
In figura si può osservare quello che è
il diagramma di funzionamento di un motore a quattro tempi
riportato in un piano di coordinate pV (pressione, Volume),
ovvero come sono legate tra loro la pressione e la posizione del
pistone durante i due cicli di funzionamento di un motore 4T.
Guardiamo per un attimo la figura. Se seguiamo il percorso
indicato dalle frecce abbiamo che il ciclo totale è somma di due
cicli: uno compiuto in senso orario (che contiene le fasi di
compressione, combustione ed espansione) e l'altro in senso
antiorario (fasi di aspirazione e scarico). Con patm ho indicato
la pressione atmosferica. Il primo ciclo fornisce lavoro, il
secondo no. Il secondo è anche quello che viene definito
pompaggio.La somma algebrica delle due aree ci da il lavoro utile
che ricaviamo alla fine dei quattro tempi di funzionamento
(ovvero ogni due giri dell'albero motore). Dal punto di vista
matematico è possibile rappresentare quest'area come un
rettangolo di area equivalente ed avente per base la cilindrata V
del nostro cilindro. L'altezza di questo rettangolo è una
pressione e precisamente la pressione media indicata (pmi). Il
lavoro ottenuto lo possiamo esprimere come:
Li = pmi * V
Ora la potenza è il
lavoro generato nell'unità di tempo (il secondo nel nostro
caso). Poiché il motore ruota a un numero n di giri al minuto e
le fasi utili che si ricavano sono pari alla metà dei giri
compiuti, ricaviamo per la potenza indicata, espressa in cavalli
[CV], l'espressione:
![]()
Nella formula riportata bisogna esprimere: pmi in [bar], V in [cm3] ed n [giri/min.]. Così facendo la costante C presente nella relazione è pari a: C = 4413 Questa rappresenta la potenza che mediamente il fluido cede al motore avente cilindrata V quando questi stia ruotando al regime n. La potenza che si può leggere al banco non è quella indicata, bensì inferiore a causa delle perdite meccaniche dovute agli attriti tra pistone e cilindro, tra biella e albero, ecc. La potenza rilevata (che viene indicata con effettiva) è pari a:
Pe = m*Pi
dove m è il rendimento
meccanico. Ricordando l'espressione di Pi si ricava:
![]()
Per comodità e per coerenza si conglobano i primi due fattori dell'espressione di Pe insieme ottenendo quella che comunemente viene indicata come Pressione Media Effettiva:
pme = m*pmi.
A differenza di pmi la pme non è una media delle pressioni del ciclo, perché è legata a pmi tramite un parametro, il rendimento, che non è affatto costante con il numero di giri del motore. La pme è importantissima nella verifica delle prestazioni di un motore e/o nel suo progetto. Parlare di pme significa, come abbiamo ben visto, parlare di potenza. Essa è direttamente dipendente dalla densità della miscela aspirata, dalle qualità chimiche del combustibile e dal coefficiente di riempimento del cilindro. Infatti una maggiore densità significa un aumento della quantità di miscela che partecipa alla combustione quindi, di riflesso, un maggiore aumento di temperatura nella fase di scoppio ovvero, per la legge dei gas, una pressione maggiore. Questo significa migliorare quanto più possibile il coefficiente di riempimento del cilindro, e spiega le ragioni per cui con la sovralimentazione (turbocompressori, o compressori volumetrici) si raggiungono elevate potenze; e anche perché si cerca di sfruttare l'effetto degli airbox (dove la velocità di ingresso dell'aria viene trasformata in pressione). Quindi ancora ecco spiegato il motivo di avere quattro valvole invece di due (abbiamo infatti una maggiore sezione di passaggio, e quindi più portata, aumento del coefficiente di riempimento e così via a ritroso fino alla maggiore potenza), ovvero di avere condotti quanto più possibile "puliti", senza spigoli vivi e/o deviazioni brusche e quindi quanto più rettilinei possibile per non sprecare l'energia di pressione così preziosa. Una maggiore densità la si può ottenere abbassando la temperatura in ingresso della miscela, da cui l'uso, nei soli motori turbocompressi però, dei famosi intercooler (scambiatori di calore ariaaria). Le qualità chimiche del combustibile si riflettono nella pme attraverso una maggiore temperatura alla fine della fase di scoppiocombustione, per cui, come detto in precedenza, una maggiore temperatura. Da qui l'uso di benzine speciali che possano consentire di ottenere questo effetto, ovvero la miscelazione di nitroderivati (protossido di azoto, nitrometano, nitrobenzolo, ecc.) che liberando una maggiore quantità di ossigeno consentono l'immissione di una miscela molto ricca di benzina che bruciando permette il raggiungimento di una temperatura maggiore e così via. Ovviamente questi sono solo una serie di suggerimenti qualitativi che il progettista segue. In realtà le varie limitazioni cui è soggetto (normative antinquinamento, regolamenti tecnici da rispettare, buonsenso, ecc.) gli impongono l'uso o il divieto delle possibili migliorie citate che comunque vanno sempre verificate al banco prova.