Antonio Montanari
Tam Tama di Gennaio 2002
Sommario
813. Guarda che Guardia (3.2)
812. Castelli in aria (27.1)
811. Il peso dei magri (13.1)
810. Befane (6.1)
Indice del Tam Tama 2002

Tam Tama 813. Guarda che Guardia

A Wanna Marchi, secondo M. Gramellini (La Stampa), Berlusconi avrebbe rubato l'idea di trasformare un'azienda privata in un partito. Caposcuola sfortunata, l'ha definita A. Grasso (Corsera): «è apparsa in video troppo presto», quando non eravamo abituati al «gusto morbido dell'horror televisivo». L'ultima pesante accusa (associazione per delinquere, truffa aggravata, estorsione) e l'arresto sono nati proprio in tv dalle denunce di Striscia la Notizia, alla quale la severa Guardia di Finanza ha reso omaggio intitolando l'operazione Tapiro di sale. Forse non è il caso di allarmarsi se anche i finanzieri stanno al gioco.A controbilanciare il potere inquisitorio della tv, ventiquattro ore dopo, la Polizia di Cesena ha citato un esposto anonimo contro Ebe Giorgini annunciandone l'arresto per associazione per delinquere, esercizio abusivo della professione sanitaria, falso ideologico in ricette, truffa continuata per motivi abietti di persone sofferenti, maltrattamenti di fanciulli, sequestro di persona.La momentanea eclissi di queste due signore, alle quali auguriamo di poter dimostrare tutta la loro innocenza, non crea scompensi sociali: le varie reti televisive locali sono infatti piene di offerte di magia spicciola e di numeri del lotto a tutte le ore del giorno e della notte. A nessuno verrà mai in mente di tutelare il pubblico dalle cose ingannevoli che quelle offerte presentano, perché altrimenti sparirebbe gran parte del sistema televisivo privato, distaccato dalle grandi reti (del Capo del Governo). Qualcuna, anche in prima serata, presenta offerte di prostituzione telefonica (non trovo altro modo per definirle), senza che nessuno muova un dito.I casi di Wanna Marchi e di Ebe Giorgini dovrebbero farci chiedere perché tanta gente scelga la via dell'occulto e dei santoni. La Sanità pubblica ha fretta, per cui molti si rivolgono allo specialista privato che, in questo stato di cose, è così pieno di prenotazioni da non potere avere un decente rapporto umano (non tecnico) con il paziente. Il quale per farsi ascoltare, trova finalmente consolazione negli adescamenti pubblicitari delle reti tv. Tutti abbiamo fretta. Nessuno ha voglia di ascoltare. Chi è in crisi abbraccia come unica alternativa la strada degli imbrogli che lo faranno poi pentire. A parte gli interrogatori giudiziari per le due signore inquisite, ci sono molte altre domande a cui dobbiamo rispondere tutti, dai medici agli educatori.
Antonio Montanari [il Ponte n. 5, 3.2.2002, Tam-Tama 813]

Tam Tama 812. Castelli in aria Il ministro della Giustizia, il leghista Roberto Castelli, ha detto che Milano non è il centro d'Italia e che la capitale sta da qualche altra parte. Ha dimenticato che il cuore del suo partito batteva per la metropoli lombarda contro Roma ladrona. Gli ha fatto cambiare idea il procuratore generale di Milano Francesco Saverio Borrelli, quando ha invitato i colleghi magistrati a «resistere, resistere, resistere», come sul Piave, contro la politica governativa in materia giudiziaria. Nelle aule dei tribunali qualcuno si trova dunque costretto a cambiare la propria geografia mentale, mentre (a fatica) vi si sta riscrivendo anche qualche pagina della più recente Storia nazionale.Caso Sme. Luciano Infelisi, ex pm romano, racconta alla Corte: sul prezzo di vendita (400 miliardi) ci voleva una perizia, era troppo basso, «ma per farla, con le regole di allora, si sarebbe dovuto formalizzare il capo d'imputazione a carico di Romano Prodi. E questo non fu ritenuto opportuno dal procuratore Marco Boschi». Oltre al prezzo basso, c'erano altre condizioni giudicate troppo favorevoli all'acquirente De Benedetti, spiega Infelisi: pagamento in quattro rate e previsto riacquisto da parte dell'Iri del 13 per cento (100 miliardi). A Paolo Mieli (Corsera, 12.1) ha scritto Ciriaco De Mita: «Il dottor Silvio Berlusconi venne da me e voleva convincermi che la Sme non poteva essere venduta a De Benedetti perché non democristiano».
Caso Mondadori. 10 aprile 1989, la Mondadori (controllata dalla Cir di De Benedetti) assume il controllo del gruppo Espresso-Repubblica. Il capo del governo De Mita sta con De Benedetti. Contro, sono Forlani e Craxi. Novembre 1989: De Benedetti è abbandonato dalla famiglia Formenton la quale si allea con Fininvest (Berlusconi). Ma al governo ora c'è Andreotti che affida ad un amico (Ciarrapico) la mediazione tra i due gruppi rivali. Aprile 1991, ecco l'accordo: con la «vecchia» Mondadori a Berlusconi e Espresso-Repubblica ancora alla Cir.Pure la televisione riscrive a suo modo la Storia. Maria José non fu mai accolta da un tripudio di bandiere rosse, al rientro attraverso le Alpi dopo la guerra. Certe invenzioni hanno la leggerezza dimostrata da una teste che ha deposto al processo Sme: «Pensavo di esser stata in Giappone, ma mio padre mi ha detto che sono sempre stati i giapponesi a venire a casa nostra». La signorina (spogliarellista) ha dalla sua il nome di battesimo. Immacolata.
Antonio Montanari [il Ponte n. 4, 27.1.2002, Tam-Tama 812]

Tam Tama 811. Il peso dei magri
Con le dimissioni del ministro degli Esteri Renato Ruggiero, la politica italiana ha perso un protagonista di tutto rispetto. Ma qualcosa è venuto a mancare anche allo spettacolo. Si è sciolta la coppia formata da lui e da Umberto Bossi. Essa ci ricordava gli antichi duetti fra Carlo Campanini e Walter Chiari nella celebre scenetta dei Fratelli De Rege. Ruggiero e Bossi avevano riproposto il tormentone dei due personaggi: il grasso, sveglio, che interroga e indaga; il magro che farfuglia, deforma le parole, non vede bene l'essenza dei problemi.Al grasso nessuno del pubblico bada, perché è quello che usa il buonsenso, non ha difficoltà alcuna né a comprendere né a farsi capire. L'attenzione si concentra sempre sul magro (ricordate Campanini che urlava a Chiari: vieni avanti cretino?). E' il magro che deve portare tutto il peso della situazione, senza di lui non esisterebbe lo spettacolo. E’ lui che fa ridere. Ed infatti il magro Bossi è sopravvissuto, affogando il rivale di governo in un mare di contumelie, la più elegante della quale è stata quella di burocrate, che in puro padano pare significhi fannullone.Ruggiero sulla diplomazia e sull'Europa ha gusti meno volgari di gran parte della compagnia alla quale era stato aggregato dal Cavaliere, su suggerimento dell’Avvocato. Gianni Agnelli ha saldato subito il conto: le polemiche del governo sull’Europa, ha detto, sono una sciocchezza. Nel galateo piemontese, la parola significa ben altro. In un’epoca in cui il varietà televisivo è in crisi, Ruggiero e Bossi avevano svolto un ruolo di supplenza. Più bravi di Panariello, di cui fanno pena certe esibizioni: quarant'anni fa gli avrebbero impedito di entrare in un teatro. Ora tutto fa brodo, in mancanza di carne buona, fatta eccezione per quella femminile esibita con orgoglioso spirito bipartisan.
La sinistra esulta solenne per la libertà di espressione raggiunta dopo tante battaglie. La destra applaude: il nudo muliebre è il legittimo corrispettivo dovuto alla virilità maschile su cui si sono impegnate le forze più sane del Paese, sin da quando dare i figli alla Patria era uno slogan per riempire le famiglie di tragici ricordi bellici. Secondo Silvio Berlusconi scandalizzano i nostri figli le poverette che si vendono svestite sui marciapiedi. Non ha mai visto i suoi programmi televisivi (personali e governativi), dove gli abiti sono ancora più ridotti, e gli incassi inversamente proporzionali.
Antonio Montanari [il Ponte n. 2, 13.1.2001, Tam-Tama 881]

Tam Tama 810. Befane
Nei panni della Befana, il Cavaliere ha spedito ad ogni famiglia il convertitore per l'euro. Un dono? Per la verità, ce lo paghiamo noi. Anche il Comune di Rimini ha deciso di offrirci il medesimo oggetto. Senza offesa per nessuno: non potevamo destinare a situazioni di povertà quei soldi, lire od euro che siano?
Enzo Biagi ha scritto da Nuova York che lì ci sono i poveri meglio vestiti. Mettiamoci in competizione. Sempre a Nuova York, un miliardario mascherato da Babbo Natale ha distribuito 25 mila dollari ai bisognosi. Da noi, che facciamo tanto gli americani, nessuno osa avere simili idee. I miliardari nostrani, quando debbono sganciare qualcosa, invocano l'intervento dello Stato. Nel momento degli incassi, predicano che lo Stato non esiga troppo. Collettivizzare le perdite, privatizzare gli utili: non è soltanto una vecchia scuola di pensiero. Pensate alla Sanità ed alla ricerca scientifica. Riguardano tutti. Siamo tutti figli di Dio. Qualcuno ha il privilegio di discendere da una madre di tutto rispetto.
Prima del Parlamento, il voto sulla legge finanziaria dello Stato lo dà l'Avvocato Agnelli. Coraggio, Berlusconi ha la sua approvazione. Possiamo confidare in un radioso domani del capitalismo italiano. Peggio per chi non è d'accordo. Dissente dal nostro andazzo, un guru della destra estrema americana: secondo Edward Luttwak, Berlusconi vìola "i punti più sacri del capitalismo", mescolando affari e governo in maniera sacrilega.
Da noi se la prendono, invece, con il dottor Gino Strada, medico dei senza speranza in Afghanistan: ha rifiutato 3,5 miliardi dal nostro governo perché l'Italia è andata in guerra in quel Paese. Un maestro del pensiero liberale come Piero Ostellino, ha scritto: Gino Strada "non ci piace, perché, pur dicendo di averne tanto bisogno, è convinto che i soldi puzzino e li divide grossolanamente fra 'pacifisti' (da accettare) e 'guerrafondai' (da rifiutare)". Inoltre, il medico di Kabul "si è preoccupato vanitosamente solo della propria immagine di 'santone' del pacifismo", senza badare al danno che la sua scelta comporta.
Più intelligente forse è la scelta del nostro governo che manderà agli afghani affamati una stazione televisiva. Il ministro Maurizio Gasparri ha scelto come presentatrice quella che lui chiama una soubrette dello squadrismo Rai, Simona Ventura. Per dimostrarle, dopo il litigio in diretta di domenica 23, che non la odia, la farà trasferire a Kabul. Col burqa.
Antonio Montanari [il Ponte n. 1, 6.1.2002, Tam-Tama 810]


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