Luis Sepulveda sintetizza in poche pennellate il dramma
che si e' consumato a Lima nel pomeriggio del 22 aprile e il senso che
il fatto acquista per tutta l'America Latina e per il mondo.
Il piu' potente sistema di sfruttamento della maggioranza dell'umanita'
e dilapidatore di enormi ricchezze a vantaggio di una ristretta
oligarchia di potenti che mai sia stato creato, e che si chiama
capitalismo, ha vinto un'altra delle tante battaglie contro le sue
vittime affamate e sfruttate e contro coloro che hanno deciso di
mettersi dalla parte degli umiliati della terra per rovesciare questo
sistema. Il messaggio e' che un'altra battaglia e' stata vinta dai
potenti, ma il sistema non avra' vita facile perche' non puo' esserci
pace dove c'e' sfruttamento, perche' la dignita' sara' piu' forte
delle politiche criminali imposte dal Fondo Monetario Internazionale e
dalla Banca Mondiale, perche' la sete di giustizia non si plachera'
neppure dopo la fine del "falso mondo socialista".
"I guerriglieri dell'MRTA, Movimento revolucionario Tupac Amaru si
sono lanciati all'occupazione della residenza diplomatica giapponese
per ottenere la liberazione di quattrocento uomini e donne che
morivano e muoiono lentamente nelle peggiori galere del continente."
"Durante i 126 giorni di occupazione della residenza dell'ambasciatore
giapponese a Lima non e' stata commessa alcun tipo di violenza contro
gli ostaggi. E' legittimo pensare che la privazione della liberta' sia
gia' una sufficiente violenza, pero' attenzione, stiamo parlando del
Peru', di un paese governato da un megalomane che ha cercato di
autolegittimarsi con un abile colpo di stato e la benedizione del
Fondo Monetario Internazionale. Gli ostaggi sono stati trattati con la
cortesia stipulata nei trattati internazionali sui prigionieri di
guerra. Qualcosa di molto diverso occorreva, occorre e occorrera'
nelle carceri di Fujimori."
"I militari peruviani, responsabili delle peggiori violazioni dei
diritti umani, formati nella Escuela de las Americas dell'esercito
degli Stati Uniti, non hanno vacillato nel torturare e assassinare i
militanti di sinistra, e nel cercare di uccidere in vita, attraverso
l'impazzimento, i sopravvissuti. Mesi, anni di isolamento assoluto,
nell'oscurita', senza alcuna assistenza medica, e senza processo, e'
stata la formula usata da Fujimori per farla finita con qualsiasi tipo
di dissidenza politica, armata o pacifica."
Poco prima della strage di guerriglieri ad opera dei militari di
Fujimori il comandante Evaristo, cioe' Nestor Cerpa Cartolini, il capo
del commando dei Tupac Amaru, ha chiamato il telefono cellulare di
Luis Sepulveda per comunicargli che stava iniziando l'attacco
all'ambasciata da parte dei soldati e concludere con le parole
"Moriremo tutti, fratello, e cadiamo per il Peru' e l'America Latina."
Secondo alcune fonti alcuni dei guerriglieri sopravvissuti all'assalto
sono stati uccisi a sangue freddo dai militari.
L'articolo si chiude con uno splendido messaggio di rabbia e di
speranza, uno di quei messaggi che solo i grandi sanno dare e che,
malgrado tutto, danno la forza di andare avanti a chi crede, col cuore
e con la ragione, nella possibilita' della giustizia sociale.
"Per quanto non serva piu' a nulla saluto quei compagni caduti, i miei
compagni , che forse sbagliavano o forse no ma che hanno dimostrato
che il capitalismo non ha la minima chance di dormire sonni
tranquilli. Con ogni donna o uomo che muore per la giustizia sociale
muore anche qualcosa della decenza umana. Pero' qualcosa resta, ed e'
proprio quel qualcosa che ci fa inghiottire la rabbia e ripetere a
denti stretti: Vinceremo!"
Vinceremo!
Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere (L. Wittgenstein).
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