Associazione Verdi Ambiente e Società

Circolo Chianti fiorentino

 

                Comunicato Stampa 10 gennaio 2005

NUOVO INCENERITORE A TESTI:

         Che fine ha fatto la “Valutazione di Impatto Sanitario”?

 

Sono finiti i tempi del tirabaralla, il nuovo impianto previsto dal Piano provinciale dei Rifiuti, la cui costruzione è stata localizzata a Testi nel Comune di Greve, adesso tutti iniziano a chiamarlo col suo vero nome: inceneritore. I vari neologismi scovati di volta in volta e buoni per la bisogna (da “polo termino” a “termovalorizzatore”, fino a … “seconda caldaia”) passano definitivamente in soffitta.

 

Ma se almeno sotto l’aspetto linguistico ciò rende più chiaro di cosa stiamo parlando, quello che invece risulta  tuttora incomprensibile è il motivo per cui  mentre per valutare la fattibilità dell’altro impianto di incenerimento previsto nella piana fiorentina sia stato prescritta la realizzazione di uno Studio di “Valutazione di Impatto Sanitario” (VIS), analoga previsione non risulti invece prevista per la costruzione dell’inceneritore che si vuol realizzare a Testi.

 

Eppure ricordiamo bene le dichiarazioni sulla stampa dell’allora Sindaco di Greve, Paolo Saturnini, quando circa tre anni fa - era il febbraio 2002 - chiedeva  che questa valutazione sanitaria fosse estesa anche all’impianto previsto in quel Comune. Ma di tutto ciò sembrano essersene dimenticati i più, e quella richiesta pare destinata a rimanere  inascoltata, a meno che i Comuni del Chianti non intendano formalizzarla con i dovuti atti amministrativi.

 

Da parte nostra continueremo a contestare una scelta essenzialmente “inceneritorista”, per la gestione dei rifiuti, sia che si tratti di inceneritori, che di presunte alternative tecnologiche.

 Come non ricordare infatti che nella metà degli ‘80,  i Comuni del Chianti che avevano già  approvato un progetto per costruire  un inceneritore per smaltire i propri rifiuti, vi rinunciarono  per realizzare poi il famoso “gassificatore di Testi”, che venne presentato come l’impianto di “ultima generazione” (efficiente, pulito ecc…, un specie di ottava meraviglia). Sappiamo poi come è finita: dopo una vita di stenti, verrà forse mantenuto in vita “per compassione”.

 

Adesso, a distanza di venti anni, l’inceneritore rispunta di nuovo dal cilindro e scommettiamo che ci sarà sempre qualcuno disposto a garantire che  anche questo sarà certamente un impianto di “ultima generazione”.

 

Riferendosi a questi impianti, riteniamo che il termine “ultima generazione” dovrebbe invece significare che dopo non ce n’è un’altra; per questo continueremo la nostra battaglia contro gli inceneritori (veri o sotto mentite spoglie), affinché si giunga invece a far tesoro delle esperienze italiane più avanzate che dimostrano la praticabilità di un obiettivo del 70% di Raccolta Differenziata e Riciclaggio, e per la riduzione "effettiva" del 10% nella produzione dei rifiuti, che consentano di vanificare la necessità di nuovi inceneritori.

 

Inceneritori e riciclaggio sono due scelte sostanzialmente alternative, perché l'incenerimento rischia di vanificare le raccolte differenziate, mentre gli enormi fabbisogni economici della costruzione di questi impianti dovrebbero essere proficuamente investiti per riorganizzare i servizi di raccolta differenziata spinta, anche con la raccolta domiciliare, finalizzata al recupero e riciclaggio delle materie prime.

E' questa infatti la strada da percorrere: recuperare materie prime e risparmiare energia con la raccolta differenziata, invece di cercare di recuperare l'energia dai rifiuti con l’incenerimento.

 

 

Associazione Verdi Ambiente e Società

          Circolo Chianti fiorentino

 

 

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