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Voto:
7.0
Gruppo: Pain
Album:
Dancing With the Dead
Anno:
2005
Genere:
Electronic
/ Industrrial Metal
Durata:
47:27
Etichetta: Stockholm Records
Sito
Ufficiale: www.pain.cd
Tracklist: 1.
Don't Count Me Out (04:39)
2. Same Old Song (03:58)
3. Nothing (04:08)
4. The Tables Have Turned (04:23)
5. Not Afraid to Die (04:15)
6. Dancing With the Dead (04:13)
7. Tear it Up (03:58)
8. Bye/Die (03:02)
9. My Misery (03:56)
10. A
Good Day to Die (03:45)
11. Stay Away (03:20)
12. The Third Wave (03:50)
Supponiamo di
essere invitati per una serata in discoteca; premettendo che il metallaro medio
rifugge da luoghi infestati da truzzi e tarzani della migliore specie, risulta
palese nell'affermazione una celata vena “ideale”.
Mettiamo il caso
che la serata in campo nemico sia risposta alle pressanti richieste di un caro
amico e quindi non rifiutabile. Assurdità per assurdita, immaginiamo un
dj diverso dai soliti bambolotti senza cervello; un disc jokey con il gusto
dell'estremo, perchè no?!
Qualora un
quadretto del genere si palesasse sotto i nostri occhi, la musica che
sostituirebbe di diritto le incessanti “epilessie sonore” del
panorama commerciale attuale, sarebbe senza dubbio quella dei Pain. Ebbene si.
Ciò provocherebbe nelle aspiranti “Britney Spears” e nelle
disperate emulazioni del caro “Costantino” senso di nausea e
instinti suicidi. Cosa aspettiamo quindi?
Techno music con
substrati metallici: gran bella idea!. Da proporre ai locali notturni....
Pertanto, Peter
Tagtgren nei Pain, rappresenterebbe un'ancora di salvezza ed una futura
sperimentazione pseudo-commerciale.
Senza intenzioni
tecniche, Dancing with the dead, è fresco, originale, unico nel suo
genere e orecchiabile per la più vasta
cerchia uditiva.
12 tracce di metal
innovativo, piacevole che riporta alla
mente i successi della disco-music anni 80, calzati in vesti estreme,
industriali, tutte da ascoltare.
Dancing with the
dead attrae per le forme semplicemente arrangiate tra sintetizzatori, chitarre e
vocalità d'impatto: “Same old song”, “The
Tables Have turned”, “Dancing with the dead” (title
track), le migliori tracce, insieme a “My Misery”.
“A
good day to die”, con le chiare influenze Hypocrisiane di cui Tagtgren
è maggiore esponente, introduce alle ultime due tracce,conclusione di un
album soddisfacente. Poca tecnica, molte novità. Disinteressato e aperto
al pubblico, Dancing with the dead si raccomanda da sé, definendosi
stilisticamente incontestabile.
[ccmm]
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