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Voto: 8.5

Gruppo: Illnath

Album: Cast Into Fields of Evil Pleasure

Anno: 2003

Genere: Melodic Black Metal

Durata: 39:44

Etichetta: Unsigned

Sito Ufficiale: www.illnath.dk

Tracklist:   1. Zetite

                  2. Behind The Mirrors

                  3. Cast Into Fields Of Evil Pleasure

                  4. Temporary Borders

                  5. The Creators Biggest Pride

                  6. Gloomy Gathering

                  7. Bring Down The Witching Hour

                  8. By The Hands Of Violent Winter

                  9. Frozen Constellations

 

 

 

 

Provo gran piacere nel recensire il lavoro di un gruppo che, per quanto sia poco noto, si rivela originale e carico di tensioni musicali dinamiche.

 

L'album in questione, dal nome prolisso ma ispirato, subisce richiami fortemente barocchi, espressioni compiute di un “ornato” stilistico peculiare.

Composizioni sinfoniche convergono in organiche maniere black metal estreme.

Un disco intelligente e valido sotto diversi punti di vista; gli Illnath, danesi di Lyngby,  sfornano un “opera” di tutto rispetto, d'impatto assicurato.

 

Figura atipica di un metal estremo revisionato e corretto da synth e tastiere, incorporate con criterio ed allarmante complessità, si espande in forme nuove, magiche.

Le chitarre di Peter Falk, giostrano tra pennate alternate, oscure a rapidi exploit melodici.

Il batterista, Lars, inquadra nella “struttura-forma” dei pezzi, colpi precisi, studiati, furiosi.

Da brivido la sesta traccia, interamente strumentale, breve ma molto intensa performance del tastierista Arthur Meinild.

 

Zetite, il meglio che potessimo desiderare: melodica e significativa, rappresenta voglia di svolta e di imposizioni feroci.

 

“The creators bigger pride”, lascia spaziare la mente verso orizzonti rivoluzionari, qualora fossero analizzati con perizia testi e strutture tecniche sonore, dal sapore quasi neoclassico.

Travolgente ed eloquente come un aforisma letterario, Cast into fields of evil pleasure, persegue ideali robusti.

 

La voce (Bjørn Holter) , pilastro portante di tali suggestioni, rifiuta ogni logica generando screaming assassini e dolcissimi, interrogativi sussurri.

Nona traccia, conclusione degna di un lavoro più che dignitoso: padrona è la chitarra con le uniche attestazioni solistiche. Eccellente anche l'artworking e discreta la registrazione.

 

Proposta assolutamente raccomandata...

 

[ccmm]

 

 

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