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Voto: 9.0

Gruppo: Mastodon

Album: Leviathan

Anno: 2004

Genere: Post-Core

Durata: 46:30

Etichetta: Relapse Records

Sito Ufficiale: www.mastodonrocks.com

Tracklist: 1. Blood And Thunder (3:48)
                2. I Am Ahab (2:45)
                3. Seabeast (4:14)
                4. Island (3:26)
                5. Iron Tusk (3:01)
                6. Megalodon (4:22)
                7. Naked Burn (3:41)
                8. Aqua Dementia (4:10)
                9. Hearts Alive (13:35)
                10. Joseph Merrick (3:28)

 

 

 

 

L'impressione è quella di trovarsi di fronte ad uno di quei dischi "importanti per la scena", che saranno ricordati come icone di riferimento nella musica a venire. I Mastodon tirano fuori dal cilindro quello che potrebbe essere il post-heavy metal, amalgamando con naturalezza attitudini, idee e suoni provenienti da scenari distanti, creando un blocco di canzoni stupefacenti dall'inizio alla fine e confezionandole con l'abilità di un artigiano minuzioso, che cura ogni dettaglio e non disdegna di mostrare un'esagerata abbondanza di capacità esecutive. Un flusso musicale nuovo, un'onda anomala che sembra volerci travolgere... eppure è così rabbiosa e spumeggiante che non riusciamo a distogliere lo sguardo: vediamo che ha inghiottito la nave dei Neurosis, un antico relitto dei Metallica, la scialuppa dei Voivod, frammenti di heavy metal, thrash, death, hardcore ed una vecchia bottiglia di whisky dei Motörhead. Sembra che si siano presi i resti di un genere alla deriva e se ne siano usati i pezzi per costruire una nuova ammiraglia indistruttibile. Fin dall’opener si ha la misura di dove i Mastodon abbiano voluto arrivare con questo disco: al cuore del metal, direttamente al nocciolo, senza dovere né volere strafare per raggiungere l’obiettivo. Si comincia con l'abbondante profusione di sangue e tuoni dell’epica e grandiosa Blood And Thunder, che si apre con un riff di chitarra semplicissimo e devastante di Brent Hinds, che viene poi condito dall'entrata in scena della precisissima batteria di Brann Dailor e dalla possente voce del cantante/bassista Troy Sanders, alternando growl a screamed e melodic vocals. I Am Ahab procede sulla stessa scia, rallentando un po' il ritmo e appesantendo i toni, chiudendo bruscamente come nella traccia precedente. Con l’intro di Seabeast, invece, si evidenzia la passione per i riffs inconsueti dei chitarristi Brent Hines e Bill Kelliher, che trasportano l’ascoltatore in mezzo alle onde fluttuanti dell'oceano, combinando al classico sound “mastodontico” una incredibile vena rock-stoner. È la batteria, piuttosto, a trovare il miglior modo di esprimersi nella titanica Island. Non sorprende che sia per l’ennesima volta il drummer Brann Dailor ad introdurre Iron Tusk, prima che le chitarre irrompano con tutta la loro potenza. In questo pezzo il cantato di Hines si barcamena ancora tra death e hardocre. Un inizio tranquillo, scandito da batteria e chitarre introduce Megalodon, diretto pezzo che poi si articola in vari momenti che vanno dal mid-tempo più classico a delle improvvise sfuriate che ricordano i bei vecchi tempi delle veloci accelerazioni thrash della Bay Area (Slayer e Testament fra tutti). A un certo punto, proprio quando il pezzo sembra destinato ad abbracciare sonorità quasi speed, ecco che batteria, basso e voce staccano la spina per pochi, inaspettati secondi, e la chitarra di Brent Hines si lascia andare a un assolo oserei dire blues. E' solo un attimo, un improvviso sprazzo di luce che buca la coltre di nuvole, dopo di ché, la bufera torna ad abbattersi sull’ascoltatore, implacabile, una vera tempesta di riffs taglienti e drumming martellanti. Uno straordinario assolo introduce Naked Burn, con la voce di Troy Sanders, che sembri voler imitare lo stile degli Alice In Chains. Complessivamente, Naked Burn, fin dall'inizio, inquieta l'ascoltatore con una certa vena melodica e un ritmo differente da quello sfrenato di Seabeast - che viene però ripreso nell’annichilente Aqua Dementia, impreziosita dalla presenza della voce di Scott Kelly (Neurosis). Il capolavoro di Leviathan è però la splendida Hearts Alive, dove la tendenza al progressive rock che si era evidenziata negli altri pezzi si manifesta in tutta la sua maestosità: in tredici minuti di sperimentazione sonora ogni strumento dà il meglio di sé. I minuti di spaventosa intensità continuano a scorrere via, cavalcata implacabile in un crescendo di potenza drammatica che trova sfogo in un limpido assolo puro stile hard rock, ultimo cameo di un album veramente memorabile. Al termine della canzone, "manifesto" in note del pensiero dei Mastodon, un accordo lasciato in fade-out sfocia nell'ultima traccia di Leviathan: Joseph Merrick, degno epilogo di un disco sopra le aspettative, pezzo strumentale suonato con una chitarra acustica, una chitarra elettrica leggermente "sporca", una batteria che lentamente scandisce il ritmo e qualche effetto di tastiera che rende bene la sensazione del mare placatosi dopo la bufera. Difficile non rimanere abbagliati da cotanta classe, perizia tecnica e raffinatezza compositiva. La dimensione che i Mastodon hanno raggiunto è quello stato di grazia artistica che permette loro di dedicarsi completamente alla musica, senza troppo curarsi di dover soddisfare una certa parte di critica, di fans o di settore musicale che pretende da loro di essere più o meno metal, più o meno hardcore, più o meno portabandiera di qualcosa. Esclusivi.

 

 

[Nekrophiliac]

 

 

 

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