NULLA
RIMANE ALLA FINE DELLA NOTTE
Da
sogni rimasti fanciulli , sognava di vedere dove finiva la notte e l’arcobaleno
. Non per cercare ori e gioielli o ,
solo per riuscire a interrompere la magia che la legava alla sua casa di
tetra atmosfera sempre avvolta .
Con le
ombre giocava e con bambole oramai sfatte e marcescenti , le poche volte che si
osservava in uno specchio non riconosceva l’essere umano dagli esseri di parole
delle sue fiabe in libri di carta odorante di muffa . Credeva che non ci fosse
niente di umano fuori dalla nebbia del suo giardino , fuori dalla perpetua
notte che l’avvolgeva . Fuori dai suoi abiti di crinolina puzzolenti , vecchi ,
logori , il bianco divenuto oramai grigio e sfatto , pizzi strappati , i
capelli in boccoli disordinati , il viso , un volto di porcellana dal trucco
decaduto in grosse lacrime rosse e nere . Una bambola grottesca , dalla bocca
sporca di rossetto e dalle lacrime oramai asciutte e sovrapposte una all’altra.
Lei la
notte ballava girando su stessa , stringendo le sue bambole , nella stanza
disastrata , nella casa vuota . Danzava Danzava , girava ,girava, girava ,
cantava , cantava, con se stessa e con
le ombre delle candele , stringendo le sue bambole morte . Piccola bambola
eterna disperata sola , rifugiata nel nulla , di un posto non da favola ma da
incubo in cui lei si sentiva prigioniera nel castello , principessa che mai
nessun principe avrebbe liberato , attendeva il suo viaggi alla fine della
notte…
E poi
ecco la decisione suprema .
Lei
abitava nella notte , lei stava all’inizio della notte , con lei cominciava la
notte.
Oltre
il suo cancello e le sua nebbie vi era la notte , se l’avrebbe percorsa avrebbe trovato la fine e la sua prigionia
sarebbe terminata.
Così
si getto dal terrazzo tra ballerine di vetro che volteggiavano intorno a lei .
Ferita
sanguinante . pezzi delle sue ali fra le mani . ai mai viste , mai
coscienziosamente sapute sul suo corpo. Trascinando il suo corpo attraverso
voci sovrapposte , buio e luce , densità vischiosa , la notte sembrava non
finire e la luna si arrossava bevevo e si dissetava nel suo sangue del suo
sangue. Ed ecco là la notte finiva..ed ecco una linea netta dove il nero si
gettava in un vuoto . Ma oltre non c’era niente si ergeva sulla cascata di
oscuro liquido e guardava oltre il niente , non c’era niente e lei che era la
notte , la madre scoprì che oltre la sua misera dimora esisteva un nulla
disarmante . Il grido si diffuse da dentro di lei a fuori di lei un grido
lacerante e la notte andò in mille pezzi frantumi si diffusero e si riunirono
per tornata ad essere la distesa ribollente di voci che era…
Rientrò
nella sua dimora di custode e rimase a lungo con la testa fra le mani a
dondolarsi, le sue bambole morte piangevano con lei ..
Le
parole della madre risuonarono dal giardino , presagi di solitudine e di
violenze e lei affacciata alla terrazza immobile come una delle sue bambole
cadde tra le rose esse si rupperò in mille pezzi come vetro e la madre dalla
dolce mano le sussurrava ninna nanne carezzando il suo corpo trafitto dalle
spine , che mai sarebbe morto.
Nulla
rimane alla fine della notte…