Musica. Sempre più confusione
nella presunta recensione musicale di questo mese…
Il ritorno
degli Anchetù (1)
Dice che è il Loro disco migliore. Dice minimo dai tempi dell’albero di Giosuè (2) e dice pure che quest’anno festeggiano il loro giubileo. Come la Regina, o il Papa.
Assediato dall’ assenza una notte comparve, e duro è il raccontare. Di tenebre cantano le dolci Muse e di canzoni alate dal nerochiaro vedere. La confortevole grotta (3) nutriva celeste fiamma (4) quando invasa fu dal viaggio che su Musica per America conduce. “Ratte & Hum” (5) ronza e tintinna…
…E poi ad esempio c’è Pride (in the name of Love) che sfido chiunque a dire che non gli tocca qualcosa dentro che neanche lui sa cos’è e hai voglia a dire che sono le canne, che il porco corpo tutto contiene e confonde, e s’affligge e si ribella e si innamora, diventando uomo.
…Così come quando nel film ad un certo punto si vedono Loro che arrivano ad Harlem, dove c’è il coro gospel di una chiesa che ha fatto una versione di “I still (haven’t found what i’m looking for)” di quelle che magari ce ne fossero. E Loro ci vanno ad incontrarli per filmarli e suonare e registrare insieme (nel senso che Loro sin dall’inizio si può vedere che si erano messi da parte e benedivano solo con la Loro presenza senza microfoni solo bonghetto e cose così). E alla fine della canzone li vedi che sorridono tutti e gli batte il cuore e si capisce che sono contenti.
“Mi sono emozionato: è una buona cosa, mio giovane amico” dice B.B. King a Bono, appena hanno finito di suonare insieme. La canzone sa riconoscere l’Ospite: l’Amore è arrivato in città (6) e ha toccato il cuore dell’ indocile vecchio e della sua nera Lucille (7).
“Gli strazi irlandesi, la vita difficile delle giovani generazioni, il pacifismo di Martin Luther King, l’incubo nucleare”. Apparvero anche loro quella sera e la caverna e il suo cuore battevano sempre più forte. Salvifico, appassionato, retorico, fuoco che brucia intenso. Tu, nobile sangue antico.
L’ultima decade del millennio scorso suonò arida, dura, plastificata, smarrita, trendy. “Discotheque”, tanto per capirci. Ma anche “One” (8) viene da quegli anni, canzone che quando è Johnny Cash a suonarla diventa santo bicchiere d’ incorrotto vino.
Poi dice che ci sono
voluti diciotto mesi per farlo, e che quello che è appena uscito è il loro
album numero undici. Che non è che undici sia un numero così, di quelli che
possono permettersi il lusso di arrivare a caso. Undici è anche 5+6, vale a
dire la terra (base 10 per misurare lo spazio del nostro mondo) e il cielo
(base 12 per misurare il tempo, il movimento del cielo...). Se il
dieci è tutto, la completezza dell’ Uno che è anche il suo Principio, l’Undici
è il Doppio, e riapre il ciclo (9). E
quindi: cinque stelle apparvero nel cielo della Repubblica (10) a salutare il ritorno all’umano verbo che
spiegava come smantellare atomiche. Riapparvero quella notte gli Anchetù, ad
annunciar norma al mondo. S’attende il furto o il presente per ascoltare il
muto assente. That’s all,
folks (11).
Aldo Migliorisi
([email protected])
1. In inglese U2 si pronuncia come you too, cioè anche tu.
2. Ovvero “the Joshua Tree”(1987), “l’album della classicità degli U2”(Bertoncelli).
3. La confortevole grotta è la stanza dove (purtroppo) è posteggiato il televisore.
4. Celeste fiamma: la luce azzurra dello schermo.
5. Il docu-rock “Rattle & Hum” (1987) di Phil Janou, girato sul palco e dietro le quinte del “Joshua Tree tour” è un “ musical journey”, cioè un viaggio musicale attraverso l’America e le sue influenze sulla musica degli U2. Tutte le canzoni citate nell’articolo, a parte le ultime due, fanno parte del film in questione.
6. “Love comes to town” è il titolo del brano che gli U2 suonano, con B.B. King, in “Rattle & Hum”.
7. Lucille è il nome che B.B. King ha dato alla sua chitarra, una Gibson Les Paul nera.
8. “Discotheque”(da“Pop”, 1997) e “One”(da “Achtung baby”, 1991) sono due canzoni degli U2 degli anni novanta, periodo che non è proprio il massimo della loro produzione musicale…
9.
cfr.:
“SMS” di Jean Taismoigne.
10. “Musica” di Repubblica ha dato cinque stelle (che significa: fondamentale) all’ultimo album degli U2, uscito nei negozi il 19 novembre scorso.
11. E’ tutto, piccini.
N.B. Questa recensione(?) riguarda l’avatara di “How to dismantle an atomic bomb” (2004) degli U2. Non possedendo, per la stimolazione l’autore ha banditescamente smantellato (to dismantle) alcune parole degli ulema Bertoncelli & Sisti, critici. Abbiate pazienza e vogliategli bene, che anche lui ve ne vuole.