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Voto:
6.0
Gruppo: Noumena
Album:
Absence
Anno:
2005
Genere:
Melodic
Death Metal
Durata:
52:36
Etichetta:
Spikefarm
Records
Sito
Ufficiale: www.thenoumena.com
Tracklist:
1. The End of the Century (04:53)
2. Everlasting Ward (04:34)
3. The First Drop (03:46)
4. Slain Memories (04:42)
5. A Day to Depart (04:03)
6. Prey of the Tempter (04:39)
7. Here We Lie (04:30)
8. All Veiled (05:40)
9. The Dream and the Escape (04:42)
10. The Great Anonymous Doom (05:22)
Lungi dall'essere definito versatile, il genere proposto dai finlandesi Noumena sventola vessilli di monotonia e scarsa sperimentazione. Danneggiato dalle infelici riproduzioni illecite e dai continui riferimenti a band quali Dark tranquillity e In Flames, il death melodico attraversa un periodo di statica sterilità
compositiva.
I Noumena, nel loro settimo anno di vita, reduci da una controversa e colorita querelle contrattuale trovano la pace e l'armonia per la creazione del primo, in serietà, lavoro discografico.
Spaesati dopo la bancarotta di una sconosciuta casa discografica di Singapore, notati da un altrettanto poco nota azienda australiana, i finlandesi sugellano con la Spikefarm Records un patto di sana collaborazione.
Ma cosa è Absence?
Absence è fondamentalmente un album noioso, che ricalca le forme già ampiamente trite e ritrite del dolce sound death scandinavo, di cui siamo estremamente ammorbati e assuefatti.
Fraseggi, arpeggi, vocaleggi femminili e maschili, in chiaro e growl, fasi atmosferiche ed orientaleggianti: tutto già visto!
10 tracce, tra le quali risaltano esclusivamente The End of the Century, piuttosto movimentata e ritmata, Prey of the Tempter con un cantato particolare ed ampio; A Day to Depart, con influenze folkloristiche, specie nei versi del vocalist.
Absence è da considerare un opera premiata e danneggiata nello stesso tempo, dal retaggio condizionante e pesante delle controparti svedesi.
Tutti gli strumenti sono al loro posto, nessuno prevale sugli altri. Le chitarre percorrono costantemente le stesse linee notazionali, escludendo rapide solistiche, rifiutando riffs eccitanti, per accogliere musiche scheletriche, paradossalmente più doom/gothic che melodic death .
Un cd tiepido, vuoto, giustificabile qualora accettasimo le motivazioni da “primo full-lenght” : inesperienza, mancata presa di coscienza e preminenza delle eredità stilistiche sulle fantasie compositive proprie.
Concedo, quindi, per magnanimità, una striminzita sufficienza, riponendo tutta la speranza nei prossimi album.
E' ora che oltrepassino la cortina di ferro dell'immaturità per creare qualcosa di nuovo e profondamente innovativo: la necessità di freschezza nelle composizioni diventa, per i tempi che corrono, un pressante e disperato grido d'angoscia. Ahimè...
[ccmm]
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