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Voto:
7.5
Gruppo: Still Remains
Album:
Of Love and Lunacy
Anno: 2005
Genere:
Metal-Core
Durata:
49:52
Etichetta: Roadrunner Records
Sito
Ufficiale:
www.stillremains.com
Tracklist: 1.
To Live And Die In Fire
2. The Worst Is Yet To Come
3. In Place Of Hope
4. White Walls
5. Bliss
6. Cherished
7. With What You Have
8. Kelsey
9. Recovery
10. I Can Revive Him With My Own Hands
11. Stare And Wonder
12. Blossom The Witch
Il 2005, che si avvia alla
conclusione, rimarrà probabilmente negli annali per esser stato l’anno più
prolifico per il filone “metal-core”. Numerose sono le band che si sono
affermate o riaffermate, così come quelle nate in scia al successo che il genere
continua a riscuotere. Still Remains inclusi. Hanno pubblicato un EP lo scorso
anno, If Love Was Born To Die (2004), mentre nello scorso maggio hanno
rilasciato, accompagnato da una veste grafica tanto affascinante quanto
inquietante, Of Love and Lunacy. Si fa fatica a crederlo, eppure tale disco è
davvero opera di cinque ragazzi di Detroit, non di Goteborg. Il disco, infatti,
oltre a sprigionare una carica sconvolgente data da potenti riffs di scuola
swedish metal e ad un growl di matrice death, riesce ad unire elementi hardcore
e melodie. Operazione non facile. Soprattutto per un gruppo inserito nel
contesto statunitense, nel quale allontanarsi dallo "standard" è un rischio
indicibile. Dietro al nome Still Remains, comunque, ci sono sei giovanissimi
ragazzi statunitensi, con le idee chiare in merito al modo di creare la loro
musica. Tutto ciò ha portato il gruppo a produrre un buon lavoro, riuscendo a
trovare facilmente un contratto con la Roadrunner Records. Il combo è formato da
T.J. Miller alla voce, Jordan Whelan e Mike Church (anche back vocals) alle
chitarre, A.J. Barrette alla batteria, Evan Willey al basso e Zack Roth alle
tastiere. Il livello tecnico è inappuntabile, pur non sfoggiando exploit
solistici rilevanti, originali nel riffing senza sconvolgere i canoni di un
genere che difficilmente dimentica le proprie origini e si lascia andare a
particolari innovazioni. Dodici le tracce ove è possibile apprezzare una
sapiente gestione delle atmosfere ed un intelligente studio delle metriche,
grande velocità alternata a parti potenti e cadenzate per allontanarsi in
situazioni melodiche propriamente inerenti al titolo dell'album. L’opener del
disco è To Live And Die By Fire: ampie dosi di cantato growl, grossi
riffs con aperture metal, un cantato più melodico durante il ritornello, dove si
mette in luce anche il sound elettronico delle tastiere. La seconda energica
traccia, The Worst Is Yet To Come, inasprisce da subito l'atmosfera
brandendo una granitica venatura hardcore durante le strofe e, snodandosi
successivamente, tramite un bridge ben cantato, ad un ritornello dalle sonorità
più emo-core. Spazio poi all’emozionante In Place Of Hope, che ha nel
giro di chitarra la colonna portante del brano nel quale si interpone,
riccamente, l'accompagnamento della tastiera a conferire atmosfera al brano.
Arriviamo così all’accattivante White Walls, il primo singolo estratto da
questo album, canzone caratterizzata dalla potenza dei riffs e del cantato,
scortati da una sezione ritmica devastante, in particolare nella strofa, dove il
doppio pedale della batteria detta legge. Interessante è, sicuramente, anche
l'utilizzo della tastiera, che assume le “fattezze sonore” di un vero e proprio
pianoforte in alcuni intermezzi. Bliss, invece, è un pezzo distruttivo,
violento dall'inizio alla fine, pur modificandosi per intensità durante il corso
della canzone; mentre con Cherished la costruzione del brano torna ad
essere quella cara alla band, tuttavia, il brano perde un po' di intensità verso
la metà. In ogni caso, è un interludio di malinconico pianoforte, With What
You Have, a sancire la conclusione della prima metà del disco. È il punto di
svolta fra una parte iniziale più "muscolare" e veloce, e una seconda con
sonorità marcatamente emo, che dà una sterzata netta al tono generale
dell'album. Kelsey ne introduce tale siffatta seconda parte, confermando
i buoni propositi di Of Love And Lunacy, vale a dire, potenza delle distorsioni
ben accompagnate da una batteria impegnata in continui cambi di ritmo e
divagazioni. A seguire, Recovery si imposta come brano intenso e
cadenzato, schiudendo nella sezione centrale una lunga parte melodica veramente
piacevole, che tende ad inasprirsi successivamente, concludendosi in un finale
oscuro. I Can Revive Him With My Own Hands è una canzone potente,
impreziosita da piacevole tastiera e nel finale esplodono le urla che conducono
direttamente a Stare And Wonder, canzone più lunga del solito, che ha nel
ritornello, la parte più interessante e facilmente memorizzabile, quando poi
l'ultimo minuto di canzone si rivela essere un outro melodico, sostenuto dal
pianoforte. La chiusura del disco è affidata a Blossom The Witch, ultima
gemma realizzata per confermare all'ascoltatore il fatto che gli Still Remains
non scherzano, anzi, ne sentiremo parlare. Of Love And Lunacy è promosso a pieni
voti.
[Nekrophiliac]
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