Associazione Verdi Ambiente e Società

Circolo Chianti fiorentino

 

                Comunicato Stampa 22 febbraio 2002

DAL CILINDRO del PIANO DEI RIFIUTI:

“valutazione sanitaria” e “seconda caldaia”

 

Risulta incomprensibile che, con il Piano dei Rifiuti  recentemente approvato dalla Provincia, sia stato previsto che per valutare la fattibilità dell’impianto di incenerimento previsto all’Osmannoro venga redatto uno Studio di “Valutazione di Impatto Sanitario” (VIS), mentre analoga previsione non sia stata indicata per l’impianto di incenerimento che si vuol realizzare a Testi (nel Comune di Greve), o a quello di Selvapiana a Rufina.

 

Nei giorni scorsi il Sindaco di Greve in Chianti, a mezzo stampa, pare abbia  chiesto che questa valutazione sanitaria sia estesa anche all’impianto previsto in quel Comune. Se questo è il senso delle sue dichiarazioni, dovrebbero trovare immediato ascolto da parte della Provincia di Firenze.

 

Stupisce tuttavia che tale richiesta venga avanzata a Piano Provinciale già approvato, anziché prima, magari nell’occasione di quella “Conferenza dei Comuni”, che convocata dalla stessa Provincia si è tenuta lo scorso 21 gennaio, ed alla quale hanno partecipato i Sindaci dei Comuni interessati, proprio per esprimere il parere degli Enti Locali sul Piano, prima che questo fosse sottoposto alla definitiva approvazione del Consiglio Provinciale.

Il rischio può essere che, fatta adesso, la richiesta di VIS possa rimanere inascoltata: a meno che i Comuni del Chianti non intendano formalizzarla con i dovuti atti amministrativi.

 

Un aspetto dei commenti politici che invece non convince per niente, è l’enfasi posta da taluni amministratori comunali sul fatto che a Testi sarà realizzata una “seconda caldaia”, da affiancare all'attuale gassificatore per trattare rifiuti (o loro derivati: quali CDR o RDF), aumentando enormemente la potenzialità di smaltimento, come se questa fosse una alternativa all’inceneritore.

Cosa può essere mai, infatti, questa "seconda caldaia", se non un modo diverso di chiamare una linea di trattamento termico dei rifiuti selezionati (CDR/RDF)?

Che differenza fa rispetto ad un  inceneritore, o impianto di termocombustione, o "termovalorizzatore", che lo si voglia chiamare?

 

Nella metà degli ‘80,  i Comuni del Chianti che avevano  approvato un progetto per costruire  un inceneritore per smaltire i propri rifiuti, vi rinunciarono  per realizzare “il gassificatore” a Testi, presentandolo come l’impianto di “ultima generazione” (efficiente, pulito ecc…, un specie di ottava meraviglia): dopo una vita di stenti, forse, verrà forse mantenuto in vita “per compassione”.

Intanto dopo venti anni l’inceneritore rispunta dal cilindro e scommettiamo che ci sarà sempre qualcuno disposto a garantire che  anche questo sarà certamente un impianto di “ultima generazione”.

Convinti invece che riferendosi a questi impianti, dire “ultima generazione” dovrebbe significare che dopo non ce n’è un’altra, continueremo la nostra battaglia contro gli inceneritori (veri o sotto mentite spoglie), affinché si giunga a far tesoro delle esperienze italiane più avanzate che dimostrano la praticabilità di un obiettivo del 70% di Raccolta Differenziata e Riciclaggio, e per la riduzione "effettiva" del 10% nella produzione dei rifiuti, che consentano di vanificare la necessità di nuovi inceneritori.

 

Associazione Verdi Ambiente e Società

          Circolo Chianti fiorentino

 

 

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