LEGGE TRADITA, LEGGE TRADITRICE

Giorgio Signorini

Intervento per il convegno "Legge 5: una legge tradita? - La legge urbanistica regionale toscana, fra realtà e prospettive", promosso da "Verdi-Toscana Democratica" e "Italia Nostra". - Firenze, 12/10/01.

Il punto interrogativo che compare nel titolo di questo incontro esprime -credo- il dubbio che, oltre che "tradita", la legge regionale 5/95 sia stata anche, almeno in parte, "traditrice"; cioè abbia essa stessa disatteso le aspettative di un governo del territorio più attento alle istanze "protezionistiche". Se siamo qui, penso, è per cercare di chiarire questo dubbio anche con esempi concreti.

Il caso del Piano Regolatore di Bagno a Ripoli è, in questo senso, significativo: prima e dopo la sua approvazione, avvenuta appena prima delle elezioni amministrative del 1999, esso ha suscitato da parte del mondo ambientalista (associazioni e singoli cittadini) forti critiche che hanno avuto una certa risonanza, con articoli sulla stampa locale e nazionale, interrogazioni parlamentari e petizioni ed istanze ai ministri dell'Ambiente e dei Beni Culturali.

Dirò subito che quello che porto è un punto di vista essenzialmente non tecnico (anche a causa dei miei limiti – e me ne scuso fin d'ora). Credo che questo sia comunque un punto di vista utile, che permette di mettere meglio a fuoco il fatto fondamentale: la sostanziale mancanza di corrispondenza tra la volontà protezionistica affermata nei testi e la reale azione sul territorio.

 

Proteggere urbanizzando.

Questo contrasto mi apparve chiaramente qualche anno fa, durante la formazione del Piano Regolatore di Bagno a Ripoli, quando con altri cittadini feci una piccola e tenace battaglia per impedire che un angolo del nostro territorio ricco di arte, di storia e di natura, che avevamo in passato contribuito a salvare dalla rovina, fosse deturpato dalla creazione di un parcheggio. In una lettera che scrivemmo al Comune ci domandavamo: come è possibile che questa previsione sia contenuta in un Piano Regolatore che (giustamente) definisce quella piccola valle come "zona di protezione paesistica e storico-ambientale", caratterizzata da importanti "presenze antropiche e naturalistiche" da "mantenere nel tempo" per "tramandare intatte queste risorse alle nuove generazioni"? Non era proprio dalle forme di urbanizzazione come la costruzione di un parcheggio che la si voleva proteggere?

 Se il cittadino non addetto ai lavori comincia a guardarsi intorno, pian piano si rende conto di tante contraddizioni di questo tipo. Ne illustrerò altre, importanti, che riguardano sempre il PRG di Bagno a Ripoli - senza, naturalmente, la pretesa di esaurirle.

 Centri abitati dove si raccolgono le olive, ovvero: come rompere subito una cosa fragile.

Tra le scelte che hanno suscitato maggiori critiche c'è la nuova definizione dei perimetri dei centri abitati. Il PRG, invece di fare una ricognizione della situazione esistente come previsto dalla legge 5, ha esteso considerevolmente questi perimetri, inglobandovi ampie porzioni di campagna coltivata. È evidente che l'effetto di questa previsione non può che essere quello di alimentare le attese di edificazione su queste estese aree; aree che pare già di vedere destinate all'abbandono da parte dei proprietari, in attesa di un salvifico (e redditizio) "risanamento" in cemento e asfalto. Decisioni come queste condannano a morte intere porzioni di paesaggio (come, ad esempio, quello intorno ad Osteria Nuova). Si noti che alcune di queste zone rientrano in quelle classificate dal Piano Territoriale di Coordinamento (PTC) della Provincia di Firenze come aree fragili da sottoporre a programma di paesaggio! I Verdi, che nella nuova legislatura partecipano alla maggioranza comunale, hanno ottenuto l'impegno dell'Amministrazione a ricondurre i perimetri dei centri abitati alle zone attualmente costruite; ma finora alle promesse non sono seguiti i fatti.

 Naturalmente l'opposizione più forte riguarda le nuove costruzioni.

 Più case per una popolazione che diminuisce.

Innanzitutto, come è stata giustificata la previsione di nuove case? Il Piano Strutturale si propone di "mantenere la popolazione intorno ai 26000 abitanti attuali", invertendo l'attuale costante tendenza all'abbassamento. Verrebbe da chiedersi: e perché? Non solo la motivazione di questa scelta è inconsistente, ma essa è in esplicito contrasto con quanto previsto sia dal PTC (secondo il quale, poiché "è proprio l'immissione di case sul mercato ad indirizzare i cambiamenti di residenza in un comune piuttosto che in un altro" si deve evitare "una pericolosa concorrenza fra diversi comuni per accaparrarsi quote di domanda"); sia dalla legge regionale ("i nuovi impegni di suolo a fini insediativi e infrastrutturali sono di norma consentiti quando non sussistano alternative di riuso e di riorganizzazione degli insediamenti e infrastrutture esistenti", art.5). Nessun serio studio è stato fatto sull'offerta di abitazioni che può venire (e viene) dalla ristrutturazione del patrimonio attuale. In base a una qualche formula che fa un uso piuttosto spregiudicato di medie e di tendenze si "dimostra" qual è il numero di nuove case "necessarie". Il problema è ovviamente mal posto. In ogni caso, il Piano Strutturale è stato giudicato conforme alla legge regionale e al PTC.

 Le case "gonfiabili".

Il secondo punto riguarda le dimensioni delle nuove edificazioni. Anche qui è stata fatta una forzatura. La quantità delle costruzioni da realizzare è espressa non in metri cubi o metri quadri, ma in vani (o stanze), un'unità di misura indefinita; salvo che poi, in corso di attuazione del piano, si è fatto riferimento ad una definizione di vano contenuta nel Regolamento Edilizio, dove esso ha tutt'altro significato riferendosi al patrimonio esistente, e per questo motivo ha dimensioni variabili, da 12 a 24 m2. Si noti che il Regolamento Edilizio è un documento essenzialmente tecnico, svincolato da verifiche e controlli politici o amministrativi, soprattutto di enti superiori. Nelle previsioni non esiste altro limite, nemmeno al numero degli appartamenti, per i quali anzi si dà l'indicazione di un minimo. Altre norme tecniche permettono di ampliare ancora le costruzioni. Conclusione: un Piano Regolatore che si propone di realizzare circa 600 alloggi per circa 1300 persone di fatto permette di costruire fino a 77.000 m2 di superficie utile, corrispondenti, secondo gli standard urbanistici, a 2900 abitanti(e a 5-600 miliardi di valore).

 Case per necessità, ma in zone di pregio.

Anche la localizzazione degli insediamenti ha sollevato forti critiche. Circa la metà delle nuove costruzioni è localizzata in zone collinari o comunque ad alto valore paesaggistico, dove l'impatto sull'ambiente per unità di volume costruito è sicuramente più alto. Di più: si è previsto di costruire a ridosso dei centri minori (Villamagna, Osteria Nuova, la Fonte, Balatro), spesso con volumetrie superiori a quella del borgo esistente. In questi casi gli effetti umani e sociali, prima ancora che paesaggistici, non possono che essere devastanti. Alcuni interventi (Baroncelli, Villamagna) prevedono l'urbanizzazione di un'area molto piú vasta di quella necessaria ai nuovi edifici, ufficialmente per creare zone di verde urbano, ma di fatto ponendo le premesse per ulteriori future edificazioni.

 Vincoli molto elastici.

Come segnalato dalle associazioni "Italia Nostra" e "Verdi Ambiente e Società", almeno 8 dei 19 interventi attualmente realizzabili si trovano in zone sottoposte a tutela a norma del D. Lgs. 490/99 (Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali). Valga per tutti l'esempio di Baroncelli. Su questa collina, che è un elemento caratteristico del panorama a sud-est di Firenze con i suoi fianchi verdi e la sommità coronata dalla medievale chiesa di San Tommaso, sono previsti ben due corposi interventi, per un totale che potrà arrivare a circa 14000 metri cubi. Essa si trova in un'ampia area sottoposta a vincolo paesaggistico a norma della legge 1497/1939, area che secondo il decreto di vincolo del 1958 "con le sue colline e la breve pianura, con le sue numerose ville, antichi edifici e chiese immerse nelle piantagioni di olivi, oltre a formare un quadro naturale di non comune bellezza panoramica costituisce un insieme caratteristico avente valore estetico e tradizionale". È evidente che l'edificazione prevista danneggia esattamente il bene oggetto di protezione. Il PRG semplicemente ignora il vincolo. Le autorità che secondo la legge devono concedere il nulla-osta all'alterazione dello stato dei luoghicome si comporteranno?

 Non so se queste violazioni, se non della lettera, sicuramente dello spirito della legge 5 (e del PTC), dipendano da una cattiva formulazione della legge o da una sua cattiva applicazione; lascio agli altri interventi il compito di stabilirlo. La mia impressione è che le funzioni di coordinamento e di controllo degli enti superiori (Regione, Provincia) su quelli inferiori (Provincia, Comune) risulterebbero più efficaci se gli atti di questi ultimi (PTC, Piano Strutturale) fossero sottoposti a qualcosa di più vincolante che non un semplice parere da parte dei primi. Forse bisognerebbe anche evitare che le scelte che incidono realmente sul territorio (ad esempio, le dimensioni delle edificazioni) siano demandate agli atti più svincolati dal controllo, come il Regolamento Urbanistico o addirittura il Regolamento Edilizio - cosa che è avvenuta a Bagno a Ripoli.

Altre norme hanno probabilmente la loro parte di responsabilità. Ad esempio: la sub-delega ai comuni delle competenze in merito alla tutela dei beni paesaggistici, che ha riunito nello stesso soggetto (il sindaco) la funzione di previsione urbanistica e quella di protezione, facendone di fatto il controllore di sè stesso.

Concluderei dicendo che si sarà reso certamente un servizio non tanto all'ambiente, quanto alla democrazia, se si farà in modo che le leggi, oltre ad enunciare dei princìpi, prevedano dei meccanismi efficaci per la loro applicazione; e se i vari soggetti coinvolti agiranno in serena "concorrenza", ciascuno per le proprie funzioni, senza pericolose trasversalità.

Diversamente, siamo destinati a vedere le parole svuotarsi progressivamente di significato, come nel triste mondo di 1984 di George Orwell, dove libertà vuol dire schiavitù, e pace vuol dire guerra.

Home

 

 

Hosted by www.Geocities.ws

1