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Voto:
6.0
Gruppo: Dream Theater
Album:
Octavarium
Anno:
2005
Genere:
Progressive
Metal
Durata:
75:46
Etichetta: Atlantic
Records
Sito
Ufficiale: www.dreamtheater.net
Tracklist: 1.
The Root Of All Evil 08:25
2. The Answer Lies Within 05:33
3. These Walls 07:36
4. I Walk Beside You 04:30
5. Panic Attack 08:13
6. Never Enough 06:46
7. Sacrificed Sons 10:43
8. Octavarium 24:00
Dopo il non certo
eccezionale Six Degeese Of Inner Turbolence ed il
pessimo Train Of Thought i Dream Theater erano chiamati a dare delle risposte ai
loro fan. Se è vero che un lavoro poco ispirato può capitare a
tutti e che ai Dream se ne possono perdonare pure due con il terzo tutti noi ci
aspettavamo una netta sterzata oppure la prova definitiva di una vena
ispiratrice oramai estinta. Quale è stata dunque questa risposta? Come va
collocato questo disco nella carriera del gruppo che, più di tutti, ha
fatto la storia del prog metal?
C’è
del positivo certo, in quest’album, sicuramente delle tracce molto valide,
ma secondo me questo non basta a dire che i Dream Theater sono tornati.
Purtroppo, come dico io, se in un lavoro alcune tracce sono nettamente al di
sopra delle altre, vuol dire che questo lavoro non è eccezionale. Ed
è con infinita tristezza dunque che mi appropinquo a scrivere questa
recensione, io che i Dream li ho amati sul serio!
I fattori
principali che caratterizzano Octavarium sono tre: un
La Brie
ritrovato (io steso lo avevo dato per finito, ma evidentemente mi sbagliavo),
canzoni con un’architettura piuttosto semplice (con un Mike Portnoy
insolitamente ricorrente a tempi pari) e un Jordan Rudness esteticamente
indifendibile. Sono proprio le scelte del tastierista il peggior difetto di
quest’album, oltre ad un abuso di effettistica ed elettronica.
The Root Of All
Evil è l’opener del disco ed inizia con una parte elettronica che
mi ha fatto storcere il naso(il buon giorno si vede dal mattino!). Tuttavia devo
confessare che si riprende alla grande e, tutto sommato risulta essere uno dei
pezzi più efficaci del cd. La ritmica cattivissima è la prova che
le influenze trasheggianti, presenti negli ultimi lavori,non sono state
abbandonate e per sentire sonorità più peculiari alla combo
newyorkese dobbiamo aspettare il chorus e l’interludio. The Answer Lies
Within, la canzone che segue, è la classica ballata che I Dream mettono
in ogni disco. Il problema è che questa song non convince neanche un
po’: insomma sarà struggente quanto volete voi, ma la trovo
ruffiana, scontata e piuttosto piatta e ripetitiva. La terza traccia è
These Walls, in cui si sente l’influenza dei Muse (esatto!),
influenza che caratterizzerà anche altre song del disco. Anche
qui, l’attenzione che viene
dedicata agli effetti sonori appesantisce la canzone.
Il vero delitto però
si consuma con la quarta traccia, I Walk Beside You, in cui i Dream Theater
affondano il coltello nel mio giovane petto regalandoci ( si fa per dire ) una
canzone degna dei peggiori U2!
Per fortuna subito
dopo c’è Panick Attack , un’altra delle poche song per cui
vale la pena di comprare il disco. La canzone parte subito aggressiva e tenace,
con riff ottimi e una buona performance di tutto il gruppo( ancora una volta si
notino le influenze targate Muse). Purtroppo anche qui ho qualcosa da ridire,
perché il finale della song è assurdamente brutto, macchiato da effetti
elettronici orribili, preludio perfetto per la pessima Never Enough.
Facendo i conti
finora si salvano due canzoni e mezza su sei, quindi ero abbastanza scettico
sulle ultime due. Per fortuna mi sbagliavo perché Sacrificed Sons è
un’ottima suite, triste riflessiva (bellissimo il testo) e soprattutto
prog ( e non è una cosa scontata di questi tempi)!
La titletrack,
suite conclusiva, è poi una delle song più riuscite del lavoro e
senz’altro quella più sperimentale ( e meno commerciale). Proprio
questa canzone mi ha lasciato una minima speranza per il futuro dei Dream
Theater.
Insomma, in
Octavarium ciascun fan può vedere sia segni di ripresa che definitivi
sintomi di morte compositiva.
Il
Teatro dei sogni chiude il sipario per sempre? Ai posteri l’ardua
sentenza!
[Varhamir]
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