Da parecchi mesi non sentiamo parlare d ' altro che di Europa, di quest'
Europa che a momenti sembra non volerci, ma della quale il nostro governo
ha fatto la sua argomentazione principale per accreditarsi il consenso
dei cittadini.
Un' Europa che probabilmente per molti iitalian si riduce ad una realtà
che ha a che fare esclusivamente con l' economia, e che quindi produce
riflessioni solamente di carattere economico e finanziario. In realtà
, essere in Europa significa soprattutto essere chiamati ad uniformarci
non tanto a caratteristiche tipiche di altri paesi economicamente più
stabili del nostro, ma ad uniformarci ad uno standard culturale, sociale
e professionale che altri Paesi hanno raggiunto grazie ad una storia nazionale
meno tormentata e ad una buona gestione interna, e che l' Italia è
ben lungi dall' eguagliare. Ci dobbiamo preparare ad una realtà
molto più flessibile di quella a cui siamo abituati, in cui le modalità
di gestione macro- e microsoaciale sono molto spesso macchinose, lente
e antiquate. Dobbiamo imparare dagli altri paesi a stare al passo con l'
evoluzione mondiale, dobbiamo accettare il confronto con gli altri, comodo
o scomodo esso sia. Tra i pochi elementi comuni a tutta l' Europa, c' è
la psicoanalisi. La psicoanalisi è nata in Austria, nel cuore dell'
Europa, in una zona da sempre culturalmente caratterizzata da un interesse
spiccato per iniziato la sua produzione, il cammino della psicoanalisi
non si è mai fermato, proseguendo per diverse vie non contraddittorie
ma spesso complementari nella loro impostazione e nell' attenzione l' analisi
delle situazioni e la dissertazione filosofica, con l' elaborazione di
sistemi complessi di decodificazione del reale. Da quando Freud ha iniziato
la sua produzione, il cammino della psicoanalisi non si è mai fermato,
proseguendo per diverse vie non contraddittorie ma spesso complementari
nella loro impostazione e nell' attenzione che dedicano alle diverse problematiche.
E l' Europa ha continuato ad essere l' ambito naturale di sviluppo
di questa disciplina, benchè anche oltre oceano vi sia stata una
proliferazione di operatori che hanno aderito a questa impostazione, conferendole
però una connotazione caratteristica della mentalità statunitense,
legata ad una prospettiva pragmatica ed economica (in senso lato) che poco
ha a che vedere con la psicoanalisi classicamente intesa come metodo di
introspezione e di rielaborazione dei vissuti emozionali dell' individuo
e l' interpretazione analitica dei sintomi, per sua stessa definizione
lontana dalle esigenze economiche di risparmio ed ottimizzazione delle
energie a disposizione. Importanti scuole psicoanalitiche si trovano in
Germania, in Svizzera, in Francia, in Gran Bretagna, in ognuno di questi
Paesi con una definizione caratteristica ma in assoluta armonia con un'
impostazione di base alla quale si continua a rimanere fedeli, sia pure,
ovviamente, nell ' evoluzione del pensiero e dell' intervento clinico,
indubbiamente più vario e diversificato di quanto potesse essere
quello originario.
Il linguaggio psicoanalitico viene dunque ad essere un linguaggio universale,
un linguaggio comune ad una vasta comunità di terapeuti che hanno
molto da comunicarsi e molte esperienze da scambiarsi, proprio nell' ottica
di una sempre maggiore universalità della cultura. Quanto l' economia
divide e mette in competizione gli individui e le società tra loro,
tanto la cultura avvicina ed accomuna persone e società civili,
se tra gli obiettivi della civiltà vogliamo considerare lavera democrazia,
quella democrazia possibile proprio grazie al reciproco rispetto e alla
conoscenza di se stessi come entità aventi possibilità e
limiti definiti e de gli altri come naturali interlocutori, con gli stessi
diritti e con il valore supplementare dato dalla diversità. Crescere
infatti è possibile solo attraverso il confronto e la comprensione
delle differenze, laddove le uguaglianze, sebbene per certi aspetti rassicuranti
perchè non conflittuali, rappresentano quasi dei freni nei confronti
di possibili cambiamenti in senso positivamente evolutivo.