- Mutagenesi evoluzionistica dell’apparato spirituale: homo sapiens 3.0 -

Respiro.
L’aria nera come catrame sporca le pareti dei miei polmoni

Mangio.
Amalgama sintetica riempie la scatola sorda del mio stomaco

Bevo.
Olii sintetici ottenuti spremendo la sofferenza di mille corpi straziati, maturati dalla Terra che assorbendoli gocciola morte, attraverso piantagioni di cadaveri lucenti come le lame dei mattatoi dove vengono smembrate le anime che nascono colpevoli di essere troppo pure per un mondo così grigio. Ingoio tutto questo come se fosse parte di me, poiché anche io faccio schifo come questi cadaveri che calpesto in questa palude di plasma organico e sintetico.

Vomito.
Da ogni mia cavità di questo corpo informe esce del liquido denso di un colore indefinito, un rigetto di sostanza organica che non vuole più stare rinchiuso in questa gabbia di carne… muoio adesso… la mia anima non è più in me, vomitata dal disprezzo del mio corpo mutante…

Gelide meduse metalliche raccolgono quello che era il mio corpo, mentre salgo attraverso un ascensore di specchi.
Posso sentire da qui le grida del bestiame ridotto a ceppi di carne che serviranno da alimento per le macchine.
Buio, rumore e paura… ecco cosa sento adesso… e sembra non finire mai.
Una morte nella morte mi attende? O tutto questo strazio senza forma né dolore durerà per sempre?

 

 

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"Le cyber sex robot girls – a Xion’s experiments"

Vene composte da lunghi tunnel ottici pulsano .elettrostimolate. liquami verdi, filamenti linfatici senza consistenza.
Occhi argentei . rivestiti di cera. Lustri del piacere che provano nel riflettersi. simmetrici.
Corsetti rosa acceso. strinti sull’acciaio. Lasciano strabordare seni senza capezzoli. Lisci, levigati. Perfetti.
I loro volti senza volto che sembrano avere sempre un’espressione di extasy si intrecciano... Per scambiarsi piaceri elettrici.
Forme falliche prendono forma dalle mani. combinazioni di innesti idraulici. Pulsano dentro e fuori i loro corpi grigi.
Rantoli di lamiere contorte echeggiano tra i corridoi asettici dell’astronave, il piacere per loro non arriva mai, per quanto vagano nello spazio senza meta, in un orgia senza fine. Le loro batterie sono garantite per essere inesaurbili.

Non parlano, non vedono, sono luccicanti come stelle, ma nessuno di questo piano di realismo le vedrà mai. Spiate solo dalla luce verde di quel neon che illumina quel vortice di piacere meccanico. Orgasmi seriali. Bellissime strofinano le loro curve in cerca di follicoli da intersecare con le loro multilingue snodabili. Secrezioni sintetiche rigeneranti. Vaporizzando l'atmosfera cicostante.

Sono anche loro un esperimento di Xion, create per studiare il piacere.
Solo due soggetti, prototipi sessuali studiati per godere all’infinito.
La domanda era: è bello godere per sempre? O per godere, come definizione, ci deve essere una costrizione in limiti di tempo, di quantità?

Le cyber sex robot girls, disperse da qualche parte nello spazio, non possono dircelo... sono lontane ormai da tutti quegli occhi che vorrebbero vederle, nella loro perfezione tecnica fondersi l'una con l'altra nell'infinita ricerca del piacere definitivo... ed anche se le incontraste sarebbero mute, non sono fatte per parlare, solo per godere.

Solo le menti che crearono Xion le osservano e da esse traggono conclusioni che verrano usate per i mondi a venire.

Le cyber sex robot girls...

 

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Simmetria del silenzio

Vuoto cammino gocciolante pensieri

Ed ancora cammino mesto nella terra di nessuno

dipingendola del mio colore

adesso è mia

grido l’inno al movimento dell’autocommiserazione

volto nel riflettere gli altri che non ci sono intorno a me

spento mi siedo ed attendo.

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"Mother"

non sopporto di vederti ancora piangere
colpa mia o no, non devi

troppe volte ho visto quegli occhi diluviare dolore
troppe volte ho visto quegli occhi soffrire

il tuo viso corrucciato, sofferente...
ci restavi sempre peggio, per colpa mia
e per colpa tua

adesso sta per finire tutto, non ti vedrò più
e tu non vedrai più me

soffrirai diversamente, ma almeno non vedrò più, di nuovo, quelle lacrime formare uno stagno in cui specchiarmi sporco del tuo sangue.

ogni cosa deve finire, tu dovevi esserlo già da molto.
adesso è davvero tempo di rinnegare il tuo volto, di dimenticarmi cosa hai fatto per me e quel poco che io ho fatto per te.
adesso è il momento di salutarci, di divenire estranei aspettando che uno dei due muoia e sprofondi nel nulla, quel nulla stupido che ci ha generato.

sei morta già e non mi manchi, dannata stronza.

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