Antonio Montanari
Tam Tama di Febbraio 2004
Sommario
899. Meriti (29.02.2004)
898. Fango (22.02.2004)
897. Quasi (15.02.2004)
896. Retroscena (08.02.2004)
895. Lacrime (01.02.2004)

Indice del Tam Tama 2004

Tama 899. Meriti
In Gran Bretagna pensano di cambiare il sistema di formazione delle classi liceali. Al criterio tradizionale dell’età in uso anche da noi, una commissione governativa vorrebbe sostituire quello d’andare avanti secondo i propri ritmi. Prima o poi il discorso verrà fuori anche in Italia. Per tante buone ragioni, noi siamo sempre disposti ad imitare quanto viene da fuori. Non amiamo valorizzare le intelligenze locali, preferiamo copiare le stranezze altrui. Già quarant’anni fa, con la riforma della Media unica, chiamarono «Educazione» quelle materie che, senza il calco dell’espressione americana, avrebbero dovuto essere dette con italica semplicità «Istruzione».
Se il criterio «del talento» dovesse essere accolto anche nelle nostre scuole, si porrebbe un problema: la differenza di civiltà che segna una distanza fra Gran Bretagna ed Italia, ovviamente a nostro scapito. Gli inglesi sono attaccati alle loro tradizioni, al contrario di noi che facciamo di tutto per sbarazzarcene. Se i nostri giudici arrivassero in aula con le parrucche che usano i loro colleghi britannici, qualche politico potrebbe trovarvi una conferma a certe sue opinioni malevoli sul conto delle giurie dei tribunali. Loro hanno fatto baronetti i Beatles. Noi affidiamo il festival di San Remo a Tony Renis. Alla fine degli anni Sessanta, avevo come collega una lettrice inglese che insegnava la sua Lingua: turbava gli allievi con le minigonne made in London, e con l’idea allora accettata nel suo Paese (non so adesso), di punire gli studenti ribelli a colpi di frusta sul sedere, quando noi ricorrevamo invece alla Pedagogia del silenzio, per timore di turbare gli equilibri psichici dei nostri fanciulli.
Se il modello «del talento» al posto dell’età, dovesse prender piede in Italia, gli insegnanti dovrebbero far i conti con certe abitudini profondamente radicate nella vita del Bel Paese: soprattutto con la raccomandazione che talora assume i toni di quella storiella dell’avvocato il quale chiedeva pietà alla corte per un reo di omicidio ai danni dei propri genitori, invocando l’attenuante d’essere egli un orfano. In uno Stato in cui abbiamo raggiunto il massimo risultato politico possibile trasformando con Silvio Berlusconi la battuta sul «governo ladro» in quella dell’«opposizione ladra», non si possono fare grandi progetti per il futuro: tranne quello della televisione digitale che garantirà la moltiplicazione non gratuita delle bugie.
Antonio Montanari [Ponte n. 9, 29.2.2004]

Tama 898. Fango
Al TG4 hanno detto che i libri di Storia adottati nelle scuole italiane ignorano i gulag russi e le foibe titine. Uno studente ne stava sfogliando uno, a riprova di quanto sostenuto dall'intervistatrice. Striscia la notizia ha analizzato quel testo: esso per varie pagine parla dei gulag e delle foibe. Emilio Fede forse spiegherà che si è trattato d'una macchinazione leninista nei suoi confronti da parte di colleghi che lavorano nella stessa azienda e mangiano lo stesso pane berlusconiano. Noi che vogliamo attenerci ai soli fatti, registriamo l'episodio come simbolo della falsificazione odierna della realtà, uguale a quella che quarant'anni fa era compiuta da Sinistra. Conclusione logica, lo stalinista di oggi è proprio Emilio Fede.
Restiamo sul piano dei fatti. Ai 644 partecipanti alla cena azzurra di Milano, il Cavaliere ha detto che davanti a quei politici che hanno «una casa al mare, una ai monti e magari anche la barca a vela», lui non può «non pensare che quei soldi siano stati rubati». Ovviamente egli spera che tutti costoro siano prima o poi mandati giustamente in galera. Ma da chi? Da quei magistrati che lui stesso tempo fa ha definito «disturbati mentali», è ovvio. Dopo di che, essi dimostreranno di essere guariti facendo felice lui.
I giornali parlano delle giovani leve americane liberal che considerano Bush «una via di mezzo fra l'inetto ed il catastrofico». In Italia, un vecchio dc convertitosi al liberalismo berlusconiano come Paolo Cirino Pomicino, annuncia di «dimettersi dal centrodestra», e di tornare a fare il democristiano nel campo del centrosinistra, continuando a scrivere però sul «Giornale» (casa Berlusconi), dove potrà dire tutto ma (come gli ha suggerito il direttore) non sparare «troppo» su Tremonti.
Intanto il premier ha brevettato questa formula: la sua maggioranza è «l'unica alternativa di governo seria di questo Paese». Ovvero il partito unico. Come per le targhe alterne: nei giorni pari governa, negli altri fa opposizione. Ha uomini già addestrati allo scopo: Bruno Tabacci chiede che nel partito Berlusconi possa essere messo in minoranza, come De Gasperi. Intanto Casini sostiene che «l'economia preoccupa ed è in stato di difficoltà».Il presidente di Confindustria allerta: «L'Italia rischia di diventare il fanalino di coda in Europa». Per l'Istat la crescita si è fermata. Berlusconi spiega: per forza, tivù, giornali e Sinistra ci inondano di fango. Per ottimismo, lo chiama fango.
Antonio Montanari [Ponte n. 8, 22.2.2004]

Tama 897. Quasi
Meno 17. Non si tratta della temperatura registrata in una valle alpina, ma dell’età apparente di Mike Bongiorno, rispetto a quella anagrafica. Così parlò il professor Umberto Scapagnini, medico e sindaco di Catania. L’intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo (Corsera, 3 febbraio) su come prolungare la vita dei personaggi celebri affidatisi a lui, fa venire in mente «Gli asparagi e l’immortalità dell’anima» di Achille Campanile, autore pure de «L’inventore del cavallo». A differenza di Campanile, scrittore umoristico, Scapagnini è uomo di Scienza. Di se stesso dice che «ha» 11 anni in meno dei 62 reali, mentre al suo più illustre cliente, il presidente del Consiglio, ne attribuisce addirittura 55 contro i 67 effettivi, con la precisazione che «Berlusconi è tecnicamente quasi immortale».
Il senso di ogni discorso sta tutto nelle piccole differenze. A Scapagnini interessa il «quasi». A noi preoccupa l’«immortale»: non per il diretto interessato, ma per chi ha così sentenziato, forse in un momento di debolezza politica. «Il criterio è rigorosamente scientifico», garantisce il sindaco-medico. Si dichiara «esterrefatto» un docente del Gemelli, Aurelio Picciocchi. Due gerontologi, Marco Trabucchi e Roberto Bernabei, spiegano che non esiste nessuna pubblicazione sul «metodo per calcolare la differenza fra età anagrafica e l’età biologica»: se fosse uscita, spiegano, il suo autore si sarebbe beccato il Nobel. Quindi tra la «quasi immortalità» e le ricette di Scapagnini esisterebbe lo stesso rapporto di cui parla Campanile per asparagi ed immortalità dell’anima. Nessuno, cioè. Ci troveremmo davanti ad un atto di orgogliosa illusione trasformata in un’apparente dottrina. Ovvero, di fronte ad un nuovo esempio di inventore del cavallo.
Secondo Scapagnini, occorre nutrirsi con l’olio di onfacio, lo stesso «con cui Cleopatra confezionava i suoi prodotti di bellezza». Quindi, aggiunge Cazzullo, niente «criniera di unicorno, lacrime di vergine, rugiada delle notti di plenilunio». Soprattutto (pensiamo) per la difficoltà nel procurarsi le materie prime.
Un sedicente santone di Parma si vanta di aver predetto inutilmente a Tanzi il fallimento: era troppo orgoglioso e si credeva onnipotente. Era il suo consigliere. Verrebbe da dire: un vero mago della finanza, non come quelli delle banche. Si ritiene un indovino. Ma parla soltanto adesso. Un comico, Beppe Grillo, senza pretese di poteri sovrannaturali, aveva già avvisato la gente.
Antonio Montanari [Ponte n. 7, 15.2.2004]

Articolo del Corriere della Sera
«Ha l’attività mentale e sessuale di un cinquantenne»
«Silvio tecnicamente è quasi immortale
Con il mio elisir ha 12 anni di meno»

Scapagnini, il sindaco-medico: solo sulla Via della Seta ho trovato gli ingredienti, olio, yogurt e tanti minerali
CATANIA - «Non si illudano: ci seppellirà tutti. La sua vera età è di 55 anni. Berlusconi è tecnicamente quasi immortale».
Il professor Umberto Scapagnini medico e sindaco è l'uomo che tiene le chiavi del dopoCavaliere. Il custode dell'elisir: «Provitamine, antiossidanti, immunostimolanti, enzimi, amminoacidi, e soprattutto minerali, magnesio e selenio attivato. Gli stessi che assorbono i centenari che ho incontrato sulla via della Seta, a Sud di Urumqi e nelle oasi tra il deserto del Taklamakhan e il Gobi. Poi un olio particolare, un certo yogurt», e quasi nessuno dei segreti che hanno alimentato suggestioni da alchimia medievale, criniera di unicorno, lacrime di vergine, rugiada delle notti di plenilunio.
Il premier prima di Natale e dopo il «tagliando»
«Il criterio è rigorosamente scientifico. C'è un metodo per calcolare la differenza tra l'età anagrafica e l'età biologica, tra i dati teorici e l'effettiva attività mentale, fisica, sessuale». Scapagnini a esempio ha 62 anni, non li dimostra e in effetti ne ha 11 di meno.
«Berlusconi è meglio: meno 12». Il record appartiene a Mike Bongiorno: meno 17. Ma si può migliorare. La prova dell'eccezionalità del Cavaliere, spiega il suo medico, è proprio nel male che l'ha colpito. I calcoli di Scapagnini attribuiscono ai giudici di Mani pulite una morìa da terremoto caucasico di media entità: «Tangentopoli ha fatto 700 morti.
Accanto ai casi noti ce ne sono un'infinità in periferia. Lo stress da arresto, da turba giudiziaria, è normale per i malfattori ma terribile per i «borghesi», colpevoli o innocenti che siano. Provoca una brusca caduta delle difese immunitarie. L'accanimento contro Berlusconi è stato tale che è quasi un miracolo abbia indotto solo una malattia lieve, una forma molto blanda, ormai debellata. Il suo fisico e la sua mente hanno dimostrato una capacità di difesa quasi sovrumana. Il presidente si sottopone ancora a un controllo all'anno, ma non ne avrebbe più bisogno. Sta benissimo», e nessun traguardo gli è precluso.
«Ognuno di noi ha un potenziale teorico di vita di 150 anni». Una durata che non garantisce purtroppo l'eternità biologica ma basta a quella politica, ben oltre verifiche e campagne elettorali. «Un terzo dipende dalla genetica, un terzo dallo stress e dai casi della vita, un terzo dall'alimentazione e dai farmaci». Berlusconi è ben messo sotto tutti gli aspetti: «Geneticamente è eccezionale. Un profilo neuroendocrino eccellente. Un cervello veramente straordinario. E' un tipo previsivo, dall'intelligenza fuori dalla norma, che gli consente di prevedere come andranno le cose. Ha una costanza, una capacità di concentrazione e di lavoro incredibili. Non molla mai.
E sa controllare lo stress. Sa dormire. Gli bastano 3, 4 ore a notte, più mezz'ora strategica al pomeriggio, che gli consente di recuperare il 40% delle energie. E' sbalorditiva la sua capacità di dormire ovunque e in qualunque momento, in auto, in aereo».
Assicura Scapagnini che non esistono diete vietnamite o tibetane. Si potrebbe semmai parlare di dieta Berlusconi, ma il professore la consiglia senz'altro anche agli (altri) esseri umani. «È una dieta iperproteica. Il primo giorno, solo acqua, a litri, e frutta. Poi, dal secondo al nono giorno, niente alcol, né pane, né pasta; solo proteine, che hanno un peso molecolare maggiore. Secondo il ciclo di Krabbs, al quarto giorno l'organismo, per far prima, comincia a bruciare i grassi. Poi due settimane di dieta dissociata. Moto: corpo libero, addominali, venti minuti di corsa. Quindi un altro ciclo. In un mese si perdono 7 chili».
Con le spedizioni esotiche, i cibi di lunga vita, i farmaci brevettati personalmente (insieme con il professore italoamericano Victor Rizza, scomparso in un incidente aereo da lui stesso previsto o almeno presagito), Scapagnini è uno dei personaggi centrali della leggenda di Berlusconi, una forma più sofisticata di quella sotto gli occhi di tutti, una dimensione ulteriore rispetto al Milan, alla politica, alla tv. Dell'Utri che lo accompagna in auto la notte attorno a San Vittore per trasmettere al carcerato Brancher la volontà di resistere, Bondi che teorizza ad Arcore la «mistica del fare, la politica femminile, l'idea dell'amore contro l'ideologia dell’odio», e poi il mausoleo, la confraternita, i ragazzi milanisti usciti dal coma, i molossi ammansiti con un grido, la stessa signora Veronica, «una donna intelligentissima, con un interesse spiccato per la medicina alternativa» racconta Scapagnini.
Come ogni leggenda poggia su un fondo di verità, anzi, dice il sindaco professore, sulla verità scientifica, in equilibrio tra ricerca tecnologica e antichi rimedi orientali: farmaci che aiutano la respirazione dei mitocondri; altri che stimolano la produzione degli ormoni positivi, il dea e il gh od ormone della crescita; estratti del timo, la ghiandola che regola il sistema immunitario. Scapagnini parla a voce bassa. Ha una cravatta con gli elefanti simbolo della città, che porta sul gilet. Napoletano, famiglia di ingegneri, dopo la laurea in medicina è partito per Gand, a studiare con Heymans «primo e ultimo premio Nobel belga», e poi per gli Stati Uniti, «professore incaricato al Houston Medical Center e al Mit». Libero docente a 29 anni, associato a 32, ordinario a 33, a Catania.
«Arrivai per fermarmi qualche mese, non sono più ripartito». La sua specializzazione si chiama psico-neuro-immuno-endocrinologia (pnei). «Ho sempre avvertito il fascino, anche metafisico, letterario, del cervello. Leggevo Poe, Lovecraft, il grande noir». C'è un legame tra la testa, gli ormoni e la psiche, su cui lavorare «per prevenire l'invecchiamento cerebrale, l'Alzheimer, l'impotenza». Questo disse in una conferenza a Villa Paradiso, sul Garda, davanti a un gruppo di dirigenti Mediaset in soggiorno rigenerante. «Là incontrai Marcello Dell'Utri. Un uomo eccezionale, di straordinaria cultura. Mi disse che il Dottore sarebbe stato curioso di conoscermi. Qualche giorno dopo ero ad Arcore». 1988: una folgorazione, per entrambi.
«Berlusconi subito si scusò, disse che doveva andare a dormire alle 11. Parlammo fino alle 2 di notte. Era già bene indirizzato, mangiava solo cose naturali, pasta con sughi leggeri, verdure arrosto, poco vino solo rosso; e poi faceva atletica, corsa, pesi. Ne rimasi affascinato. Che generosità. Fotocopiava le indicazioni che gli avevo dato per passarle agli amici. Anche ora, con il lifting: non è vero che eravamo d'accordo, che sono stato io a dare la notizia, io avevo detto il contrario. Un altro si sarebbe adirato; lui ha capito. Cominciammo con la food-therapy, i cibi che prevengono il cancro: il pomodoro di Pachino e il suo apporto di licopene, i broccoli con i derivati solforosi, e un particolare olio d'oliva. Partii con il professor Mordechai per una spedizione sul Mar Morto, alla ricerca dell'olio di onfacio, con cui Cleopatra confezionava i suoi prodotti di bellezza. Scoprimmo che era liquido spremuto a freddo da olive immature».
Poi la spedizione sulla Via della Seta, «alla ricerca dell'immortalità» era il titolo, con il figlio Giovanni, il fratello Sergio, l'amico Sorbini della Enervit, un regista indiano poi premiato a Venezia e i portatori, da Samarcanda allo Xinjiang fino a Turfan, «dove ci sono dieci centenari per villaggio, che mangiano prodotti di una terra ricca di magnesio e selenio. Prelevavo loro campioni di sangue per congelarlo e studiarlo. Purtroppo si sono passati la voce. Appena ci vedevano i vecchietti scappavano tutti». Poi è andato al Milan: consulente medico per cinque anni, tra Sacchi e Capello. Quindi all'Europarlamento: presidente della Commissione ricerca, in contatto con Edith Cresson, caduta per uno «scandalo veniale, una sciocchezza: nominò consulente il suo dentista». Dal 2000 è anche sindaco di Catania, dov'era stato assessore socialista (all'Urbanistica).
Va così: la sinistra si dilania, nel '93 il ballottaggio tra Bianco e Fava, doppiopetto e camicie bianche aperte, due idee della Sicilia e dell'antimafia; poi arriva Berlusconi, candida il suo medico, 57% al primo turno e non se ne parla più. «Amo questa città. Mi hanno chiamato da Siena, Roma, Napoli, ho detto no. Ho 11 allievi in cattedra, uno in America nominato per il Nobel, si chiama Napoleone Ferrara; io resto qui. Non prendo un soldo, né da Berlusconi né dalla povera gente, e per questo mi vogliono bene». Stamane percorrerà Catania sulla carrozza con i pennacchi e i cavalli bianchi, dopodomani aprirà la cripta di Sant'Agata, culmine di una festa che dura da un mese in una città bellissima e impazzita, fuochi artificiali diurni come colpi di cannone, l'Etna bianco di neve e di fumo.
«Abbiamo salvato la squadra di calcio dalla retrocessione e quando vado allo stadio vince sempre. Tranne una volta, un pareggio». Il Comune veglia anche sui frammenti della mandibola della santa e del velo che ferma la lava, incombenza che Scapagnini ha lasciato all'arcivescovo. «E non è vero che il succo che beve Berlusconi viene dalla Francia. Sono arance rosse che crescono solo qui. Straordinarie nel prevenire l'invecchiamento cerebrale», accompagnate dall’olio e dallo yogurt purché «arricchito da sostanze probiotiche»; e quando verrà il dopo Berlusconi saremo tutti morti.
Aldo Cazzullo. 3 febbraio 2004 - © Corriere della Sera

Tama 896. Retroscena
Silvio ha chiamato Tony al telefono e gli ha gridato: «Non fare l'inglese. Sei troppo calmo. Segui il mio esempio. Ai giornalisti, botte in testa. Ti hanno dimostrato che la BBC aveva calunniato il tuo governo sulle armi di distruzione di massa di Saddam. E tu cosa mi combini? Commenti freddamente che il caso è chiuso, e si volta pagina. Attento. Tutte le televisioni sono un covo di leninisti sfegatati. Lo so bene per esperienza personale». Tony sa invece che la maggioranza degli inglesi non è granché convinta delle conclusioni di Lord Hutton, un galantuomo al servizio della Gran Bretagna, mica della verità. La BBC avrà esagerato dicendo che i rapporti dei servizi segreti erano stati «resi più sexy» per giustificare l'attacco all'Iraq. Ma molto più della BBC hanno imbrogliato le carte gli stessi servizi segreti, inventando armi di distruzione di massa che, nel Paese di Saddam, non sono ancora state rinvenute. Dove sono finite?
Condoleeza ha telefonato a Silvio: «Le vostre spie lavorano meglio delle nostre. Se trovano qualcosa di sospetto, facci sapere». Silvio rispose: «Le prove che il vostro Powell ha mostrato all'Onu il 5 febbraio 2003 erano soltanto fialette puzzolenti rispetto a quelle che siamo in grado di fabbricarvi noi. Come le volete? Dite pure: dimensione, tipo, quantità. Per noi agisce un tal conte Igor Marini, l'accusatore di Prodi per Telekom-Serbia. All'occorrenza può darvi una mano. Non vi fidate? Se ha sbagliato una prima volta, non è detto che fallisca anche alla seconda. Intanto mettiamolo alla prova».
Condoleeza avvertì Tony: «Per le prove contro Saddam, ci pensa Silvio». Tony perse la flemma inglese e lanciò la tazza del the delle 17,02 contro il ritratto della regina. Era già agitato di suo: il Guardian aveva scritto che per neutralizzare la libera stampa, egli si comporta come Putin e Berlusconi. Condy ascoltò il rumore dei cocci. Un attentato? Lo chiese a Silvio che fece dare conferma dal TG4 speciale delle 17,06. Un minuto dopo George W. ordinò lo stato d'allerta internazionale. Beppe Grillo lanciò un messaggio all'Europa: la Parmalat ha fornito quelle armi all'Irak, sotto forma di bicarbonato di sodio, necessario alla digestione di Saddam che ne trae benefici effetti di liberazione gastrica. Grillo, nominato ministro degli Interni, fu sostituito a teatro da Gianfranco che eseguiva l'inno «Giovinezza dei lavoratori». Silvio, nonno e giovane, cantò «Oh, bello, ciao. Grazie, lifting»
Antonio Montanari [Ponte n. 6, 8.2.2004]

Tama 895. Lacrime
Qualcuno ha detto: gli hanno tolto dieci anni. Si poteva equivocare: dalla fedina penale? Ma no. Dal volto, con quello che l’interessato ha definito «un tagliando», ovvero l’intervento di chirurgia estetica in vari settori. Di dieci anni prima erano anche le parole con cui, a Roma sabato 24, Berlusconi ha festeggiato la discesa in campo del 1994, davanti ai fedeli di Forza Italia. Uno si è inginocchiato al suo passaggio. Il giorno avanti, aveva proclamato che l’opposizione tutta (compreso Romano Prodi, immaginiamo) mente come Goebbels. Di cui forse ignora che fu il protagonista della campagna contro gli Ebrei. Non si è fatto commuovere dall’omaggio di D’Alema che lo ha additato quale uomo e simbolo delle novità di quel 1994. Ernesto Galli della Loggia, che nutre soltanto simpatie verso la Destra, ha invece scritto sul Corriere della Sera che la cultura di Berlusconi è «priva di ogni dimestichezza con la politica», e quindi è senza «capacità di autentica guida politica». Il fido Giuliano Ferrara, ex comunista ed ex collaboratore confesso della Cia, ha definito Forza Italia un fenomeno nato «da una condizione proprietaria». Ovvero Silvio è padre-padrone di Fini, Bossi, ecc. Un complimento al capo, ed una villania agli alleati.
A Roma il Cavaliere ha letto come fosse vangelo un articolo di don Baget Bozzo sui magistrati di Mani pulite: «Il fascismo è meno odioso della burocrazia togata che ha usato la violenza al posto della giustizia». Bozzo non ricorda bene. Ferrara testimonia («Di Pietro e i suoi cari», 1997) che Berlusconi nel 1994 avrebbe voluto Di Pietro come ministro dell’Interno nel suo primo governo. Ed aggiunge: «Che Dio abbia in gloria lo studio di Cesare Previti, teatro del gran rifiuto». Il 3 settembre 1994, mentre a Salsomaggiore si svolgeva la finale di Miss Italia, a Cernobbio Di Pietro intervenne al congresso degli imprenditori proponendo una soluzione legislativa per Tangentopoli, senza però colpi di spugna. Il TG4 parteggiava per lui, con Fede (Emilio) e speranza in una vittoria elettorale del parùn, grazie a Mani pulite. L’anno dopo, La Russa e Tremaglia (AN) dicono che Di Pietro sarebbe stato il migliore dei presidenti del Consiglio. Ovvero: altro che Berlusconi. Che fu «il miracolato del vecchio sistema dei partiti»: così stabilì Ferdinando Adornato, prima di finire fra le sue braccia. A Roma Berlusconi ha pianto. Di commozione, dicono gli amici. Effetto del lifting, secondo altri.
Antonio Montanari [Ponte n. 5, 1.2.2004]


Antonio Montanari. "Riministoria" è un sito amatoriale, non un prodotto editoriale. Tutto il materiale in esso contenuto, compreso "il Rimino", è da intendersi quale "copia pro manuscripto". Quindi esso non rientra nella legge 7.3.2001, n. 62, "Nuove norme sull'editoria e sui prodotti editoriali e modifiche alla legge 5 agosto 1981, n. 416", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 67 del 21 marzo 2001.
905, 2004. Revisione grafica, 02.04.2015