Antonio Montanari
Tam Tama di Aprile 2004
Sommario
906. Supplenze (25.4)
905. Esempi (11.4)
904. Meriti (4.4)

Tama 906. Supplenze
Nella notte fra 14 e 15 aprile per qualche ora Bruno Vespa è stato inconsapevole capo supplente del governo, durante le angoscianti ore in cui si discuteva se fosse vera la notizia dell'esecuzione di uno dei quattro nostri ostaggi in Iraq, mentre già si sapeva che il dramma era accaduto e si conosceva il nome della vittima. Potenza della tivù? Fate voi.
A «Porta a porta» Vespa presiedeva un Consiglio dei ministri ridotto ad un solo componente, quello degli Esteri, Franco Frattini. Presenti in studio o in collegamento, tre delle quattro famiglie coinvolte. Casualmente mancava proprio quella del povero Fabrizio Quattrocchi. Gli avevano sparato un colpo in testa dopo che aveva urlato in faccia ai suoi assassini: «Vi faccio vedere io come muore un italiano».
Lui era stato ammazzato, e da Roma Vespa verso mezzanotte tentava di rassicurare: « È probabile che una persona sia stata uccisa, non abbiamo alcuna conferma che si tratti di un italiano».
Il ministro Frattini conferma la non conferma. Verso le 0.15 il vicedirettore di «Libero» Renato Farina va in diretta via telefono: il morto é italiano, appunto Fabrizio Quattrocchi. Frattini conferma prontamente. Le telecamere inquadrano due congiunti di altrettanti sequestrati, presenti in studio. Sono immagini impietose. Frattini sapeva tutto. La famiglia Quattrocchi apprende da Farina e Vespa, non dal ministero degli Esteri ma dallo studio Rai. Commenterà Giuliano Ferrara:«Le cose serie, gravi, vere come la morte affogano in un mare di sciocchezze. I ministri dovrebbero imporre le loro regole, non farsele imporre dalla tivù».
La colpa non è di Berlusconi (in vacanza post-pasquale in Sardegna), di Fini (ancora in Africa per le ferie) o di Frattini messo a fare l'ospite di Vespa come una Parietti qualsiasi. L'8 settembre 1943 il re scappò da Roma. Una tradizione nazionale, dunque, scansare i problemi. Il 14 aprile 2004 l'unico a dirigere il traffico governativo era Bruno Vespa.
L'11 aprile «Repubblica» aveva parlato del «boom dei soldati di ventura» in Iraq: fatturato superiore a quello Ibm, 600 milioni di dollari previsti per il 2004. Ora i mercenari sono 15 mila, si raddoppieranno da luglio con il passaggio dei poteri al governo provvisorio.
Luciano Violante dichiara che non esistono mercenari: con il mondo è cambiata pure la guerra, privatizzandosi e dimostrandosi incapace di garantire la sicurezza in un territorio conquistato dai militari regolarmente inquadrati.
Antonio Montanari [Ponte n. 16, 25.4.2004]

Tama 905. Esempi
Nella vita quello che conta, è dare il buon esempio. Mentre a Roma sfilava una massa sfaticata di pensionati che protestavano contro il carovita ed il governo, a Milano qualcuno dava il buon esempio per la ripresa economica: non tenere i soldi in tasca ma spenderli.
Dopo aver risposto al presidente di Confindustria che anche lui non ne può più di quei rompiballe dei suoi alleati di governo, per cui sarebbe ora che la gente gli regalasse la maggioranza assoluta in parlamento, Silvio Berlusconi è entrato in un negozio, ha raccontato «cinque sei barzellette» (parole del Corriere della Sera), ed ha acquistato un orologio di pregiata marca: i cronisti non sono stati in grado di precisare se si sia trattato del modello da quattromila o di quello da ottomila euro.
Ecco. Avercene, di gente così in Italia: non ci sarebbero più problemi. Immaginate la sfilata di Roma, un milione (secondo fonti sindacali, fra quattromila ed ottomila, come per l'orologio, secondo amici fidati del Cavaliere): pensate che qualcuno di loro sia stato capace di sacrificarsi per il bene dell'economia, ed entrare in un negozio onde comprare un oggetto prezioso?
Statene sicuri: i pensionati sono persone egoiste, vogliono soltanto, non regalano nulla, non fanno sacrifici come Berlusconi che per favorire l'economia apre il portafoglio e non bada a spese.
Gli industriali sono come i pensionati, mai contenti di niente. Il loro presidente in scadenza, Antonio D'Amato, ha sbuffato: ridateci la fiducia, confidando che essa sia un genere facilmente reperibile sul mercato, come le auto usate. Fateci capire che idee avete in testa, ha aggiunto, come se avere una testa significasse automaticamente possedere anche delle idee.
Nelle stesse ore il vicepresidente del Consiglio Giancarlo Fini faceva una botta di conti sulla materia grigia di cui è titolare il ministro Tremonti, e sentenziava al proposito (secondo La Stampa) che «quattro o cinque teste pensano meglio di una». Come dire che Tremonti non è più quel genio della finanza che si sussurrava a palazzo Chigi.
A questo punto Fini dà ragione a quanti non hanno mai creduto nella bontà dei progetti di Tremonti, cioè a quegli stessi che Berlusconi (parlando agli industriali) ha definito i «briganti di strada» della Sinistra, che gestiscono con metodi da soviet i quotidiani e persino le sue televisioni. Sono gli stessi che non credono in un'Italia ricca e felice soltanto perché il Cavaliere non è un pensionato ma un miliardario.
Antonio Montanari [Ponte n. 15, 11.4.2004]

Tama 904. Meriti
Se qualcuno si abitua a raccontare in continuazione barzellette, anche quando deve discorrere di cose serie, corre il rischio di produrre involontariamente battute come non dovrebbe o (soprattutto) non vorrebbe. All'interno di questa situazione c'è poi l'eventualità che l'affermazione offerta all'uditorio sia intesa come un'inconsapevole confessione contraria alle intenzioni dell'oratore, se letta con spirito di critica da chi non pende dalle sua labbra ma anzi sta attento a coglierlo in fallo.
Questo è il caso verificatosi a Silvio Berlusconi sabato 27 a Palermo. Davanti ad una platea festante per il ricco rinfresco offerto, ha dichiarato: «Noi siamo il governo che gli italiani si meritano». A personale avviso, il nostro popolo avrebbe diritto a maggior considerazione, ma si fatica a sostenere ciò considerando certe esibizioni della platea stessa che ha accolto il capo forzista con la richiesta di far ministro il calciatore Kakà, a testimoniare che il pallone è il primo pensiero della Nazione.
Tralasciamo l'etichetta in cui Berlusconi si è calato, quella di «rivoluzione liberale», rubando un marchio politico al povero Piero Gobetti che per le idee in esso riassunte ci rimise le penne nel 1926, quando governava il Buontempone. Ci basti il pensiero reverente verso Bertinotti, «il migliore o il meno peggio, perché almeno lui è simpatico, chiaro, sincero». Il presidente del Consiglio ne conserva un buon ricordo per aver Bertinotti liquidato il governo Prodi nel 1998: merito non da poco ai suoi occhi di ieri e di oggi (liftati), come quello riconosciuto a Cisl e Uil: «Ogni volta che il sindacato va in piazza diviso per noi è oro».
Battute più o meno recenti del leader maximo sono quelle sui terroristi arabi («Quei quattro beduini di Al Quaeda»), o sui militari italiani in missione in Iraq: gente che ha spirito d'avventura ed «un'utilità economica rilevante», perciò, non bisogna usare l'espressione della Sinistra che li reputa «poveri ragazzi». Il fratello di una delle vittime di Nassiriya ha commentato: prima li hanno chiamati eroi, adesso ne infangano la memoria, ma la vita non ha prezzo.
In quest'Italia che sembra sospesa più sulle sorti del campionato di calcio che sul proprio avvenire economico, e mentre si approva una riforma costituzionale contro l'unità del Paese, le parole di Berlusconi assumono il valore di una confessione e di un fedele ritratto della nostra situazione: abbiamo il governo che ci meritiamo.
Antonio Montanari [Ponte n. 14, 4.4.2004]
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932, 2004. Revisione grafica, 02.04.2015