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Voto:
9.5
Gruppo: Cynic
Album:
Focus
Anno:
1993
Genere:
Technical
progressive Death/Jazz
Durata:
36:12
Etichetta: Roadrunner
Records
Tracklist:
1.
Veil of Maya
2. Celestial Voyage
3. the Eagle Nature
4. Sentiment
5. I'm but a Wave to..
6. Uroboric Forms
7. Textures
8. How Could I
Dunque:
Jason
Gobel - Guitars, Guitar Synth
Sean Malone - Bass, Chapman Stick
Paul Masvidal - Vocals, Guitars, Guitar Synth
Sean Reinert - Acoustic/Electronic Drums, Keyboards
Dovrebbe
bastare come recensione, non trovate? Cioè, insomma, questo è un
All Star di fenomeni!
E’quando
si mettono insieme dei musicisti fenomenali con delle idee fenomenali non può
che nascere un capolavoro! Ebbene si, questo è un CAPOLAVORO, e non
semplicemente perché è suonato magistralmente, prodotto in maniera molto
competente oppure perchè le canzoni sono stupende, non solo per questo
almeno. Focus è un album che ha creato un nuovo tipo di concepire la
musica metal unendo il death metal tecnico a riff appartenenti al jazz/fusion e
al progressive metal! E pensare che
on fu molto apprezzato quando uscì, nel lontano 1993, tanto che i Cynic
si separarono subito dopo l’uscita dell’album. Tuttavia il fatto che
questo rimanga un disco unico non fa altro che avvalorare la tesi che questo
lavoro rappresenti un momento di ispirazione irripetibile.
I
testi sono molto profondi e trattano di argomenti esoterico-filosofici.
I
Riff sono articolati , le chitarre si intrecciano tra di loro e si proiettano in
soli tecnicissimi. La sessione ritmica è impressionante con un Reinert in
stato di grazia, preciso, potente e mai banale ed
un Malone, che attraverso l’uso del fretless e dello stick dimostra
di essere uno dei maggiori interpreti del suo strumento, a livello mondiale (
per chi non lo sapesse fretless è un basso senza tasti e con le
corde lisce, invece lo stick è un enorme strumento a dodici corde che si
suona percuotendo le corde in corrispondenza dei tasti).
Vero e proprio
Manifesto del sound targato Cynic è l’opener Veil of Maya, dove
troviamo, messi in atto tutti i principi della band. E’ un’eresia
cercare trovare delle canzoni “migliori” di altre, perchè chi
più chi meno, tutte offrono interessanti spunti di riflessione. Io
personalmente sono innamorato di Celestial Voyage, con le sue ritmiche
incalzanti, e adoro letteralmente la strumentale Textures (davvero stupenda) e
How Could I, la canzone che chiude il disco. Ma come fa un amante della
batteria, per esempio, a non amare I'm But A Wave To... e Uroboric Forms ?
Una nota finale su
una questione alquanto controversa: quella del cantato. Infatti per tutta la
durata del disco oltre alla guest Tony Teegarden (che canta in growl) è
presente anche la voce di masvidal, resa robotica dal sintetizzatore e quella
femminile di Sonia Ottey più eterea e complementare. Proprio l’uso
della “voce elettronica” è l’argomento preferito di chi
critica i Cynic. Per quanto mi riguarda non amo molto i ritocchi elettronici ma,
d’altro canto, bisogna dire che nel contesto anticonformista di questo
disco ci può stare anche una sperimentazione vocale, senza tangere più
di tanto la valutazione complessiva del lavoro.
Attenzione,
metallari superficiali diffidare dall’acquisto! Questo è un disco
maledettamente difficile da ascoltare, proprio perché la sperimentazione viene
portata all’estremo. Anche chi, come me, ama la musica tecnica e
innovativa, ha potuto apprezzarlo solo dopo ripetuti ascolti. Non vi ritroverete
a canticchiare i motivetti di qualche canzone. Ma le canzoni resteranno dentro
di voi.
Focus
è un‘opera che o amerete completamente o probabilmente odierete,
non esistono vie di mezzo.
Insomma
Focus è un disco che cambierà completamente le vostre percezioni
musicali e le amplierà verso orizzonti inesplorati
[Varhamir]
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