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FORMAZiONE
DELLE VALANGHE:
Quando Può Esserci Pericolo
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Considerandone la grandezza e la forma,
come pure il percorso di caduta, la massa, consistenza e qualità della neve,
si potrebbero fare molte suddivisioni di tipi di valanga. Le cause della
loro formazione conducono però tutte a due , soli gruppi principali che possono essere nettamente
distinti tra di loro:
- la valanga di neve senza coesione,
- la valanga di lastroni di neve .
La valanga di neve
senza coesione si forma dopo la caduta di neve soffice su
pendii ripidi, oppure in primavera per l'inumidirsi degli strati
superiori. Il distacco è per lo più di forma appuntita e sovente
provocato dalla caduta di un sasso o pezzo di neve staccatosi da
una roccia sovrastante. Per lo sciatore questo tipo di valanga non presenza
in generale alcun pericolo: anche se travolto, riesce a liberarsi e a
porsi in salivo.

La valanga di
lastroni di neve rappresenta invece il grande pericolo per lo
sciatore. Come dice la denominazione, si tratta qui di rottura
degli strati in forma di lastroni di neve compatta e spesso di
natevole mole.
 La formazione di questo tipo di valanga è determinata
dai seguenti fattori:
- la consistenza ineguale degli strati sovrapposti nella coltre
nevosa: all'inteno di essa si svolge una costante
metamorfosi dei cristalli di neve che varia pure da strato a strato.
Così per esempio una caduta di neve fresca di poco spessore,
seguita da freddo intenso, forma uno strato di scarsa coesione e poca
stabilità ed offre solo un mediocre supporto agli strati
sovrastanti. Anche l'indurimento o la formazione di crosta per
scioglimento superficiale, o la cementazione da vento, come pure la
brina di superficie, possono formare, dopo ulteriori nevicate,
degli strati intermedi pericolosi.
- la neve fresca: ogni caduta di neve fresca superiore
ai 30 cm . provoca generalmente pericolo di valanghe nelle zone
sciistiche; man mano che lo strato di neve fresca aumenta, questo
pericolo può estendersi anche alle vie di comunicazione e agli
abitati .
Le valanghe si formano soprattutto durante o subito dopo le nevicate.
questo fatto si spiega con il rapido aumento di peso che è
semplicemente troppo gravoso per lo strato di neve vecchia già poco
stabile. Spesso è solo lo strato di neve fresco che scivola via
poiché non ha ancora avuto modo di amalgamarsi con lo strato sottostante .
Ma anche se le masse di neve fresca riescono a saldarsi alla neve
vecchia, provocano ovviamente, dato il loro peso in più, quasi sempre delle
pericolose tensioni specialmente in zone di terreno convesso o sporgente.
Queste condizioni di latente instabilità della coltre nevosa possono
protrarsi per giorni e settimane, rappresentando un grave pericolo per lo
sciatore.
- il vento: è il "costruttore" di valanghe di lastroni
di neve per eccellenza.
La soffice neve fresca viene trasportata dal vento, sopra pianure,
pendii e costoni, gia durante la caduta o dopo e depositata, in masse
di cristalli de formati e compressi, nelle zone sottovento. In
questo modo vengono accumulate in dette zone masse di neve di molto
superiori alle altre zone, provocando squilibri molto pericolosi;
inoltre i cristalli deformati perdono in modo notevole la loro
capacita di coesione e per giunta la coltre nevosa si assottiglia spesso fortemente verso
i margini dei dossi e dei costoni spazzati dal venti formando
qui tensioni ancora maggiori.
- la temperatura: può influire notevolmente sul mutamento all'intemo della coltre nevosa e
quindi sulla formazione delle valanghe. E' però pressoché impossibile
stabilire in questo campo delle regole precise. Così una temperatura molto bassa costante
può mantenere una situazione di pericolo prolugata, mentre potrebbe, se preceduta da un periodo di temperatura
elevata ridurre invece il pericolo repentinamente. Il lento aumentare della temperatura favorisce un assestamento regolare della coltre nevosa, mentre
un aumento intenso provoca generalmente un rapido disintegrarsi della sua coesione negli strati superiori e, di conseguenza, una situazione di pericolo.
In primavera può succedere che il pericolo di valanghe esista solo durante le ore ,di sole,
mentre gli stessi nevai, se induriti dal freddo notturno e del mattino, ne sono del tutto esenti.
In definitiva il pericolo di valanga può essere valutato esattamente solo in
luogo, tenendo conto di volta in volta di tutti i fattori che si sono potuti controllare. Prima d'inoltrarsi
per un pendio ripido bisogna rendersi conto che la coltre nevosa compressa
è sovente appesa ed estesa in alto del pendio proprio come un elastico.
Può darsi anche che sia incavata e che poggi su piani di scivolamento.
Sovente è sufficiente solo una piccola causa per provocarne la rottura e formare una valanga di lastroni di neve. E' pure da tener presente che raramente la frattura dei lastroni avviene nel punto in cui si trova lo sciatore:
è assai più probabile che degli spacchi si aprano al disopra, nella zona di massima tensione della coltre nevosa, indirettamente sollecitata. Un buon espediente
è il sondaggio della coltre nevosa affondando lentamente in essa un bastoncino dal lato dell' impugnatura. Secondo la resistenza dei singoli
strati alla penetrazione si può sovente dedurne la consistenza ed indi la loro
stabilità.
Per poter identificare ancor meglio la successione dei vari strati e la loro
struttura, si pratica uno scavo nella coltre nevosa perpendicolare al pendio. Se si prepara lo scavo
summenzionato (largo circa 2 m.) su un piccolo pendio interessante per la sua pendenza ed esposizione, si
può avere un ulteriore giudizio sulla possibilità del distacco di lastroni, ricavando a monte dello scavo un cosiddetto "cuneo di
slittamento", si praticano due tagli (pure lunghi circa 2 m.) con la coda dello sci o, se si vuole arrivare sul terreno, segando la neve mediante un cordino da valanga, tirato intorno a 3 sonde da valanga affondate agli
angoli del cuneo.

Al momento del taglio, o calpestando in seguito la neve
sul cuneo, la coltre che poggia su strati deboli partirà sotto forma di
lastroni dando utili (anche se non sicuri) indicazioni sul pericolo
esistente su altri pendii similari.
Percorrendo zone su cui si è esercitata l'azione del vento si sentono talvolta piccoli boati o tonfi accompagnati da formazioni di
spaccature. Essi sono sempre un segnale d'allarme e tanto
più su pendii ripidi.
E' comunque più determinante per la stima del pericolo di valanghe la consistenza dei
singoli strati di neve ed il consolidamento fra di essi che, ad esempio, la
massa totale della coltre nevosa.
Poiché le insidiose valanghe di lastroni di neve, nonostante tutte le precauzioni e
l'esperienza, non possono sempre essere previste, è opportuno tracciare, nel limite del
possibile, una pista come se il pericolo di valanghe fosse sempre incombente e che le comitive si
suddividano in piccoli gruppi che procedono con grandi distanze tra loro e
sostano solo in luoghi sicuri.
Nella discesa su pendii ripidi con nevi non assestate o incerte il
più esperto o miglior conoscitore della zona, scenderà sempre per primo, farà seguire i compagni solo dopo aver "provato"
il pendio e raggiunto un punto sicuro (alberi, rocce, ripiani, costoni, ecc.) dove
riunirà i compagni che scenderanno, secondo il caso, per non
sollecitare troppo il pendio, più o meno distanziati l'uno
dall'altro. E' già utile che il primo vada in avanti in "perlustrazione" per avvisare
i compagni se vi sono sassi nascosti, cambiamenti bruschi della neve, se devono
cambiare il tracciato (causa ostacoli come salti di roccia, ecc.) e così via.
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