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Voto:
8.7
Gruppo: Into Eternity
Album:
Buried in Oblivion
Anno: 2004
Genere:
Progressive / Melodic Death Metal
Durata:
44:47
Etichetta: Century Media
Sito
Ufficiale: www.intoeternity.net
Tracklist:
1. Splintered Visions
(04:56)
2. Embraced By Desolation (04:09)
3. 3 Dimensional Aperture (04:48)
4. Beginning of The End (04:39)
5. Point of Uncertainty (03:46)
6. Spiraling Into Depression (03:36)
7. Isolation (04:59)
8. Buried In Oblivion (04:00)
9.
Black Sea
of Agony (06:31)
10. Morose Seclusion (03:22)
Gli Into Eternity
sono senza alcuna ombra di dubbio una delle più interessanti promesse di
questi ultimi anni. Canadesi, di Regina, dal 1997 (anno della loro formazione)
fino al 2004 hanno sfornato ben tre album, perseguendo una maturazione
stilistica che non accenna a concludersi. Persino la Century
Media
si è accorta di loro, decidendo di produrre quest'ultimo lavoro.
Il quintetto
canadese stupisce soprattutto per inventiva e personalità.
Il loro genere
è davvero difficile da inquadrare; nella scheda ho scritto che fanno un
Progressive/ Melodic Death Metal, ma è una classificazione abbastanza
approssimativa perché ci sono anche influenze black e di altri generi.
Proprio questo
intento di spiazzare e non dare punti di riferimento risalta subito durante il
primo ascolto di "Buried in Oblivion". Le linee vocali, in particolare, stupiscono per varietà e
sperimentazione: non solo abbiamo un frequente alternarsi di voce scream e voce
pulita, ma anche frequenti cori e numerosi cambi di timbro (tutti tranne il bassista
hanno cantato). Come condimento, inoltre, riscontriamo delle qualità tecniche
ineccepibili in ogni membro della band. I chitarristi (Tim Roth e Rob "Smiley" Doherty) si
cimentano in assoli difficilissimi e in ritmiche stoppate di
resa eccellente; la sezione ritmica si mette in mostra con ottimi stacchi, un
uso dei piatti raffinatissimo (Adam Sagan) e con fraseggi interessanti (Troy
Bleich).
Basta sentire
Splintered Visions per avere una chiara idea di quanto detto fin qui. Notate, in
particolare il contrasto che si viene a creare tra la ritmica, cattivissima, e
la voce in chiaro, che accentua l’effetto del growl presente nel
ritornello. Forse però, volendo porre tutta l’attenzione sulle
linee vocali, la canzone più rappresentativa è Embraced By
Desolation.
L’ascolto scorre, così, piacevole tra
l’orecchiabilissima Dimensional Aperture fino alla stupenda Isolation (con
un solo bellissimo) passando per Beginning Of The End, una delle song più
riuscite di tutto il lavoro.
Arriviamo così
a Buried in Oblivium, la title-track, una splendida ballad acustica. Questa
è una di quelle canzoni che riesce ad arrivare al cuore
dell’ascoltatore, pervaderlo di un’arcana magia ed infine ad
emozionarlo (si, perché una canzone può piacerti, esaltarti, lasciarti
ammirato, ma quando ti emoziona allora è una gran canzone!). La song
è degno preludio di Black Sea Of
Agony una traccia che fonde sapientemente sonorità progressive e death
metal. Chiude Morose Seclusion, altra ballata che raggiunge
notevoli picchi emozionali.
Unico piccolo (mooolto
piccolo) difetto di Bured In Oblivion è una certa monotonia nella parte
centrale del disco ed un eccessivo ricorso ai cori. Ecco, probabilmente, se le
loro canzoni fossero un po’ più cattive sarebbero davvero perfette!
Insomma io credo
fermamente che questo sia un disco da avere a tutti i costi e mi sento di
consigliarlo a tutti. Sono sicuro che sentiremo ancora parlare Into Eternity di loro, e che anzi, a breve termine faranno il cosiddetto “salto di
qualità”.
Quando
c’è il talento c’è tutto!
[Varhamir]
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