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Voto:
7.4
Gruppo: Charon
Album:
The Dying Daylights
Anno:
2003
Genere:
Gothic
Metal
Durata:
44:28
Etichetta: Spinefarm
Records
Tracklist:
1. Failed (03:50)
2. Religious/Delicious
(03:26)
3. Death Can Dance
(03:41)
4. In
Brief War (03:49)
5. Guilt On Skin
(03:16)
6. Unbreak Unchain
(05:21)
7. Drive (03:36)
8. Every Failure
(04:45)
9. In
Trust of No One (03:03)
10. If (03:32)
11. No Saint (06:09)
Il gothic style
finlandese, è di norma attestato nell'olimpo musicale intercontinentale,
riconosciuta la grande proliferazione di gruppi e le originali proposte che essi
esportano nel mondo, assicurandosi vasti consensi di pubblico.
Il sound dei Charon,
assai orecchiabile, “rappresenterebbe” una degna risposta
commerciale, insieme a For my pain ed Entwine, a band quali Evanescence, Lacuna
coil e presunte combriccole rockeggianti tuttora sulla scena internazionale.
Malauguratamente, però, l'acquirente medio aspira a musicalità
ineducate, poco erudite e ciò giova alle casse
già pingui dei suddetti complessi. Fuor di dubbio il risultato di
una politica economica musicale, incentrata sul deprimente “tormentone,
relega in cerchie sempre più ristrette, realtà originali e
creative, rintracciabili nel gothic.
Pertanto, i
rimpianti non aiutano e per questo motivo, mi lancio nelle specifiche tecniche
di uno dei lavori discografici targato Charon.
“The dying
daylights” inaugura una definitiva presa di coscienza della band finnica,
per le valide affermazioni stilistiche offerte dall'ascolto.
Failed, a tutti gli
effetti un anticipazione dei caratteri dell'album è a mio avviso una
delle parentesi musicali più azzeccate degli ultimi tempi.
Non potrete far a
meno di essere travolti dal ritmo incalzante delle chitarre e dall'altrettanto
piacevole voce di Juha Pekka Leppaluoto.
Sulla falsa riga
del primo pezzo, the dying daylights, si evolve inesorabile, abbandonando, anzi
rigettando logiche di stabilità ed impattando il muro del suono.
“In brief
war”, quarta traccia, lascia il vocalist sovrapporre il proprio canto con
quello della capace session member, generando effetti disarmanti: dal duetto
(riproposto anche successivamente...) scaturisce, perfettamente inserito, un
solo rock-metal di stampo pentatonico.
Coinvolgente,
“Guilt on skin”, con versi bassistici e chitarre in palm-muting;
fraseggi eccellenti vanno a sorreggere
l'impaginazione planimetrica del suono.
Risalta la
carinissima “Drive”, ulteriore conferma delle doti canore del
vocalist ed espressive del basso di Temu Hautamaki ; si arriva all'ottava a
cogliere la pura essenza gothic, pur accorpando
caratteri e influenze “made in HIM”.
La terzultima
traccia, nella struttura simile alle precedenti, piace per il notevole richiamo
al modern-rock e per l'arrangiamento.
Nota per la
masterizzazione, discreta, ma ampiamente migliorabile, così come
l'integrazione della batteria di Antti
Karihtala(Wolfheart)un tantino monotona e sorda.
10 e lode per il
reparto grafico e per il webmaster. Da non perdere!
[ccmm]
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