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Voto: 9.5

Gruppo: Nevermore

Album: Dead Heart in a Dead World

Anno: 2000

Genere: Groove/Avantgarde Metal

Durata: 56:38
Etichetta
: Century Media Records

Sito Ufficiale: www.nevermore.tv

Tracklist:    1. Narcosynthesis (05:31)

                   2. We Disintegrate (05:12)

                   3. Inside Four Walls (04:40)

                   4. Evolution 169 (05:51)

                   5. The River Dragon Has Come (05:06)

                   6. The Heart Collector (05:56)

                   7. Engines of Hate (04:43)

                   8. The Sound of Silence (Simon 

                       & Garfunkel cover) (05:13)

                   9. Insignificant (04:57)

                  10. Believe in Nothing (04:22)

                  11. Dead Heart in a Dead World (05:07)

 

 

Porsi in modo critico rispetto ad un lavoro di tale levatura, risulta complesso e mai privo di implicazioni sentimentali. E' altrettanto difficile affrontare un giudizio, secondo parametri che, nel caso specifico, sono prettamente personali e quantificare numericamente le emozioni suscitate dall'ascolto. Dead heart in a dead world, quarta fatica targata Nevermore, raggiunge nelle 11 tracce,  musicalità mentali e claustrofobiche, ineccepibili, rare, poligonali.

Una filosofia comune raccorda, con maestria, filoni armonici, ritmici, che non conoscono archetipi.

Musica nuova, reale, contestualizzata in un'ambiente competitivo e crudele.

Il genere che, in quel di Seattle, viene proposto è astratto, non inquadrabile, circoscrivibile nei movimenti di avanguardia metal, privi di archetipi.

 

Dalla prima traccia, “Narcosynthesis”, Warrel Dane e compagni dimostrano di avere le carte in regola per operare una rivoluzione stilistica nella musica: cadenze opprimenti, energetiche, forti di una padronanza tecnica incontrovertibile.

La solistica lascia spazio a  mimiche strumentali caparbie, superbe, superlative.

Velate notazioni integrano le magistrali interpretazioni del biondo vocalist, sovrapponendo , specie in “We disintegrate”, piani tonici e armonici inconcepibili.

Incalzante giunge “Inside four Walls”, che amplifica il senso di disorientamento emozionale, stabilito dai primi pezzi, grazie a distrofie sonore, dissonanze e parentesi solistiche corpose, piacevolmente strutturate.

 

Accomodandoci nel sound dei nevermore, saggiamo “Evolution 169” , apprezzando  atmosfere malinconiche, consapevoli e preparandoci al capolavoro “The river dragon has come”.

Descrivere, utilizzando linguaggi comprensibili, questa magnificenza è arduo: unica,  regale, epica, la quinta traccia entra nella top ten delle migliori canzoni metal mai scritte.

Cinque minuti di follia solistica dall'immenso sweeping, che fanno da preludio alla ben orchestrata “Heart collector”, triste e tempestosa ballata d'avanguardia in cui domina un'ottima performance dell'esoterico Dane. “Engines of hate”, pulsione ritmica, mostra una ragguardevole linea di basso ed una batteria espressiva, senza che nessuna di esse prevalga sull'altra.

 

Tributo a Simon & Garfunkel, “The sound of silence”, è riarrangiata ed adattata allo stile nevrotico degli statunitensi, triplicata in velocità e mai penalizzata dall'ombra del pezzo originale. The sound of silence, rinasce, sotto nuovi vessilli; ma se il suono del silenzio, non sazia del tutto l'ascoltatore, “Insignificant”, conferma l'eccellente opinione che il relatore detiene del lavoro.

“Believe in nothing”, arpeggiata, lascia sulla nostra pelle brividi d'emozione. Amo particolarmente questo pezzo, e non  posso fare a meno di ascoltarlo 3 o 4 volte al giorno. E' una consolazione, un inno alla perdita di certezze nella nostra vita, una parete  incompleta, sulla quale risuona un grido di intolleranza, una lacrima, uno sguardo verso un futuro incoerente, incerto. Believe in nothing è esistenza, esistere con la consapevolezza irriverente di essere una pedina, in un vuoto allarmante: niente è per sempre, conterai i tuoi giorni, pregherai per il domani e troverai il tuo nulla.

 

Degna conclusione, “Dead heart, in a dead world”, offre un notevole intro di basso interlacciato a vocalità attonite, iniziandoci al perentorio e definitivo collasso ideale, il tutto condito da una registrazione impeccabile.

 

Una rarità.Dane, Loomis, Smith, Williams inventano momenti inediti, tecnici, compositivi, interpretativi non contestabili. I Nevermore, inventano musica, rigenerando se stessi ed il mondo intero. Un'ennesima “Creazione”.

 

 

 

[ccmm]

 

 

 

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