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Voto: 8.5

Gruppo: Annihilator

Album: Waking the Fury

Anno: 2002

Genere: Thrash Metal

Durata: 57:40
Etichetta: Steamhammer UK [SPV]

Sito Ufficiale: www.annihilatormetal.com

Tracklist: 1. Ultra Motion (5:07)
                2. Torn (5:01)
                3. Lunatic Asylum (5:47)
                4. Striker (4:58)
                5. Ritual (5:14)
                6. Prime Time Killing (4:30)
                7. The Blackest Day (5:06)
                8. Nothing To Me (4:32)
                9. Fire Power (4:53)
                10. Cold Blooded (3:47)

 

 

 

Ad un anno di distanza da Carnival Diablos (2001), il potente combo canadese capitanato dal folle e adrenalinico chitarrista Jeff Waters approdò al decimo notevole disco, che non smentì le loro grandi capacità artistiche. Per tale nuova uscita della band, la line-up fu “ritoccata” per l'ennesima volta, col graditissimo ritorno alle “pelli” di Randy Black, già batterista della band tra il '93 e il '97, e la sostituzione di Dave Scott Davies alla chitarra, da parte di Curran Murphy (già con i Nevermore) ed, infine, l’ingresso in pianta stabile dell’aggressivo e convincente cantante, Jon Comeau si rivelò essere un acquisto realmente azzeccato e pieno di rosee previsioni per il successo duraturo della band. Insomma, niente di nuovo, tuttavia, per la prima volta, "mastro" Jeff Waters ha permesso a Russ Bergquist di suonare tutte le parti di basso sull'album ed a Curran Murphy di registrare alcuni assoli. A questo punto, con Waking the fury, gli Annihilator si erano dichiaratamente posto l'obiettivo di pubblicare il lavoro più pesante in assoluto, il lavoro con cui far risplendere ancora una volta l'intransigenza sonora tipica del thrash metal più violento e veloce. Gli Annihilator uniscono a sonorità provenienti dagli 80’s un sound decisamente più tecnologico, compressissimo, affilato come un rasoio, lasciando come sempre ampio spazio ad una linea ritmica complessa e variegata. Attraverso suoni roventi, martellanti, che colpiscono, per la loro sovraumana potenza, fin dal primo ascolto, la band canadese dà vita ad un thrash con forti contaminazioni death, ma senza disdegnare qualche citazione stile Iron Maiden (Striker), un richiamo ai sempre immensi Slayer (Ultra motion), o un cenno ai Metallica, dei gloriosi tempi passati, in Nothing to me. L'apertura è affidata alla mostruosa Ultra Motion, canzone che non lascia tregua per la sua cattiveria caratterizzata dalle chitarre pressanti e veloci. Un Joe Comeau molto irruente e graffiante, “gratta” decisamente parecchio con la suo voce. Contraddistinta da un furioso sound tipicamente “americano”, non a caso, ricorda tantissimo le produzioni dei gruppi della Bay Area. Deliziosamente “retrò”. La traccia seguente cattura al primo ascolto. Assicurato. Infatti, Torn, tanto per le sue melodie heavy, quanto per il memorabile ritornello, colpisce da subito l'ascoltatore. Le chitarre efficaci e presenti, spingendo la band a “dilettarsi” nello spaziare su piani ritmici decisamente diretti quanto contenuti. Davvero un pezzo fantastico quanto unico. Lunatic Asylum, invece, è molto più “cattiva”, incede veloce con un martellare di batteria decisamente inarrestabile. Jeff Waters rilascia una “dura” prestazione in grado di scatenare il più furioso degli head-banging. Non per altro, ma sono la sua persona e la sua chitarra il fulcro di tutte le composizioni. Genio. Si prosegue con Striker che ha un mood davvero coinvolgente; comunque questa sensazione è presente in più di un brano di Waking the fury. Eufemico è ripeterlo ancora. Nella parte centrale, tra l’altro, il drum solo di Randy Black si lascia ampiamente apprezzare. Si passa poi a Ritual, che ha una struttura semplice: le chitarre macinano continuamente riffs e la batteria non ha tregua. Breve ed affossante. Prime Time Killing, al contrario, è letteralmente imprevedibile. Canzone corredata da suoni industriali ed elettronici. Tempo medio e cadenzato in cui le chitarre stridono in maniera “ipnotica”. La settima traccia, The Blackest Day, si apre con una sorta di fruscio che lascia dopo pochi secondi spazio alla velocità delle chitarre, sempre molto “strette” e caratterizzate da quella produzione digitale che ha loro conferito questo sound maestoso. Al tempo stesso, esaltante è la performance di Joe Comeau. Nothing To Me, piuttosto, nella parte iniziale è caratterizzata da tempi molto più intimisti e meno cadenzati, per poi trasformarsi in una canzone tipicamente hard rock. Peccato che di parti acustiche ci sia solamente l'introduzione di suddetta traccia, ma evidentemente questo album è stato “architettato” per fare parecchia presa soprattutto suonato dal vivo e non ha lasciato praticamente nessuno spazio a ballad e/o canzoni lente. In tutto ciò, l’enfatica Fire Power è influenzata da un sound propriamente heavy. Il background di Jeff Waters è sublime e riflette la sua specifica attitudine “chitarristica” dei suoi preziosi componimenti. A chiudere Waking the fury ci pensa Cold Blooded, che è intimamente dotata della violenza e della velocità proprie dell'opener e ne altrettanto segue lo stile feroce di ovvia scuola thrash. È il colpo finale inferto all’ascoltatore, da non riuscire a rimanere fermi. In conclusione, Waking the fury è un album, senza dubbio, ben più che interessante: non “prende” subito come i suoi nobili predecessori, ma dopo qualche ascolto non se ne potrà fare più a meno! Impetuoso e moderno, la giusta evoluzione della band ed in questo senso pare che l'ispirazione per Jeff Waters non abbia mai fine. Head – bang assicurato.

 

 

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