MOTARD al TT

 

 

Questa volta faremo un' eccezione, non vi racconteremo di un viaggio gia' fatto, ma di uno ancora da fare; di un viaggio molto particolare nel quale per una volta non si e' solo semplici "turisti in moto". Per una volta non vi parlero' di alberghi, di panorami, di itinerari ma vi raccontero' di una corsa leggendaria: il Turist Trophy. I primi di giugno la redazione di MOTARD si mettera' in cammino verso l' Inghilterra.

Perche' parlarne adesso? Perche' ora l' entusiasmo domina i nostri cuori, quando poi saremo la' immagino che saranno le emozioni della gara ad offrirci quella stilla di adrenalina a noi cosi' cara...; poi il ritorno, felici e soddisfatti di aver adempiuto al nostro dovere di biker. E i prossimi anni? Ancora lassu', 1880 Km a nord a ricordare il TT dell' anno precedente. Ma ora l' entusiasmo della partenza (mancano sei mesi, ce la faremo'?) mi infonde una sensazione simile a quella di un prete che ha appena ricevuto i sacramenti, ed e' di questo che voglio farvi partecipi. Questo non e' un semplice viaggetto con la scusa di una corsa di moto, fratelli, questo e' un vero e proprio pellegrinaggio!
Non posso credere che tra quanti stanno leggendo questo articolo ci sia qualcuno che non ha mai sentito parlare del Turist Trophy (o piu' semplicemente TT), ma se cosi' fosse queste persone sappiano che anche se si ostinano ad andare in giro con due ruote nel loro intimo in realta' sono degli automobilisti! Comunque un ripassino non fa male a nessuno.

Anche se la traduzione del suo nome (Trofeo Turistico) non da' certo l' impressione della leggenda, questa corsa e' diventata sinonimo di coraggio che sfiora la follia e di sfida ai limiti estremi delle capacita' umane e meccaniche. Il TT venne disputato per la prima volta nel 1907, cosi' con i suoi novantuno anni e' la corsa piu' antica del mondo, nonche' una delle pochissima gare su strada rimaste.
Fino al 1971 aveva validita' per il Campionato Mondiale ma poi fu' esclusa per la sua pericolosita'. Nonostante cio' continua ad essere disputata perche' il territorio su cui si svolge e' un governatorato autonomo ed una speciale legge del Governatore lo protegge.
L' aura di leggenda che che lo circonda ha inevitabilmente reso famosa anche l' isola che lo ospita. Ogni anno nelle prime due settimane di giugno l' Isola di Man (Isle of Man o I.o.M.),una piccola isola tra l' Inghilterra e l' Irlanda, si trasforma nell' "Isola dei Motociclisti" e viene presa d' assalto da centinaia di migliaia di centauri del Nord Europa.
La gara si svolge su di un tracciato di 37 miglia (poco piu' di 60Km) da ripetere fino a sei volte a seconda della classe; le classi attualmente ammesse sono la F1, la SS600, la Production, la Ligtweight, la Ultra Ligtweight e i Sidecar.
E' difficile dire esattamente cio' che renda cosi' affascinante ed unica questa gara, forse e' un insieme di fattori non rintracciabili altrove. Prima di tutto c'e' il fatto che sia praticamente l' unica gara su strada rimasta; poi c'e' che si corre su di un "stracciato" fatto di ben 256 curve, per la maggior parte cieche e condite di dossi che impongono salti incredibili tra case, muretti, marciapiedi, cabine telefoniche o, al meglio, uno strapiombo nel tratto di montagna; nonostante cio' Fogarty ha girato alla media di 200Kmh. Ecco, la velocita', e' questa che forse piu' di ogni altra cosa rende impareggiabile questa gara. L' Honda di Hislop e' stata cronometrata a 314Kmh mentere attraversava il paesino di Union Mills, non e' difficile immaginare la sensazione che si provi a vedersela passare li' a pochi metri, mentre, seduti su un muretto di un giardino si sorseggia una Guinness scura.
Non va poi dimenticato un aspetto piu' romantico: qui' hanno corso e vinto i piu' grandi motociclisti di tutti i tempi, Omobono Tenni, Mc Intyre, Grahmm, Duke, Surtiess, Hailwood, Agostini.
Ognuno di loro e' legato a questa gara da una propria leggenda che narra di imprese epiche. Omobono Tenni nel 1937 fece dubitare della sua salute mentale per il modo in cui affrontava le curve, tanto che lo speaker descriveva cosi' la sua corsa: "...informazioni lungo tutto il percorso dicono che Tenni sta curvando con pazzo abbandono che crea dubbi sul circa il suo finire in un pezzo solo...".
Il TT del 1956 si svolse sotto un vero diluvio e si dice che John Surteess giunto primo al traguardo fu sollevato di peso dalla moto perche' congelato.
Nel 1978 Mike "The Bike" Hailwood dopo otto anni dall' aver appeso il casco al chiodo torno' al TT e, manco a dirlo, lo vinse lasciando i dirigenti Ducati talmente stupiti che costruirono la Ducati MHR (Mike Hailwood Replica).
Leslie Grahmm perse la vita al TT del 1953, si dice perche' la forcella delle sua MV non abbia resistito all' atterraggio dal suo incredibile salto ad Ago's Leap (Salto di Agostini).
Anche oggi a questa gara partecipano veri e propri miti: Joy Dunlop, quarantasettenne vincitore di ben ventun TT, arriva tutti gli anni a Man con un peschereccio sul quale trasporta le proprie moto...
Soprattutto in Italia questa gara ha occupato le pagine dei giornali per quello che e' il suo aspetto piu' terribile: il numero di incidenti e di vittime. Fino ad oggi il Mountain ha ucciso ben 152 piloti ed inevitabilmente anche questo macabro aspetto ha contribuito a renderlo una leggenda.

Ma il TT non e' fatto soltanto della gara, e' anche uno dei piu' grandi raduni del mondo; in quelle due settimane l' Isola di Man diviene una sorta di paradiso della moto, da ogni parte ci sono mercatini, esibizioni, mostre, raduni di marca e di modelli, gare di motocros e di trial e poi ci sono gli spettatori, ognuno con una special artigianale con la quale dimostrare di essere piu' biker degli altri. Per non parlare poi del Lap of Honour, la Parata Storica nella quale sfilano moto da corsa di tutti i tempi e che quest'anno sara' dedicata alla Ducati e a Mike Hailwood, mentre la Honda prendera' l' occasione per festeggiare il suo cinquantenario.
Se tutto questo non bastasse c'e' da aggiungere che l' Isola di Man e' uno splendido esempio di terra irlandese con scogliere a picco sul mare e pecore che pascolano su vastissimi prati sorvegliati solo da dai resti di qualche antica fortificazione eretta dai Celti. Quest' ultimi furono i primi abitanti dell' isola e con il loro aspetto misterioso e magico hanno dato vita a numerose leggende di streghe e folletti alle quali ancora molti credono, tanto che nessun pilota si sognerebbe mai di partire senza prima essere andato a salutare i Fairy Bridge (Folletti del Ponte) .
Oggi l' isola, dopo essere stata negli anni '70 meta privilegiata del turismo degli inglesi "bene", e' una sorta di museo di archeologia della Rivoluzione Industriale con i suoi anacronistici tram a trazione animale e la sua ruota ad acqua gigante.

Tutte queste cose insieme sono il motivo che ci ha convinto ad affrontare, dal 31 maggio al 11 giugno, questo pellegrinaggio all' Isola di Man, un viaggio per certi versi sicuramente impegnativo sia per il numero di chilometri, sia per le difficolta' nel trovare traghetti ed alloggio (anche se si ciamo mossi con sei mesi di anticipo era gia' tutto pieno),e, non ultimo, per l' impegno economico, ma crediamo che sara' un' esperienza capace di ripagarci di ogni sacrificio, perche' pensiamo che sia un pellegrinaggio che un motociclista deve fare almeno una volta nella vita...

A proposito di questo mi viene in mente che una persona che abbimo contattato per avere delle informazioni ci ha confessato di aver pensato la stessa cosa qualche anno fa; quest' anno si sta preparando per fare il suo quarto pellegrinaggio....

 

Juri "Tassello" & Omobono

SE QUALCUNO VOLESSE PARTECIPARE O DESIDERASSE ULTERIORI INFORMAZIONI PUO' SCRIVERE ALLA REDAZIONE [email protected]
This page hosted by Get your own Free Home Page
Hosted by www.Geocities.ws

1