Titolo: Difesa della professionalità
Fonte: Hermes (Notiziario dello Studio di Psicolgia e Psicoterapia: Febbraio 1998 n.1)

Autore: Laura Mullich


Ci sono voluti dei decenni per vedere riconosciuta la professionalità degli psicologi. E' vero, noi ci occupiamo di psicoanalisi, e gli psicoanalisti possono essere psicologi o medici, indifferentemente, purchè abbiano svolto la formazione specifica in psicoterapia psicoanalitica. Ma, se i medici hanno da sempre un loro contesto di riferimento professionale, così non è stato per molti anni per quanto concerne gli psicologi,.
Ma è davvero tanto importante appartenere ad un Ordine professionale? Sicuramente sì, per varie ragioni. Innanzitutto, chi svolge una libera professione ha la necessità di appartenere ad un contesto di professionisti accomunati da tutto quanto concerne l' intervento operativo, in quanto appare come necessario che siano fissate alcune tracce che, senza in alcun modo ledere l' autonomia dei singoli operatori, garantiscano la serenità di movimento secondo parametri di riferimento. L' appartenenza ad un Ordine risulta dunque una garanzia per il singolo professionista, che non decide a suo rischi e pericolo le modalità di svolgimento della sua professione, ma ha la possibilità di uniformarsi a parametri stilati da chi rappresenta la categoria. In secondo luogo, l' Ordine viene ad essere una garanzia anche per i cittadini che si trovano nella situazione di dover ricorrere ad un professionista, in quanto vi è in questo modo la certezza di non imbattersi in personaggi non accreditati che possono risultare pericolosi proprio in quanto non ritenuti idonei per titolo o per competenza a svolgere una determinata professione. Vi è ancora un vantaggio, che negli ultimi tempi viene presentato come un qualche cosa di pernicioso, da cui guardarsi: il corporativismo, la difesa cioè di interessi corporativi. E' chiaro che dappertutto possono essere attuate modalità di intervento assolutamente scorrette, ma scambiare questo rischio per un fatto assodato molto vicino ad una questione di principio, mi sembra quanto meno demagogico. Le corporazioni sono nate molti secoli fa, con i Comuni medievali, e sono nate per dare alle professioni una maggiore forza in modo da incidere in misura significativa sullo sviluppo sociale ed economico. Ebbene, credo che questo possa essere conservato, a livello di principio, anche ai nostri gior ni, dove i liberi professionisti sono chiamati ad incidere sul tessuto culturale, sociale ed economico senza avere alle spalle alcuna struttura sindacale che li tuteli in alcun modo. Se poi assistiamo a un uso scorretto del potere all' interno degli Ordini professionali, o nei rapporti di un determinato Ordine con l' ambiente sociale complessivo esterno ad esso, questo è un altro argomento, anch' esso molto serio, ma al quale non è certamente saggio rispondere denigrando l' intera categoria degli Ordini professionali, ma cercando di regolamentarli in modo equo e ragionevolmente funzionale al vantaggio sociale. E' evidente che un professionista può operare tanto meglio quanto più si trova in una posizione serena rispetto alla possibilità di svolgere il suo lavoro con la consapevolezza di un' identità precisa riconosciuta dall' ambiente in cui opera, con la gratificazione quindi di un riscontro positivo, e non confondibile con qualcosa d' altro magari non chiaramente definito o rapportato al puro aspetto econ omico, che per quanto riguarda la professione psicologica ed in particolare psicoterapeutica ha un valore estremamente particolare.
Difendere quindi la propria appartenenza all' Ordine professionale riveste quindi un doppio significato: quello relativo alla difesa del proprio profilo non solo economico ma anche sociale e culturale, e quello della difesa del paziente o del cliente che può essere certo di trovarsi davanti ad un operatore " limpido" e non ad un personaggio, che può magari essere dotato di capacità sue proprie, ma che risulta privo delle caratteristiche considerate essenziali per l' esercizio di una professione tanto delicata.}


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