riTAMAndo
ovvero rilettura del Tama che usciva sul "Ponte"

Settembre1999

Promesse e mantenuti
Il presidente D'Alema ha garantito dal «TG1» che a fine legislatura i nuovi posti di lavoro saranno «un milione». Come l'antico signor Bonaventura (che con quella fatidica cifra concluse tutte le sue avventure prima di passare ad un più inflazionato ed adeguato miliardo), anche il nostro capo del governo spera nel lieto fine. Ce lo auguriamo per il bene del Paese.
Dello stesso avviso non è un personaggio illustre della vita economica italiana. Proprio dalla ribalta del Meeting riminese, Cesare Romiti ha detto tre cose: che D'Alema è un uomo intelligente; che pertanto non avrebbe dovuto imitare Berlusconi il quale aveva promesso la stessa cosa (e tutti sappiamo che il sogno elaborato nella villa di Arcore è rimasto soltanto tale); ed infine che «dare i numeri porta male».
Il problema, da un punto di vista razionale, crediamo che non sia quello se «dare i numeri» porti veramente male; ma soltanto se in politica ed in economia sia opportuno, sic et sempliciter, «dare i numeri», con il valore aggiunto che nel linguaggio comune si attribuisce all'espressione.
Da Washington, il premio Nobel Paul Samuelson per l'economia ha svolto la sua lezioncina sull'Italia, per dire con franchezza che siamo messi molto male perché non abbiamo né un Clinton né un Blair. Grazie al Cielo, verrebbe da dire, per una serie di motivi che è facile intuire. Non sappiamo se D'Alema sia il "meglio" che la piazza offre sul momento. Certo, ha un caratteraccio. Sono note le sue crisi gastriche provocate dalla lettura dei giornali. E' fastidioso il tono da primo della classe che assume sempre, come chi ha imparato a memoria la lezioncina per accontentare la prof nevrastenica, e se lo fate uscire dalla paginetta su cui ha studiato, lancia un'invettiva isterica all'interlocutore.
I suoi consiglieri ed amici gli avrebbero dovuto spiegare che nella competizione politica l'avversario si batte non scimmiottandolo, ma facendo qualcosa di diverso. Rilanciare sul «milione di posti» berlusconiani, non serve a nulla. O ci si butta su una cifra maggiore, correndo il rischio di ricevere un «buuh» dall'opinione pubblica, o si gioca sul campo più realistico di numeri adeguati alla realtà. Anche per «dare i numeri» occorre una certa saggezza empirica, un sano realismo da piccoli conti della spesa domestica, sapendo sempre distinguere tra promesse e mantenuti. Le prime crollano, i secondi sopravvivono a nostre spese. [727, 32, 05.09.1999]

STARE A GALLA
Le vacanze sono finite, è quindi ora di ricominciare a divertirsi. Capodanno 2000. Un depliant con tanto di ammiccanti baci al posto degli zeri, chiede di aderire alle feste di fine secolo. Ovviamente non si dice in che cosa consistano. Si deve accettare sulla parola che anche per l'alba del nuovo millennio a Rimini sorgerà il sole.
Intanto si apprende che un dirigente della telefonia privata è stato ospitato gratis. La chiamano promozione turistica. Il problema è sempre quello di trovare parole adeguate per esprimere i fatti. Come con la vicenda delle ormai celebri [famigerate?] targhette comunali, sulle quali si sprecano spiegazioni ed interpretazioni. La più semplice delle quali accerta che il numero delle targhette da apporre in un edificio non dipendeva da precise norme ma dalla volontà [arbitrio?] dell'esecutore, il quale ha percepito un compenso non per ogni abitazione visitata, ma proprio secondo il numero delle targhette applicate. Lungi da noi l'idea di sospettare che si volesse incrementarne il numero per aumentare il guadagno personale; resta però il dubbio che prima di avviare tutta l'operazione si potevano spiegare chiaramente le cose, prima ai cittadini e poi agli esecutori.
Si ha l'impressione, senz'altro sbagliata lo ammettiamo, di trovarci di fronte ad atti d'autorità, come nei film di Totò: "Lei non sa chi sono io". Il bello è che nemmeno loro sanno chi sono. Incaricati di un pubblico servizio o procacciatori di affari personali? Neppure la vicenda dei passi carrai è molto chiara. Le ultimissime notizie danno per certa una "una tantum" per il 1999, dopo di che non si dovrebbe pagare più nulla. Pure in questo caso le procedure amministrative non sono state fatte con la necessaria certezza e chiarezza.
Il Municipio sembra talora agire in uno stato di trance. Prima dispone e poi indispone. Insorge la minoranza. Si fa un primo passo indietro. Si rialza l'opposizione, ed il gambero riprende a muoversi. Intanto si spostano in avanti le scadenze. Sarebbe molto divertente tutto ciò, se non toccasse argomenti delicati come le tasche private e le pubbliche casse. Non vogliamo dubitare delle buone intenzioni di nessuno, vecchi o nuovi amministratori. Ci limitiamo a constatare il danno d'immagine che ne deriva alle istituzioni, le quali non possono invocare l'aiuto di qualcuno perché riesca a far galleggiare un poco di buon senso. Oppure anche il buon senso non sa nuotare? [728. 33. 19.09.1999]


Meno pause
Mentre questa rubrica entra nel diciottesimo anno (la prima apparve il 26 settembre 1982), parliamo di attualità. C'è una moda riminese alquanto diffusa in questi tempi, legata ad un'espressione molto usata: "pausa di riflessione". Quando ci si trova a dover decidere sopra una questione scottante, per prima cosa si adotta un rinvio. Il fatto strano è che, per quei problemi da ridiscutere, pareva tutto deliberato. Rimettersi a parlarne è anzitutto un segno che non piacciono i progetti già varati, e che (con mille eleganze, cento sottigliezze e dieci astuzie) si cercano soluzioni capaci di accontentare tutti, senza però dispiacere ad alcuno.
Ma tali prospettive appartengono più al regno dell'Utopia che al nostro piccolo mondo in cui due più due dovrebbero fare sempre quattro, sia che governi Tizio sia che comandi Caio.
Per tacere di Sempronio, il riminese tipico come lo "zio pataca" felliniano, quello che osservando i primi fiocchi di neve del 1929 garantiva che non avrebbe attaccato. E fu invece l'anno del nevone. I nostri numerosi Semproni, sempre attivi e mai in "pausa mensa", ci inondano con un fiume di parole (definirle idee appare un'impresa troppo azzardata).
Negli ultimi tempi se la sono presa, ad esempio, perché la 'statua romana' di Giulio Cesare non è stata piazzata nel bel mezzo della piazza un tempo a lui dedicata, o giù di lì; perché il letto del deviatore del fiume Marecchia alla Celle è stato ripristinato nella sua naturale funzione di trasportare acqua e non contenere ghiaia; perché qualcuno si è messo in testa che anche i conti di "Rimini turismo" debbono tornare (al pari degli ospiti), e non si può scialacquare il pubblico denaro.
Sul nuovo teatro Galli si prospetta un referendum popolare. Intanto, al di là del dilemma tra il progetto 'filologico' ("come era e dove era") e quello Chicchi-Natalini, si delineano una terza posizione, una quarta ipotesi ed una quinta proposta. Dopo la pausa, dopo la riflessione, ci sarà l'indecisione generale, con altri progetti, nuovi concorsi, e barche di milioni in rotta per i grandi studi professionali? E' intanto al lavoro una commissione di saggi. Le definizioni sono sempre antipatiche perché, per contrasto, richiamano quelli che sono venuti prima: li dobbiamo classificare tutti di segno contrario? [730, 34, 26.09.1999]
Antonio Montanari


Antonio Montanari. "il Rimino" è un sito amatoriale, non un prodotto editoriale. Tutto il materiale in esso contenuto, è da intendersi quale "copia pro manuscripto". Quindi esso non rientra nella legge 7.3.2001, n. 62, "Nuove norme sull'editoria e sui prodotti editoriali e modifiche alla legge 5 agosto 1981, n. 416", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 67 del 21 marzo 2001.
1913. Rimini, 01.10.2013, 16:33.