I FRENI (II parte)
di Luigi Mitolo
Trasformazione della forza meccanica in
forza idraulica
Per trasmettere la forza applicata alla leva o
al pedale necessaria a frenare il veicolo, è ormai generalizzato
l'uso di sistemi a comando idraulico in grado di moltiplicare
debitamente la forza impressa dal conducente.
L'incremento della forza viene ottenuto sfruttando due principi
fisici : quello della leva che è meccanico e quello di
Pascal che è idraulico.
Principio della leva
Supponiamo di concentrare la forza esercitata
dalle dita (F) nel punto A indicato in figura
1 ;
figura 1
per convenzione tale punto è posto a 50 mm
dall'estremità della leva. Applicando l'equazione
dell'equilibrio dei momenti al sistema in figura rispetto al
perno intorno a cui può ruotare la leva si ottiene :
![]()
dove F1 è la forza che agisce sul pistoncino della pompa. Da questa equazione si ricava :
(1)
ponendo:
m viene chiamato rapporto meccanico. Sostituendo tale valore nella (1) si ha in definitiva :
![]()
Questa espressione ci permette quindi di
calcolare la forza che effettivamente agisce sulla pompa del
freno. Tenuto conto che m è sempre maggiore di 1, si deduce che la forza
che agisce sulla pompa è maggiore di quella impressa dalle dita.
Se si fa l'ipotesi che le tubazioni siano inestensibili e il
fluido all'interno delle stesse sia incomprimibile, possiamo dire
che la F1 è proporzionale alla forza che agisce sui pistoncini
della pinza del freno.
Le ipotesi appena fatte non sono riscontrabili nella realtà
soprattutto per quanto riguarda l'inestensibilità delle
tubazioni che sotto il carico delle pressioni di esercizio
tendono ad aumentare di volume dando adito al ben noto effetto
polmone.
Per determinare la legge di proporzionalità che esiste tra
la F1 e
la forza che agisce sui pistoncini della pinza è necessario
introdurre il secondo principio fisico : il Principio di
Pascal.
Principio di Pascal
La forza F1 determinata nel paragrafo precedente ha un'intensità
troppo piccola per poter serrare adeguatamente i pattini (per i
freni a disco) o i ceppi (per i freni a tamburo) e garantire
così una soddisfacente frenata. Il problema viene risolto
considerando che il rapporto tra una forza e una superficie
genera una pressione. Ora all'interno delle tubazioni di un
impianto frenante la pressione è costante in tutti i
punti ; questo vuol dire che per avere una forza maggiore in
uscita è sufficiente agire sulle sezioni dei pistoncini della
pompa e della pinza.
Per le ipotesi fatte P1=P2 quindi F2 è
maggiore di F1 perché A2 è maggiore di A1.
La relazione che lega le forze e le sezioni è
la seguente :
(2)
Dove con gli indici 1 e 2 si sono indicate le
condizioni rispettivamente alla pompa e alla pinza. Dalla (2) si
ricava la forza che agisce sui pistoncini della pinza :
(3)
Dalla (3) si nota chiaramente come per avere
una F2
maggiore della F1 è necessario utilizzare un pistoncino della pinza di
sezione maggiore di quello della pompa. Maggiore sarà il
rapporto, maggiore sarà la F2. Bisogna però considerare che l'incremento della forza
avviene a discapito della modulabilità della frenata ; per
questo si tende a non andare oltre certi valori prefissati del
rapporto delle sezioni.
La F2
così determinata altro non è che la forza che agisce
normalmente (perpendicolarmente) al disco vista nella prima parte
di questa trattazione. Quindi noto il coefficiente di attrito, la
geometria del pattino (raggio medio) e la forza F2 si è in grado di
valutare il momento frenante.
Questa panoramica sui freni per essere completa dovrebbe
includere anche alcune informazioni sul liquido utilizzato per
trasferire le pressione dalla pompa alla pinza, sulle tubazioni,
sulle caratteristiche tecniche di pompe e pinze nonché i vari
tipi di dischi e materiali impiegati. Tematiche troppo vaste per
poter essere trattate in questo articolo ; pertanto mi
riserverò di pubblicare quanto prima gli argomenti sopra
menzionati.