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Voto: 5.0

Gruppo: Undying

Album: The Whispered Lies of Angels

Anno: 2000

Genere: Melodic death metal/Metal-core

Durata: 32:59

Etichetta: One Day Savior Records

Sito Ufficiale: www.undying.info

Tracklist:  1. Echoes

                 2. Tears Seven Times Salt

                 3. The Company Of Storms

                 4. Fallen Grace

                 5. The Coming Dark Age

                 6. Born Again

                 7. A Desert In The Heart

                 8. Formal Absences Of  Precious Things

                 9. Of Masks And Martyrs

 

 

 

 

E' evidente che con il tempo, generi musicali anteriori  e relativamente datati possano essere più volte emulati, imitati e resi logori per il forzato speculare.

In alcuni casi assistiamo ad evoluzioni stilistiche formali, non necessariamente deleterie e inopportune. E' altresì vero che alungo andare,  la novità viene a scemare e la sperimentazione lascia spazio ad un improduttivo ritorno ai canoni tradizionali

Dal melodic death parte, dunque, un filone parallelo che trae spunti e riferimenti dalle armonie proprie e tipiche della Scandinavia: il Metal-core.

Gli americani Undying, con un accostamento al -core, uno dei primi, sfornano nel 2000, The whispered lies of angels. Un tentativo, una scommessa. Primitivo seme di musica metal moderna, il lavoro in questione risente della mancanza di originalità, della scarsa freschezza e lucidità compositiva.

 

Musicalmente propongono un metal rapido, melodico, a tratti tecnico, dall'estetica indifferente.

9 tracce, più o meno carine ed orecchiabili, danneggiate dal pessimo vocalist Logan White.

E sarà proprio White ad introdurre dei motivi -core, nel cantato, penalizzando le performance discrete dei musicisti.

 

Chris Walker & Jimmy alle chitarre, influenzati dal retaggio sonoro del Gothenborg, accantonano il concetto di innovazione per precipitare nel “già sentito”.

Il bassita invisibile, Jonathan Raine, segue senza personalità il valido batterista Robert Roose.

Un lavoro mediocre nel complesso.

 

“Fallen grace” ,  The coming dark age” i pezzi migliori. Per il resto, il quintetto americano sembra non discostarsi mai dalla monotona struttura intro-strofa-ritornello-inteludio.

 Of masks and martyrs”, carina e veloce: è in questa traccia che il vocalist perde i contatti con la realtà. Perse probabilmente la voce durante la registrazione...certo è che il mio pastore tedesco saprebbe far meglio...

 

La masterizzazione buona.L'artworking orribile.

Un gruppo che non decolla; l'ennesima band inutile e insignificante del panorama metal attuale merita per forza di cose una poco brillante recensione ed una votazione scarsa figlia della noia.

 

Mi cadono le braccia...

 

 

 

[ccmm]

 

 

 

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