mordeva teneramente, che mi leccava... poi i miei fianchi furono afferrati saldamente, e qualcuno mi tirò con forza con un solo movimento verso il basso, al limite della sdraio. Con un colpo mi penetrò dentro. Senza insicurezze, senza dubbi, senza alcuna domanda. Penetrò in me, ed io gridai, poichè qualcosa era penetrato in me in maniera talmente intensa, come io non lo avevo mai vissuto prima. Oh, maledizione, era come un dildo pieno di spine, e tuttavia delicato e caldo. Era duro e tenero insieme. Il mio grido bloccò Jeanne con il suo bacio. La abbracciai e la succhiai con forza, mentre più sotto sentivo il diavolo in me. Mi colpì senza pietà con una intensità che mi paralizzò completamente. Io gli schiusi vo-gliosa la mia ostrica e lo lasciai succhiare, concentrata solo sul mio bacio con Jeanne, la cui lingua vagava profondamente nella mia cavità orale e mi cercava, le cui labbra avevano interamente circondato le mie labbra e i cui denti affondavano nella mia carne tenera. I suoi capezzoli si schiacciavano contro la mia pelle, e gli anelli mi imprimevano i loro sigilli.
Bob ansimava, e io feci scorrere lentamente la mia mano sulla schiena di sua moglie, seguire la spina dor-sale, sfiorare le sue natiche e cercare nell'inforcatura l'ingresso del suo sesso,. Desiderosa, lei aprì le gambe, ed il suo bacio si rafforzò.
Avevo solo da seguire i binari bagnati della sua eccitazione... ed era esattamente questa sensazione di una pressione che mi circondava, di un piacere scivoloso, che mi spingeva in alto. Il suo bacio, la mia mano nelle sue aperture e sotto, tra le mie gambe il suo uomo lascivo, che si aggrappava alle mie ginocchia.
Saliva in me strisciando, dalle dita dei piedi, sempre più in alto... e dalla cima dei capelli verso il basso... gli stimoli si ammassavano nel ventre, si ingrossavano, si gonfiavano e esplosero nel momento in cui l'uomo affluì in me... Jeanne mi tenne ferma con tutta la forza e succhiò immediatamente uno dei miei capezzoli, finchè il dolore si mescolò con il mio orgasmo in un'unica esplosione. Dolore e piacere. Ogni cosa in me e attorno a me si ammassava in un'unica, ancora mai vissuta condizione di intensità...
Non avevo alcuna sensazione del tempo, solo del mio corpo fremente. Non so quanto a lungo, dopo, ancora estasiata abbia assaporato questa condizione. Ad un certo punto una lingua si infilò nella mia bocca e cominciò a stimolarmi con molta tenerezza... e una mano accarezzava il mio corpo nudo.
- Vieni, nuotiamo...-, sussurrò lei. Mi alzai e seguii Jeanne in piscina. L'acqua accolse il mio corpo sfinito. Mi sentivo stanca di fuori, bene di dentro. Tacevamo e nuotavamo. Bob non si vedeva. C'era silenzio.
- Va bene?- Jeanne mi si avvicinò nuotando, presso il bordo.
- Si, mi sento bene -, risposi... - Benissimo...-
Lei mi si avvicinò, mi abbracciò, baciò la mia fronte e gli occhi, mi leccò il collo e mi leccò molto delica-tamente con la punta della lingua sulle mie labbra. I nostri corpi si schiacciavano l'uno sull'altro, i nostri capezzoli si sfioravano... lei fece ruotare le punte dei suoi seni attorno alle mie, gli anelli d'oro mi graffia-rono... io glielo concessi. Lentamente si svegliò in me una nuova eccitazione...
- Vieni, lasciamoci di nuovo andare nella sauna...- Mi corteggiò, mi attirò. Ci asciugammo e andammo nel caldo. Jeanne si sedette sulla panca superiore, io ero ai suoi piedi. Disinvolta ed invitante aprì davanti a me le gambe e si esibì.
- Baciami! - L'ordine fu schietto, pronunciato con una naturalezza, come se dovessi cogliere fiori in un giardino. Allungò davanti a me il suo corpo teso. I seni tremarono, i due anelli luccicavano. Appoggiai le mie mani sulle sue gambe magre e chinai lentamente la mia testa nella sua inforcatura. Era accuratamente rasata, solo sul monte di Venere si arricciava un sottile cuscino di peli neri, sotto cui era nuda. Nelle grandi labbra portava da ogni lato un piccolo cerchio dorato. Le sue mani scivolarono in basso, afferra-rono gli anelli e tirarono...
Era una situazione incredibile, di una intensità e di una bizzarria come ancora mai io ne avevo vissute, al di là di ogni immaginabile possibilità, oltre gli stessi sogni più audaci dai quali io sia stata sopraffatta nel sonno.
Era verità.
Jeanne sedeva veramente davanti a me.
Era là.
Lei ed io.
Eravamo sole.
Io potevo fiutarla, potevo sentire la sua carne forte sotto le mani. Potevo assaporare la sua eccitazione. Si agitava, e baciai le sue labbra, lasciai sparire la mia lingua nelle profondità salate tra esse. Carne te-nera. Lasciai ruotare la mia lingua. Lei gemette, e le sue mani si afferrarono ai miei capelli. Quando le mie labbra si chiusero sulle sue e io cominciai lievemente a succhiare il suo clitoride, nel corpo di Jeanne arrivò un movimento. Chiuse le ginocchia e bloccò la mia testa. Percepivo le sue grida attutite, come da una lon-tananza, tuttavia mi eccitavano e mi mandavano progressivamente in estasi.
Jeanne aveva un suo proprio modo di condurre la situazione dall'impossibilità alla naturalezza. Ogni cosa era comprensibile, ovvia, sviluppata in piena consequenzialità del crescere delle sensazioni. Senza vergogna, senza rottura, senza alcuna penosità.
Io la leccavo avidamente, e il suo forte clitoride danzava come una perla sulla mia lingua. I suoi seni dondolavano lentamente in opposizione al movimento del corpo, verso l'orgasmo. Una delle mie mani sci-volò dalla coscia verso il basso, strisciò lungo i polpacci, accarezzò le ginocchia, seguì la parte posteriore della coscia ed io le infilai insieme il dito indice e medio nella fessura, mentre l'altra mia mano si muoveva bramosamente sopra la vita, verso l'alto. Il suo seno mi venne incontro e fu istantaneamente afferrato con forza. Sentii chiaramente l'anello nel capezzolo. Non ebbi il coraggio di tirarlo, poichè non volevo farle male, ma presi la sua grossa ciliegia tra pollice ed indice e la strinsi forte. Jeanne cavalcò sulla mia lingua e faceva l'amore con le mie dita. Era incredibile. Mi cavalcò con velocità regolare, finchè non venne. Im-provvisamente. In poche, forti convulsioni si scaricò come un lampo... Giacevamo nel sudore ed assapora-vamo i nostri corpi, che aderivano l'uno all'altro, come se si rifiutassero di rinunciare mai all'unione.
Poi facemmo la doccia.
L'acqua ghiacciata bruciava sulla pelle.
Arthur Rimbaud ha condensato i miei pensieri in una strofa: "Oh, dolce piacere, oh mondo, oh musica..."
Jeanne mescolò un getto di acqua calda e cominciò ad insaponare il mio corpo. C'era un odore conci-liante, fresco. C'era odore di una nuova avventura, sebbene io non sapessi che altro poteva vivere il mio corpo, che cosa ci fosse più oltre ciò che avevamo appena vissuto.
Ci asciugammo a vicenda, ci buttammo addosso gli accappatoi ed uscimmo mano nella mano in terrazza. Era circondata da una siepe di rododendri che ci proteggeva da ogni sguardo estraneo. Su una griglia di legno, a terra, erano disposti grossi cuscini attorno ad una tavola bianca. Bob aveva preparato per noi una composizione di frutta. Nel secchiello del ghiaccio c'era una bottiglia. Ci sedemmo sui cuscini.
Allora lui avanzò lentamente lungo il sentiero di lastre di pietra. Era nudo, fortemente peloso, ed anche lui aveva un anello applicato al suo pene semieretto. Il piccolo cerchio era infilato nel suo prepuzio e mi fu chiaro perchè avevo sentito Bob in modo così intenso in me. Il mio sguardo si attaccò al forte, ondeggiante pene che mi si avvicinava. Jeanne si accoccolò e guardò suo marito. Lui rimase in piedi davanti a lei. Lei mise una mano sotto i suoi forti testicoli e strinse nell'altra la sua erezione.
Poi si voltò verso di me. - Guarda, Eylin... non ti sembra carico...?- Appoggiò le sue labbra sulla punta del glande e lo succhiò avidamente in sè. Di nuovo. Lentamente e in modo molto profondo.
io stetti a guardare come lo portò all'orgasmo...
- Oh... adesso ho bisogno di un sorso per sciacquarmi...- Prese la bottiglia nel secchiello, riempì i bicchieri, brindò verso di noi e bevve in profondi sorsi...
L'alcool faceva effetto velocemente in lei. Mentre Bob ci sbucciava manghi, kiwi, frutti della passione e meloni, li svuotava e li imbeveva di liquore saporoso, Jeanne si sdraiò vicino a me e lasciò insinuarsi una delle sue mani sotto il mio accappatoio. Andava tastoni sulla mia pelle, mi adulava e mi rendeva nuova-mente vogliosa. Dopo il terzo bicchiere era brilla e tuttavia niente affatto inerte, ma sveglia e volente. Il suo dito aveva trovato il cammino verso di me, lei mi massaggiò, aprì il mio accappatoio, strisciò sopra di me e mi si appoggiò molto cautamente con il suo corpo nudo e profumato.
Mi baciò, giocò con me, e quando guardai di lato, scorsi Bob, che stringeva il suo pene nella mano e co-minciava lentamente a strofinarlo.
Jeanne mi baciò appassionata e infilò profondamente la sua lingua nella mia bocca, mentre mi accarez-zava tra le gambe... poi baciò i miei seni, morse alternativamente con tenerezza i capezzoli, mi leccò il ventre, trovò l'ombelico, l'inizio della mia peluria, divenne vogliosa, separò le mie gambe e si dedicò al mio clitoride desideroso, caldo, voglioso...
Io guardai Bob, i cui movimenti diventavano più veloci, più veloci, più veloci. Il cerchio d'oro del suo sesso sussultò, e lui si scaricò lontano sui bicchieri, i piatti, la frutta...
Era come se noi da molto non avessimo fatto nient'altro che eccitarci lascivamente a vicenda, che lasciar cadere ogni convenzione, ogni barriera imposta socialmente, che porgerci solo piacere... separati da ogni stress. Era un paradiso totale.
Le parole sono troppo insulse, smorte, insignificanti; le frasi sono troppo corte, scarne, aride per poter anche solo avvicinarsi a restituire quest'esperienza...
Io ci ho provato.
Io ho provato, a farti gettare un'occhiata nell'avventura il cui ricordo ancora mi consuma. Fu irripeti-bile. Unico.
Bob e Jeanne partirono poco tempo dopo. Lui fu inviato a Melbourne. Io restai indietro con i miei sogni.
E' mezzogiorno.
Penso a te.
Scrivimi, e non lasciarmi sola con le mie fantasie.
Quattro settimane sono un tempo lungo... ma dopo mi voglio riempire di te, voglio che tu mi renda la-sciva con le tue parole, che io non possa fare nient'altro che prendere il mio piccolo vibratore nero, stringere le gambe insieme e, mentre leggo la tua lettera, lasciarmi portare da questo stimolo smarrito nel profondo del mio sesso...
Barbara, vieni...
...fammi...
Eylin!