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Voto: 8.5

Gruppo: Infernal Poetry

Album: Beholding the Unpure

Anno: 2005

Genere: Death metal

Durata: 42:40
Etichetta: Fuel Records / Self

Sito Ufficiale: www.infernalpoetry.com

Tracklist: 1. I always lay beneath

                2. Crawl
                3. The Unpurifier
                4. The frozen claws of winter
                5. Insane vein invading inner spaces
                6. Fleashapes
                7. The Punishment
                8. Blood spilled for a spell
                9. Fear of the dark

 

 

 

Ecco l’ennesima risposta per tutti quei “profondi conoscitori” di metal che considerano oro qualsiasi cosa provenga dall’estero e feccia quanto prodotto dalle band nostrane.

Gli Infernal Poetry, sono marchigiani, precisamente di Ancona e dopo aver sfornato un capolavoro come Not Light But Rather Visible Darkness, nell’ormai lontano 2001 ci presentano ora questa nuova fatica. Come definire dunque BeHolding the Unpure? Se Ojetti & co. avessero fatto un disco sulla falsa riga del loro primo full-lenght avrebbero avuto di certo un discreto successo. Ma se gli Infernal Poetry hanno scelto il genere che hanno scelto e lo portano avanti da ormai più di dieci anni in Italia vuol dire che a loro i soldi non interessano, a loro interessa solo far conoscere la LORO musica. Ed infatti  in BeHolding the Unpure il sound della combo marchigiana subisce una evoluzione. Gli Infernal Poetry attuali non sono più quelli del 2001. Questo disco è molto più pesante; potenza e tecnica mettono in secondo piano la melodia, pur non soppiantandola del tutto. Riff originali e tecnici permeano tutto il disco La caratteristica più importante degli Infernal Poetry però rimane quella di mettere tutto questo a servizio dell’organicità. Ed infatti questo è un disco coerente dalla prima all’ultima traccia.

Il sound è, come da loro stesso ammesso, un incrocio tra la tipica brutalità americana e la melodia europea: quello che ne viene fuori è un vortice di sensazioni che avvolge l’ascoltatore dall’inizio alla fine. Apre la claustrofobica I Always Lay Beneath cui segue la frenetica Crow .

Tra le canzoni che rimangono più impresse la stupenda The Frozen Claws Of Winter

e The punishment: la potenza che sposa la melodia. Proprio queste due canzoni, in veste rinnovata rispetto a Twice (2003), sono la prova del nuovo sound del gruppo. In conclusione la cover di Fear Of The Dark rielaborata in puro stile Infernal Poetry, decisamente riuscita.

Unica pecca del disco: a volte un po’ troppo mentale, ma è una pecca che svanisce quasi, dopo qualche ascolto.

 

Un ottimo dunque, a tutti i membri del gruppo, con una particolare menzione a Paolo Ojetti, per l’ottima interpretazione di alcuni pezzi.

Un ultimo commento sulla produzione, molto buona e sull’artwork, veramente pregevole.

Che altro dire, comprare questo disco è un dovere!

 

 

[Varhamir]

 

 

 

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