

| 24
Luglio 2006 |
nelle
sale dal: 11 Agosto 2006 |
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| The Man - La talpa L'affabile, ottimista rappresentante di forniture per dentisti Andy Fiddler è sicuramente quella che possiamo definire la persona sbagliata nel posto sbagliato. Infatti, giunto a Detroit per prendere parte ad un convegno di due giorni, viene confuso da una gang di criminali per quello che doveva essere un ricettatore di armi rubate, ma che in realtà ha le fattezze dell'ostinato Agente Federale di colore sotto copertura Derrick Vann, sospettato dell'omicidio del suo partner. Da questo imprevisto, quindi, prende l'avvio un'esilarante commedia d'azione degli equivoci che, come ci hanno insegnato vagamente politici "buddy movie" del calibro di "48 ore" (1982) e "Arma letale" (1987), vuole un bianco ed un nero impegnati a fronteggiare i cattivi di turno, in quanto Vann, con sole 24 ore a disposizione per ritrovare le armi rubate e catturare i killer del suo collega, si trova costretto ad utilizzare Fiddler come "complice" della sua operazione pericolosa. Bisogna però dimenticare le varie accoppiate Mel Gibson-Danny Glover e Nick Nolte-Eddie Murphy, perché il regista Les Mayfield, già responsabile, tra l'altro, del natalizio "Miracolo nella 34ª strada" (1994) e di "Da ladro a poliziotto" (1999), altra action-comedy, preferisce spingere sul pedale dell'ironia, sfruttando soprattutto il grottesco contrasto generato tra i due protagonisti, soggetti perfino a scambi di ruolo. Infatti, se l'ottimo Eugene Levy, ormai noto per essere il papà di Jim Levenstein nella serie "American pie", ma in realtà con una lunghissima carriera cinematografica alle spalle iniziata al servizio di Ivan Reitman, aggiunge al suo curriculum un altro logorroico personaggio come Andy Fiddler, il quale ci lascia ancora una volta pensare come sia possibile che un attore del suo calibro non abbia ancora ricevuto un premio Oscar, il mai disprezzabile Samuel Jackson si cimenta nei panni dell'agente Derrick Vann, sboccato e dai metodi talmente poco eleganti che non avrebbe certo sfigurato al fianco del Nico Giraldi/Tomas Milian di corbucciana memoria. E Luke Goss ("Blade 2"), Miguel Ferrer ("Robocop") e Anthony Mackie ("The manchurian candidate") completano il cast di circa 83 divertenti minuti al di sopra della media, i cui meriti, tra "piccole" flatulenze dovute ai sandwich alla carne di manzo e fastidiosi proiettili conficcati in impensabili parti del corpo umano, vanno sicuramente riconosciuti anche al movimentato script concepito a tre mani dalla veterana Margaret Oberman, attiva nel mondo dello spettacolo da oltre trent'anni (ricordate la commedia "In campeggio a Beverly Hills", del 1989?), l'attore-sceneggiatore Jim Piddock ("Codice Homer: A different loyalty") e quello Steve (Stephen) Carpenter che gli amanti del genere horror ricorderanno probabilmente per aver affiancato l'amico Jeffrey Obrow nella realizzazione di piccoli cult come "The power" (1984) e l'inedito "The kindred" (1987), prima di passare alla regia solista con il pessimo "Soul survivors - Altre vite" (2001). |
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| 26
Luglio 2006 |
nelle
sale dal: 11 Agosto 2006 |
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| La notte del mio
primo amore Dal titolo verrebbe erroneamente da pensare che si tratti dell'ennesima commedia tricolore per adolescenti a sfondo sentimentale, la notte cui fa riferimento l'opera prima di Alessandro Pambianco, invece, è quella che l'illibata Chiara (Giulia Ruffinelli), appena lasciatasi con il fidanzato Andrea (Luca Bastianello) e residente in una cittadina di provincia da tempo terrorizzata da un ignoto serial killer con l'abitudine di rapire ragazze diciassettenni per poi sottoporle ad un macabro rituale di violenza e morte, si accinge a trascorrere con il tanto affascinante quanto misterioso istruttore di palestra Matteo (Damiano Verrocchi). Il tutto, mentre la sua migliore amica Marina (Valentina Izumi) ed Andrea, una volta venuti al corrente della situazione pericolosa, tentano in ogni modo di accorrere tempestivamente in suo aiuto. E l'evidente semi-amatorialità dell'operazione, testimoniata anche dal fatto che buona parte degli omicidi (pochi), tra pistole sparachiodi e strangolamenti a mani nude, avvenga fuori campo, poco ci importa, in quanto l'esordio di Pambianco, che presenta il grande pregio di gestire sapientemente i lenti ritmi di narrazione tanto da non annoiare mai lo spettatore (cosa assai rara in questa tipologia di lavori), si lascia tranquillamente interpretare come una coraggiosa sfida attuata dalla casa di produzione indipendente PARS Film e da quella di distribuzione Mediafilm nei confronti di un pubblico che sembra aver totalmente dimenticato cosa significava, un tempo, produrre nello stivale del globo dignitosi elaborati di genere con capitali ristretti. Una sfida che dalle nostre parti già da anni era stata tentata da intraprendenti filmmaker (nessuno ha mai sentito parlare di Sick-o-pathics, girato nel 1996 da Brigida Costa e Massimo Lavagnini?), emuli probabilmente di colleghi d'oltreoceano come il Todd Sheets di "Zombie bloodbath" (1993) o lo Scooter McCrae di "Shatter dead" (1994), ma che ora ha modo di effettuare un ulteriore passo avanti raggiungendo la buia sala di proiezione, anche se, a causa della fredda qualità del digitale, potrebbe tranquillamente risultare più adatta ad una fruizione televisiva che cinematografica. Una sfida commentata dalle tutt'altro che disprezzabili musiche firmate da Ermanno Giorgetti, Giovanni Giombolini, Bruno Antonio Pierotti e Luca Scota, e che, infarcita con non pochi omaggi al genere horror, dalla Villa Argento in onore del grande Dario all'omicida mascherato che si presenta come un ibrido tra il Leatherface di "Non aprite quella porta" ed il Michael Myers della saga "Halloween", pone all'attenzione di tutti un notevole cast di giovani attori, tra i quali spiccano la sorprendente protagonista Giulia Ruffinelli, alla sua primissima esperienza davanti ad un obiettivo di ripresa (ed è veramente difficile crederlo), e Damiano Verrocchi, un bello e dannato da tenere assolutamente d'occhio. Perché sono queste piccole citazioni a codificare il sincero amore nei confronti di una rinascita della produzione di genere nel paese che fu di Fulci e Di Leo, più di ogni altra falsa operazione lussuosa imbevuta d'intellettualismi e colti riferimenti letterari (e citiamo soltanto La cura del gorilla e Mare nero), i quali, paradossalmente, finiscono per sostituire il fondamentale concetto popolare di spettacolo. A tal proposito, quindi, con tutti i suoi pregi e difetti, "La notte del mio primo amore", se da un lato incarna perfettamente un'ipotetica fine a cui è stato relegato il cinema di genere italiano, dall'altro potrebbe rappresentare la possibilità e lo stimolo di realizzare prodotti analoghi con la stessa pochezza di mezzi, un pò (con le dovute proporzioni) come furono nel campo della musica rock quei Ramones il cui logo, casualmente, compare su una toppa del giubbotto di Matteo. |
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| 12
Luglio 2006 |
nelle
sale dal: 18 Agosto 2006 |
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| Garfield 2 Torna sui grandi schermi il gatto arancione, beniamino di molti lettori di fumetti e non solo. Stavolta le avventure di Garfield si svolgono in Inghilterra, paese in cui si reca il suo padrone Jon (Beckin Meyer), per chiedere la mano della ormai storica fidanzata Liz (Jennifer Love Hewitt). Qui vive un altro gattone dal pancione prominente, sosia del nostro eroe, che non è un lazzarone come lui ma addirittura un principe "ereditario", con tanto di possedimenti in campagna e sudditi devoti. Purtroppo il cattivone di turno lord Dargis (Billy Connolly) vuole mettere le mani sul patrimonio di Principe per ereditare a sua volta le ricchezze, tentando in ogni modo di farlo fuori. Per un caso fortuito i due gatti si scambiano i ruoli e grazie ad una coalizione di animali sventeranno gli attentati di Dargis accompagnandoci all'immancabile lieto fine. Il film, usando le idee più antiche e sfruttate della storia del cinema, come lo scambio tra il ricco e il povero e l'inerme animaletto che eredita le ricchezze del padrone in balia degli invidiosi (Duchessa e i suoi micini e il perfido Edgard degli "Aristogatti" insegnano) risulta essere davvero prevedibile e scontato. Sebbene il gattone sia sempre simpatico e accattivante, la sceneggiatura è davvero povera di originalità e priva dell'humor nero che contraddistingue il fumetto di Garfield. Le gags sono spesso scontate e le battute simpatiche si contano sulle dita di una mano. Come si poteva immaginare, gli elementi che hanno funzionato nella prima pellicola, che già non era campione di originalità e genio, sono sfruttate nella seconda al massimo, come le ripetute danze panciute del protagonista, l'interazione con animali veri, gli inseguimenti rocamboleschi e la "vendetta animale" sul cattivo. Fiorello se la cava egregiamente nel doppiaggio di Garfield e Principe riuscendo a dare sfumature diverse alla sua voce per caratterizzare le due differenti nature dei protagonisti. Risulta migliorata la qualità dell'animazione al computer: l'immagine di Garfield si amalgama meglio con lo sfondo e ha un'aria maggiormente "verosimile". Forse il film potrà essere apprezzato dai bambini ma non è detto che lo sarà anche dagli adulti, decisamente per i fans accaniti. |
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