Antonio Montanari
Tam Tama di Febbraio 2002
Sommario
816. Imprese (24.2)
815. Ruoli (17.2)
814. Maghi (10.2)
813. Guarda che Guardia (3.2)
Indice del Tam Tama 2002

Tama 816. Imprese
Pareri sui dieci anni di Mani pulite. Il pm Gherardo Colombo: prima dell'inchiesta, un chilometro del Passante ferroviario di Milano costava più di 80 miliardi. Dopo, circa 44. Con la corruzione «tanta gente avanzava all'interno dei partiti solo perché, avendo tante tangenti, era in grado di comperare le tessere che facevano vincere le sue mozioni». Dei «ricatti reciproci costosissimi per il cittadino» fra politica ed economia, lamenta Barbara Spinelli, non si parla più.
L'ex-gip milanese di Mani pulite Italo Ghitti, decise di terminare il suo lavoro l'8 marzo 1993, quando Marcello Dell'Utri si presentò davanti al giudice (aveva appreso da una «fuga di notizie» del TG5 che per lui il pool aveva chiesto l'arresto): «Mi resi conto che non riponevo più fiducia nella correttezza di alcuni pm», con la «certezza che determinate notizie uscivano dagli uffici dei pubblici ministeri».
A Gianni De Michelis, Achille Occhetto disse che non si poteva permettere alla magistratura di alterare le funzioni della democrazia. Per lo scrittore Erri De Luca, la magistratura ha «spianato la strada a un avvicendamento politico». Meno convincente il sèguito del suo discorso: i due poteri avevano stretto un accordo. La via giudiziaria della politica c'è stata, come scorciatoia per eliminare in blocco quasi un'intera classe dirigente. Molti non si sono fatti prendere con le mani nel sacco. Altri sono stati difesi dagli stessi imputati: per le grandi imprese, spiega Ghitti, vi fu «persino la certezza che avessero fatto una specifica scelta da offrire agli inquirenti». Qualcuno è stato eroico: Primo Greganti, con 1.200 milioni di lire ricevuti dai Ferruzzi, negò che fossero destinati al Pci.
Autunno 1993, dopo che Occhetto ha conquistato le grandi città, Antonio Segni lascia la Dc ed incontra il Cavaliere che gli dice: «Se tu scendi in campo, io ti aiuto con ogni mezzo. Per la prima volta ho i conti in rosso e il governo Ciampi mi sta uccidendo. Non posso accettare che le mie aziende vengano travolte...». Confida Segni: «Ringrazio Dio di avere detto di no». Elezioni 1994, Antonio Di Pietro vota Berlusconi (lo considerava in grado di combattere la corruzione dei partiti tradizionali). Nello stesso anno, i giudici di Milano propongono ai politici un pacchetto di leggi che, se approvate, sostiene Di Pietro, avrebbero bloccato Berlusconi. Il quale oggi, da capo del governo, ricambia, prima e dopo i pasti: toghe rosse maledette.
Antonio Montanari [Ponte n. 8, 24.2.2002]


Tama 815. Ruoli
Ipotizzava un vecchio editoriale: «Se Berlusconi diventa Andreotti». Capo del governo, con interim agli Esteri, ci mancherebbe che facesse pure l'imitazione del divo Giulio, personaggio da lui forse considerato di rango inferiore. L'idea non è campata per aria. Berlusconi tende naturalmente ad espandersi. Come le soubrette che dichiarano di non essere mai ricorse al chirurgo plastico, ha voluto precisare qualcosina. In Spagna si è tolto una scarpa: non ha sostegni per aumentarsi l'altezza. Nasce grande di suo. Poi, nella foto di gruppo, ha fatto le corna. Effetto ottico, lo ha giustificato il collega ospite, vedendo la propria testa interessata dal gesto.
Il Cavaliere credeva probabilmente di essere su Scherzi a parte, proprio mentre attaccava la televisione pubblica, rea di avergli fatto perdere un 17 per cento alle elezioni, con la complicità di Biagi, Luttazzi e Santoro. Killeraggio politico, ha definito il comportamento della Rai, considerata «una clava contro la Destra». Ricordo i commenti moderati al Satyricon di Luttazzi: il Cavaliere ringrazi il comico per l'elettorato che sposta a suo favore. Indagini statistiche che non mi convincono, dicono invece tutto il contrario. Comprensibile che il dossier emerga subito dopo che Ciampi ha difeso da Genova il ruolo pubblico della Rai: il pluralismo è democrazia, come dice il trattato europeo di Amsterdam. Berlusconi ha precisato: il vero pluralismo è soltanto quello delle reti di cui la «mia famiglia ancora detiene la maggioranza relativa». Più che un uomo, un dogma.
Il presidente s'è scandalizzato perché di sera girano per strada donne poco vestite. La sua famiglia, nelle proprie reti, le mostra addirittura senza panni alle ore 21 e in scene spinte ("Il giovane Casanova"): che ne pensa, Cavaliere? E' la congiura di qualche collaboratore infedele, infiltrato dalla Sinistra?
Ad un convegno sulla satira, Daniele Luttazzi ha accusato Veltroni di aver minacciato Satyricon: «Se non abbassate i toni vi chiudiamo noi». Veltroni aveva capìto: fate il gioco dell'avversario. Adesso Luttazzi si sente perseguitato, oltre che da Berlusconi, anche dai Ds. Forse per questo Augusto Minzolini ha scritto sulla Stampa, che a Luttazzi «qualcuno addebita un passato monarchico». Carnevale finisce soltanto sul calendario. La ragazza siciliana colpita dal morbo della «mucca pazza» era stata visitata in un ospedale pubblico di Milano: le avevano consigliato di divagarsi in discoteca. [815]
Antonio Montanari [Ponte n. 7, 17.2.2002]

Tama 814. Maghi
Nel 1993 per formare le liste di Forza Italia, Berlusconi ordinò al capo di Publitalia, Marcello Dell'Utri, di scegliere 27 dei suoi uomini. Ora Dell'Utri spiega che egli prese «chi non faceva danno se mancava».
Viene il dubbio che al partito siano stati mandati soprattutto i lavativi. Sembra che nessuno abbia reclamato il loro ritorno a casa. La politica ha meno pretese. Un episodio illuminante: al governatore del Piemonte Enzo Ghigo, del partito di Berlusconi, era stato inviato in regalo un orologio da nove milioni, mittente Luigi Odasso allora direttore all’ospedale delle Molinette di Torino, il quale nel contempo aveva acquistato, in due anni, un totale di 1.600 tessere di Forza Italia. Ghigo si è giustificato: sono un collezionista, rifiutandosi di mollare la poltrona.
Pensava forse a lui Berlusconi quando ha dichiarato al settimanale francese Le Point che «non bisogna dare le dimissioni». E' la vecchia teoria di Paolo Grassi che però aggiungeva: «perché a volte le accettano». Berlusconi come politico è troppo fresco per ricordare Enrico De Nicola, che fu capo provvisorio dello Stato: passò alla storia per aver spesso fatto quello che il Cavaliere sconsiglia.
Le dimissioni (personalmente, ho un bel record), sono un divertente strumento di eccezionale scompiglio. Se alcuni ve ne sono grati, è più per coscienza sporca che per correttezza di comportamento. Un seguace di De Nicola è stato Enzo Biagi. Adesso tentano di dimetterlo d'autorità. Il direttore di Raiuno Agostino Saclà per fare informazione vorrebbe al suo posto roteanti veline coscialunga, come a Striscia la notizia, e non le notizie con cui Biagi in pochi minuti racconta cose che probabilmente spiacciono ai padroni del vapore (tutti eguali, nessuna differenza di colore: D'Alema ha sempre trattato la stampa peggio di Berlusconi).
Il commento di Biagi: «Ho visto Hitler, che sarà mai questo Saclà». I suoi nemici giustamente gli rimproverano di non essere un tipo fru-fru alla Michele Cucuzza, ma di fare la persona seria: cosa assurda in questa televisione maramalda che, dopo averla usata, processa ed offende Wanna Marchi soltanto perché l'hanno messa dentro.
Quelli ancora a piede libero le vomitano addosso dalle reti private: «non esistono sprovveduti pronti a farsi ingannare, i nostri numeri del lotto sì che sono seri, le nostre psicologhe aiutano gli animi sofferenti». Il problema è che per far quadrare i bilanci, ci vogliono davvero i maghi.
Antonio Montanari [Ponte n. 6, 10.2.2002]

Tam Tama 813.Guarda che Guardia
A Wanna Marchi, secondo M. Gramellini (La Stampa), Berlusconi avrebbe rubato l'idea di trasformare un'azienda privata in un partito. Caposcuola sfortunata, l'ha definita A. Grasso (Corsera): «è apparsa in video troppo presto», quando non eravamo abituati al «gusto morbido dell'horror televisivo». L'ultima pesante accusa (associazione per delinquere, truffa aggravata, estorsione) e l'arresto sono nati proprio in tv dalle denunce di Striscia la Notizia, alla quale la severa Guardia di Finanza ha reso omaggio intitolando l'operazione Tapiro di sale. Forse non è il caso di allarmarsi se anche i finanzieri stanno al gioco.
A controbilanciare il potere inquisitorio della tv, ventiquattro ore dopo, la Polizia di Cesena ha citato un esposto anonimo contro Ebe Giorgini annunciandone l'arresto per associazione per delinquere, esercizio abusivo della professione sanitaria, falso ideologico in ricette, truffa continuata per motivi abietti di persone sofferenti, maltrattamenti di fanciulli, sequestro di persona.
La momentanea eclissi di queste due signore, alle quali auguriamo di poter dimostrare tutta la loro innocenza, non crea scompensi sociali: le varie reti televisive locali sono infatti piene di offerte di magia spicciola e di numeri del lotto a tutte le ore del giorno e della notte. A nessuno verrà mai in mente di tutelare il pubblico dalle cose ingannevoli che quelle offerte presentano, perché altrimenti sparirebbe gran parte del sistema televisivo privato, distaccato dalle grandi reti (del Capo del Governo). Qualcuna, anche in prima serata, presenta offerte di prostituzione telefonica (non trovo altro modo per definirle), senza che nessuno muova un dito.
I casi di Wanna Marchi e di Ebe Giorgini dovrebbero farci chiedere perché tanta gente scelga la via dell'occulto e dei santoni. La Sanità pubblica ha fretta, per cui molti si rivolgono allo specialista privato che, in questo stato di cose, è così pieno di prenotazioni da non potere avere un decente rapporto umano (non tecnico) con il paziente. Il quale per farsi ascoltare, trova finalmente consolazione negli adescamenti pubblicitari delle reti tv. Tutti abbiamo fretta. Nessuno ha voglia di ascoltare. Chi è in crisi abbraccia come unica alternativa la strada degli imbrogli che lo faranno poi pentire. A parte gli interrogatori giudiziari per le due signore inquisite, ci sono molte altre domande a cui dobbiamo rispondere tutti, dai medici agli educatori. Antonio Montanari [il Ponte n. 5, 3.2.2002, Tam-Tama 813]


Antonio Montanari. "Riministoria" è un sito amatoriale, non un prodotto editoriale. Tutto il materiale in esso contenuto, compreso "il Rimino", è da intendersi quale "copia pro manuscripto". Quindi esso non rientra nella legge 7.3.2001, n. 62, "Nuove norme sull'editoria e sui prodotti editoriali e modifiche alla legge 5 agosto 1981, n. 416", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 67 del 21 marzo 2001.
Revisione grafica, 01.04.2015