Treviso….
Vi propongo alcuni
leggende o forse verità sulla città di Treviso.
Nel caso foste
interessati a conoscere elementi fantastici o paranormali che riguardano la
vostra città, inviatemi una mail col nome della regione e della città o anche
il paese.
Purtroppo ho la
possibilità di fornire notizie solo riguardo alle seguenti regioni:
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PIEMONTE
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VALLE D’AOSTA
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LIGURIA
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LOMBARDIA
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VENETO
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FRIULI
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TRENTINO ALTO ADIGE
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TOSCANA
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EMILIA E ROMAGNA
Secondo una leggenda fondatore di Treviso fu Osiride, per dieci anni re d’Italia, successore di Noè che vi aveva regnato per primo dopo il diluvio. Dopo morto, Osiride fu adorato sotto forma di toro; la città ebbe perciò il nome di Taurisium.
Secondo un’altra leggenda Antenore, mitico fondatore di Padova, per guardarne il territorio costruì alcune torri, e fra queste una sul Sile con in cima una fanciulla con tre visi: di qui il nome della città che sorse introno ad essa. E perciò Treviso fu spesso raffigurata in un’erma trifronte.
Le
spade sepolte
Nell’età del Bronzo La città era abitata dal popolo delle terramare i cui resti sono venuti in luce in un isolotto sulla destra del Sile.
La cosa più singolare di questi reperti, sono le bellissime e numerose spade di particolare fattura.
Il
Boia
Grazie ad alcuni documenti storici sappiamo che nei primi anni del secolo XIV il carnefice di Treviso si chiamava Zanino. Lavorava molto, come del resto i colleghi del suo tempo,e faceva un lavoro molto vario che andava dal taglio del naso e del labbro superiore per i falsi testimoni al taglio del piede per chi si fosse reso complice nel ratto di una ragazza, dallo strappo degli occhi all’impiccagione. Essendo compensato, era probabilemente lo “statale” meglio pagato di tutta la città.
Inoltre i bestemmiatori e i colpevoli di altri reati non molto gravi venivano puniti con la corbellatura. La pena consisteva nel tuffare più volte nell’acqua del Sile il reo posto in una corbella o cesta fissata all’estremità di una grossa stanga.
Capuccetto
Rosso
Nella Piazza dei Signori o dalla Porta dei Santi Quaranta a Santa Maria Maggiore venivano frustate le meretrici che avessero commesso un’infrazione alle norme degli statuti cittadini: che fossero venute in città in giorni diversi da quelli permessi ossia il giovedì e il sabato, giorni di mercato in cui potevo venire a procurarsi le cose necessarie alla vita; però, per non essere confuse con le donne oneste, dovevano portare in capo un cappuccio rosso sormontato da un sonaglio.
Il
montello
Si tratta di una curiosa collina a forma di testuggine, un tempo coperto d’un bosco fittissimo popolato da esseri favolosi: dal “massariol” un nano burlone che faceva smarrire le ragazze, alle “fade bone”, dalle bianche vesti che venivano in loro aiuto, le rifocillavano con miele stillato dalle foglie degli alberi, le scaldavano. Non mancava il diavolo, che per frequentare il bosco portava immancabilmente un mantello rosso e si faceva sempre sorprendere davanti a un fuocherello. C’era un santuario di San Mamante, e un pugnello di terra raccolto nel recinto guariva da ogni specie di male. C’erano serpi e rospi nella cui testa era nascosta la ”piera de diamante” e basilischi con ali di pipistrello, coda di pesce, occhi di fuoco. Ai tempi nostri, l’anima di un suonatore girovago che vi morì di freddo e che nelle notti invernali vi fa udire ancora il patetico stridio del suo violino.
Il
cimitero stregato
E’ un piccolo cimitero dell’epoca napoleonica, abbandonato e ormai minacciato dall’estendersi della città. Vi è un gruppo di persone che “credono nell’ignoto”, composto di alcuni rappresentanti dell’aristocrazia locale, d’un padrone di ristorante d’un medium. Ogni volta che il gruppo si recava al cimitero accadevano strane cose: una lapide si sollevò lentamente in aria e con un volo planato si posò accanto ai visitatori, un’altra volta uno degli amici trovò, posati sulle lapidi, documenti importanti che aveva lasciati chiusi in cassaforte, un’altra ancora una pila elettrica accesa, che uno di loro riconobbe come sua e lasciata a casa, venne loro incontro navigando mezz’aria. Una sera il gruppetto fece un giro in macchina fino alle porte di Treviso e si fermò in un piazzale con al centro una piccola vasca in forma di conchiglia; distrattamente, uno di loro gettò sassolini verso la vasca. Risalirono in macchina e stavano già allontanandosi, quando una grandinata di sassolini colpì la carrozzeria. Ne gettarono allora altri, uno dei quali segnato dalla stella di Salomone: nuova grandinata di sassolini di ritorno, tutti bagnati; ma mancava quello segnato con la stella di Salomone. Il sasso ritardatario arrivò quando gli amici credenti all’ignoto stavano per scendere in piazza dei Signori: attraversò il parabrezza (senza romperlo) con un rumore secco e si posò sul petto di quello che guidava. Era bagnato come gli altri già restituiti dalla fontana.
Tutte le notizie qui riportate sono tratte dal libro Guida all’Italia
leggendaria, misteriosa, fantastica, insolita. Sugar editore, 1966.