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Voto: 6.8

Gruppo: Opeth

Album: Ghost Reveries

Anno: 2005

Genere: Progressive death metal

Durata: 66:49
Etichetta: Roadrunner Records

Sito Ufficiale: www.opeth.com

Tracklist:  1- Ghost perdition

                 2- The baying of the hounds

                 3- Beneath the mine

                 4- Atonement

                 5- Reverie/Arlequin forest

                 6- Hours of wealth

                 7- The grand conjuration

                 8- Isolation years

 

 

 

 

 

Mikael Akerfeldt ha il merito di aver introdotto, anni addietro, una tipologia musicale capace di raccordare generi opposti, in un unica organicità compositiva.

Per la varietà di proposte e la validità delle stesse, tra le quali risaltano all'orecchio “Blackwater park” (capolavoro indiscusso), Morningrise, My arms your hearse, gli Opeth riescono ad occupare, stabili una specifica nicchia nel difficile panorama metal.

Apprezzato per la razionalizzazione operata nei vari registri teorici, il quintetto svedese, nell'anno corrente (2005), sforna l'atteso seguito di “Deliverance”: “Ghost reveries”. Ghost reveries ripercorre fedelmente, pedissequamente, ciò che è il puro stile estremo-progressivo degli Opeth, senza (...ahimè) innovare granchè.

 

Qualora considerassimo questo lavoro, un opera a se stante, non basterebbe un libro per una descrizione accurate e i mille moti d'entusiasmo suscitati dall'ascolto.

Purtroppo (...purtroppo...) però Ghost reveries soffre indescrivibilmente del retaggio di precorse fatiche discografiche, risultandone amaramente (...amaramente) sconfitto. Ebbene si. La verità fa male!

 

Prevedevo grandi innovazioni per questo cd, ove possibile, ed attendevo con trepidazione la sua distribuzione; ma una volta acquistato, mi ritrovo in partiture largamente fritte e rifritte: alternanza di growling e voce chiara, ballate acustiche orientaleggianti, esperimenti marcatamente datati.

 

Il discorso circa le dissonanze, adottate come marchio di qualità viene riciclato di frequente e “The baying of the hounds”, seconda traccia, ne è un esempio illuminante.

“Beneath the mire”, con le implementazioni tastieristiche lascia intravedere, qui e lì, essenze embrionali di novità, ma si tratta di casi isolati.

 

Affascinante “Hours of wealth”, legata al filone melodrammatico e melodico fondato da Damnation così come Reverie/Harlequin forest..  D'obbligo, quindi, raccomandare l'acquisto per coloro i quali tentano, solo ora, l'approccio alla musica degli Opeth; d'altro canto i fans affezionati non potranno fare a meno di trattenere lacrime di malinconia per i tempi andati.

Immagino già i puristi storcere il naso: è bene che sappiano quanta considerazione io abbia per Akerfeldt & Co.; musicisti che ho idolatrato dai fasti di Still life, abili, creativi, con Ghost reveries provocano in me cocenti delusioni. Ottima registrazione, artworking onirici non saranno sufficienti per dimenticare; devo reagire, farmi forza, rendermi conto che su otto cd un leggero allontanamento dalla perfezione doveva pur esserci... avranno modo di colmare il divario con il passato? Questo mi chiedo... Un eccezione che conferma la regola? Avrò una risposta?

 

Devo reagire...

 

[ccmm]

 

 

 

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