Si spegneva la' verso l'infinito l'ultimo raggio di sole, il rosso della terra

si scontrava col blu cupo del mare al crepuscolo la dove le scogliere

si tuffavano a strapiombo in un abisso di storia e passioni.

Nell'Isola di Poca Luna i raggi del sole erano sempre rossastri e le figure

si intravedevano appena nella penombra, c'era chi diceva che le cose viste

alla luce accecante perdevano la loro bellezza perché' vi si scorgevano

i difetti, forse per questo l'Isola sembrava cosi' dolce, un mondo ovattato

e protetto da chissà quale saggezza.

Cosi' tutto si dipingeva, poco a poco, come in un quadro di un pittore malinconico

che pennellata dopo pennellata disegna ciò che prova nella parte più

profonda di se.

Nidilea era giunta al suo 23 esimo compleanno e camminava a piedi nudi

per quegli scogli pensando a cio' che sarebbe stato della sua vita...pensava

a che cosa gli riservasse; se mai la foglia di calide avrebbe mai esaudito

i suoi desideri piu' reconditi. Davanti a lei spaziava un mare sconfinato, alle

sue spalle un'isola selvaggia e incantata.

Così prese la via di casa, l'aspettavano la madre e i fratelli. Il sentiero brulicava

di bambini che spensierati si cimentavano nel salto alla fune ridendo e scherzando,

Nidilea li fisso' qualche istante pensando che molto tempo fa anche lei si sentiva

libera e felice.

La sua non era una casa ricca, ed i piatti serviti erano sempre umili, ma quella sera

trovo' degli strani nastri, che pendevano dai davanzali sventolati lievemente

dalla leggera brezza del vespro. Busso' e un attimo prima di entrare chiuse gli occhi,

quando li riapri' vide tutta la sua famiglia riunita alla luce di  23 candele quanti erano gli anni dell' elfa ,che rischiaravano a giorno tutta la sala -“Presto corri a cambiarti e' un giorno importante!”

disse con enfasi la madre che non vedeva l'ora di conferire la Buona nuova.

 Nidilea rimase ancora un attimo

attonita poi corse su per le scale finche' giunse nella sua stanza.

Sciolse i lunghi capelli biondi  che le caddero sulle spalle

morbidi con quelle onde leggere e soavi che richiamavano l'ondeggiare del mare, vi passo' sopra

la sua spazzola d'argento e si adorno' con qualche bella molletta a forma di libellula, ella amava

la natura e voleva sempre portarla con se. I suoi occhi, verdi come il bosco di Karthut , riflettevano la luce dorata della stanza, i suoi lineamenti erano fini come quelli di una

fata, il suo corpo esile dai dolci movimenti.

Indosso' il suo vestito piu' bello bianco come la neve che d'inverno ricopriva le cime degli alberi..

e come la sua purezza, il candore della sua pelle si confondeva con il vestito tanto da darne un'immagine eterea, fluttuante e fragile.

Scese lentamente le scale con la sensazione che tutta quella festa per un semplice compleannonon fosse plausibile e che si celasse qualcosa dietro ad essa. Si sedette educatamente al tavolo,

e dopo la cena come gia' aveva intuito, la madre si alzo' in piedi con in mano il calice elfico

- “Oggi, come ho gia' detto, e' un giorno molto importante”- replico'- “nel giorno del

23esimo compleanno di Nidilea vorrei annunciare anche il suo fidanzamento con Kalin, il successore del più potente mago dell’ isola di poca luna.

Nidiela aveva una storia d'amore, ma la celava per timore della reazione della madre a cui piaceva molto

Kalin e che non avrebbe mai voluto deludere.

Cosi' nascose per l'ennesima volta i suoi sentimenti le sue angosce le sue paure sorridendo ai genitori e ai pochi amici invitati.

 

Dopo la festa le voci calarono gli amici tornarono alle loro case e Nidilea si ritiro' nella camera la notte era buia come sempre anche se un velo oscuro la tramortiva maggiormente; Fuori dalla finestra gli alberi

ondeggiavano, il vento si era alzato e si poteva percepire il clima gelido la' fuori. Fu una notte silenziosa, la piu' lunga delle mille notti che aveva passato, di li' a poco si sarebbe fissata la data delle nozze.

Doveva incontrare al piu' presto l’uomo con il quale avrebbe passato la vita, ma…… per dirgli cosa?

Mille dubbi affollavano la sua mente, a nulla valse il tentativo di chiudere gli occhi per non pensare e Sognare, perche' i sogni la portavano lontana, la dove non sarebbe mai potuta arrivare, cosi' pianse fino al sorgere dell'alba.

 

Cosi' in una mattina in cui il sole era coperto da un velo oscuro che conferiva ai boschi circostanti un velo di tristezza e mistero Nidilea incontro' Gaylof....intravide la sua figura nella penombra mentre spazzolava il suo destriero nero..si avvicino' a lui brillarono gli occhi che per un attimo fu come se rischiarassero il paesaggio bruno intorno a loro ma subito calo' la notte.

Nidilea accarezzo' il cavallo e fu come se le loro mani si fossero toccate lo fisso' e con aria malinconica si rivolse a Gaylof dicendo: - L'amore e' una farfalla che si libra nell'aria ma quando non puo' piu' sbattere le ali con la sua grazia e dolcezza il suo volo termina con una discesa a velocita' folle verso il terreno, e non c'e' filo d'erba che possa salvarla dal suo destino, perche' anche se cosi' fosse senza le sue ali non volerebbe mai piu' e sarebbe infelice per tutta la sua effimera vita. Devo andare adesso...solo gli dei sanno se nelle stelle e' scritto di volare insieme  per l'eternita' o meno, addio!

Gaylof rimase impietrito non ebbe neanche la forza di chiederle il perche' di quelle parole criptiche pronunciate con quella voce flebile e timorosa smorzata dai singhiozzi, comprese che Nidilea non apparteneva piu' al suo cuore giuro' a se stesso che l'avrebbe cercata per tutta la vita nascondendosi nell'ombra...sali' sul cavallo e inizio' a vagare nei boschi...di lui non si ebbe piu' notizie scomparve come la nebbia al venire del sole e si dissolse in un alone di mistero.

 

Venne cosi' il giorno delle nozze, una festa elegante in cui Nidilea splendeva di una bellezza acciecante, sorrideva a tutti gli invitati...sembrava quasi felice.

 Concesse un ballo a suo padre, suo marito si compiaceva davanti alla sua leggerezza nei movimenti, mentre vedeva la ricca veste fluttuare nelle giravolte. Nessuno poteva sentirli parlare cosi' lei si confesso' dicendo: - La morte di questo giorno coincide con la morte del mio spirito,  padre.

Si sedette accanto a Kalin, gli stringeva la mano, si sforzava di apparire serena ma un velo oscuro la travolse e si senti' soffocare.

 

Continuavano le musiche, i banchetti, le chiacchiere...tutti suoni confusi nella testa di Nidilea, finche'sovvenne la calma. La solitudine della casa deserta il rumore delle foglie sbattute dal vento che fischiava come il lamento di uno spirito in pena...ne percepi' l'essenza..ed infatti il suo cuore non mentiva. Gia' perche' Gaylof amareggiato non finiva di tormentarsi, come un guerriero ferito ma che per onore non lascia cadere la spada davanti al nemico. Non si sarebbe arreso, avrebbe lottato fino in fondo, continuava a ripetersi che ne sarebbe valsa la pena...anche di aspettare una vita intera.

 Così Nidilea assaporo' nel suo cuore quell'amarezza, senti' sulla sua pelle il calore di Gaylof, rivide i capelli lunghi e neri che l'avvolgevano nei forti abbracci del passato, il suo corpo scolpito che contrastava con le carezze tanto dolci che amava farle, rivide i suoi occhi profondi e bruni in cui si sarebbe persa come in un dolce oblio. Lo senti' lontano e vicino allo stesso tempo, sospiro' e torno' alla realta', dai suoi occhi scendeva una lacrima in cui Gaylof sarebbe voluto annegare.

Cosi' i giorni si susseguivano l'uno dietro l'altro con le stesse cadenze e gli stessi ritmi, tra la felicita' e il dolore, tra il riso e le lacrime.

 

La gioia piu' grande fu la nascita di Elodie, allora scomparvero le paure, le ombre sull'animo fragile di Nidilea.

Nelle passeggiate quotidiane con la piccola, Nidilea scopriva l'aria fresca, la rugiada del mattino e le sembro' quasi di dimenticare tutto cio' per cui aveva sofferto, credette che gli dei l'avessero per una volta ascoltata e che tutto gli sorridesse, aveva ripreso a parlare con le compaesane, all'apparenza le cose non potevano essere migliori.

Quella mattina Kalin aveva bisogno di alcune erbe magiche per una prova di magia con un allievo, vide la moglie che fissava fuori dalla finestra l'abbattersi dei fulmini sugli elberi, la furia del vento che li faceva ondeggiare come spighe di giugno e tutta quell'inquietudine si leggeva nel suo cuore, e nei suoi occhi. Kalin nonostante avesse notato l'espressione allarmata della moglie soggiunse:- devo addentrarmi nel bosco, ho bisogno di Foglie di Calide e ghiande la prova delle sette torri con il mio allievo, saro' di ritorno tra meno di un'ora, la tempesta si plachera' vedrai!!-

E la bacio' sulla fronte, un ultimo sguardo dalla porta a quegli occhi innocenti e scomparve nella foschia.

Appena entrato nella foresta si rese conto che la pioggia non si placava, il vento gli risuonava col suo sibilo nelle orecchie la foschia, sempre piu' densa, rendeva impossibile vedere cio' che gli si poneva di fronte, brancolava nel nulla. Cosi', resosi conto del pericolo, inizio' a correre, sempre piu' veloce fra gli alberi, tra i rami che gli graffiavano il viso nella fretta. Un po' insanguinato un po' esausto si sedette fradicio congiungendo le mani, pregando per un aiuto divino, intanto i tuoi erano sempre piu' forti quasi assordanti, riprese la sua corsa cercando di trovare la strada di casa, tutto era inutile ormai non riusciva piu' a orientarsi in nessun modo cosi'....senti' un tuono fortissimo e vide che l'abete che si ergeva sopra di se' stava per cedere, comincio' a fuggire: Troppo tardi. La foresta porto' via il suo spirito.

Nidilea era a casa a scrutare ogni persona, ogni movimento...e persino gli animaletti che passavano vicini gli sembravano il rumore dei passi di suo marito, mentre la pioggia cedeva e il vento si placava e tornava la calma sull'isola decise cosi' di vestirsi e di cercare lei stessa Kalin che forse si era perso..

Nella penombra ormai omogenea dell'isola si muoveva in mezzo agli alberi la sua figura tanto da sembrare una ninfa dei boschi nella sua veste bianca fluttuante, chiamava a voce alta il nome di Kalin che riecheggiava ma senza alcuna risposta.

Vide una radura e penso' che fosse li' che si rifugiasse, quando vide il peggio: scopri' che quella non era una radura ma un punto in cui un fulmine aveva abbattuto degli alberi sotto cui scorse una parte del mantello blu con cui era uscito Kalin quella mattina.

Un nodo le sali' alla gola e subito il piacere che aveva provato nel vedere quel posto si tramuto' in dolore e le lacrime che le sgorgavano dagli occhi sembravano lame che le incidevano le guance.

Inizio' a gridare presa da una follia febbrile ed una volta estratto l'esile corpo da quella situazione straziante gli strinse forte la mano e tra mille singhiozzi pronuncio' poche parole a voce bassa ed interrotta:- Sei stato l'unico uomo della mia vita, intorno a te hanno gravitato tutte le mie esperienze, la morte del tuo corpo non potra' mai separare il nostro amore, perche' esso va al di la di tutto cio' che e' fisico, ti prometto amore mio che il mio sentimento rimarra' tuo persempre, mai un altro uomo prendera' il tuo posto, addio amore mio.

Gli bacio' la mano fredda e si allontano' in silenzio tra gli alberi e il rumore dolce della natura in cui si fondevano realta' e ricordi.

 

Vennero cosi' i giorni tristi della veglia e dei funerali secondo il rito pagano...che si dissolsero in un ricordo sempre piu' sbiadito di un uomo che forse non aveva dato abbastanza alla sua famiglia, che comunque era ricordato ed amato sia da Nidilea che da Elodie che nel frattempo era cresciuta ed all'eta' di 6 anni gia' iniziava a prendere lezioni di equitazione dalla madre.

Cosi' in un pomeriggio di poco sole, Elodie si divertiva talvolta con piccole disobbedienze alla madre per la fretta di correre veloce tra gli alberi.

Ad un tratto Elodie scorse una figura scura tra gli alberi, cosi' rivolgendosi alla madre esclamo': - Ho visto forse uno spirito aggirarsi fra questi alberi, sento freddo..torniamo a casa!

Nidilea si guardo' intorno finche' vide sì una figura oscura ma non uno spirito, un elfo oscuro.

Disse ad Elodie con gentilezza di avviarsi verso casa....lei l'avrebbe raggiunta a momenti, la piccola cosi' prese la via del ritorno il sentiero era dritto ed arrivo' a casa in men che non si dica.

L'elfa intanto si trovava di fronte non ad un comune elfo ma all'elfo oscuro che aveva sempre amato nella sua vita: Gaylof.

Un po' frastornata, confusa non trovava le parole giuste da rivolgergli le sembrava di vivere un sogno, cosi' gli sfioro' una mano, senti' il suo calore e il cuore comincio' a batterle nel petto cosi' forte che si sentiva mancare.

 

Senza dire niente Gaylof sembrava parlare, cosi' stettero in silenzio a lungo fissandosi l'un l'altro, poi con un gesto dolce le prese la mano cosi' bianca e delicata e istintivamente con altrettanta dolcezza cerco' di stringerla forte..voleva sentire il proprio cuore battere all'unisono con quello di Nidilea, voleva che i loro corpi ed i loro pensieri si fondessero in qualcosa di unico e spirituale, scisso dalla vita terrena, ma tutto questo non duro' che pochi istanti perche' subito lei cerco' di liberarsi da quell'abbraccio...ma Gaylof non voleva perderla una seconda volta per nessun motivo al mondo, credeva che niente potesse dividerli in quel momento.

Cosi' preso da un gesto forse non controllato la strinse ancora piu' forte dicendole:- Non ci separeremo di nuovo.

Nidilea allora con un gesto brusco si libero' da quella presa ed inizio' a fuggire, entrambi credettero in quell'istante, mentre l'elfa si allontanava e Gaylof la guardava attonito scomparire pian piano all'orizzonte, che i loro destini fossero destinati ad essere divisi.

 

Due lune trascorsero tra le lacrime dei due amanti maledetti prima che si ritrovassero, ogni volta faceva era piu' dolorosa ma l'elfo non si rassegnava credeva che l'amore fosse l'unica ragione per cui una vita valeva la pena di essere vissuta, che se esso non fosse mai stato consumato avrebbe portato al delirio. Passarono pochi anni ed ogni passeggiata di Nidilea nel bosco era pervasa dal pensiero di incrociare gli occhi di Gaylof, col terrore di cedere al suo cuore.

Le loro conversazioni erano diventate sporadiche, fredde non per mancanza di passione ma per la paura di ferirsi. Cosi' una sera in cui la luna splendeva piu' del solito ella decise di parlargli una volta per tutte, si incontrarono sul mare col rumore dell'acqua e quella brezza leggera marina che gli sfiorava il volto.

Nidilea parlo' al suo amore guardandolo, quasi come se chiedesse perdono per cio' che stava per rivelargli:- In tutti questi anni non ho ceduto non perche' non ti amassi, solo che il giorno che Kalin mori' io, sommersa dal dolore, feci una promessa.

-E questo che c'entra con noi amore mio?- Interruppe Lui

-Lasciami finire ti prego. Io giurai castita' davanti al suo corpo esanime. Ti prego di capire e di rispettare questa mia decisione, forse la giudicherai sbagliata, ma voglio rimanere fedele a cio' che ho detto.-

L'elfo non seppe replicare, si senti' mancare, percepi' che forse non era stato cosi' importante nella vita di Nidilea e che Kalin aveva preso a pieno titolo il suo posto nel suo cuore.

Amareggiato e senza pronunciare una parola inizio' a camminare per la spiaggia fino ad allontanarsi sensibilmente dalla sua amata. Lei non cerco' di fermarlo e con la testa china cercava di reprimere le lacrime che le venivano agli occhi e il desiderio di chiamarlo indietro e di infrangere in qualche modo la promessa, ma sapeva che cio' non era possibile. Allora rimase in silenzio ad ascoltare l'ondeggiare del mare, la frescura del vento sui suoi capelli ed a fissare le poche stelle che sotto quel cielo terzo sembravano brillare come dei fari.

 

Passarono cosi' altri tredici anni, Elodie era ormai una donna ed aiutava la madre in tutte le faccende domestiche anche se la sua indole era di natura guerriera.

Per questo motivo la madre aveva deciso di regalarle una spada forgiata da Kanas, il piu' abile fabbro dell'isola, con l'elsa intarziata d'oro e d'argento e la lama decorata anch'essa con sculture che rievocavano le piante dell'isola.

Per arricchire questo prezioso regalo voleva aggiungere all'elsa delle conchiglie che avessero i riflessi di madreperla, cosi' si reco' sul mare per cercarne alcune che facessero a caso suo.

 

Fu lì che per l'ultima volta si incontro' con Gaylof, fu sopraffatta da qualcosa di superiore alla sua forza di volonta', gli corse incontro e quando cerco' di baciarla le braccia di Nidilea si strinsero attorno al torace dell'elfo in un abbraccio pieno d'amore e mentre la poca luce del giorno si spegneva ad ovest le loro labbra si incontrarono nel bacio che si erano negati per l'eternita'.

Tutto passo' in un attimo che sembrava durare tutta la vita, poi sovvenne il freddo e con esso la ragione di nuovo l'elfa si allontano'....ma stavolta con dolcezza ed accarezzando la guancia di Gaylof  disse:- Ho infranto la legge piu' grave di questo mondo, quella che io stessa ho dettato.

-La legge si detta spesso nel dolore che ci devasta l'anima, adesso il tuo cuore e' libero e il tuo spirito e' libero, sii felice ed accettalo, fallo per il bacio che ci siamo appena scambiati, per il nostro amore che dura da quando eravamo giovanissimi!- replico'lui

-No! Non posso- disse Nidilea mentre stringeva con la mano l'elsa della spada- Adesso io sono colpevole, e il bacio e' il corpo della mia debolezza. Non posso sopravvivere con questo peccato!
Ad un tratto alzo' la spada:- Ti prego combatti, uccidimi se necessario! Il mio sangue lavera' le mie mancanze ed io saro' limpida davanti al giudizio degli dei!

Gaylof colpito nell'orgoglioe offeso:- si combattero'! ma solo perche' consideri un peccato amare colui che ti ha inseguita per anni nell'ombra!!-

Le loro spade scintillavano e si muovevano rapidamente nell'oscurita' della notte sotto il chiarore leggero di una luna pallida, si sentivano i ferri delle lame sfregarsi finche' ad un tratto: la calma.

Nidilea era caduta in un mare di sangue per mano di colui che aveva desiderato sin dalla giovinezza, giaceva tra le sue braccia pallida e moribonda, mentre l'elfo moriva di dolore per aver ucciso tutto cio' che piu' aveva mai amato per aver distrutto cio' che non era mai stato in grado di costruire.

Le ultime parole furono di Nidilea tra i singhiozzi di Gaylof:- Adesso sono pulita, la mia anima puo' brillare insieme alle stelle lassu'....e un giorno la tua splendera' accanto a me perche' sei tu colui che ho sempre desiderato dal profondo del cuore, ti saro' sempre vicino, non scordarlo mai!-

Cosi' esalo' l'ultimo respiro in quella gelida notte d'inverno, Gaylof alzo'  gli occhi al cielo e credette di volare anche lui tra le stelle, era cio' che piu' al mondo avesse desiderato, ma per ora poteva solo piangere fra i capelli dorati di colei che aveva sempre amato.

 

La mattina seguente Elodie non scorgendo la madre da nessuna parte decise di cercarla, quando giunse sulla spiaggia e la vide giacere esamine sbattuta dalle onde non potette credere ai suoi occhi. Senza farsi prendere dalla follia si rese subito conto di cosa fosse accaduto, trascino' il corpo sulla sabbia asciutta, lo pose in un lenzuolo bianco tolse la spada dalla mano di sua madre e se la lego' alla cintura. Il giorno seguente si svolsero i riti funebri della madre, ai quali Elodie assistette quasi distaccata con gli occhi infuocati come se stesse tramando vendetta.

Subito sali' sul cavallo ed inizio' a vagare per le foreste portando sempre la spada con se, i rossi capelli ricci ondeggiavano tra il verde degli alberi, la sua pelle chiarissima risaltava con lo scuro dei suoi vestiti, la sua espressione era quasi rabbiosa....E cercava vendetta.

 

Dopo qualche giorno trovo Gaylof mentre si stava annegando nel suo dolore.

Sguaino' la spada la alzo' al cielo dicendo:-Avete ucciso mia madre, la creatura piu' nobile che questa natura avesse mai creato, adesso accettate questa sfida da vero uomo!-

Sentiva gia' il profumo della vendetta, a Gaylof pero' non andava di far scorrere di nuovo quel sangue innocente, cosi' si limitava a pararsi con lo scudo dai colpi violenti della sua spada.

-Combattete vi prego!-

-Non posso, mi sono macchiato di un crimine troppo grave a cui non voglio aggiungerne alcuno, ti prego lasciami solo con la mia pena straziante che mi sconvolge nell'anima e nel corpo...per favore!-

Scoppio' in lacrime senza poter aggiungere altro.

E allora cambio' idea, ripose la spada pensando che uccidere ancora non sarebbe servito a nessuno, neanche a sua madre.

-Vorrei parlarvi!- replico' E con enfasi.

-Ti ascolto...-

-Non ci siamo mai visti fino ad ora....Pero' mia madre mi ha sempre parlato di voi..quando mio padre era assente...ne parlava sempre cosi' bene...tanto da farvi sembrare un angelo! Io mi innamorai della vostra figura...cosi' oscura, cosi' strana...-

-Somigli molto a tua madre, nell'aspetto e nella voce....ma perche' mi parli in questo modo?-

-Perche' ho bisogno di una vostra risposta, molto importante per me e per mia madre se fosse qui. Anche se non vi conosco so che potrei passare la mia vita con voi ed amarvi come avrebbe fatto lei, sono qui per chiedervi se acconsentireste ad una sorta di realizzazione di un sogno che non ha mai potuto volare!-

Gaylof rimase ancora una volta interdetto, il fuoco che aveva acceso per scaldarsi emanava una luce rossastra ed illuminava il volto dai lineamenti dolcissimi di Elodie che in quel momento gli appariva come il fantasma di Nidilea.

-Vuoi amarmi perche' tua madre non ha potuto farlo, e questo credi che mi renda felice...la mia amarezza restera' tale fino alla mia morte, ne' tu ne' nessun'altra donna potra' colmare il mio vuoto.- Disse Gaylof con un velo di tristezza negli occhi

-Ne sono consapevole. Pero' il mio amore potrebbe essere ugualmente travolgente ed allo stesso tempo diverso, vi prego seguitemi in citta' e sposiamoci davanti a mia madre!-

-Cosi' sia- Replico' rassegnato

Cosi' venne il giorno delle nozze in cui l'elfo oscuro sorrideva agli abitanti dell'isola che li guardavano con criticismo, musiche e fiori accompagnavano il banchetto in cui la bella sposa danzava con l'amato in mezzo alla folla con la grazia di un angelo.Sul far della sera, come promesso, i due passarono sulla tomba dell'elfa defunta, E getto' una rosa bianca su di essa che sotto la luce chiara delle stelle e della luna sembrava splendere come il sole in un cielo in cui non era mai apparso.

 

 

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