Certamente, quello della violenza sui minori è uno dei temi più
inquietanti che agitano i pensieri di tutti noi, sia che riflettiamo su
questo fenomeno come genitori, come educatori, come terapeuti o come semplici
cittadini chiamati a pensare e ad agire in un contesto sociale e culturale.
In questa nostra epoca fin troppo tecnologizzata, c’è, e si
manifesta sempre più frequentemente, il rischio di valutare tutte
le situazioni con eccessivo distacco, fino ad arrivare alla freddezza,
peraltro molto vicina all’atteggiamento asettico di certa scienza. I bambini
sono una delle categorie deboli di questa nostra società che tutto
punta sull’efficienza e sulla produttività. I bambini non sono produttivi,
come non sono produttivi gli anziani, come non sono produttivi gli handicappati,
i malati, gli invalidi. E invece di cercare un modo per produrre ricchezza
nazionale in grado di coprire anche il fabbisogno di chi produttivo non
è, ci ritroviamo a pensare a come ridurre sempre di più,
in vari modi, il numero di queste persone che in qualche misura “pesano”
sulla società attiva. I bambini sono deboli, come individui e come
categoria sociale. Non hanno strumenti per difendersi da un mondo adulto,
sempre più strutturato a misura di adulto, da cui dipendono completamente
proprio nella loro possibilità di sopravvivenza. E il termine ‘possibilità’
è già terribile, visto che richiama la precarietà
della sicurezza spesso tanto ostentata quanto falsa, della condizione
infantile.
Inorridiamo quando si parla di bambini sfruttati sessualmente
in Thailandia, o di bambini usati come bersagli mobili per cacciatori in
Sud America, o di bambini costretti a compiere reati più o
meno gravi dai genitori o dal proprio clan nei villaggi rom, o, ancora,
della diffusione delle botte come strumento educativo nei civilissimi Stati
Uniti. Ma facciamo molta fatica ad accettare l’idea che certe cose accadano
anche qui da noi, nella colta Europa, nella dolce Italia. Turba i nostri
animi e le nostre coscienze pensare che forse dietro la porta accanto alla
nostra possono accadere delle cose pesanti, magari prorpio a svantaggio
di bambini anche qui usati per i fini più vari, anche a dir
poco vergognosi.
L’infanzia deve essere tutelata, deve essere difesa in assoluto: possono
esserci dei bambini sfortunati, dei bambini infelici, dei bambini problematici,
ma certamente non esistono bambini cattivi per loro natura. Se prendono
una via abagliata, possiamo cercare di identificare il problema e studiare
un modo di intervento possibile ed efficace. Se sono vittime di violenza,
fisica, psicologica o sessuale, dobbiamo sottrarli a quella posizione che
inevitabilmente farebbe di loro i violenti di domani, persone che, non
avendo più una dignità e un’integrità da difendere,
potrebbero riversare il loro bisogno di rivalsa riproponendo un copione
che hanno sperimentato sulla loro pelle e che li ha segnati in modo indelebile.
E che fare degli adulti violenti, di coloro che abusano dell’infanzia,
che la manipolano per i loro piaceri o la loro utilità?
La legge è un argomento molto serio, che caratterizza la civiltà
di un popolo. La legge nasce legata all’esigenza dei cittadini di essere
tutelati e protetti. Credo che sia compito della legge stabilire le misure
da adottare non solo e non tanto per punire i reati di abuso, cosa indiscutibilmente
giusta, ma soprattutto per prevenire questo genere di reati. Sarebbe necessario,
per questo scopo, pensare ad una reale e fattiva collaborazione tra strutture
diverse che si occupano del benessere in ambito sociale. Bisognerebbe progettare
interventi, iniziative e nuove strutture che abbiano il loro fine nel dare
all’infanzia la possibilità di esplicarsi e di assolvere la sua
funzione: quella di preparare un individuo a crescere e a diventare un
adulto rispettoso di se stesso e degli altri e capace di avere una posizione
criticamente positiva nel contesto relazionale in cui vive, e in cui si
sente serenamente inserito.