[A m N e S i A][A m N e S i A]
[A m N e S i A]

Voto: 10.0

Gruppo: Death

Album: The Sound of Perseverance

Anno: 1998

Genere: Death Metal

Durata: 53:13
Etichetta:
Nuclear Blast

Sito Ufficiale: www.emptywords.org

Tracklist:  1. Scavenger of Human Sorrow (06:54)

                 2. Bite the Pain (04:30)

                 3. Spirit Crusher (06:45)

                 4. Story to Tell (06:34)

                 5. Flesh and the Power It Holds (08:26)

                 6. Voice of the Soul (03:43)

                 7. To Forgive Is to Suffer (05:55)

                8. A Moment of Clarity (07:23)

                 9. Painkiller (Judas Priest cover) (06:03)

 

 

 

 

Oramai è più di una settimana che devo fare questa recensione e finora non sono riuscito a scrivere un solo rigo… Come si può descrivere a parole cosa questo disco significa per me e cosa potenzialmente può significare per ciascuno di voi?

Esistono album che sembrano essere già scritti, album che diventano dei capisaldi del loro movimento appena escono. I Death avevano già composto più di un capolavoro (ricordiamo su tutti Human e Individual Throught Patterns), ma questo disco ha un qualcosa che lo rende speciale.

 

Chuck Schuldiner era un talento eccezionale, di quelli che ne nasce uno in ogni generazione.

I Death erano una sua creatura e lui lo aveva sempre fatto capire a tutti, ma nonostante questa sua forte personalità Chuck era stato, durante la sua carriera, abbastanza umile da unirsi a gente che forse tecnicamente gli era superiore (vedi Masvidal). Proprio questa capacità di riunire musicisti eccelsi è una costante di questo gruppo (Sean Reinert, Steve Di Giorgio, e lo stesso Paul Masvidal su tutti). Proprio per questo leggendo il set-up di The Sound of Perseverance si può essere tratti in inganno. Non è così! Il contributo di Christie alle pelli è spettacolare (lo si può notare bene in Scavenger of Human Sorrow oppure nel bridge di Flesh and the Power It Holds); Scott Clendenin al basso Shannon Hamm alla chitarra, d’altra parte, non stanno certo lì a fare le belle statuine (basti pensare a To Forgive is to Suffer, A Moment of Clarity ed al secondo solo di Scavenger of Human Sorrow).

 

Troppe volte la recensione di questo album si è trasformata però in un necrologio ed in un omaggio a Schuldiner e questo non fa onore a un disco che rimarrà nella storia perché è stupendo, e non perché un cancro ha strappato alla vita quel musicista eccezionale.

The sound of perseverance si spinge ai limiti del death tecnico con una coesione tra i vari strumenti che non fa altro che assecondare la sensazione che ogni singola parte, ogni singolo riff, ogni singola partitura stia esattamente dove deve essere. I contenuti tecnici sono validi come al solito, ma quello che sorprende è una componente espressiva che supera i capolavori precedenti (si pensi a To Forgive is to Suffer o a Voice of the Soul).

Altra caratteristica importante è l’uso frequente di cambi di tempo, che accelerano le canzoni e le dilatano nei momenti più riflessivi (come in Spirit Crusher).

La scelta della distorsione delle chitarre è un’altra arma in più di questo lavoro. Gli assoli sono tecnici ed espressivi di per sè, ma in certe parti si ha quasi la sensazione che le chitarre partecipino al cantato (ricordiamo, ad esempio, Bite the Pain oppure Story to Tell)

Da sottolineare inoltre il lavoro di songwriting: ogni lyric è un pensiero profondo, che si sviluppa in maniera articolata andando a sondare l’animo umano.

Notate che finora ho cercato di non porre l’attenzione su nessun pezzo in particolare, perché sminuirei l’album e avrei troppo da dire su ogni singola song. Una eccezione voglio farla solo per la già citata Voice of the Soul, una canzone costituita da più tracce di chitarra acustica sovrapposte, che costituisce uno dei picchi migliori di quest’album (vi dico solo che mai titolo fu più azzeccato).

Chiude Painkiller, cover dei Judas Priest, a ricordare a tutti l’influenza che il metal classico ha sempre avuto su Chuck.

 

Credo di non poter assegnare un 10 e lode, altrimenti lo farei senza riserve!

Non so se sono riuscito a farvi capire qualcosa di questo disco, ma se state ancora qui a leggere la recensione vuol dire che ho fallito! Che aspettate? Andate a comprarlo!

 

"Music is the universal language that links all of us together, creating a personal bond I hope this music will tuch your lives as you kind words of encouragement has and continues to touch mine"

(Chuck Shuldiner)

 

Grazie.

 

 

[Varhamir]

 

 

 

Back to the Letter "D" Index

Copyright (C) 2005-2006 by [A m N e S i A] - All Right Reserved

1
Hosted by www.Geocities.ws