La mitica gita scolastica a Roma
Finalmente ci siamo riusciti, siamo arrivati a Roma! Non ci sembra quasi
vero.... ne avevamo tanto parlato ed avevamo fatto progetti che ogni
volta venivano rimandati.
Ma ora siamo saliti sul treno che ci condurrà nella tanto aspettata meta. Siamo ancora un poco storditi dal lungo viaggio:
quanto abbiamo cantato e suonato e riso, mentre le professoresse ci guardavano con facce diverse e spesso ridevano assieme a noi, non ci sembravano neanche più quelle dei normali giorni di scuola!
Dal finestrino del treno ho una prima visione rapida di questa bella e grande città, piena di movimento, di confusione, di vita. Che caos per le strade, tra le macchine che impazzano in tutte le direzioni e i pedoni che tentano di attraversare o di salvarsi in fretta sui marciapiedi a volte troppo stretti.
C�è un sole splendente e caldo, che avvolge tutto di luminosità e di calore.
Stiamo attraversando Piazza di Spagna: la lunga scalinata si alza stupenda sino in cima, la Chiesa della Trinità dei Monti è inondata di sole e si staglia nettissima contro il cielo chiaro. Faccio a tempo ad intravedere una fontana che sembra quasi una barca adagiata morbidamente sulla terra; la chiamano, infatti, "la barcaccia" e pare che sia del padre del Bernini.
Siamo impazienti di vedere, impazientì di andare, di camminare su queste strade antiche e ricche di storia e di tanta vita.
Sì, perché Roma non è rimasta chiusa dentro i suoi ruderi o i suoi palazzi come un città museo, testimone di un lontano passato, ma ha continuato a vivere, ad espandersi ben oltre la cinta delle mura antiche e continua oggi ancora a richiamare a sé gente da tutte le parti del mondo.
Ha contribuito a questo anche la Chiesa Cattolica, indubbiamente, e il fatto che Roma ne sia il centro ed il cuore, come sede del Papato. Mi sembra tuttavia che ci sia nella città una vitalità straordinaria, che le consente dì rinnovarsi, di esistere come un centro ricco di civiltà e di vita sua propria.
Quante cose ho visto, quante ne ricordo!
Impossibile nominarle tutte; né Roma è una città che si possa conoscere in soli tre giorni. Io ci tornerò. Abbiamo gettato tutti una monetina dentro la fontana di Trevi: ci porterà fortuna, rivedremo presto la bella città.
Fontane da tutte le parti, bellissime, imponenti.
E chiese, tante chiese: rinascimentali, barocche, moderne, che si aprono spesso su larghi piazzali sui cui lati stormiscono le fronde degli alberi.
La chiesa più impressionante, per me, è San Pietro: non solo perché è il centro della cristianità, ma perché è immensa, amplissima, sembra che voglia contenere tanta gente e a tutti dare rifugio.
Questa sensazione è aumentata dalle due ampie ali del colonnato del Bernini, quasi due grandi braccia amorose, che circondano la piazza ed esaltano la basilica.
Siamo saliti sulla cupola, per gradini ripidi, strettissimi passaggi in pendenza; ma quando finalmente siamo giunti in cima, abbiamo visto ai nostri piedi tutta la città. Siamo rimasti entusiasti ed anche un poco commossi.
Il Tevere si snoda, lento, torbido; Castel Sant�Angelo taglia la linea dell�orizzonte con i grossi torrioni, la potente cinta di mura.
Andiamo al Foro, dove si svolgeva intensa la vita di Roma antica.
Così passarono velocemente i tre giorni di visita alla gloriosa città, tornammo a casa distrutti dalle ore passate a camminare tra piazze, palazzi e musei, ma nello stesso tempo pieni di gioia e felicità per aver passato dei giorni spensierati e indimenticabili.