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Kristina, i diciott'anni ti minacciano, grigiorosea nube che a poco a poco in s� ti chiude. Ci� intendi e non paventi. Sommersa ti vedremo nella fumea che il vento lacera o addensa, violento. Poi dal fiotto di cenere uscirai adusta pi� che mai, proteso a un'avventura pi� lontana l'intento viso che assembra l'arciera Diana. Salgono i diciott'autunni, t'avviluppano andate primavere; ecco per te rintocca un presagio nell'elisie sfere. Un suono non ti renda qual d'incrinata bocca percossa!; io prego sia per te concerto ineffabile di sonagliere. La dubbia dimane non t'impaura. Leggiadra ti stendi sullo scoglio lucente di sale e al sole bruci le membra. Ricordi la lucertola ferma sul sasso brullo; te insidia giovinezza, quella il lacci�lo d'erba del fanciullo. L'acqua � la forza che ti tempra, nell'acqua ti ritrovi e ti rinnovi; noi ti pensiamo come un'alga, un ciottolo, come un'equorea creatura che la salsedine non intacca ma torna al lito pi� pura.
Hai ben ragione tu! Non turbare di ubbie il sorridente presente. La tua gaiezza impegna gi� il futuro ed un crollar di spalle dirocca i fortilizi del tuo domani oscuro. T'alzi e t'avanzi sul ponticello esiguo, sopra il gorgo che stride: il tuo profilo s'incide contro uno sfondo di perla. Esiti a sommo del tremulo asse, poi ridi, e come spiccata da un vento t'abbatti fra le braccia del tuo divino amico che t'afferra.
Ti guardiamo noi, della razza di chi rimane a terra. |
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